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Testo
Nel prezioso
manoscritto arabo che s'intitola Le meraviglie della natura, Mohammed
Kazvini, scrittore persiano, che fioriva nel settimo secolo dell'egira (1300),
pone in bocca ad un personaggio allegorico di nome Kidhz il seguente racconto:
Attraversando
un giorno una città assai antica e popolosissima, domandai ad uno dei suoi
abitanti da quanto tempo fosse fondata. È invero una potente città, mi rispose,
ma non saprei dire a qual epoca risalga la sua fondazione, e su questo punto i
miei antenati non erano meno ignoranti di me.
Cinque secoli
più tardi, nel visitare lo stesso paese, non vidi traccia di abitazioni, ed
essendomi imbattuto in un bifolco, il quale mieteva le biade verdeggianti,
laddove altra volta sorgevano torri e palagi, quando mai, gli chiesi, andò
distrutta la città? In fede mia, la è una strana interrogazione, mi rispose
colui, di quale città intendi parlare? Ed io: ma non ve ne fu una ricca e
popolosa? Nè io nè i miei vecchi, soggiunse, ne abbiamo mai avuto notizia.
Trascorso un
uguale spazio di tempo, mi ritrovai nel medesimo punto, il quale, questa volta,
era coperto dalle acque azzurre di un mare sconfinato.
Alcuni
pescatori traevano le reti nella loro navicella, ed io li interpellai così: è
molto che le acque salse invasero questo territorio? Mi risposero maravigliati,
dubitando quasi che io fossi in senno: questo in ogni tempo fu dominio
dell'oceano.
Cinque secoli
ancora si erano dileguati sulle ali del tempo che ritornando colà, invece dei
mobili flutti, m'apparve una distesa infinita di aride sabbie. Ad un viandante
che attraversava il deserto manifestai il desiderio di sapere come e quando la terra
avesse preso il posto del mare. Ne ottenni la risposta che già più volte mi era
stata fatta; egli ignorava che alcun mutamento fosse avvenuto mai nel paese.
Finalmente
visitai dopo altri cinquecento anni quella terra e per l'ultima volta invece
del campo di biade, dell'oceano o del deserto trovai una città di gran lunga
più fiorente, più ricca di monumenti, più popolosa della prima. Gli abitanti,
alle domande che loro indirizzai replicarono: l'origine della nostra città si
perde nella notte dei tempi, ignoriamo l'epoca della sua fondazione e i nostri
padri nulla sapevano più di quanto sappiamo noi stessi.
L'apologo del
poeta persiano allude ad una verità scientifica incontrastabile, cioè al fatto
che la superficie terrestre non è immobile e invariabile, come pare ai più, ma
va soggetta col volgere dei tempi a mutamenti profondi, pei quali le acque e la
terra emersa si avvicendano nella medesima regione. Questi mutamenti dipendono
da due cause precipue: dai terremoti e dalle oscillazioni lente del suolo, o
bradisismi. I primi istantanei o rapidissimi si manifestano ora con leggieri
fremiti, ora con scosse violente e devastatrici, ma di rado son causa di
spostamenti estesi e duraturi. I bradisismi, invece, si producono tranquillamente
senza scosse; ma l'azione loro talvolta inapprezzabile nel breve corso della
vita umana, produce a lungo andare modificazioni profonde e permanenti sulla
configurazione della superficie terrestre. Per esse il fondo dell'oceano si
solleva e diventa terra emersa, il piano sorge in rilievi montuosi, l'isola si
unisce alla terraferma, oppure, all'incontro, la penisola si fa isola, e le
terre basse grado grado sono occupate dalle acque. Per esse taluni fiumi sono
deviati, altri si prosciugano o s'impaludano, cangia il corso secolare delle
correnti marine, si alterano i climi, mutano le condizioni d'esistenza degli
animali o delle piante.
Le indagini
minuziose dei nostri tempi hanno dimostrato che i terremoti e i bradisismi non
sono già fenomeni eccezionali o rari, ma continui e normali. La poca intensità
dei primi, la lentezza dei secondi fa sì che rimangano il più dello volte
inavvertiti. Ma da quanto si è verificato nei paesi in cui le osservazioni sono
più diligenti e continuate, si deve argomentare che non vi sia lembo di terra
immune, sia pure un sol giorno e forse un sol minuto, da siffatte agitazioni,
nelle quali si rivela l'attività endogena, quasi direi la vita del globo.
Se ci poniamo
a considerare le oscillazioni lente del suolo, ci si presenta a tutta prima un
quesito gravissimo da risolvere. Come verificare i singoli casi di sollevamento
e di depressione? D'ordinario per raggiungere questo intento si riferiscono i
punti della superficie terrestre che si suppongono spostati al livello medio
del mare che si considera come orizzonte fisso ed invariabile. Così,
comunemente, dicesi sollevata quella costa lungo la quale fori praticati
da molluschi litofagi o erosioni dovute all'azione meccanica delle onde, oppure
anche residui marini, attestano un mutamento sopravvenuto nel livello
rispettivo delle acque e della terra emersa; così dicesi avvallata una
costa lungo la quale si trovano sommersi dal mare alberi, monumenti, od anche
sedimenti d'acqua dolce. Ma in effetto il livello medio del mare è tutt'altro
che costante. Prescindendo dalle alterazioni che subisce a brevi intervalli di
tempo per effetto dei venti, per mutamenti nella pressione atmosferica e per
altre vicende meteorologiche, come pure per le variazioni nella salinità, esso
cangia probabilmente a lunghi periodi di tempo per cause astronomiche,
meteorologiche e fisiche. Autorevoli scienziati sospettano che l'asse di
rotazione del globo subisca continui cambiamenti di posizione. Questa ipotesi,
come testè avvertiva il professore Schiapparelli, è avvalorata da un fatto di
molta importanza già segnalato da Fergola e Nyren, da che, cioè, comparando i
risultati delle osservazioni eseguite per determinare le latitudini in varie
specole d'Europa, si trovò che tutte queste latitudini son venute diminuendo
lentamente negli ultimi tempi; mentre la perfezione degli strumenti, la
diligenza degli osservatori e l'accordo dei risultati ottenuti, escludono il
dubbio di grave errore. Non essendo supponibile che quegli osservatorii e tutta
Europa con essi, abbiano scivolato sulla superficie della terra, scrive
Schiapparelli, bisogna concludere che il polo artico si sia allontanato da noi
di una lunghezza che si può valutare di 30 a 40 m. per secolo. Soggiunge poi,
dopo molte altre considerazioni, che se la terra fosse assolutamente rigida e
resistesse alle deformazioni che in essa tende a far nascere la forza
centrifuga per effetto del movimento dell'asse, ogni aumento di 30 m. nella
distanza del polo artico da noi dovrebbe avere per necessaria ed inseparabile
conseguenza un alzamento di circa 5 centimetri nel livello medio del nostro
mare e che un alzamento uguale dovrebbe prodursi ai nostri antipodi.
