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Isabella Morra
Rime

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VI

 

Fortuna che sollevi in alto stato

ogni depresso ingegno, ogni vil core,

or fai che 'l mio in lagrime e 'n dolore

viva piú che altro afflitto e sconsolato.

Veggio il mio Re da te vinto e prostrato

sotto la rota tua, pieno d'orrore,

lo qual, fra gli altri eroi, era il maggiore

che da Cesare in qua fusse mai stato.

Son donna, e contra de le donne dico

che tu, Fortuna, avendo il nome nostro,

ogni ben nato cor hai per nemico.

E spesso grido col mio rozo inchiostro

che chi vuole esser tuo piú caro amico

sia degli uomini orrendo e raro mostro.





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