|
È ERRORE? NON È ERRORE?
Queste
due domande da quasi mezzo secolo mi suonano così spesso nella mente e
all’orecchio che oramai mi paiono di quelle Voci della natura o delle
cose che parlano nei cori fantastici dei poemi.
E tu
pure, nel corso dei tuoi studi di lingua, e per tutta la vita, rivolgerai
migliaia di volte a te stesso quelle domande, e migliaia di volte le rivolgerai
ad altri, e altri le rivolgeranno a te; e nella più parte dei casi rimarrete
incerti della risposta. – Ecco il gran malanno della lingua italiana – dicon
molti. E sarà davvero, per varie ragioni, un malanno più grave nella nostra che
nelle altre lingue; ma non è proprio esclusivamente della nostra: è un poco di
tutte. Un illustre scrittore francese, per esempio, ha detto argutamente che
non c’è cosa più difficile del trovare tre francesi colti, i quali siano
d’accordo nel dire che un loro concittadino parla e scrive correttamente il
francese. E pure si considera questa come una delle lingue viventi che hanno
maggior fissità e sono più uniformemente parlate nella loro patria.
[248]
Discorriamo
dunque del “gran malanno„.
Ma
bisogna ch’io mi rifaccia un po’ di lontano.
Leggi, ti
prego, la lettera seguente, che fu scritta da un bravo signore a un suo nipote,
per indurlo a presentarsi al direttore d’una Banca, a chiedergli riparazione
d’un torto che gli avevan fatto nella sua estimazione. Nota che lo scrittore
della lettera è un uomo che fece i suoi bravi corsi classici, ed è giustamente
stimato una persona colta, a cui sta bene la penna in mano.
Mi
domanderai come c’entrino gli affari della Banca nella quistione degli errori
di lingua. C’entrano bene e meglio, lo vedrai, se avrai la pazienza di leggere.
Caro nipote,
Mi stupisce quello che mi scrivi d’aver inteso dire del signor B.
Fu indubbiamente qualche male intenzionato che te lo volle mettere in trista
luce, e mi domando con qual fine possa averlo fatto. Sono menzogne che
rivoltano. Ignorante? Orgoglioso? Mancante di tatto? Nulla di tutto ciò è vero.
Te ne posso star garante, poichè ho l’onore di conoscerlo da tempo; a meno
ch’egli sia mutato di bianco in nero da un mese a questa parte. Non è soltanto,
incontestabilmente, un uomo di merito, abilissimo nel suo ufficio, appassionato
degli studi finanziari, e che gode della massima considerazione presso tutto il
personale della Banca; ma anche uomo d’animo elevato, di cuore sensibile, e in
fatto di cortesia, gentiluomo senza eccezione; tanto che è amato, più che
beneviso, da quanti l’avvicinano. Mai non conobbi personaggio alto locato più
abbordabile; chiunque gli può parlare; anche gente del basso popolo è ricevuta
da lui alla prima. Che vada soggetto ad accessi di malumore, che si lasci
trasportar qualche volta dalla passione, ne convengo; ma non è detto che alla
vivacità del temperamento [249]
non possa andar congiunta la
delicatezza; e in ogni caso, basta a disarmarlo una buona parola. Deciditi
dunque; presèntati a lui senza imbarazzo; raccontagli l’accaduto; mettilo al
fatto d’ogni circostanza, senza far nomi; osservagli che fosti tu il provocato,
che ti si fece un tiro inqualificabile, tentando d’intaccare il tuo onore, per
sbalzarti da una posizione che per te è quistione di pane, e mettere al tuo
posto peggio che una nullità, un birbaccione spudorato, cointeressato coi tuoi
peggiori nemici. Non ti preoccupare dell’esito: vedrai che prenderà
interessamento al caso tuo e che non ti toccherà una delusione. Io gli scrivo
oggi stesso, d’altronde, per metterlo prima al corrente della cosa, o per porre
i punti sugl’i, caso che già la sapesse. Ti prevengo, peraltro, che non devi
pensare di raggiungere il tuo scopo con adulazioni e maniere insinuanti, le
quali con lui non fanno effetto di sorta; chè non è di quegli uomini che per
vanità transigono con la propria coscienza; e come non si lascia toccare dalle
lusinghe, non si lascia imporre dalle minacce. Ma siccome è ragionevole e
onesto, nulla di più facile che persuaderlo e cattivarselo dicendogli alla
spiccia la verità e aprendogli con effusione il proprio cuore. Se credi che ti
possa essere una facilitazione, t’accludo una mia carta di visita per
presentartigli. Abbi la compiacenza d’accusarmi subito ricevuta di questa
lettera. Non ho bisogno di dirti che per quest’affare o per altro, nella mia
pochezza, sono sempre a tua disposizione. In attesa d’una risposta, ti mando
una stretta di mano, e tienmi per la vita il tuo affezionatissimo zio
Tal dei tali.
