Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Erminio Juvalta
Dottrina delle due etiche di Spencer e morale come scienza

IntraText CT - Lettura del testo

  • Parte Terza LA DOTTRINA DELLE DUE ETICHE E LE ESIGENZE DI UNA SCIENZA NORMATIVA MORALE
    • Capitolo Ottavo IL TIPO DI SOCIETÀ GIUSTA DELLO SPENCER
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Capitolo Ottavo

IL TIPO DI SOCIETÀ GIUSTA DELLO SPENCER

 

9. - In un articolo di risposta ad alcune critiche mosse ai dati dell'Etica lo Spencer polemizzando col prof. Means cosí si esprimeva a proposito del modo di intendere la giustizia: «A molti sembra ingiusto che la dura fatica di un bifolco gli faccia guadagnare in una settimana meno di quanto un medico guadagna facilmente in un quarto d'ora. Molti sostengono essere ingiusto che i figli del povero non possano avere i vantaggi dell'educazione che hanno i figli del ricco. Ma queste deficienze nelle quote di felicità che alcuni ritraggono dalla cooperazione, siccome derivano da ereditata inferiorità di natura, o da inferiorità di condizioni in cui i loro antenati inferiori sono caduti, sono deficienze colle quali la giustizia, come io la intendo, non ha nulla che fare. L'ingiustizia che trasmette alla discendenza malattie e deformità, l'ingiustizia che infligge alla prole le conseguenze penose della stupidità e della cattiva condotta dei genitori, la ingiustizia che costringe quelli che ereditano delle incapacità, a lottare colle difficoltà che ne derivano, l'ingiustizia che lascia in relativa povertà la gran maggioranza, le cui facoltà, di ordine inferiore, apportano ad essi scarsi profitti, è una specie di ingiustizia estranea alla mia tesi».

«Noi dobbiamo accettare, come possiamo, lo stato di cose stabilite, quantunque in forza di esso, una inferiorità della quale l'individuo non ha colpa produca i suoi mali, e una superiorità della quale egli non può vantare nessun merito, apporti i suoi benefizi; e dobbiamo accettare, come possiamo, tutte quelle disuguaglianze che ne derivano nei vantaggi che i cittadini si procacciano colle loro rispettive attività»23.

Ho citato questo passo, non perché gli stessi concetti qui espressi non siano, esplicitamente o implicitamente, sostenuti in tutta quanta la sociologia e la morale dello Spencer, ma perché forse in nessun altro luogo appare piú manifesto il presupposto che vizia la sua concezione della società ideale. Assumendo come elemento del concetto di giustizia — accanto a quello dell'uguale libertà — la condizione ricavata dalla biologia, che la vita progredisce e si eleva soltanto a patto che gli individui superiori godano i vantaggi della loro superiorità e gli inferiori subiscano i danni della loro inferiorità, egli identifica la inferiorità fisiologica e psichica colla inferiorità sociale; la inferiorità che si potrebbe chiamare nativa o costituzionale colla inferiorità che si potrebbe dire di posizione.

Ora, che un uomo debole non possa vincere le medesime resistenze che uno forte, che un bambino poco intelligente impari meno e peggio di un intelligente, è naturale e necessario; ma non si può dire che sia giustoingiusto. Che i figli ereditino l'ingegno o l'ottusità, la sensibilità o l'insensibilità, il vigore o l'infermità dei genitori, e che i primi godano i vantaggi e i secondi sopportino i danni che sono conseguenza rispettivamente di questa loro superiorità o inferiorità ereditata, sarà del pari biologicamente necessario, ma non è ancora né giustoingiusto; diventa bensí giusto o ingiusto rispettare o violare questa relazione naturale, soltanto se si considera questa relazione come condizione di una elevazione progressiva della specie che sia assunta come effetto universalmente desiderabile, cioè come fine.

