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Testo
Or sono
quarant'anni Carlo Darwin preludeva ai memorabili lavori che dovevano levar la
sua fama a tanta altezza compiendo il giro del mondo a bordo della nave
britannica Beagle, sotto gli ordini del capitano Fitz-Roi.
In questo
viaggio l'attenzione del dotto naturalista si portava principalmente sulle
forme e sulla distribuzione delle isole e delle scogliere madreporiche di cui
sono sparsi i mari equatoriali e tropicali, argomento di grande interesse pel
geografo quanto pel geologo, intorno al quale si possedevano allora nozioni
scarse ed imperfette e correvano strane ipotesi affatto destituite di
fondamento scientifico.
Dopo aver
raccolto un gran numero di notizie e di osservazioni sulle varie sorta di edifizi
innalzati dai polipi, dopo aver discussi e coordinati i fatti posti in luce,
egli ebbe a scoprire alcune importanti regole generali e connessioni che furono
estesamente esposte per la prima volta nella memoria intitolata Structure
and distribuction of Coral Reefs, comparsa nel 1842.
Posteriormente
altri viaggiatori e naturalisti, e in particolar modo i professori Dana e
Iukes,1 si diedero ad investigare sotto vari punti di vista le
costruzioni madreporiche e, mentre confermavano in quanto ha di essenziale la
dottrina darwiniana, la completavano nelle parti in cui era manchevole, ne
rischiaravano certi punti rimasti oscuri e l'arricchivano di molti corollarî.
Pertanto, col volgere degli anni e col moltiplicarsi delle osservazioni, parve
all'autore che la propria opera non fosso più adequata al fine che si era
proposto, laonde egli volle aumentarla e migliorarla coll'aiuto dei nuovi
elementi acquistati alla scienza e così rinnovata la presentò al pubblico per
la seconda volta nel 1874. Di questa edizione si è ora pubblicata dal signor
Cosserat una diligentissima versione francese che il traduttore ha corredato di
utili note e di una introduzione in cui si espongono molto opportunamente i
caratteri e le affinità zoologiche dei polipi coralligeni.
Il libro di
cui tengo discorso, assai più ancora degli altri dovuti alla stessa penna,
esibisce una moltitudine di fatti o di esempi esposti in modo ad un tempo
minuzioso e prolisso e con ordine non sempre inappuntabile, talchè è difficile
che il lettore non ne provi a tutta prima confusione e stanchezza e riesca a
discernere con qualche sforzo l'essenziale dall'accessorio. D'altra parte, in
alcune pagine, massime nei capitoli IV e V, splendono l'induzione logica e
sagace, l'osservazione acuta e paziente che distinguono l'autore dell'Origine
delle specie.
Volendo render
conto, comunque succintamente, della teoria, proposta dal Darwin per ispiegare
la formazione delle diverse specie d'isole e scogliere madreporiche, è utile
porgere in prima un cenno degli animali cui si dà complessivamente il nome di madrepore,
di coralli, corallarî, o litofiti.
Questi sono
invertebrati, riferibili al tipo dei Celenterati e alla classe dei Polipi,
che in generale vivono riuniti in colonie nelle quali ciascun individuo per
certe funzioni è subordinato al corpo sociale e per altre è indipendente. Nella
sua condizione più semplice, il corpo del polipo coralligeno consiste in un
sacchetto od otricello conico e cilindrico fissato per la sua estremità
inferiore ad un asse comune longitudinale; all'estremità opposta esso presenta
un'apertura buccale circondata di tentacoli, la quale mette ad una cavità
gastrica o meglio gastrovascolare comunicante coll'esterno mediante un
complicato sistema di canaletti in cui si compie la circolazione dell'umore
nutritizio.
