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La
dimora del pastore.
La capanna sorgeva sopra un
dosso rupestre, all'ombra d'una quercia annosa, della quale sporgevano dal
terreno, allo scoperto, vigorose radici aggrovigliate, simili a serpenti.
Il Cornei si affrettò a
predisporre la propria dimora per modo che avesse a riuscir più gradita
all'ospite: ravvivò la fiamma del focolare e vi aggiunse legna, adunò nell'angolo
più riparato dell'abituro un soffice letto di muschi e foglie secche, calò
dinanzi all'uscio una cortina di pelli che intercettasse i raggi troppo vivi
del sole nascente, collocò sopra un sasso, che era il suo desco, una tazza di
terra cotta, nella quale da un bel favo stillava limpido miele, e accanto pose
un pugno di nocciuole; poi, chiamata, la sua capra favorita, si fece a mungerla
per offrire alla giovanetta il ristoro di una bevanda sana e tepida. Inoltre,
le presentò un mazzo di erbe aromatiche, esortandola a sperimentarne le virtù
balsamiche per la cura delle ferite e delle contusioni che l'avevano offesa
durante la fuga. Ciò fatto, comandò ai cani che si avvicinassero e cessassero
di ringhiare, e, afferrata la mano destra della straniera, si fece ad
accarezzare con questa il capo dei due botoli, per cementare così il patto
d'amicizia che intendeva fosse stretto fra i suoi inquilini; e, perchè nessuno
mancasse, presentò a Nida l'agnellino candido da lui preferito. Ma aveva
dimenticato uno dei suoi famigliari, forse il più caro, e perciò si affacciò
all'uscio, ripetendo molte volte ad alta voce, il richiamo "gi, gi, gi".
Ed ecco ad un tratto scendere a balzelloni dai rami della quercia un grosso
scoiattolo bruno, dalla folta coda eretta, il quale, spiccato un salto sulla
spalla del Cornei, balza da questa in grembo a Nida, che si era seduta dinanzi
al desco improvvisato, come per chiederle di partecipare al festino.
Risultati vani i tentativi per
rintracciare la Nida, ed informato del ricovero che essa aveva prescelto, il
Garbuta fu invasato da sfrenato furore, e concepì allora il proposito di
vendicarsi atrocemente; e, all'uopo, si assicuro il concorso di alcuni compagni
affine di assalire all'improvviso il Cornei, nella sua capanna, togliergli la
donna e gli armenti, ed ucciderlo, se avesse opposto resistenza. Ma il reo
disegno fu divulgato, e, quando, profittando di una notte oscurissima, gli
aggressori si avvicinarono furtivamente alla dimora del pastore, credendo di
coglierlo nel sonno, subirono invece un attacco vigoroso da parte di numerosi
amici suoi, appostati nel bosco attiguo. Dopo una zuffa sanguinosa, il Garbuta
e i suoi furono costretti a ritirarsi confusi e scornati, ripromettendosi di
sfogare più tardi il loro livore.
Fin d'allora, anzi in quei tempi
remoti ben più che nei nostri, dall'odio germogliava l'odio, e la rappresaglia
suscitava la vendetta; laonde è facile intendere come l'episodio che son venuto
narrando, abbia provocato una lunga sequela di recriminazioni e discordie
intestine fra i Sabazi.
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