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Isabella Morra
Rime

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III

 

D'un alto monte onde si scorge il mare

miro sovente io, tua figlia Isabella,

s'alcun legno spalmato in quello appare,

che di te, padre, a me doni novella.

Ma la mia adversa e dispietata stella

non vuol ch'alcun conforto possa entrare

nel tristo cor, ma di pietà rubella,

la calda speme in pianto fa mutare.

Ch'io non veggo nel mar removela

(cosí deserto è lo infelice lito)

che l'onde fenda o che la gonfi il vento.

Contra Fortuna alor spargo querela

ed ho in odio il denigrato sito,

come sola cagion del mio tormento.





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