È chiaro che
qualora la distribuzione delle masse rocciose nell'interno del pianeta subisse
tal cangiamento da indurre una sufficiente traslazione del centro di gravità di
esso, ne seguirebbe pure trasposizione delle acque superficiali, quindi aumento
da una parte e diminuzione dall'altra. Ma anche da semplici cause
meteorologiche possono provenire analoghi effetti, perciocchè, se si suppone
accresciuta una delle masse polari glaciali e l'altra scemata, si deve pure
ammettere uno spostamento nel centro di gravità del globo con traslazione
di acque da un emisfero all'altro.
Ora, secondo i
calcoli dei geografi e degli astronomi, i fenomeni qui appresso enumerati
sarebbero suscettibili di dar luogo a simili variazioni nella massa rispettiva
delle due ghiacciaie polari:
Mutamenti nella
distribuzione delle terre e delle acque alla superficie terrestre;
Mutamenti
nella temperatura iniziale del pianeta;
Mutamenti
nella posizione dell'asse di rotazione della terra;
Cambiamenti
nella obliquità della eclittica;
Effetti della
processione degli equinozi e della eccentricità dell'orbita;
Variazione
nella temperatura degli spazi celesti.
Autorevoli
scienziati, fra i quali d'Adhemar, Schimick, Croll ed altri, si studiarono di
dimostrare che, per effetto di cause astronomiche, la terra va soggetta a
simili fasi meteorologiche e si producono in conseguenza alterazioni periodiche
nel livello medio degli oceani.
Non è qui luogo
di discutere tali sistemi; mi basti avvertire che la dottrina di Croll è
professata in Inghilterra da uomini eminenti.
Ad altre cause
d'ordine diverso furono del pari attribuite alterazioni nel livello medio
dell'Oceano.
Chi non vede
che l'emissione nei bacini marittimi dei materiali solidi tolti ai continenti
dai fiumi, dai torrenti e in genere dalla denudazione, dove aver per
conseguenza di rialzare il livello delle acque?
D'altra parte
il professore Trautschold ed altri con lui sostengono che la copia delle acque
deve progressivamente scemare alla superficie del globo, perchè le roccie
anidre della corteccia terrestre sottraggono incessantemente acqua per passare
alla condizione idrata ed altra acqua si evade pei meati sotterranei,
discendendo ad ignote profondità, mentre solo in piccola parte fa ritorno al
gran circolo oceanico-atmosferico, mercè gli spiriti vulcanici, i geyser ecc.
Se è vero che il peso delle acque sulla terra è appena una tenue frazione di
quella delle roccie (1/240000), fa duopo convenire che tutte queste acque
sarebbero appena sufficienti ad impartire una incompleta idratazione ad una
sottile pellicola della periferia terrestre. Laonde Trautschold, per
opposizione all'antico aforismo après nous le deluge, esclama, après
nous la sécheresse et le froid!
Per
concludere, quantunque niuna delle ipotesi suaccennate possa dirsi dimostrata,
dobbiamo pur convenire che il principio della invariabilità del livello marino,
da molti ammesso come assioma indiscutibile, non riposa sopra salde fondamenta.
È probabile,
come dissi, che anche il livello medio del mare vada soggetto a oscillazioni
come la superficie terrestre; ma queste sono verosimilmente più regolari, meno
sensibili e più lente. Il fatto che quasi sempre, tra punti vicini d'una
medesima costa, varia in modo irregolare la misura degli spostamenti nelle
linee litorali è prova che nella grandissima pluralità dei casi tali
spostamenti dipendono da bradisismi e non da alterazioni nel livello medio
delle acque.
Ad onta di ciò
i criteri più sicuri per l'accertamento e la misura delle oscillazioni lente
del suolo sieno forniti da livellazioni di precisione, ripetute a lunghi
intervalli di tempo (per esempio 20 o 30 anni) e riferite al livello medio del
mare considerato come orizzonte fisso. Non devono tuttavolta trascurarsi le
osservazioni relative ai mutamenti nella posizione delle linee litorali e nel
livello rispettivo del mare e delle coste. Potendo essere facilmente istituite
sopra un gran numero di punti queste osservazioni sono suscettibili di
somministrare copiosi documenti per lo studio dei fenomeni di cui tengo
discorso. Inoltre è possibile di ricavare immediatamente da esse importanti
deduzioni, mentre i risultati delle delicatissime operazioni topografiche,
iniziate ai nostri giorni pel medesimo intento non saranno conosciuti che dalle
generazioni future.
Mosso da
questi riflessi, raccolsi il numero d'esempi che potei maggiore di spostamenti
nelle linee litorali, verosimilmente dipendenti dai movimenti del suolo, poi,
discussi o ordinati siffatti documenti, mi studiai di investigare i rapporti
reciproci di tali fenomeni e le cause loro.
Lyell fin dal
1830, il conte Paoli nel 18381 furono i primi a
riunire un certo numero di fatti relativi alle oscillazioni lente del suolo;
dopo di loro Darwin, Reclus, Toula, Peschel, Boccardo e in ispecial modo Hahn
trattarono da un punto di vista generale il medesimo soggetto. Fra i moltissimi
investigatori che fecero conoscere casi istruttivi di bradisismi citerò
Bravais, Pettersen, von Buch, Quenault, Virlet, Lamarmora, Filiasi, Moro,
Bullo, Harting, Dana, Bickmore.
