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Luigia Emanuel Saredo (alias Luisa Saredo)
Racconti

IntraText CT - Lettura del testo

  • UN MATRIMONIO DI CONVENIENZA.
    • PARTE PRIMA.   NARRAZIONE DELLA BARONESSA VALERIA CAMPOCHIARO ALL'AVVOCATO NATALE VALENTI.
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X.

 

Nel domane il dottore Daniele mi venne presentato. Vidi un giovane alto e pallido, dotato di una fisionomia simpatica. Aveva le maniere cortesi, riserbate, e tutto il garbo di un vero gentiluomo, quantunque suo padre discendesse da molte generazioni di fattori. Un lungo soggiorno in Francia gli aveva fatto obliare il dialetto nativo di Altamura, e la sua stessa favella italiana si risentiva alquanto del paese straniero, da cui veniva, senza che ciò, fosse menomamente spiacevole in lui.

Non posso negare che m'inspirò fiducia, e che lo accolsi con cortesia.

Mi fece alcune interrogazioni mediche con una delicatezza, a cui suo padre non mi aveva guari abituata: tastò appena il mio polso, eppoi si pose a discorrere di cose indifferenti. Infine, prima di prendere congedo, visitò un gran numero d'ampolline che ingombravano il mio tavolino, e disse:

- Se credete, padre mio, metteremo tutte queste medicine da un lato. La signora baronessa mi sembra troppo debole per reggere ad un sistema farmaceutico. Materialmente ha bisogno di nutrimento leggiero, sostanziale e nulla più.

- Le si fa tutto quello che può desiderare, - disse vivamente donna Concetta, che assisteva al consulto con mio marito.

- Non ne dubito, - replicò il giovane dottore, - ma anche questo non basta: ci vuole pure il nutrimento dello spirito, e io credo che la signora baronessa abbia bisogno di distrazione. -

Don Gaetano spalancò gli occhi, donna Maria Concetta gli rivolse un'occhiata che, a parer mio, voleva significare: - Ve l'ho detto? -

Il dottore continuò dirigendosi a me:

- Come passa il suo tempo, signora baronessa? -

Non seppi troppo che rispondere e arrossii: non volevo confessare che mi annoiavo immensamente, ma egli dovette indovinarlo, perchè continuò quasi subito:

- È necessario che ella scacci un poco l'apatia, dalla quale, nello stato di debolezza in cui si trova, è naturalmente dominata. Deve occuparsi di cose che non l'affatichino, eppure le sollevino la mente. Ama la lettura? Il signor barone può far venire da Napoli quanti libri vuole: le piacerebbe, per caso, che io le indicassi i più recenti e migliori lavori della letteratura amena francese ed inglese?

In fatto di libri ameni avevo letto poco o nulla: i classici italiani, permessi ad una fanciulla, e qualche cosa di francese del genere di Paolo e Virginia; ma come tutte le donne, ero naturalmente smaniosa di conoscere le creazioni di tanti autori stranieri, di cui non sapevo altro che il nome: i miei occhi dovettero dunque brillare di desiderio, mentre sclamavo senza riflettere:

- Mi farebbe un vero favore, perchè ad Altamura non saprei chi altri mi potrebbe dirigere in questa cosa.

- Non io di certo, - disse a questo punto mio marito con aspetto accigliato. - Ho sempre inteso dire che le letture guastano il cervello delle donne: tuttavia mi dichiaro tutto pronto a contentare qualsiasi capriccio di mia moglie, ed oggi stesso scriverò a Napoli per far venire tutto ciò che le botteghe de' librai accolgono di meglio. -

Il dottore parve alquanto imbarazzato della maniera con cui il suo consiglio veniva preso dal barone; si rimise però subito, e ripigliò con accento pieno di cortese deferenza:

- Ammetto con lei, signor barone, che le soverchie letture possono riescire nocevoli, ma soltanto nel caso, in cui la persona che vi si abbandona possieda una fantasia già naturalmente riscaldata. Questo non può essere il caso nostro, ed io spero un aiuto potente da una giusta distrazione.

- Singolare medicina! - sclamò mio marito con ironia: - donna Valeria non può digerire una tazza di brodo e si vuole ch'ella faccia un'indigestione di libri. Per me acconsento a tutto per non vederla più così pallida e sfinita, ma credo che l'aria e il movimento gioverebbero meglio.