Ma che i figli del contadino non abbiano la possibilità di venire istruiti o educati, non dipende dalla costituzione fisica e mentale loro propria, ereditata o no, ma dipende da una inferiorità sociale, la quale toglierebbe ad essi questa possibilità anche se la loro costituzione fisica e mentale fosse attissima a questa cultura. Ora, mentre l'analogia della selezione biologica importerebbe che i figli del contadino al pari di quelli del lord potessero porsi allo stesso cimento, salvo a ricavare dalle loro rispettive capacità e sforzi frutti maggiori o minori, la diversità delle condizioni sociali esclude gli uni dalla gara e toglie non solo la necessità ma la possibilità che l'opera di selezione si rinnovi tra i superstiti di ogni nuova generazione sull'unico fondamento delle loro rispettive attitudini e attività. Sul che non è necessario insistere dopo le critiche note e ripetute; ma valga l'accenno per rilevare che a torto lo Spencer identifica colla inferiorità biologica, o, meglio, costituzionale, l'inferiorità che deriva dalle condizioni sociali, e crede che possa valere a giustificare le conseguenze della seconda lo stesso fine che invoca a giustificare le conseguenze della prima. Perché la limitazione alla sfera dei beni conseguibili che è imposta da condizioni esteriori è cosa affatto diversa dalla limitazione che nasce dalla capacità e dalle doti intrinseche; e se questa è giusta, posto che si prenda per fine superiore a ogni altro l'elevazione della specie (e dato che ne sia condizione), quella è giusta soltanto se si considera come fine superiore quella certa forma di cooperazione sociale che la rende necessaria. Anzi quella limitazione d'origine sociale che si ponga come giusta per quest'ultimo rispetto, appare ingiusta per l'altro. E l'ammettere che sia giusta la condizione «che ciascuno sopporti i danni della sua inferiorità e goda i vantaggi della sua superiorità» non include, ma piuttosto esclude l'altra condizione, a torto dallo Spencer compresa o conglobata con quella: che ciascuno sopporti i danni o goda i vantaggi che sono conseguenza di una inferiorità o di una superiorità, la quale risulta non dalle sue doti fisiche e mentali, ma dalla assenza o dalla presenza di certe circostanze esteriori.

E in verità sarebbe da meravigliare che lo Spencer non abbia rilevato la differenza, o non ne abbia tenuto conto, se non si ricordasse che il punto di partenza, il foco centrale da cui muove e attorno a cui si raccoglie la sua speculazione, è, come s'è detto in principio, un ideale etico, anzi propriamente sociale e politico; onde l'intento principale diventa quello di trovare la giustificazione del suo ideale nelle leggi della vita, e per esse nelle leggi stesse dell'universo.

 

10. - Ora il suo ideale sociale e politico è in sostanza quello stesso del liberalismo, in cui crebbe e si maturò il suo pensiero, che era già compiuto e definito nelle sue parti quando usci il prospectus (1860); e perciò nel costruire la sua «società di uomini giusti», per quel che si attiene alla struttura sociale, egli non fa che supporre realizzati i desiderati teorici, o già riconosciuti espressamente, o ricavati logicamente dai postulati economici e politici di quel liberalismo. Il quale era bensí arditamente coerente nella affermazione dei principî e dei corollari riassunti nella formula della giustizia (la uguale libertà per tutti), ma considerava o come anteriori ed estranee a questa legge, o come naturali ad un tempo e conformi ad essa, le diversità storicamente date di condizione economica degli individui e delle classi sociali. Onde lo Spencer non tenne conto della disuguaglianza effettiva, che nell'esercizio di quella libertà, formalmente uguale per tutti, porta l'esistenza di quella diversità, che egli credeva giustificata dalle leggi biologiche.

Ne segue che mentre nella sua società ideale egli costruisce l'individuo giusto facendo astrazione da tutto ciò che nei fini individuali vi può essere di incompatibile non solo colla cooperazione, ma anche colla simpatia; nel costruire invece la società giusta fa bensí astrazione da ogni forma di aggressione esterna e interna che si eserciti, dato lo stato di cose stabilito, ma non fa astrazione da quelle condizioni che importano una reale limitazione diversa nella sfera delle attività e dei fini conseguibili dei singoli; e però la sua non è una società giusta, ma una società di uomini giusti; giusti, direi, secundum quid; la cui giustizia, cioè, è modellata sulle esigenze di una certa struttura sociale, nel configurare la quale egli non tien conto di quelle condizioni che pur suppone soddisfatte nel formare il tipo dell'uomo giusto.

