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Arturo Issel
Fra le nebbie del passato

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    • L'idillio.
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L'idillio.

 

Ed ora soffermiamoci alquanto dinanzi all'abituro eletto dal Nibbio a nido dei suoi amori, per assistere ad un idillio degno di essere celebrato da un poeta.

La scena si svolge al limitare di un bosco, in riva ad un ruscello, presso una capanna contesta di rami d'albero, pochi mesi dopo il naufragio della giovanetta divenuta consorte del capo dei Sabazi.

Ero coglie dei fiori e se ne adorna le chiome e il petto, indi si specchia, sporgendosi sull'acqua. Sopraggiunge non veduto il Nibbio, e si sofferma ad ammirare la donna. Appena questa si accorge di non esser più sola, corre incontro al suo signore, lo libera dello scudo e della lancia, lo accoglie con giubilo ed affetto, terge il sudore della sua fronte.

Al Nibbio, seduto sopra una zolla, Ero offre acqua per dissetarsi; poi, tolta dalla capanna una cetra, raccolta sulla riva fra i ruderi del naufragio, ne trae armoniosi accordi per dilettare il guerriero. Questi sembra rapito dalla venustà e dalla grazia della fanciulla e le dice: "la tua voce, i tuoi atteggiamenti, i tuoi sorrisi son per me cagione di incanto sempre nuovo; per te sola conosco la gioia e la felicità, che io ignorai prima d'incontrarti". Ella risponde: "A me pare di non aver vissuto prima di conoscerti; non so più sorridere, non so più pensare, non so più respirare se non per te, mio diletto. Dinanzi alla tua immagine, impallidisce ogni memoria più cara".

Dopo questo dialogo, il volto del Nibbio parve abbuiarsi per effetto di un mesto presentimento. "Oggi una strana oppressione, soggiunge, mi fa presagire qualche sciagura, forse perchè sono troppo felice, forse perchè l'amor nostro è insidiato da qualche spirito nemico. Non udiste poco fa la voce stridula della civetta?"

"Allontana, o mio Signore, queste sinistre ubbie, replica Ero, pensa solo che nulla si oppone al nostro scambievole affetto, che durerà perennemente".

Mentre gli amanti si scambiavano fervide parole d'affetto ed appassionati amplessi, poco lunge, nascosta da un folto cespuglio, una giovane donna, che aveva nonne Taicina, li spiava, frenando a stento fiero rancore nato da amore deluso. Costei era una fanciulla assai formosa, ammirata per la vivacità degli occhi, per fattezze regolari, quantunque un po' grossolane, e specialmente per le profuse chiome nere, che le ricadevano sugli omeri. La sua bellezza virile aveva fissato l'attenzione di parecchi giovani della tribù ed anche quella del Nibbio, il quale aveva pensato un momento di scegliere in lei la propria consorte. Senonchè, dopo la comparsa di Ero, non faceva più mistero della indifferenza che provava per la sua prima fiamma, d'onde la gelosia e i propositi di vendetta concepiti dalla Taicina.

 

 




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