La
riproduzione può essere sessuale, per gemme o per scissione. Nel primo caso si
effettua mediante organi secretorî di uova e di spermatozoidi, situati alla
parte superiore della cavità summentovata. D'ordinario i sessi sono separati in
diversi individui e perfino in diverse colonie, ma si hanno pure forme
ermafrodite; la fecondazione e, in generale, anche lo sviluppo degli embrioni,
hanno luogo nel corpo della madre. Appena nati, i piccoli polipi allo stato
larvale hanno forma di infusorî o di vermiciattoli e sono liberi, ma ben
presto, nelle famiglie che qui consideriamo particolarmente, si fissano ai
corpi sommersi e danno origine per generazione ad altri individui atti a
riprodursi e quindi ad una numerosa colonia. Allorchè questa incomincia a
formarsi, in mezzo ad essa sorge e si sviluppa un asse litoideo, per lo più
calcare, nella cui spessezza i polipi sono annidati come in tante cellette. Il polipaio,
così si chiama, assume dimensioni e forme svariatissime secondo le specie. Ora
si presenta in eleganti arboscelli, ora in lamine palmate, ora in masse
fungiformi e digitiformi, o in sferoidi più o meno voluminosi e in cento altri
modi.2
Nei
madreporari, che sono tra i più alacri edificatori, lo scheletro calcareo si
manifesta alla base del corpo di ciascun individuo colla formazione d’una
laminetta basale (pédiuse, secondo la nomenclatura francese) intorno
alla quale si sviluppa un'altra lamina detta murale, che ha forma di
tazza e da cui irraggiano parecchie lamette verticali o setti interni ed anche
appendici esterne.
Nel gruppo dei
zoantari, cui si riferiscono i madreporari, predomina la disposizione raggiata
e la simmetria sessenaria che si palesa tanto nel numero dei tentacoli quanto
nei setti del polipaio. Peraltro nello stato larvale di alcune specie si è
osservata una disposizione bilaterale e non raggiata.
Le specie di
corallarî sono assai numerose e variano molto non solo tra una latitudine e
l'altra, ma anche secondo la profondità e secondo le condizioni delle acque in
cui vivono. Ehrenberg nel solo Mar Mosso ne noverò 120 spettanti a molti
generi. Le Porites Meandrina, Millepora, Madrepora concorrono
prevalentemente alla formazione di isole e scogliere.
Vediamo ora quali sieno le forme
dominanti in queste costruzioni e quali caratteri le distinguano.
Uno dei tipi
più notevoli d'isole madreporiche si è indubbiamente l'Atoll, ampio
anello di scogli, per la massima parte appena emergente sul livello del mare,
che acclude una laguna circolare dalle acque limpide e tranquille. Esso può
presentare una o più soluzioni di continuità e nella sua laguna sorgono
talvolta isole o scogli.
L'atoll Keeling, esempio istruttivo di
questo tipo, è situato nel Mar delle Indie, e non s'innalza che di 6 a 12 piedi
sul livello dell'alta marea; il suo maggior diametro misura 9 miglia e mezzo.
All'esterno, la sua riva scende gradatamente fino alla profondità di 25 tese.
Un po' al disotto del livello della marea bassa vi si osservano litofiti
viventi e principalmente poriti, in forma di grandi masse arrotondate; a
profondità un po' maggiore i coralli son pur viventi, ma appartengono ad altre
specie. La laguna interna è popolata da una fauna affatto diversa, costituita
prevalentemente di specie a rami fragili e sottili; ma vi ha pure un piccolo
porite.
Altro tipo ben
caratteristico di costruzioni madreporiche si ha nelle così dette Barriere
(recifs-barrières), catene di scogli che seguono, talvolta per lunghissimi
tratti, il littorale d'isole o di continenti ad una certa distanza da esso. I
grandi atoll, nel cui mezzo sorge un'isola alquanto estesa, stabiliscono in
certo modo un termine di transizione tra il primo tipo e il secondo.
In generale la
barriera offre all'esterno un margine che presenta dapprima un dolce pendio,
poi, ad una certa distanza, declina rapidamente a profondità grandissima, e
all'interno si abbassa, per lo più, regolarmente, ma con inclinazione meno
risentita e senza scendere molto in basso.
Le terre
circondate da siffatte scogliere son qua montuose ed altissime, là piane e
basse; alcune risultano di antiche formazioni vulcaniche, altre di terreni
sedimentari antichi o recenti.