E cosí si avvera qui una incoerenza del genere che si è accennato piú sopra (IV, 8): che le norme della sua giustizia siano applicate a regolare delle relazioni derivate, le quali esistono e sono possibili in grazia di relazioni primarie e fondamentali, che le norme non contemplano e che sono la negazione del criterio applicato in quelle. Perché, mentre suppone che gli individui seguano nella loro condotta una perfetta imparzialità subordinando alle esigenze della giustizia o dell'uguale libertàfine prossimamente supremo — tutti gli altri fini generali e particolari, suppone poi, come proprie di una tale cooperazione di uomini giusti, condizioni che sono in tutto o in parte la negazione dell'imparzialità, e che non esisterebbero se lo stesso criterio dell'imparzialità fosse seguito nel costruire il tipo della società giusta.

È in questo senso che, accennando incidentalmente altrove all'Etica assoluta dello Spencer, notavo come un vizio di essa non un eccesso, ma piuttosto un difetto di astrazione; perché egli assume abusivamente come esigenze costanti e universali di ogni forma di cooperazione, e quindi anche del suo tipo ideale, le condizioni proprie di un certo momento storico; e pone come dati fondamentali di una cooperazione regolata dalla legge della uguale limitazione per tutti, delle condizioni che importano una limitazione disuguale.

Stando cosí le cose, il raggiungimento o l'approssimazione a un tale tipo di società, non può apparire come fine universalmente preferibile, né le norme che esprimono la condotta richiesta da quel tipo possono avere carattere di universale osservabilità sopra ogni altra. E ciò da un doppio punto di vista.

Agli individui delle classi sociali poste, per effetto di quella disuguale limitazione, in condizione di inferiorità, questa inferiorità che non è conseguenza della propria condotta, deve apparire una menomazione ingiusta dei diritti; agli individui delle classi sociali poste in condizioni di superiorità, questa superiorità, che parimenti non è conseguenza della propria condotta, deve apparire, se la coscienza si elevi a una imparzialità universale e coerente, una menomazione ingiusta dei doveri.

 

11. - E nasce di qui quel segreto rancore in chi riceve, e quel senso indefinito di malcontento e quasi di rimorso in chi , che avvelenano talvolta dalle sorgenti la simpatia, oscurando la serenità della beneficenza se la accompagni il dubbio che essa non sia se non un compenso parziale e tardivo di ingiustizie patite e di ingiustizie godute.

La simpatia non può essere schietta dove non regna la giustizia24; e non si possono definire le forme e i limiti della beneficenza se non dopo che siano definite, e siano o si suppongano osservate le norme della giustizia; onde la necessità logica che il tipo ideale della società giusta sia determinato all'infuori da ogni supposta efficacia modificatrice che la simpatia e la beneficenza esercitino sulle condizioni e sulla condotta dei singoli e della società. Soltanto cosí è possibile accertare se il tipo di cooperazione assunto come ideale possa essere universalmente desiderabile, e soltanto cosí è possibile determinare dove la giustizia finisca e la beneficenza cominci; dove finiscano le relazioni di diritto e dove comincino le relazioni di simpatia.

Ora il tipo di società ideale dello Spencer presenta anche questo difetto che deriva inevitabilmente dal primo; di supporre realizzate le condizioni della perfetta simpatia in una società nella quale non sono realizzate le condizioni della giustizia. La sua società è una società piú o meno ingiusta di uomini perfettamente simpatetici; dalla quale egli ricava per un verso le norme della giustizia, e per l'altro le norme della simpatia; invece di essere una società giusta di uomini giusti, quando si tratti di determinare le norme della giustizia; e una società giusta di uomini perfettamente simpatizzanti quando si tratti di determinare le norme della simpatia e della beneficenza.

Ma anche supposto che per questa guisa la perfetta simpatia venga a sanare gli effetti delle inferiorità imposte dalla cooperazione sociale, il tipo che ne risulta presenterebbe sempre questo difetto: che la ricerca e il raggiungimento di alcuni dei fini, ai quali la cooperazione serve, apparirebbe per una parte dei cooperanti subordinata alla benevolenza di un'altra parte. Il qual difetto basterebbe per togliere, nel giudizio di una coscienza imparziale, a quel tipo di cooperazione il carattere di universale preferibilità.