È una
lettera, riconoscerai, che a novantanove su cento italiani colti parrebbe non
scritta male. Ebbene: tra francesismi, neologismi, solecismi, parole e
locuzioni non puramente italiane, o per ragioni diverse riprovate dai
purissimi, contiene la bellezza di 78 – dico settantotto – errori grossi e
piccoli. Su parecchi di questi i [250] purissimi non cadono
d’accordo: chi li bolla come errori, chi no. Ma il professore Pataracchi
starebbe fermo sul 78, o al più concederebbe che alcuni veri errori non sono;
ma mende, nèi, parole brutte, metafore strane, leziosaggini; insomma, modi da
sfuggirsi.
Ed ecco
presso a poco in qual forma concerebbe, alla lesta, il povero zio.
– Mi
stupisce. No, “Stupisco„: Stupire è intransitivo. – Indubbiamente, per
“indubitatamente„ non ha corso legale. – Intenzionato. Brutta voce, da
non usare. – Mettere in trista luce. Una metaforaccia da buttarsi via. –
Io mi domando. Falso: “domandare„ e “dire„ non s’usano a modo di
riflessivi. – Menzogne che rivoltano. “Rivoltare„ riferito a cose
morali, è improprio. – Mancante di tatto, nulla di tutto ciò, ho l’onore di (invece
di “mi onoro„), un mazzo di francesismi. – Da tempo (senza dir da
quanto) e star garante (per star mallevadore), da bollare. – A meno
che (per “eccetto che„), barbaro. – Da un mese a questa parte. Che parte?
Che c’entra la parte? Un fregaccio. – Uomo di merito. Merito, usato
in questa forma indeterminata, sta male. – Incontestabilmente per
“incontrastabilmente„, abilissimo per “valentissimo„, massima per
“grandissima„, personale per “gl’impiegati„, da rimandarsi in Gallia. – Appassionato
degli studi, improprio. – Considerazione per “stima„, brutta
metafora. – Animo elevato, francese, e sensibile, nel senso che
qui gli si dà, francesissimo. Improprio in fatto di cortesia per “in
materia di„ o “rispetto a„. È brutto e strano modo senza eccezione per
“assolutamente„ e lezioso beneviso per “ben veduto„ e metaforaccia
sgarbata e materiale
[251] alto locato. – Un brutto paio di francesismi avvicinare una persona per
“avvicinarsi a lei„ e abbordabile per “degnevole„ o “accostevole„. – Chiunque
per “ciascuno che„ quando serve a un costrutto sospeso, riprovevole. –
Riprovevole basso popolo, che non s’usa che in senso spregiativo. –
Francese accessi di malumore per “moti, impeti„, francese lasciarsi
trasportare da una passione per “lasciarsi sopraffare„, francese ne
convengo per “lo riconosco„. – Un frego su insieme al, invece di
“insieme con„ che è errore; su delicatezza per “gentilezza„, su disarmare
per “far cadere la collera„. – Deciditi per “risolviti„ via! – Senza
imbarazzo? alla spazzatura! Imbarazzo non vuol dire che “gravezza di
stomaco„. – L’accaduto! Ma accaduto non è sostantivo, è
participio. – Mettere al fatto, per “far sapere?„, mai al mondo. –
Brutto circostanza per “particolare„. Foggiato sul francese far nomi.
