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Il
conflitto.
Trascorso appena un mese
dall'annunzio pervenuto al Nibbio, una legione poderosa accampata sul pianoro
delle Manie attendeva a predisporre e trasportare materiali da costruzione,
affine di gettare un ponte attraverso alla forra sottostante.
I Liguri, rimpiattati fra le
rupi o al riparo dei boschi, disturbavano da lungi i lavoratori colle fionde e
le freccie, e si dileguavano non appena scoperti. Fuggivano a precipizio
ogniqualvolta i nemici accennassero ad inseguirli. Se questi si lasciavano
cogliere alla sprovvista e in piccolo numero, erano trucidati senza pietà.
Avvenne una volta che, per
adempiere al compito loro affidato, alcuni legionari si avventurassero nel
fondo di una forra, tra due alte pareti tagliate a picco, ed allora, quando
meno se l'aspettavano, precipitata da avversari invisibili, piombò sul loro
capo una valanga di massi. Non essendo loro possibile, a causa del loro pesante
armamento, di raggiungere il sommo delle balze, nè potendo sottrarsi colla fuga
all'assalto improvviso, soccombettero quasi tutti, orribilmente schiacciati.
S'intende di leggeri come la guerra assumesse insolita violenza; i Romani,
perciò, concepirono il proposito di abbreviarla con tutti i mezzi di cui
disponevano, e divisarono all'uopo di rintracciare nei loro covi gli avversari
più accaniti e di sterminarli.
Affine di raggiungere l'intento,
il capo supremo delle legioni ordinò ad alcuni fra i centurioni più sagaci ed
animosi di perlustrare di nottetempo gli accampamenti dei Sabazi, per rendersi
conto delle loro forze; doveva inoltre adoperarsi a scoprire i loro segreti
rifugi.
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