Le seguenti
considerazioni sono desunte dal complesso dei dati esibiti dai suddetti autori
od ottenuti di persona dallo scrivente.
Nella maggior
parte del continente antico si manifesta lenta emersione e si distinguono per
l'intensità del fenomeno lo Spitzberg, la Siberia artica e la Scandinavia.
Talune
spiaggie dello Spitzberg, situate fino a 45 m. sull'odierno livello del
mare, e coperte di avanzi marini d'ogni maniera, i recenti depositi d'acqua
salsa incontrati nella terra di Taymir fino a 62 m. sopra lo specchio
del Mar Glaciale e a 214 chilometri dalla riva, i cumuli di legni fluitati che
si scoprono in altri punti della Siberia al di sopra delle più alte maree,
isole da breve tempo riunite al continente, attestano un progressivo
sollevamento del suolo.
La Norvegia
essendo una terra elevata, a coste generalmente scoscese, il sollevamento
odierno vi si manifesta in modo meno evidente che non nella Svezia in cui per
così dire sotto gli occhi dell'uomo estesi tratti di spiaggia si prosciugano,
le isole si convertono in penisole e i porti rimangono insabbiati. In Norvegia
si osservano le traccie di antiche e successive emersioni in terrazzi e
depositi allineati orizzontalmente o quasi a varie altezze sul mare del nord.
Mohn distingue secondo le località, 5 a 7 terrazzi ad altitudini variabili tra
58 e 176 m.; secondo Kjerulf, i più alti terrazzi raggiungono 600 piedi e i più
bassi 240.
L'accrescimento
del suolo della Svezia a spese del mare fu già segnalato al principio del
secolo scorso da Celsius, il quale sì attirò così le ire dei teologi di
Stoccolma ed accusato di eresia per poco non soggiacque ad una fatale condanna.
Per citare alcuni degli esempi più certi ricorderò come si abbiano sicure prove
del sollevamento nel castello di Calmar, senonchè la misura del fenomeno è
diversamente apprezzata dagli autori, forse perchè il movimento non è uniforme.
Un segnale
collocato a fior d'acqua, nel 1731, da Rudberg nell'isola di Löfgrund presso Gefle,
fu trovato da Lyell nel 1834 a 2 piedi 6 pollici e mezzo d'altezza sul livello
marino. Altro segnale tracciato ad Oregrand nel 1820 era nel 1834 a 4 pollici e
mezzo sul livello marino.
Dalle
osservazioni reiterate a lunghi intervalli di tempo, sopra un numero
ragguardevole di segnali distribuiti lungo il littorale svedese, risulta che il
sollevamento è maggiore presso Gefle e diminuisce irregolarmente a mezzogiorno
e a settentrione di questo punto; la media secolare del movimento sarebbe di m.
1,34.
Ad occidente e
a mezzogiorno l'area ascendente, cui si è fatto cenno, è interrotta da una zona
di depressione diretta presso a poco da nord-ovest a sud-est che comprende
parte della Germania, i Paesi Bassi, Francia, Inghilterra attraversa
obliquamente l'Europa continentale, raggiunge la penisola italica, la Dalmazia,
la Grecia e verosimilmente si continua pel Mediterraneo fino alla Barberia,
all'Egitto e alla Siria, toccando Malta e Creta.
In Olanda non
può revocarsi in dubbio il progresso continuo del mare a scapito delle sue rive
e questo fatto preoccupa non solo gli scienziati ma ancora il governo locale.
Il suolo dei polders è così depresso che se mancassero le dighe rimmarrebbe
sommerso; orbene, se tali condizioni altimetriche fossero sempre state eguali
la costruzione delle dighe sarebbe stata impossibile. La Zelanda che ai tempi
di Cesare era coperta di fitte selve, nei cui recessi una popolazione fiera e
bellicosa lottò accanitamente contro l'invasione romana, non esiste che in
grazia della diga di West-Capelle. La stessa città di Amsterdam avrebbe le sue
vie sommerse ove non fosse difesa da artificiali ripari.
Lungo le
coste della Scozia terrazzi litorali e solchi d'erosione tracciati dai flutti a
vari livelli accennano ad altrettante fasi di un lento sollevamento. In
corrispondenza di questi segni trovansi letti conchigliferi contenenti fossili
di specie tuttora viventi nell'Atlantico. Dalla posizione di ruderi e di
antichi scali romani a Falkirk e a Cramond si argomenta che il fenomeno si
produsse anche in tempi storici; i mareografi del porto di Leith e
l'accrescimento incessante delle spiaggie e dei bassifondi dimostrano come sia
tutt'ora attivo e come la sua intensità sia in via di progressivo aumento.2
Le coste
dell'Inghilterra, massime l'orientale e la meridionale ci presentano invece lo
spettacolo di una distruzione sempre crescente dovuta all'azione erosiva delle
onde e delle correnti e sussidiata da un lento avvallamento. Lungo le rive
della Cornovaglia e del Sommersetshire trovansi sott'acqua avanzi di boschi che
furono in passato molto più alti sul livello del mare che non attualmente. Di
più vive ancora presso gli abitanti del capo Land's End la tradizione di una
estesa terra sprofondata.
Nella Francia
settentrionale e occidentale, fatta astrazione dei brevi tratti di costa
lentamente emergenti, si ripetono i medesimi fenomeni. Mozziconi di legno,
residui di piante arboree sommerse, si trovano ad Arromanches, a
Bricqueville-surmer, a Brehal, a Hauteville-sur-mer, a Asnelle, a Carentan
presso Morlaix, nella baia di Cancale e in molti altri punti.
