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Isabella Morra
Rime

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IV

 

Quanto pregiar ti puoi, Siri mio amato,

de la tua ricca e fortunata riva

e de la terra, che da te deriva

il nome, ch'al mio cor oggi è grato;

s'ivi alberga colei, che 'l cielo irato

può far tranquillo e la mia speme viva,

malgrado de l'acerba e cruda Diva,

ch'ogni or s'esalta del mio basso stato.

Non men l'odor de la vermiglia Rosa

di dolce aura vital nodrisce l'alma

che soglian farsi i sacri Gigli d'oro.

Sarà per lei la vita mia gioiosa,

de' grievi affanni deporrò la salma

e queste chiome cingerò d'alloro.





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