Il lido
occidentale della Nuova Caledonia, le isole della Società e moltissime altre
presentano svariati esempi di barriere; ma il più grandioso ci è offerto dalla
grande scogliera australiana che segue, per ben 1100 miglia, la costa nord-est
di quel continente, ad una distanza da terra di 20, 30, 50 e perfino 90 miglia.
Il braccio di mare così limitato misura da 10 a 25 tese di profondità ed ha
fondo di sabbia.
Le scogliere
frangenti o marginali (recifs frangeants) sono distribuite anch'esse
lungo le coste delle isole e dei continenti, ma differiscono dalle barriere propriamente
dette, perciocchè non son divise dalla terra mediante un canale interno e in
generale appariscono assai più ristrette.
La scogliera
di cui è circondata l'isola Maurizio, nell'Oceano Indiano, può citarsi qual
tipo di questa classe. Essa forma un recinto interrotto in parecchi punti. Fra
il margine esterno della scogliera e la costa si estende generalmente una
specie di ripiano sommerso, coperto di sabbia, che si può in varî tratti
passare a guado; non così però al Porto Grande, ove si osserva un canale
profondo 10 o 12 tese, che si estende per ben quattro miglia fra l'isola e il
frangente madreporico. La formazione di questo canale si attribuisce con
ragione a due fiumi che vi mettono foce, le cui acque affluiscono in due opposte
direzioni. In altri punti, di contro alle foci di fiumi e torrenti, la
scogliera si presenta pure interrotta, ciò perchè, evidentemente, l'acqua dolce
è contraria allo sviluppo dei polipi coralligeni.
Nell'isola
Maurizio, come in altre terre recinte di frangenti littorali, si osservano
all'asciutto, lungo le rive del mare e anche ad una certa distanza da esse,
collinette di litofiti morti, che raggiungono perfino 20 o 30 piedi d'altezza e
altro non sono che antichi avanzi d'una scogliera originariamente continua e in
gran parte corrosa e distrutta dal mare, avanzi sollevati insieme al fondo che
li portava.
Sulla costa
orientale d'Africa, fra 1°, 5' e 1°, 45" di latitudine meridionale, si è
verificata l'esistenza d'una scogliera littorale per circa 40 miglia di
lunghezza, ma questa si trova alla distanza di circa un miglio dalla costa, la
quale però è assai bassa e va dolcemente declinando.
Le costruzioni
madreporiche non s'incontrano che nei mari equatoriali e tropicali, il che è
quanto dire ove la temperatura delle acque superficiali è più elevata;
tuttavolta in certi tratti estesissimi di quegli stessi mari, per esempio lungo
la costa occidentale dell'America meridionale, esse mancano completamente per effetto
di cause ignote. Lungo i lidi occidentali dell'Africa e attorno alle isole del
golfo di Guinea non si sviluppano, a quanto pare, a cagione dei numerosi fiumi
che ivi spandono le loro acque dolci e i loro sedimenti, le une e gli altri
esiziali alla vita dei polipi coralligeni. Dana crede che la temperatura media
delle acque, durante la stagione fredda, e gli effetti nocivi di recenti
eruzioni vulcaniche abbiano maggiore influenza sulla distribuzione dei banchi
di corallo di quella che loro ne conceda il Darwin.
È certo
d'altronde che l'allignare o no dei corallari non dipende solo da cause
fisiche, ma anche da un complesso di circostanze d'ordine biologico, la cui
determinazione è assai difficile. Molti animali marini si cibano di quei
polipi, altri invece sono assidui distruggitori dei loro nemici; da ciò si
comprende come l'esistenza e la mancanza degli industri edificatori di
scogliere debba essere subordinata alla presenza e alla mancanza di certi
pesci, molluschi ed echinodermi e perfino di infimi organismi, i quali, ad onta
della loro piccolezza, hanno una gran parte nell'economia, degli oceani.