Qenault
pubblicò importanti documenti in gran parte tratti dagli archivi della chiesa
di Coutance da cui risulta con piena evidenza che il Cotentin, le isole di
Jersey e Aurigny, le isole Chaussey e gli scogli della baia di Granville, formavano
in tempi storici assai remoti una sola terra, sulla quale s'addensavano le
misteriose foreste di Koquelinde e di Scissey. Jersey si separò dalla terra
ferma verso il 565. È notevole fra gli altri una pergamena in cui si legge come
gli abitanti di questa terra, che allora non era isola, fossero tenuti a
fornire una tavola all'arcidiacono della chiesa madre (di Coutance) acciocchè
potesse attraversare un ruscello che divideva i due territori, quando si recava
a Jersey per esercitarvi il suo ministero.
Secondo
Quenault la depressione del suolo avrebbe raggiunto a Jersey e Guernesey in 500
o 600 anni da 14 a 15 metri! «Se l'avvallamento continua nelle stesse
proporzioni egli esclama (cioè in ragione di m. 2 per secolo), in 10 secoli il suolo
si sarà abbassato di 20 metri, il Cotentin dallo stato di penisola sarà passato
a quello d'isola; tutti i porti della Manica e dell'Oceano saranno distrutti.
Qualche secolo più tardi Parigi sarà divenuta città marittima, aspettando che
sia sommersa fra una ventina di secoli. Altrettanto può dirsi di tutte le città
il cui suolo non supera di 40 metri il livello del mare.3
Il movimento
raggiunge sulle coste della Guascogna 3 m. per secolo. Il faro di Cordouan
costruito nel 1789 a 63 m. di altezza sull'alta marea non è più che a 60 m. sul
medesimo livello.
La città di
Saint Jean de Luz battuta in breccia dai marosi sembra condannata ad
irreparabile distruzione.
Lungo i
litorali di Francia e d'Inghilterra il movimento discendente fu indubbiamente
preceduto da un sollevamento e forse, almeno in certe località, per esempio, a Dol
da una doppia oscillazione.
L'Italia
continentale e insulare, prescindendo dalle oscillazioni in vario senso cui
andò soggetta in tempi più remoti fu quasi tutta sott'acqua alla fine dei tempi
terziari, onde esclama il Mascheroni:
Tempo
già fu che le profonde valli
E
il nubifero dorso d'Apennino
Copriano
i salsi flutti, pria che il cervo
La
foresta scorresse, e pria che l'uomo,
Dalla
gran madre antica alzasse il capo.
L'ostrica
allor sulle pendici alpine
La
marmorea locò famiglia immensa.4
Ai
primordi dell'era quaternaria essendo già abbozzata la sua odierna
configurazione, l'Italia subì una generale emersione, la quale, poco sensibile
nel settentrione, raggiunse almeno un centinaio di metri in Sardegna e assai
più presso Napoli e in Sicilia. Appunto per la sua poca uniformità attribuisco
siffatta emersione a sollevamento.
È
probabilissimo che in alcuni punti alla fine del quaternario, il movimento si
producesse in senso contrario, oppure, come è più probabile sottentrasse
immediatamente la depressione al sollevamento. Infatti nell'isola di Pianosa si
trovano in gran numero d'individui gli avanzi di una fauna continentale (orso
delle caverne, cavallo, asino, antilope, due specie di bue, due specie di
cervo, cinghiale, volpe, mustela) che non potè sussistere se non in un'isola
assai più estesa oppure connessa alla terraferma. Orbene siccome l'avvallamento
subìto dalla Pianosa nei tempi storici e preistorici neolitici5
fu relativamente lieve, nè argomento che il fenomeno da cui fu ridotta
alle condizioni attuali risalga per lo meno alla fine del quaternario. Malta ci
offre un esempio analogo, forse anche più istruttivo. Colà una fauna estinta,
nella quale si comprendono tre specie d'elefanti, due specie di ippopotami,
cavalli, daini ecc., nonchè le profonde valli d'erosione che attraversano
l'isola, fanno fede di un ingente sprofondamento, il quale cominciò nell'era
quaternaria e si continuò nei tempi storici.
Lungo quasi
tutti i litorali della penisola italica come nella maggior parte del perimetro
del bacino mediterraneo si osservano segni di lenta sommersione, avvenuta in
tempi storici e tuttora in progresso almeno in certi tratti.
Si tratta di
avvallamento del suolo o di rialzamento nel livello marino per effetto di
agenti estrinseci? Non dubito che il bradisismo sia causa prevalente del
fenomeno, ma chi potrebbe asserire che esso agisca esclusivamente?
I segni di
cangiamenti nel livello rispettivo della costa e del mare, scarsi e lievi in
Liguria e nella Toscana settentrionale si fanno più numerosi nella regione
maremmana sulle spiaggie del Lazio e più nel Golfo di Napoli.
Ad Ostia, a
Fiumicino, ad Anzio e specialmente sulle spiaggie del Circeo ed attorno al lago
di Paola spesseggiano ruderi di edifizi romani sommersi, i quali si trovano
rispetto al mare a 2 metri almeno al di sotto del livello della bassa marea.
Dalle
condizioni geologiche del Monte Circeo e dei piani circostanti, nonchè dai
documenti storici che ci rimangono intorno alle Paludi Pontine credo si possa
legittimamente dedurre:
1. che le pianure e le paludi
prossime al Circeo furono originariamente circondate dal mare; ciò
probabilmente fino al declinare del periodo quaternario.
2. che subirono verso l'epoca
accennata un sollevamento mercè il quale si ridussero allo stato di terre
emerse e coltivabili.
3. che durante i primi secoli di
Roma furono coltivate e sparse di città e villaggi e per conseguenza si
trovarono nelle condizioni di terre emerse.
4. che prima del quarto secolo
di Roma, ma in epoca ignota, cominciarono a deprimersi e si fecero acquitrinose
e malsane.
Questa
condizione di cose che purtroppo ancora sussiste era simultaneamente aggravata
dal formarsi lungo le rive del mare di cordoni littorali sabbiosi e di dune, i
quali ritardano o intercettano l'afflusso delle acque correnti alle loro foci.
