I. Nel secolo di Leone X una
erudizione strabocchevole recò i raffinamenti della critica tant'oltre da
preferire per sino la eleganza del gusto agli ardimenti del genio. Così le
leggi della lingua italiana vennero desunte, e i modelli della poesia trascelti
esclusivamente dall'opere del Petrarca; il quale proclamato allora da più di
Dante, la sentenza durò fino a' dì nostri indisputata. Lo stesso Petrarca non
facendo divario da Dante ad altri dalla propria fama ecclissati, così li mesce:
Ma ben ti prego che 'n la terza
spera
Guitton saluti e messer Cino e
Dante,
Franceschin nostro, e tutta quella
schiera.
Sonetto 247.
Così or quinci or quindi
rimirando,
Vidi in una fiorita e verde
piaggia
Gente che d'amor givan ragionando.
Ecco Dante e Beatrice; ecco
Selvaggia;
Ecco Cin da Pistoia; Guitton d'Arezzo;
. .
. . . . .
. . .
Ecco i duo Guidi, che già furo
in prezzo;
Onesto Bolognese, e i Siciliani.
Trionfo d'Amore, cap. IV.
Il Boccaccio, scoraggito dalla fama di questi due maestri solenni,
erasi proposto di ardere le sue poesie. Il Petrarca ne lo distolse,
scrivendogli in cotal aria di umiltà alquanto discorde dall'indole di un uomo
che di sua natura non era ipocrita. «Voi siete filosofo e cristiano,» dic'egli,
«e pure siete scontento di voi, perchè non siete illustre poeta! Dacchè altri
occupò il primo seggio, siate pago del secondo, e io mi piglierò il terzo.»145
— Il Boccaccio, accortosi dell'ironia e dell'allusione, mandò il poema di Dante
al Petrarca, supplicandolo «a non volere sdegnare di leggere l'opera di un
grand'uomo, dal cui capo l'esilio e la morte, che lo rapì nel vigore degli
anni, avevano strappato l'alloro.»146 — Leggetelo, ve ne scongiuro; il
vostro genio arriva al cielo, e la gloria vostra si stende oltre i limiti della
terra: ma considerate, essere Dante nostro concittadino; aver lui mostrato
quanto può la lingua nostra; la vita sua essere stata sventurata; lui avere
impreso e sostenuto ogni cosa per la gloria; ed essere tuttavia perseguíto
dalla calunnia e dall'invidia fin entro il sepolcro. Se voi lo loderete, farete
onore a lui — farete onore a voi stesso — farete onore all'Italia, di cui siete
la gloria maggiore e l'unica speranza.»
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