Altra, ricerca
importante per lo studio che qui ci occupa, si è la determinazione della
profondità alla quale i polipi possono vivere e moltiplicarsi. Naturalmente
questa varia coi variare della specie; ma in tesi generale è relativamente
piccola, non oltrepassa cioè i 40 metri, anzi il più delle volte non arriva ai
30. Si trovano bensì dei polipai a profondità maggiori, ma son privi de' loro
polipi, e vi furono trasportati da cause estrinseche. Il limite accennato,
convien dichiararlo, è però relativo alle specie cui si deve la costruzione
d'isole e di scogliere, non ad altre che vivono solitarie o in piccolo colonie.
Le notizie
recate dai viaggiatori e dai naturalisti sulla rapidità d'accrescimento dei
coralli sono scarse e qualche volta contraddittorie. Peraltro si può
argomentare da osservazioni degne di fede che ove si verificano circostanze
propizie, l'accrescimento dei polipai, tanto nel senso verticale quanto
nell'orizzontale, può essere rapidissimo. Per citare un esempio in proposito,
basti dire che nel Golfo Persico, nello spazio di 20 mesi, una nave ebbe il
rame del suo scafo ricoperto di polipai per la spessezza di due piedi.
Siamo giunti
al problema capitale degli edifizi madreporici. Perchè gli uni assumono forma
anulare o costituiscono barriere parallele alle coste, mentre altri
costituiscono frangenti littorali?
Circa
l'origine degli atoll si ammetteva generalmente prima dei lavori di Darwin
un'ipotesi la cui insussistenza non ha bisogno di essere dimostrata, si credeva
che fossero cresciuti sul margine di crateri vulcanici sottomarini, il che
supponeva l'esistenza, di spiragli vulcanici di 10, 60 e persino 88 miglia di
lunghezza, in regioni nelle quali manca ogni traccia di formazioni eruttive e
ove mai non si manifestarono fenomeni vulcanici,
Chamisso
immaginò di poi, più ragionevolmente, che le scogliere anulari si fossero
formate su banchi a superficie pianeggianti e a fianchi scoscesi, sommersi a
piccola profondità, I coralli a polipaio più massiccio, cioè i migliori
costruttori, egli osserva, prosperano ove subiscono direttamente l'urto dei
marosi, ove le acque sono agitate; orbene, siccome tali condizioni si
verificano necessariamente alla periferia del banco e non nel mezzo di esso, ne
risulta la disposizione ad anello della scogliera. Ma a questa induzione si
obbietta che banchi siffatti, cioè a superficie pianeggiante o a fianchi
scoscesi, sono rarissimi; che la causa accennata non può aver dato origine agli
atoll se non in casi eccezionali, inquantochè la base loro rocciosa, ov'è
accessibile all'osservazione, giace d'ordinario a grande profondità o la loro
laguna è pur quasi sempre alquanto profonda.
La causa
misteriosa da cui si ripete la forma delle isole anulari e quella delle
barriere (che ne sono per così dire particolari modalità) non è altro che un
lento abbassamento dei fondi marini, combinato con un progressivo accrescimento
delle costruzioni madreporiche. Tutta la regione degli atoll e delle barriere,
infatti, si avvalla, e le sue terre altro non sono che residui di continenti
sommersi, destinati a scomparire alla loro volta, come avanzi d'un gran
naufragio.
Mentre il
fondo del mare si abbassa e i lembi dei continenti e delle isole gradatamente
si sommergono, i polipi mantengono con indefesso lavoro i loro edifizi a fior
d'acqua, innalzando nuovi polipai su quelli delle precedenti generazioni.
Pertanto, l'immersione lenta di una costa che non sia tagliata a picco dà
origine per necessità ad una barriera, mentre quella d'una vetta montuosa,
ovvero di un'isola, provoca in prima la formazione d'una barriera circolare,
poi dà luogo, perdurando il movimento discendente, ad un vero atoll. Quantunque
i litofiti viventi non possano innalzarsi sopra il livello del mare, l'atoll e
la barriera generalmente emergono più o meno, perchè si accrescono di detriti
accumulati dai marosi alla loro superficie e bene spesso germogliandovi semi
trascinati dalle correnti o trasportati dagli uccelli, si adornano di
rigogliosa vegetazione terrestre; poi svariati animali c l'uomo stesso eleggono
il loro domicilio e si moltiplicano sul fragile edifizio. I polipi intanto
lottano indefessamente non solo per compensare il lento abbassarsi del fondo,
ma per difendere l'opera loro dall'azione distruttiva dell'oceano e
dell'atmosfera, e con instancabile attività innalzano ripari e chiudono brecce
contro l'onda erompente.
