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Luigia Emanuel Saredo (alias Luisa Saredo)
Racconti

IntraText CT - Lettura del testo

  • UN MATRIMONIO DI CONVENIENZA.
    • PARTE PRIMA.   NARRAZIONE DELLA BARONESSA VALERIA CAMPOCHIARO ALL'AVVOCATO NATALE VALENTI.
      • V
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V.

 

Tutto era disposto per la nostra pronta unione. Gl'invitati di mio padre giungevano alla fila. Ceprano intera era in movimento; la nostra tenuta di Rovigliano essendo a pochi passi dalla città, gli era nella cattedrale stessa che il matrimonio doveva aver luogo. La chiesa era parata a festa un giorno prima; ogni cosa doveva essere degna delle due nobili famiglie che stavano per stringere parentela fra loro.

Come avviene sovente quando si tratta di solennità, il cielo turbò non poco l'allegria degli abitanti di Ceprano; si rannuvolò ad un tratto, e nella notte che precedette le mie malaugurate nozze, il più orribile temporale scoppiò, e parve voler mandare sottosopra tutto il paese. Al sorgere dell'aurora le nostre campagne rassomigliavano ad un campo di battaglia; dalla mia finestra vidi gli alberi sradicati giacere come tanti cadaveri sul terreno, e una tristezza infinita m'invase ritrovando nella natura l'emblema della desolazione, a cui la mia giovane vita sembrava omai condannata. Pur troppo non m'ingannavo!

Lo stato dell'atmosfera contribuì non poco a gettare un velo cupo sulla cerimonia nuziale. L'aria, benchè fosse nella stagione estiva, si era tanto raffreddata, che le signore tremavano sotto i loro abiti di veli e trine. In quanto a me, ebbi dei brividi per tutto il tempo, in cui, abbandonata alle mani di tre cameriere e di una moltitudine di amiche, senza contare le mie sorelle, venni stiracchiata in tutti i versi, sotto pretesto di essere aiutata nella grave occupazione del mio acconciamento. Tutte erano nervose e malcontente, e sembravano quasi irritarsi contro di me che non avevo saputo avere il cielo propizio nel più bel giorno della mia vita.

Donna Maria Concetta sola era sempre sorridente: adorna di un vestito celeste che faceva a pugni col colorito bruno-giallo della sua pelle, ci annoiava tutte coll'eterno cicaleccio e col riso smodato a cui si abbandonava nell'intendimento di animare il nostro crocchio: ma non vi riescì, e io mi recai verso le persone che mi attendevano in sala, non col lieto accompagnamento che si addice ad una fidanzata, ma colla scorta taciturna e cupa di un mortorio.

Il barone era accigliato anch'esso: non aveva potuto chiudere occhio durante la notte, era annoiato di trovarsi imprigionato in un abito nuovo, egli che vestiva quasi sempre da campagnolo, di essere obbligato a ricevere un mondo di complimenti, che so io? Il fatto è che non mi diede quasi neppure uno sguardo, borbottando perchè mio padre non aveva pensato a far allestire una cappella in casa per la celebrazione della cerimonia nuziale.

Ma era tardi per pensare a ciò. Partimmo per la chiesa appena che il tempo ci lasciò un momento di respiro: in via però un acquazzone anche più violento ci colse, cosicchè, malgrado di mille precauzioni, c'inzuppammo discretamente allo scendere di carrozza, e l'idea dei vestiti sciupati e dei raffreddori in prospettiva accrebbe il malumore delle signore. Io camminavo come in un sogno, osservando con una specie di sgomento tante guancie smorte intorno a me, tanti visi contratti che sembravano già piangere sul mio destino.

Tornammo a casa, Dio sa come. Era cosa stabilita che dopo una lauta colezione, mio marito (pur troppo era mio marito!) ed io avremmo presa la via di Napoli, ove dovevamo passare alcuni giorni. Don Gaetano voleva partire nonostante, ma il cielo era tanto orribile, la pioggia così, insistente, che tutti cercarono di distoglierlo da questo suo desiderio: egli allora, per ingannare il tempo, si ripose a bere, e bevette tanto che, quando un capriccioso raggio di sole fece capolino verso il tramonto, non si trovava assolutamente più in grado di partire.

Venne nondimeno barcollante verso di me, che stavo abbattuta in un angolo, e pigliandomi quasi di peso per la vita voleva che mi disponessi al viaggio. E perchè mio padre, vedendolo in quello stato, si oppose formalmente, egli cominciò a strepitare e a minacciare tutti in guisa che gli invitati, rimasti ancora in casa, fuggirono desolati; ai domestici, che gli si affacciarono, egli voleva spaccare il cranio con una seggiola; divenne, in breve, tanto furibondo, che dovettero trasportarlo in quattro nella sua camera, ove è probabile che si addormentasse, perchè nessuno l'intese più sino al mattino.

Ero così spaventata da quella scena, che mi sentivo quasi vacillare; bentosto una mano strinse la mia: era quella di donna Maria Concetta. M'abbracciò come sempre, e mi susurrò in via di consolazione:

- Fatevi coraggio, bambina mia, vedrete che io saprò difendervi e consolarvi quando vostro marito si oblierà come oggi: ciò non gli avviene poi tanto spesso. Oggi l'hanno contrariato nel non lasciarlo partire, e si è consolato a quel modo: che volete? è fatto così, ma non è cattivo, ve lo affermo io. -

Non risposi nulla: ero tanto angosciata, che cercai solo di cogliere il destro per fuggirmene in camera mia e rinchiudermi a doppio giro. Si può ben pensare che non dormii.

Verso mezzanotte, agitata, in preda ai più foschi pensieri, scesi dal letto, ove m'ero buttata vestita, e apersi piano piano la finestra. Ogni traccia d'uragano era sparita, il cielo ridivenuto limpido e l'aria tepida. Un rumore di passi nel giardino ferì il mio orecchio. La luna aveva cominciato a splendere, riconobbi tosto le due persone che stavano così a prendere il fresco: erano donna Maria Concetta e il suo figliuolo Corrado.

Passarono sotto la mia finestra discorrendo piuttosto forte, secondo l'abitudine meridionale. Potei afferrare queste parole:

- Vi dico che è una scioccherella e la faremo presto camminare, - diceva Corrado.

- Non tanto, - rispose la madre; - è un'acqua cheta, ma avrà da fare con me: ho uno scopo, e spero che lo conseguirò. -

Si allontanarono e non intesi altro. Parlavano senza dubbio di me. Avevo ben ragione di diffidare di quella donna tutta miele e tutta sorriso.

Fra lei e un marito come il mio, quale poteva essere la mia vita?

Mi rigettai sul letto disperata.

Tale fu la mia prima notte di nozze.

 




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