- Appunto, - annuì tosto il dottor Daniele: - aria e movimento, quando appena le sarà possibile di sopportare l'una e l'altra cosa. La signora baronessa si stancherà da se stessa del riposo, e allora, - soggiunse rivolgendosi verso di me, - le consiglierei di raccogliere tutto il suo coraggio; il signor barone le cercherà fra i suoi numerosi cavalli uno dei più docili, e se non sa cavalcare, in pochi giorni, con un maestro come don Gaetano, potrà fare spesso qualche trottata pei nostri pittoreschi paesi. -

Donna Maria Concetta teneva gli occhi rivolti al soffitto e fece un cenno col capo che voleva, senza dubbio, significare: - Quel medico è matto! -

Don Gaetano pure si pose a ridere d'un riso un po' beffardo, mentre sclamava:

- In fede mia, caro Daniele, siete un medico di nuovo genere. Non ho mai udito parlare di cure che assomiglino alle vostre. Aspetto ad esprimervene la mia riconoscenza, quando ne vedrò i risultati. -

Il dottor Daniele si strinse nelle spalle senza rispondere, ma mi parve un poco offeso. Il vecchio dottore, diviso tra il rispetto che era avvezzo a dimostrare al barone e il suo orgoglio paterno, disse con un accento mezzo forzato e mezzo allegro:

- Il fatto è che le mie medicine finora non hanno prodotto un briciolo di bene: per conto mio dichiaro che cedo il mio posto a Daniele: sono persuaso che sarà più fortunato di me, e che la signora baronessa se ne dichiarerà in breve soddisfatta. -

Se mio marito si fosse mostrato quale doveva essere, gentile e deferente verso il dottor Daniele, credo bene che io sarei rimasta più fredda e più contenuta con lui: ma appunto perchè don Gaetano pareva disprezzare la scienza del giovane medico, io mi credetti obbligata di fargli obliare la maniera poco garbata con cui era accolto, e dissi prontamente colla maggior cortesia possibile:

- Non dubito che sarò soddisfatta della cura del dottor Daniele: già fin d'ora mi dichiaro contentissima delle medicine che mi propone. Senza offendervi, caro dottore, - soggiunsi scherzevolmente, stendendo la mano al vecchio medico, - preferisco le nuove medicine a quelle ampolline che non guardavo mai senza un sentimento di ribrezzo. Me lo perdonate, non è vero?

- Il mio è l'antico sistema, - disse il dottore De Luca, stringendomi lietamente la mano, tanto egli amava farsi piccino dinanzi alla scienza del figlio; - io sono buono pei vecchi, ma non vi sono che i giovani per comprendere le signore delicate come lei. Vedrà che ella se la intenderà egregiamente col mio Daniele.

- Ne sono persuasa, - risposi sempre sorridente, tanto l'aspetto un poco mortificato del giovane dottore mi faceva pena.

Stesi la mano anche a lui e gliela strinsi per fargli coraggio; egli s'inchinò profondamente e se ne andò con suo padre.

Donna Maria Concetta, appena partiti i dottori, si pose a raccogliere silenziosamente le ampolle delle medicine, e uscì piano piano. Don Gaetano passeggiava su e giù per la stanza. Ad un tratto si rivolse a me e disse:

- Scriverò subito a Napoli pei libri: avete qui carta e calamaio? -

Gl'indicai l'occorrente per scrivere. Si assise alla mia scrivania, cominciò una lettera, eppoi buttò via il foglio.

- Io non m'intendo di libri, - disse; - quali sono gli autori che preferite?

- Non so neppure io, - risposi timidamente: - il dottor Daniele aveva offerto una nota dei migliori lavori....

- Oh, il dottor Daniele! - sclamò violentemente il barone balzando in piedi con impeto.

Ma poi soggiunse con maggior calma e tornando a sedere:

- Capite bene che Daniele non ha nulla che fare in questo: mi pare che la duchessa di San Goffredo, la zia di vostro padre, sia donna da passare tutto il suo tempo a leggere dei romanzi; scriverò a lei. -

E vergò in furia la lettera.

Io lo guardavo di sottecchi, sorpresa assai. Era esso geloso per caso? Oh se la sua gelosia avesse potuto indicare un po' d'amore, forse ne sarei stata lieta! Ma non lo credevo, no, non lo speravo!

 




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