L'abbassamento
dei fondi marini nelle regioni degli atoll e delle barriere non è già
un'ipotesi gratuita immaginata pel bisogno della causa, ma un fatto in molti
luoghi ben dimostrato. Negli arcipelaghi delle Caroline e di Marshall si narra
di isole intere spazzate dalla tempesta e convertite in bassi fondi. A
Puinipete, una delle Caroline, si vedono ancora le rovine di una città, che già
fu invasa dal mare e a cui non si può più accedere che in battello. L'isola
Whitsunday, alla quale Wallis assegnava 4 miglia di lunghezza e tre di
larghezza, non misurava più cinquant'anni dopo che un miglio e mezzo nella
maggiore dimensione; fra altri cinquant'anni sarà forse ingoiata dall'oceano.
Gli abitanti delle Maldive assicurano che nel 1605 le alte maree coprirono
alcune isole del loro arcipelago, le quali più non ricomparvero. In parecchi
atoll i terremoti son frequenti ed hanno per effetto un visibile abbassamento.
Si cita pure un'isola anulare il cui moto dell'alto col basso è fatto palese da
profonde fenditure del suolo.
Per converso,
laddove esistono frangenti littorali la terra non ha subìto di recente
sensibili avvallamenti e in molti casi si crede che si sia sollevata. Così
accadde sicuramente ove si hanno frangenti marginali od interni collocati ad
una certa altezza sul livello del mare, ove si osservano letti di conchiglie
marine recenti all'asciutto, spiaggie emerse, terrazzi paralleli alle rive.
Valendosi delle
proprie e delle altrui investigazioni, Darwin compose una carta dei mari
equatoriali e tropicali, nella quale sono distinte per mezzo di colori e segni
convenzionali le coste munite di frangenti e quelle recinte di barriere, non
che le scogliere circolari od atoll. Vi figurano, parimente rappresentati da
segni particolari, i vulcani e le catene o serie di vulcani attivi.
Si vede a
tutta prima e con perfetta evidenza, dalla ispezione di questa carta, come il
Pacifico sia attraversato dal nord-est al sud-ovest da una vasta zona di
depressione che abbraccia le Caroline, gli arcipelaghi Marshall, Gilbert,
Ellice, Taiti, Pomotù e molte altre isole e gruppi d'isole, zona alla quale
forse si connettono altri avvallamenti dello stesso Pacifico, della Papuasia,
dell'Australia, del Mar della Cina, ecc. Vi è pur segnata con perfetta
chiarezza un'altra cospicua area di abbassamento che comprende le Lacchadive,
le Maldive e i gruppi di Chagos e Saya di Matha, nell'Oceano Indiano. Vi si
nota d'altra parte come il tipo dei frangenti sia proprio a tutte le coste
delle Indie occidentali, all'Arcipelago Indiano, alle Molucche, alle Filippine,
alle isole Salomone, alle Nuove Ebridi, alle isole degli Amici, a gran parte di
Madagascar, della costa orientale d'Africa e dell'isola di Ceylan. In quasi
tutte queste regioni si manifestano, come dissi, tracce di estesi sollevamenti.
Ma il fatto più rilevante messo in luce dalla carta sta in ciò che i segni
distintivi dei vulcani e delle catene vulcaniche mancano affatto alle aree di
abbassamento, mentre spesseggiano invece sulle rive o presso le rive colorate
colla tinta caratteristica dei frangenti. Da ciò emerge, fra il vulcanismo e le
lente oscillazioni della corteccia terrestre, una relazione assai stretta, la
cui importanza è certo grandissima per la spiegazione dei due ordini di
fenomeni.
Tale è,
succintamente e per sommi capi, il contenuto della pregevole pubblicazione, non
nuova, ma rinnovata, di cui ho voluto render conto in queste pagine.
Arturo. Issel.
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