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Erminio Juvalta
Dottrina delle due etiche di Spencer e morale come scienza

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INTRODUZIONE

 

1. - Pubblicando nel giugno del 1879 I dati dell'Etica prima che fossero composti il secondo e il terzo volume dei Principî di Sociologia, lo Spencer giustificava questa deviazione dall'ordine del suo programma col timore di non poter compiere l'opera finale della serie: I principi di Etica.

 

«Degli indizi che in questi ultimi anni si ripetono con maggior frequenza e chiarezza m'hanno avvertito che la salute, se non la vita, mi può venir meno per sempre, prima che io compia l'ultima parte del compito che ho assegnato a me stesso. Quest'ultima parte è quella per la quale io considero come sussidiarie tutte le parti precedenti. Il mio primo Saggio su L'ufficio proprio del Governo scritto fin dal 1842 indicava vagamente il mio pensiero intorno a certi principî generali di bene e di male nella condotta politica; e da quel tempo in poi il mio fine ultimo, lasciando indietro tutti i fini prossimi è stato quello di trovare una base scientifica ai principî del giusto e dell'ingiusto nella condotta in tutta la sua estensione. Lasciare incompiuto questo fine, dopo aver fatta una preparazione cosí ampia per raggiungerlo, sarebbe una sventura alla cui probabilità non posso pensare senza sgomento; e sono ansioso di evitarla, se non del tutto, almeno in parte»1.

 

Qualche cosa di simile alla catastrofe preveduta sopraggiunse infatti; perché dopo un lento decadimento e indebolimento progressivo egli fu costretto dall'86 al 90 a sospendere qualsiasi lavoro. Fortunatamente nel 90 poté riprenderlo: ed anche allora, la sua prima preoccupazione fu quella di compiere i Principî di Etica; e pose subito mano a quella parte della Morale, che dopo i Dati gli pareva piú importante: la quarta (Giustizia)2.

Colle parole e col fatto egli mostrava dunque che l'intento supremo al quale consapevolmente convergevano tutti i risultati della sua speculazione, era un intento morale. Par che riecheggi in lui la voce di Spinoza: Finis in scientiis est unicus ad quem omnes sunt dirigendae3. E in realtà, come le idee madri della sua teoria penetrano e illuminano tutti gli scritti suoi, anche i minori, cosí vi circola dentro e li riscalda il soffio vigoroso del suo ottimismo; e la dottrina dell'evoluzione par che diventi nel suo pensiero soprattutto la comprensione del processo naturale e necessario che produrrà in un avvenire lontano ma sicuro una umanità giusta e felice. Animata cosí di speranza, la dottrina prende colore di fede. E veramente egli la professò come una fede; non soltanto visse per la sua dottrina, ma visse la sua dottrina. E i principî che pone a fondamento della morale e del diritto, e di cui vuol trovare le ragioni nelle leggi stesse dell'universo, ispirano e governano con indomita costanza tutti i suoi giudizi e tutte le sue opinioni, da quelle sulla Educazione a quelle sull'Etica delle carceri, dalle idee sulla Morale politica assoluta alle proteste contro il «brigantaggio politico», dalle ironie contro «la Sapienza collettiva» a quelle contro «i diecimila sacerdoti della religione d'amore che non apron bocca quando la nazione è mossa dalla religione dell'odio».

 

2. - Quella unità e solidarietà di principî teorici e pratici, per cui la sua morale si presenta come scienza e la sua scienza come una morale, e questo continuo cimentare che egli faceva i suoi principî con tutti i problemi piú vivi del suo tempo, onde la sua dottrina pareva prender veste di programma sociale e politico, hanno certamente contribuito a produrre questo doppio effetto: che la preoccupazione morale si insinuasse anche nella critica delle sue dottrine teoriche; e che l'opera sua, considerata prevalentemente, se non talora quasi esclusivamente, come l'espressione di certe tendenze e di un certo indirizzo religioso morale economico politico, apparisse, col prevaler di tendenze e di aspirazioni diverse, invecchiata e oltrepassata di piú, e piú presto, di quel che altrimenti sarebbe apparso.

E cosí poté facilmente accadere che anche certi principî, certi metodi e certe ipotesi fossero lasciati in disparte, o si stimassero superati e come logori e fuori d'uso, non perché se ne fosse mostrata la falsità o la infondatezza, ma perché apparivano connessi e solidali con quel sistema o quell'indirizzo che si giudicavano superati.

Ora se è vero che a intendere il significato e il valore di una dottrina particolare è necessario considerarla nelle relazioni col sistema di dottrine di cui fa parte, non è perciò meno legittimo considerare se essa possa aver valore e segnare un acquisto, anche all'infuori della validità di quel sistema e di quelle altre dottrine, colle quali primamente si svolse.

 

3. - L'intento di questo scritto è appunto di esaminare il valore teorico e metodico della distinzione tra Etica assoluta ed Etica relativa; la quale è bensí, nel pensiero dello Spencer, parte integrante del suo sistema, ma ha, secondo il mio avviso, ragione di essere, indipendentemente dall'applicazione che egli ne fa e dai postulati che l'hanno suggerita.

Perciò si divide naturalmente in due parti: espositiva e critica; la prima rivolta a mettere in chiaro le ragioni e il significato della distinzione nel pensiero dello Spencer; la seconda a esaminare la possibilità e la utilità di mantenerla e applicarla sotto una forma diversa.

L'esposizione comprenderà pure necessariamente due parti: una che richiama, in modo breve quanto è possibile ma esatto, il concetto informatore e i lineamenti fondamentali di tutta l'Etica; l'altra che traccia piú distesamente la dottrina particolare esaminata.





1 The principles of Ethics. Pref. To Part I (when first issued separately), London 1892, Vol. I, p. VIII



2 Op. Cit., Pref to Part IV (when first iss. sep.), Vol. II, p. VIII



3 De intell. Emend., II, 16 nota





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