VIII.
Ma non anticipiamo sui fatti. Al profluvio di parole della
cognata stimai inutile rispondere; conoscevo la tenacità che ella poneva nei
suoi propositi: risolsi invece imprudentemente di cogliere la prima occasione
per cercare di smascherarla un poco agli occhi del barone. Ella me ne offerse
appunto il destro in quel giorno medesimo.
A mensa, temendo forse che io stessa ne parlassi, narrò con
quel suo fare misericordioso, del desiderio che io avevo espresso con lei di
aiutarla nel pesante fardello di dirigere la casa. Era questa, diss'ella,
certamente una prova del mio buon cuore, fors'anco - e in ciò potevo avere
mille volte ragione - un indizio della poca soddisfazione da me provata per la
maniera, colla quale essa, donna Concetta, sapeva ordinare le cose. Riconosceva
benissimo, che fra i principi romani, e sottolineò in modo particolare la
parola principi, vi dovevano essere ben altre esigenze; ma ad Altamura
tutto si faceva più alla buona. Don Gaetano era sempre stato contento; se io la
pensavo però diversamente, come padrona assoluta di casa, non avevo che a
parlare, a comandare. Essa non era nulla in famiglia, era fatta per servirmi,
per compiacermi, e io non avevo che a spiegarle i miei desiderii, ma non dovevo
uscire perciò dalle dolci abitudini che solo convenivano allo stato della mia
cagionevole salute, alle grazie soavi della mia persona.
Credo che donna Maria Concetta avrebbe continuato per un
pezzo a parlare in questa maniera senza che io potessi trovare sufficiente
fiato per interromperla, se don Gaetano stesso, impazientito, non le avesse
imposto autorevolmente silenzio.
- Siete pazza! - diss'egli con subitanea irritazione; - che
cosa è quest'umiliarvi dinanzi a Valeria? Che vuole essa, che pretende? Il
padrone di casa sono io, e in ogni caso, gli è a me che dovreste rendere dei
conti e non a lei. Quando io sono soddisfatto vorrei vedere che ella si
lagnasse: colla famosa dote che ha avuto dal principe suo padre! -
Anch'esso sottolineò, con una specie d'ironia, la parola principe,
e non era la prima volta che alludeva alla povertà della mia famiglia; non già
che il suo animo fosse interessato, ma perchè l'idea di ferirmi gli sorrideva
di quando in quando. In quel momento l'umiltà calcolata di donna Maria Concetta
aveva ravvivato il suo orgoglio in un coi sentimenti di affetto che
nudriva pei congiunti, al punto che la sola supposizione che io volessi
offenderli lo poneva fuori di sè. Questi suoi modi che indicavano una
prevenzione ingiusta a mio riguardo, m'irritarono profondamente e risvegliarono
tutto quel poco coraggio, di cui mi sentivo capace. Stesi la mano verso di lui
pregandolo di lasciarmi parlare almeno prima di condannarmi.
- E che volete dire? - sclamò esso con cera brusca: -
spiegatevi, eppoi finiamola....
- Per carità, don Gaetano, - interruppe tosto donna
Concetta, - non siete buono che a spaventarla. Non vedete come trema? Mio Dio,
come si fa pallida, ella sta per cadere in isvenimento. -
Così dicendo, veniva a me colle mani tese come se volesse
accogliermi nelle sue braccia; la mia pazienza con lei era giunta al termine;
sentivo che l'ira, da cui ero dominata, mi faceva momentaneamente forte, mi
levai risoluta e la respinsi, dicendo:
- Non tremo, no, non sto per cadere in sincope: state
addietro, ve ne prego, donna Concetta, e risparmiatemi una volta almeno
l'insulto della vostra commiserazione. Io non mi sono mai lagnata di nulla in
questa casa, non vi ho mai pregata di farvi interprete mia verso mio marito.
Siete voi che mi perseguitate con una benevolenza che mi è divenuta odiosa. So,
che non possedendo alcuna dote mi competono ben pochi diritti; ma appunto
perchè sono povera, vorrei cercare di rendermi utile anch'io vigilando
sull'andamento della casa. Nessuno più di me può avere a cuore gl'interessi di
don Gaetano; io sono sua moglie; voi non siete che sua cognata, avete delle
affezioni più vive di quella che gli portate, avete vostro figlio.... -
Qui la mia voce si affievolì. Cominciavo a comprendere che
il terreno scottava; che, trascinata dalla mia giusta ira, andavo fuori del
seminato. Donna Maria Concetta ne profittò per mandare acute grida, che
soffocarono totalmente 1e mie parole.
Aveva ella vissuto sino a quel giorno per sentirsi accusata
in tal guisa? Si dubitava dunque di lei, della sua devozione alla casa del
cognato, che era il suo sostegno e quello del suo figliuolo? La si credeva
incapace così d'ogni sentimento di riconoscenza e d'onestà? E don Gaetano, che
la conosceva da tanto tempo, poteva tollerare che ella venisse trattata quasi
come una serva infedele? Ma aveva torto di dolersi; che cosa era essa? Lo avevo
detto io, non era che la cognata; doveva cedere il posto alla sposa amata,
uscire forse di casa....
Qui ella diede in forti singulti, in urla disperate, e finì
per cadere sopra un sofà dibattendosi come se fosse assalita da crudeli
convulsioni. Vedendo ciò, mio marito mi tolse furiosamente per una mano, e mi
disse:
- Siete un mostro di perversità e d'invidia. Donna Concetta
vi è venuta in odio, perchè possiede la mia confidenza ed è degna di averla.
Ella è piena di cuore, esperta in tutto; voi siete inetta ed insensibile.
Maledetto il giorno, in cui vi ho sposata! La mia casa è sempre stata
tranquilla, bene ordinata grazie all'attività di donna Concetta: voi volete
attraversarle la via, sperando di disgustarla; ma l'avete sbagliata d'assai: io
non ascolterò mai nulla di biasimevole sul conto suo, persuaso che non potrebbe
essere che una invenzione, e saprò obbligarvi a rispettarla: è come una cara
sorella per me: a questo titolo dovete mostrarvi dolce e buona verso di lei: è
più attempata di voi, dovete esserle sottomessa; tale è la mia volontà e
imparerete ad eseguirla. Vergognatevi di avere posto una donna forte come lei
in quello stato. -
Donna Maria Concetta era omai circondata da tutte le donne
della casa accorse alle sue grida. Si dibatteva ancora gemendo sommessamente.
Don Gaetano le si avvicinò, e vedendo che i di lei occhi semiaperti erano pieni
di lagrime, tornò a me sempre più incollerito.
Io non avevo fatto un passo nè un gesto. Confesso che
credevo poco alle convulsioni di donna Concetta; ma l'aspetto irritato di mio
marito mi spaventava. Indietreggiai vedendolo venire a me, ma egli mi seguì, mi
ripigliò per la mano e trascinandomi dinanzi alla cognata, mi disse con accento
imperativo
- Chiedetele scusa. -
Non volevo, non potevo. Stetti immobile e muta.
- In ginocchio, - gridò allora mio marito, cercando di
piegarmi; - in ginocchio!
Tentai resistergli. L'umiliazione era troppo crudele; ma
bentosto la sua mano pesante mi obbligò a chinarmi con tale violenza, che caddi
malamente battendo il capo contro la mensa che stava ancora apparecchiata;
mandai un sordo gemito e non intesi più nulla.
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