In conclusione le condizioni topografiche delle paludi Pontine, come di gran
parte dell'Agro Romano e la malaria che ne consegue derivano precipuamente
dalla successione dei due fenomeni cioè: formazione d'una pianura per la
emersione di un fondo marino, avvallamento parziale del territorio emerso.
Da ciò si vede
come l'apertura di nuovi canali di scolo, la rettificazione dei corsi d'acqua
esistenti e il prosciugamento parziale di piccole zone acquitrinose e gli altri
artifizi fin qui messi in opera per combattere il flagello sono insufficienti.
L'unico mezzo,
efficace per raggiungere l'intento, mezzo lento, laborioso, dispendiosissimo,
ma sicuro, sarebbe a parer mio quello delle colmate, il quale nella Val di
Chiana diede sì felici risultati. Ad ogni modo, nelle opere che si
imprenderanno per la bonifica delle nostre maremme, converrà tener conto d'or
innanzi di quell'importantissimo fattore che è il bradisismo.
La recente
sommersione si manifesta nei consueti modi sulle rive dei laghi di Licola e
Fusaro, nel Golfo di Pozzuoli, a Posilipo, a Napoli, a Capri presso Torre
Annunziata e Castellamare e in molti altri punti.
Non ripeterò
qui la descrizione del tempio di Giove Serapide, a Pozzuoli, già riferita da
tanti scrittori di cose geologiche, qual classico esempio di mobilità della
corteccia terrestre. Noterò soltanto che il suolo su cui riposa il famoso
monumento non è soggetto come tanti altri ad un movimento progressivo in un
dato senso; ma ad oscillazioni, ora lente, ora più o meno rapide, irregolari
cosi per l'ampiezza come per la durata; il qual fatto si connette
verosimilmente alla energia sempre rinascente del gruppo vulcanico dei Campi
Flegrei.
Sulle rive
ioniche della penisola apenninica nonchè sulle adriatiche accennano a
depressione, per tacere di molti altri fatti gli antichi ruderi sommersi del
Capo Colonna e dei laghi di Lesina e di Varano, pavimenti e selciati romani
tanto inferiori all'odierno piano stradale a Fano, a Pesaro, a Rimini, taluni
monumenti antichi di Ravenna (tra i quali l'antica cattedrale e la famosa
Rotonda) i cui pavimenti originari sono situati a parecchi piedi sotto il
livello dell'alta marea. Ma la depressione si palesa principalmente alle foci
del Po e anzi in tutta la regione veneta ed istriana.
A Venezia si
adopera come orizzonte fisso negli studi relativi alle opere idrauliche e alle
costruzioni in genere, il livello dell'alta marea ordinaria, che suole
indicarsi graficamente mediante una linea orizzontale distinta colla lettera C,
abbreviazione di comune alta marea.
Nelle loro
piene giornaliere le acque della laguna raggiungono questo livello che è di
circa 70 centimetri più alto di quello delle magre. Solo a lunghi intervalli di
tempo, si hanno straordinarie alte maree clic non superano 1 metro e 50
centimetri.
In ogni tempo
gli architetti ebbero presenti questi fatti e si studiarono di sottrarre le
opere loro al pericolo della inondazioni; ma il lento deprimersi del suolo rese
vane a lungo andare le loro cautele.
Nel 1745 fu
trovato nella chiesa dei Santi Vito e Modesto un antico pavimento ad 8 piedi
sotto l'attuale. Il pavimento della piazza di S. Marco è ora situato a soli 42
o 43 centimetri sopra C, quindi sotto il livello delle maree straordinarie
e difatti è inondato di quando in quando. Scrive il Donati che nel 1772 si
rifece il pavimento di S. Marco più alto del comune livello, da un piede e
mezzo (m. 0,52) a due e che negli scavi praticati in quella occasione si scoprì
un altro pavimento più basso di 3 piedi a 3 piedi e mezzo. Molti scrittori
ricordano i gradini ora scomparsi o meglio sepolti che si ascendevano per
accedere alla insigne basilica. Il pavimento marmoreo della cripta di S. Marco
si trovava secondo il Filiasi nel 1824, dalla parte del Rio di Palazzo a m.
0,24 sotto la piazza. Ma prima di quel selciato che è fatto appositamente in
declivio per lo scolo dalle acque verso il canale ne esisteva un altro a m.
0,74 al di sotto del livello della comune. Fu adunque reiteramente innalzato il
piano della piazza, rimanendo sempre più incassate la splendida basilica e la
sua cripta.
Altra prova di
progressivo avvallamento si ha nel fatto che alcune pubbliche cisterne alle cui
aperture non era mai pervenuta l'acqua salsa, furon invase da essa nella grande
marea del 15 gennaio 1867 che ascese a m. 1,50 sopra C, per cui furono
necessarie dispendiose riparazioni.
Abbondano a
Venezia esempi di colonne mezzo sepolte, di porte di cui non sorge dall'acqua
che l'arco, di piani terreni invasi dalla laguna e resi inabitabili.
Ove sorsero
Equilio, Fine, Eraclea, si estende una mesta palude. Furono distrutte o
sommerse, Malamocco, Castrasia, Marcellina, Ammiana, Costanziaca. Torcello più
alta, un tempo assai popolosa, sussiste ancora, ma va sempre più restringendosi
e disertandosi d'abitanti. Le vie di comunicazione fra le città della Venezia
antica verso Torcello, Altino, Jegolo, Eraclea sono al presente quasi tutte
sott'acqua. La grandiosa opera dei Murazzi fu edificata dalla Repubblica perchè
il lido di Chioggia era divenuto tanto ristretto al principio del XVI secolo
che la città disperava di mantenerlo contro l'invasione del mare. Isole e
tratti di terraferma furono coperti dal mare in varie epoche a Grado e ad
Aquileja.