Francese inqualificabile per “indegno„. Osservagli per “fagli
osservare o notare„, sproposito. Intaccar l’onore, altro sproposito. Posizione
per “impiego„, di vil conio francese, e così è quistione di pane e una
nullità per “si tratta di pane„ e “uomo da nulla„. E bollo spudorato per
“impudente„„ e cointeressato, che è del gergo mercantesco, e delusione
per “disinganno„, che non è parola italiana, e interessamento, che è
voce ostrogotica, e preoccuparsi per “darsi pensiero„ che è uno
svarione, e mettere al corrente, che è mal detto invece di “in corrente„
od “a giorno„. Un altro mucchietto di scorie francesi: d’altronde, mettere i
punti sugl’i, ti prevengo per “ti avviso„, far effetto per
“commovere, colpire„. Sgarbatissimo raggiungere lo scopo [252] per “ottenerlo„: lo scopo non corre. – Improprio insinuante
per “lusinghevole„. – Abbominevole transigere con la coscienza per
“patteggiare„. – Ignobile mozzicone di frase imporre per “soverchiare„.
E non fanno effetto di sorta! Che ci sta a fare quel sorta? E siccome
per “poichè„ qual uomo onesto lo può usare? E toccare per
“commovere„ con che faccia si può scrivere? E fare una cosa con effusione?
Effusione di che? – È un altro francesismo nulla di più facile, ed è
contennendo alla spiccia per “alla lesta„ e non di buona lingua facilitazione
per “agevolezza„. – Ti accludo. Oibò! “Ti includo„ Carta di
visita. Eh, via! “Biglietto di visita„. – Abbi la compiacenza. Che
roba e? Si dice: “Cortesia, gentilezza„. – Ricevuta non si dice che per
danaro: “ricevimento„. – E bellino il francesismo non ho bisogno di dirti per
“non occorre, non importa ch’io ti dica„! E quest’altro: sono a tua
disposizione per “ai tuoi comandi„! E pochezza per “insufficienza„ è
voce non solo brutta, ma falsa. E in attesa è un fiore del gergaccio
burocratico. E non è un bel modo una stretta di mano come si direbbe una
“stretta d’occhi o di spalle„. Ed ecco il razzo finale: Tienmi per la vita! Perchè
vuol che lo tengano per la vita? Ha paura di cascare?
*
Hai visto
che po’ po’ di roba. E i modi bollati nella lettera di quel disgraziato zio non
sono che una parte minuscola del numero grandissimo che il professor Pataracchi
e altri come lui bollerebbero. Sfoglia i dizionari dei francesismi, i [253] vocabolari dei modi errati, i lessici della corrotta italianità, e altri simili:
ci troverai riprovate, per ragioni diverse, un’infinità (ma no, anche infinità
è un francesismo), dirò: innumerevoli parole e locuzioni, che si senton
dire continuamente da persone colte d’ogni parte d’Italia, (non esclusa la
Toscana), e che si trovano a ogni tratto anche in libri di scrittori, i quali
hanno tutt’altro che reputazione di barbari. Tu m’interrompi per dirmi: –
Ebbene? Tante grazie. È una bella notizia per incoraggiarmi a studiare
l’italiano. C’è da darsi al diavolo. Posso dire come Scrupolino, che val meglio
studiare il cinese. – Ma no; non per iscoraggiarti dico quello che dico; ma per
preservarti da ogni scoraggiamento che ti potesse cogliere andando innanzi
nello studio. Voglio dire che se darai retta a tutto quello che dicono i
vagliatori e distillatori e lavandai della lingua, che non hanno altro da fare,
e’ ti faranno il capo, ti faranno,
grosso come un cocomero di Prato;
che se,
fin da principio, ti vorrai proporre di parlare e di scrivere un italiano
assolutamente immacolato, nel modo che lo vorrebbero i Pataracchi, dovrai darti
tal cura e durar tanta fatica, che a questo solo si ridurranno i tuoi studi,
che starai fermo invece di procedere, e non farai che difenderti in luogo di
conquistare. Nè t’incoraggio a barbareggiare con questo, che Dio mi liberi;
poichè moltissimi dei modi d’uso corrente, che i puristi condannano, sono di
fatto erronei o barbari o brutti, e devi imparare a conoscerli per non usarli,
e per conoscerli è bene che tu legga [254] i libri citati, dove
sono raccolti. Ma questo lavoro di ripulimento della lingua tu devi farlo a
poco a poco, tranquillamente, come un esercizio igienico; non con la furia di
mondarti d’ogni impurità tutt’a un tratto, come molti fanno, che è un mettersi
a un’impresa disperata. E devi considerare che molti di quei modi sono
inevitabili, che che se ne dica, e che dalla lingua italiana non s’estirperanno
più, per quanto si faccia; e che sull’erroneità di molti altri non concordano
neppure i linguisti più severi; e che questi stessi linguisti severissimi,
quando non scrivono o non parlano di lingua, si lasciano scappare dalla bocca o
dalla penna una buona parte delle parole e delle locuzioni a cui nei loro
codici dànno lo sfratto.