Gli autori non
concordano nel determinare la quota dello sprofondamento di Venezia. Uno di
essi ritiene che il pelo del mare si sia alzato di 5 oncie (m. 0,145) in 308
anni, un altro è d'avviso che l'innalzamento sia di 12 (m. 0,347) in 150 anni;
un terzo la reputa di 12 in 250. Osservazioni diligenti eseguite dal 1732 al
1796, por opera dello Zendrini, darebbero un rialzo di 2 oncie (m. 0.058), cioè
di in. 0.086 in un secolo o poco più. Il Sabbadini giunse, fin dal 1550, a
risultati analoghi. Riferisce poi il Luciani che l'ing. Campi Lanzi, dopo
esatti confronti adottò come vero valore dell'innalzamento del mare; cioè
dell'avvallamento del suolo, poco più di un decimetro per secolo. I computi
della depressione, desunti dalle osservazioni suesposte, conducono adunque a
cifre singolarmente diverse da loro che oscillano cioè, per 100 anni, fra m.
0.038 e 0.14. Osserviamo, tuttavolta, che le più alte, comprese fra 9 e 14
centimetri, sono dedotte da monumenti, ruderi o segnali di antica data, mentre
quelle che forniscono una quota di 3 a 4 centimetri si riferiscono a
spostamenti recenti, verificatisi cioè entro il corrente secolo ed anche a
spostamenti, i quali, manifestandosi con piccole differenze di livello (perchè prodottisi
in piccolo numero d'anni), sono perciò meno suscettibili di essere determinati
con precisione. Questo fatto apparisce ben manifesto dalle quote osservate al
forte di Malamocco, pel quale le osservazioni comprendono i due distinti
periodi dal 1742, al 1825 e dal 1825 al 1880. Ad ogni modo, è quasi certo che
sia avvenuto, in questi ultimi tempi, un notevole rallentamento nel movimento
secolare; ma con questo non voglio punto escludere l'ipotesi che il bradisismo
si faccia sentire con diversa intensità nelle varie località.
Dell'Adriatico orientale si potrebbe esclamare col poeta:6
Qui nel profondo in tenebroso orrore
Chiude
gli avanzi d'un perduto mondo
Occulta
l'opre dell'iniqua sorte:
Città
sommerse, inabissate prore
Un
infinito stuol di cose morte.
A
Trieste pavimenti antichi ed altri avanzi interrati fin sotto il livello
dell'alta marea, fra Salvore ed Umago fabbricati romani sommersi; a Cissa una
città in rovina che si scopre in tempo di calma attraverso al cristallo delle
acque; a Medolino in fondo alla baia case sommerse; a Porto Re presso Fiume,
croci ed altri segni scolpiti nella roccia sotto il pelo della bassa marea; a
Zara mosaici, vasi antichi e fabbriche sott'acqua; presso Spalato costruzioni
di un antico porto coperte dai flutti; vetuste mura subacquee a Stopretz. Dalle
acque di Zuri si trasse una bell'urna cineraria; un altro vaso antico fu
pescato poco lungi; a Castel Sussuraz si vede un cippo marmoreo sommerso, dal
lido di Vragnitza si scorgono sarcofagi di pietra allineati sul fondo marino.
Ma è tempo di
tralasciare questa minuziosa disamina per procedere speditamente nel compito di
delineare a grandi tratti la distribuzione geografica dei bradisismi.
Nelle
adiacenze dell'Antico Continente, la depressione regna in gran parte
dell'Oceano Indiano fra l'equatore e il tropico del Capricorno, e comprende gli
arcipelaghi madreporici delle Lacchedive, delle Maldive, le isole
Ciagos e Keeling, continuandosi forse pel settentrione di Seilan
nell'avvallamento segnalato alle Andaman, alle Nicobare e in
altri punti del golfo del Bengala. Le terre essendo rade e poco estese nella
regione di cui si tratta, la macchia colorata che sta ad indicare nella carta
tale area di depressione è mal delimitata, massime a mezzogiorno e a levante.7
Verso
sud-ovest, Madagascar e quasi tutta la costa affricana che le sta di prospetto,
non solo non obbediscono al movimento suaccennato, ma anzi progressivamente si
levano sulle acque. Anche nelle Seychelles regna il sollevamento.
A sud-est
dell'Asia, un altro campo di abbassamento si riscontra nel mar della Cina, e si
estende da una parte fino al Jang-tse-kiang, mentre si accosta,
dall'altra, alle rive di Borneo e delle Filippine.
L'Affrica
settentrionale e orientale presenta indizi di un sollevamento generale; per
quanto concerne la parte interna e in ispecie il Saara, questi sono però
assai incerti. Si hanno poi segni di depressione a Zanzibar, Pemba
ecc., ed anche nel bacino del Tanganika.
Nelle regioni
australiana e polinesiana è adombrata nella carta dei bradisismi una immensa area
di abbassamento, riconosciuta lungo la costa nord-est dell'Australia,
all'estremità meridionale della Papuasia, nei lidi occidentali della Nuova
Zelanda e nella miriade d'isole e d'arcipelaghi che si protendono, al nord-est
fino alle Sandwich e ad oriente fino alle Isole Basse, Pitcairn
ed oltre; colà, tuttavia, le scogliere anulari e le barriere madreporiche di
fresco emerse dal mare accennano ad un movimento ascendente, succeduto da breve
tempo alla depressione, lungo il lembo meridionale e occidentale della medesima
area ed anche in mezzo ad essa (nell'arcipelago delle Nuove Ebridi).
Non è ancora
possibile di stabilire se il piccolo centro di abbassamento osservato nelle Peliù
o Palao e nelle isole circostanti, abbia o no connessione con quello
testè menzionato.
Il
sollevamento che si palesa nella Polinesia meridionale si estende,
probabilmente senza interruzione, lungo la parte orientale della Nuova Zelanda.
Vuolsi infine segnalare un altro sollevamento che si manifesta in gran parte
dell'Australia meridionale e della Tasmania.
Laddove è
delineata la Groenlandia occidentale, figura nella mia carta una zona che
presenta con intensità; la tinta della depressione e con lievi sfumature
raggiunge il Labrador e Terranuova. Al nord di questa zona, lungo
lo stretto di Smith, v'ha un altro accenno di sollevamento, ancora mal
determinato.
A mezzogiorno,
il lido atlantico dell'America settentrionale offre una alternanza di aree
d'avvallamento e di sollevamento le quali sono sufficientemente limitate in
latitudine, ma rimangono indefinite in longitudine. È probabilissimo che lo
sprofondamento tanto sensibile lungo le coste degli Stati Uniti settentrionali,
si protenda nel letto dell'Atlantico fino alle Bermude, ove il fenomeno fu
parimente accertato. Lungo le rive americane del Pacifico settentrionale si
accusa un sollevamento alle Aleutine e nell'Alaska; circa il paese situato a
mezzogiorno di questo punto mancano i documenti; regna certo il sollevamento
nella regione californiana, e se l'apparenza non falla, si continua con quello
più manifesto che abbraccia il Golfo del Messico, l'America centrale, le grandi
Antille, il Perù, la Bolivia e il Chili, arrestandosi solo presso l'arcipelago
di Chiloe, ove gli sottentra l'avvallamento per un tratto certo esteso, ma
ancora indeterminato.
Prima di
enumerare le considerazioni generali che più legittimamente si possono dedurre
dalla distribuzione geografica dei bradisismi, è utile una avvertenza. Le
oscillazioni lente del suolo si distinguono in due grandi classi, cioè in
locali e regionali. Le prime che si esercitano sopra un'area circoscritta non
sono affatto collegate fra loro e dipendono da particolari condizioni fisiche e
geologiche o climatologiche generalmente ben conosciute,8
le altre invece si manifestano in estesissimi tratti di paese e dipendono
indubbiamente da cause d'ordine generale.
In queste
pagine intendo di occuparmi soltanto dei bradisismi regionali.
Dalle notizie
suesposte e dal confronto istituito fra la distribuzione geografica dei
vulcani, la costituzione geologica dei continenti e l'ubicazione, sulla carta,
delle principali aree bradisismiche, emergono le proposizioni seguenti:
1. I bradisismi regionali
occupano d'ordinario aree estesissime, irregolarmente distribuite, le cui forme
sono ancora in gran parte indeterminate.
2. In complesso, i sollevamenti
occupano maggiore spazio delle depressioni, ma ciò dipende forse, in parte, da
che queste sono più difficili a verificarsi di quelli.
3. Nell'emisfero settentrionale,
prevalgono i segni di sollevamento, nel meridionale quelli di avvallamento.
4. Nelle grandi masse
continentali sembra dominare il movimento dal basso all'alto, mentre quello in
senso contrario apparisce prevalente nei grandi bacini oceanici.
5. I bradisismi più spiccati
furono segnalati lungo i litorali e negli oceani ricchi d'isole madreporiche,
perchè colà, come si è detto, si avvertono più facilmente; ma certo non mancano
anche nell'interno dei continenti, e ragion vuole che non ne vadano esenti
anche i fondi marini degli oceani sprovvisti di formazioni coralligene.
6. L'insufficienza delle
osservazioni non permette ancora di stabilire se vi sia qualche rapporto tra
l'orografia d'una regione e i bradisismi. Certo è che le montagne vanno
soggette molte volte a movimenti secolari, regionali o locali.
7. Nelle regioni vulcaniche le
oscillazioni lente del suolo si manifestano con maggiore energia.
8. Nella prossimità immediata
degli spiragli vulcanici attivi si alternano i movimenti nei due sensi a brevi
intervalli; alla periferia delle catene vulcaniche si verifica, come già
osservava C. Darwin, deciso e costante sollevamento. Le regioni vulcaniche
nelle quali si produce avvallamento come l'Italia meridionale, subirono in
precedenza, poco innanzi, uno o più sollevamenti.
9. Le aree o zone d'avvallamento
ponno dirsi, in generale, interposte fra quelle che si sollevano e limitate da
esse.
10. Le aree o zone
d'avvallamento appariscono il più delle volte circoscritte da catene
vulcaniche. Così intorno alla vasta area di depressione dell'Oceano Indiano si
schierano la catena delle isole della Sonda, i vulcani di Barren e della
costa birmana, da una parte, e dall'altra sorgono i gruppi delle isole Mascarine,
di Madagascar, delle Comore e dell'Africa occidentale; mentre al nord i
vulcani arabici ed etiopici e a mezzogiorno quelli di Amsterdam e Saint
Paul tendono a completare il circolo. Così, l'immenso sprofondamento del
Pacifico si trova in mezzo ad un bacino limitato dai vulcani delle I. Samoa dell'arcipelago
degli Amici, delle Nuove Ebridi, delle Salomone, delle Marianne,
del Giappone, delle Kurili, del Kamtshatka, delle Aleutine
e infine dalla congerie di monti ignivomi, quali attivi, quali estinti, che
fiancheggiano or con una fila, or con due o tre, le coste occidentali del Nuovo
Continente.
11. Fra due aree bradisismiche,
nelle quali si verificano movimenti in senso contrario, v'ha una zona neutra,
la quale nei casi noti (Scandinavia, isola di Candia, Nuova Zelanda)
è ristrettissima. Perciò non è infondato il sospetto che tutta la superficie
del globo sia più e meno animata da oscillazioni lente.
12. Nelle zone ed aree di
depressione è frequente il caso di piccoli sollevamenti locali.
13. Dal confronto della carta
dei bradisismi con una carta geologica generale del globo, risulta che non
sussiste alcuna connessione ben manifesta fra le formazioni superficiali della
terra emersa e i movimenti lenti cui va soggetta. Si può avvertire soltanto che
in parecchi territori, i quali sono ora in via di sollevamento, come per
esempio lungo le coste del Perù, del Chili, della Repubblica Argentina, sul
litorale della Siberia, la presenza di sedimenti quaternari e terziari marini
dimostra che il movimento incominciò da antica data; da questa e da altre
osservazioni si argomenta che i bradisismi si esercitano talvolta per tempi
lunghissimi, per interi periodi geologici.
14. Non apparisce alcun rapporto
apprezzabile tra la distribuzione dei bradisismi regionali e la costituzione
litologica dei terreni.