Va’
dunque franco. Non ti costerà gran fatica lo scansare prima di tutto i
francesismi, che si riconoscono alla brutta faccia. Tu non hai bisogno di
ricorrere ai dizionari per sapere che sono francesismi sformati circostanziare,
debuttare, decampare, defezionare, dettagliare, dilazionare, formalizzare,
negligentare, rivoluzionare, terrorizzare, e altri errori simili, che
suonano nella lingua italiana come le stecche false nel canto. E non ti
lascerai scappare dalla penna nè “declinare il proprio nome„, nè “demolire
una reputazione„, nè “fare delle amabilità„, nè “colmare di attenzioni„;
e non dirai che in una casa c’è tutto il confortabile, per dire che c’è
ogni comodità e ogni agio; nè che sei andato a Genova o a Milano in una data epoca;
nè che un dato scrittore la importa per bellezza di stile sopra un
altro; nè tanti altri modi dello stesso genere, nei quali è evidente il [255] conio straniero falsificato, e che pure si dànno
giornalmente e si accettano come moneta di zecca italiana. Bada per ora che non
cadano nella tua lingua le grosse immondizie, e spazza via quelle che ci sono.
Poi, avvezzandoti a far pulizia nella casa, diventerai a poco a poco in quel
lavoro sempre più accurato e meticoloso, fino a volerla tersa e lucente come
uno specchio. Ora devi provveder soprattutto ad ammobiliarla, a mettervi tutto
quello che è necessario e utile, e a darle un aspetto generale decoroso, senza
star dietro a tutte le minuzie e cercar la perfezione in ogni nonnulla.
Che cos’è
questo vocìo? Viene innanzi una folla. Mi par di riconoscervi qualcuno. Senti
che gridano essi stessi chi sono, l’un dopo l’altro.
Abbonamento
– Abitudine – Accattonaggio – Aggiotaggio
– Affarismo – Affarista – Ballottaggio – Canotto – Canottiere –
Carriera (per professione) – Colpo di stato – Comitato – Crisi ministeriale
– Decorazione (per insegna cavalieresca) – Dimostrazione popolare
– Esplosione – Esposizione – Evoluzione storica – Favoritismo –
Giornalismo – Genio (per uomo di genio) – L’insieme (per “il tutto„)
– Influenza (per influsso) – Interpellanza – Iniziativa – Manovra
– Marcia – Mozione – Panico (per timor panico) – Pensione (per
retta o dozzina) – Personale d’un’amministrazione – Pompa (da
incendi) – Proclama – Proiettile – Progetto – Protezionismo – Reazione
– Solidarietà – Uomo di spirito – Specialista – Spionaggio – Successo – Insuccesso
– Interesse, interessante, interessare – Naturalizzare – Materializzare –
Sorvegliare – Speculare – Subire – Sensibile [256] – Suscettibile – Indispensabile – Normale – Anormale
– Obbligatorio – Refrattario – Seducente – I prodotti dell’industria
– Le produzioni teatrali – I torbidi di Vattelapesca – Abbasso
i tiranni!...
Ci
vorrebbe altro a sentirli tutti. Ma ora gridano tutti insieme. Sentiamoli.
“Noi
siamo francesismi, barbarismi, sconce parole, tutto quello che volete.
Ma arrestate il nostro corso, se vi riesce, signori Pataracchi e compagnia.
Abbiamo preso l’aire e non c’è più freno per tenerci, disse un dei pochi di
voi, che hanno vista lunga e senso di discrezione. Avete avuto un bel gridare e
scaraventarci addosso tòrsoli e sassi e tenderci funi a traverso la strada: noi
siamo andati oltre, e ci siamo sparsi da per tutto; cacciati dalle porte, siamo
rientrati per le finestre; dalle bocche dei mal parlanti siamo passati a
quelle di chi parla meglio; abbiamo invaso i giornali, i trattati, le leggi, le
cattedre, il Parlamento, i vocabolari, le Accademie; e ci siamo e ci
resteremo.
Abbasso
i Pataracchi!„
[257]
|