15. In alcune località che
presentavano un complesso di circostanze singolarmente favorevoli alle indagini
di cui si tratta, per esempio nella palude di Dol in Brettagna e
a Salvore nell'Istria, fu possibile accertare la successione di
due oscillazioni complete, vale a dire di due avvallamenti e di due
sollevamenti, avvenuta tra il principio dell'era quaternaria e dell'attualità.
È probabile che questo fatto sia assai più comune di quanto a tutta prima non
apparisca.
16. È assai generale, almeno in
Francia, in Inghilterra, in Italia in Dalmazia, in Grecia in Barberia, in
Egitto, il caso di una immersione odierna sottentrata ad un innalzamento
recentissimo.
17. Varia assai, nei bradisismi,
la rapidità dei movimenti fra località non molto lontane.
18. Varia assai, nello stesso
punto, coll'andar dei tempi, la rapidità del movimento, ciò anche tra un secolo
e l'altro.
L'indole di
questo scritto non ci consente di risalire alle cause prime dei bradisismi o
meglio di discutere le numerose ipotesi più o meno verosimili colle quali si
tentò di spiegare i fenomeni di cui ci siamo occupati.
L'origine dei
bradisismi si deve ricercare secondo ogni verosimiglianza nell'alta temperie e
nello stato di fluidità ignea che regna non sappiamo se uniformemente o no al
disotto della corteccia terrestre. Eruzioni vulcaniche, terremoti tellurici,
oscillazioni lente regionali, sono collegati da stretti rapporti e debbono
considerarsi come altrettante manifestazioni di una causa comune che ha sede
nell'intorno del globo.
L'esame dei
documenti geologici e in particolar modo lo studio della stratigrafia dimostra
che le oscillazioni del suolo ebbero luogo fino da tempi remotissimi e furono
causa più e più volte di profondi cangiamenti nella configurazione della
superficie terrestre. Esse esercitarono ed esercitano pure al presente
un'azione potentissima sui climi, poichè è noto che le temperature medie ed
estreme di una regione, nonchè tutte le vicende meteorologiche cui va soggetta
sono intimamente connesse colla distribuzione delle parti emerse e delle acque
in questa regione e nelle circonvicine.
Se per poco si
rifletta agli effetti dei lenti movimenti del suolo dal punto di vista della
biologia, si ravviseranno in essi i più attivi fattori della distribuzione
geografica delle specie animali e vegetali. Si deve loro in gran parte, il
differenziarsi delle faune e delle fiore, il formarsi dei ponti temporari poi
quali molte volte le specie transitarono da isola ad isola, da continente a
continente, gli stretti che opposero insuperabile ostacolo al loro procedere.
La nuova
filosofia biologica scopre in questi movimenti i più potenti ausiliari di ogni
mutamento, così tra gli animali come fra le piante, per cui nella serie di
tempi una forma si converte nell'altra più acconcia alle nuove condizioni
d'esistenza. Solo mercè i bradisismi possiamo spiegarci fino ad un certo punto
la successione delle faune e delle flore fossili che si verifica nella serie
stratigrafica.
Per
concludere, i bradisismi adempiono, nell'ordine biologico, come nel fisico, ad
un alto ufficio di rinnovamento e di avvicendamento. Essi sommergono nelle
tenebre dei fondi marini le terre che da tempi immemorabili erano accarezzate
dal sole, le rupi denudate cui gli agenti esterni tolsero il loro manto di
terra e di vegetazione, i campi esausti dall'uomo; essi sottraggono al ciclo
della vita e pongono in serbo per le generazioni future immani accumulazioni di
materie organiche. D'altra parte, recano a contatto dell'atmosfera le roccie
che da interi periodi geologici erano sommerse, le pianure e le vallate
sottomarine coperte di fecondi sedimenti, le isole madreporiche e i loro sali
fertilizzanti, i letti di combustibili fossili. L'uomo stesso è soggetto alla
loro azione, ad un'azione direi quasi elettiva che si esercita a vantaggio
delle razze più elevate di mente e più vigorose di corpo, e a scapito di quelle
che furono men felicemente dotate.
Il Polinesiano
inerte vede il mare innalzarsi luogo le coste della sua isola, invadere oggi il
bosco, dimani la capanna ed aspetta senza lotta che gli sia rapito l'ultimo
asilo; poi, raggiunto dall'onda fatale, soccombe insieme alla sua tribù.
L'Olandese, invece, contende palmo a palmo la sua terra all'Oceano, innalza
dighe sopra dighe e dalla guerra incessante che muove agli elementi trae
novello vigore per continuar la pugna e per vincere; la sua industriosa
progenie si moltiplica e si espande. L'Arabo fatalista si ritrae dalla cala
insabbiata che non è più capace di accogliere la sua barca sdrucita e finisce i
suoi giorni nell'ignavia; lo Scozzese scava un nuovo porto più vasto per
sostituir quello che gli fu tolto dal sollevamento secolare, protende moli e
scali, popola il mare di navi e ogni dì la sua stirpe vigorosa si diffonde.
Così, la stessa energia tellurica diventa fautrice di progresso per
l'umanità... fino a qual segno e fino a quando, altri vegga!
Come e quando
ebbe principio sulla, terra l'alternarsi dei sollevamenti e delle depressioni?
Non son destinate a finire queste manifestazioni dell'attività endogena,
insieme ai terremoti e alle conflagrazioni vulcaniche?
Il nostro
pianeta è forse dannato a diventar tomba arida ed agghiacciata, oppure andrà
arroventato e liquefatto pel cozzo di alcun altro corpo celeste? E gli altri
globi lassù che,
Come
faro d'ignorati porti
Ora
scemano fiochi e moribondi
Or
con vividi incendi ardon risorti,
hanno comuni le sorti col nostro?
Ahimè,
raccogli o naturalista il volo orgoglioso. La scienza tace e per lei risponde
il poeta:9
Muore la lampa e scuro un vel s'abbassa
Sullo
sguardo dell'uom che sbigottito
Scorge
per entro l'ombra Iddio che passa
Novi
soli a librar nell'infinito.
A. Issel.
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