 

12. - Ma il difetto era, come s'è detto, dato il presupposto dello Spencer, inevitabile. La simpatia è per lui il mezzo di conciliazione dell'egoismo coll'altruismo. Ma poiché i limiti rispettivi dell'egoismo e dell'altruismo sono segnati dalle esigenze del suo tipo sociale, la perfetta simpatia è in ultimo la condizione dell'adattamento psicologico dei singoli a queste esigenze. Ed è caratteristico a questo riguardo il fatto che il capitolo, nel quale si tratta dello svolgimento progressivo della simpatia come fattore della conciliazione, porta lo stesso titolo e sostituisce nei Dati il capitolo smarrito e aggiunto poi in appendice, che ho citato piú sopra (v. nota 19), nel quale si cita come esempio di conciliazione tra l'egoismo e l'altruismo l'adattamento alle esigenze della vita sociale delle api e delle formiche. Per questo rispetto direi, se non sembrasse un paradosso, che il grande assertore e propugnatore dell'individualismo, è in fondo, senza che se ne accorga, un difensore della subordinazione totale e definitiva dell'individuo a un tipo di cooperazione sociale, che egli considera bensí come la condizione necessaria alla vita piú elevata dell'individuo e della specie, ma che in realtà vincola il grado di elevazione della vita di un gran numero se non di tutti gli individui, alle esigenze di una certa struttura economica.

E quando egli combatte l'intervento della società nel regolare i rapporti economici, in nome dei diritti dell'individuo, dimentica che una parte considerevole di quei diritti sono in realtà diritti di alcuni soltanto, e non di tutti, e che questa disparità ha la sua radice nella costituzione economica, che lo stato, come egli lo vuole, interviene pure a sancire e a difendere. La quale osservazione, giova notarlo, non vale per sé né pro né contro il cosiddetto socialismo di stato; vale soltanto a provare che l'individualismo dello Spencer non è, come pare, un individualismo universale, ma un individualismo particolare.

Cosí, il difetto capitale del tipo di società dello Spencer come in genere del cosiddetto «stato di diritto» nasce non da quel che afferma, ma da quel che dimentica; non dal riconoscere e difendere le esigenze della uguale libertà per tutti, ma dal non riconoscerle tutte; cioè dal trascurare o dall'omettere, come se fossero soddisfatte, mentre non sono, le condizioni che rendono possibile l'uguale libertà25.

E, ad esprimerlo in termini kantiani, il difetto si riduce a questo: Dove vi è cooperazione con effettiva parità di diritti, ciascuno dei cooperanti ha ad un tempo, riguardo a qualsiasi degli scopi della cooperazione, per un rispetto ragione di mezzo e per l'altro ragione di fine. Se invece le esigenze della cooperazione interdicono a qualsivoglia dei cooperanti la ricerca di una parte dei beni, a cui è condizione necessaria la cooperazione di tutti, per questa parte l'escluso ha soltanto ragione di mezzo, e non ragione di fine.

Il che avviene appunto, malgrado il riconoscimento formale, o meglio, verbale, della uguale libertà, anche nella società ideale dello Spencer. La quale perciò non può aver valore di universale e preminente desiderabilità perché non soddisfa alla condizione richiesta: che tutti i soci trovino nelle condizioni di esistenza della società la medesima o equivalente possibilità esteriore di rivolgere la loro attività alla ricerca di qualsivoglia dei beni, ai quali la cooperazione sociale è mezzo.

Questo è il postulato caratteristico della universale desiderabilità di una forma di convivenza, ossia è il postulato caratteristico della giustizia; e supporre una società giusta di uomini giusti equivale a supporre riconosciuta e applicata universalmente e costantemente in qualunque specie di azione o di influenza che si eserciti, cosí dalla società come da ciascuno dei singoli, l'esigenza di quel postulato.





23 Replies to Criticism on «The Data of Ethics» in «Mind», Jan, 1881, p. 93.



24 Questo si riflette con tutta chiarezza nella pratica quando si tratta di rapporti semplici e sulla giustizia dei quali non cada dubbio; poniamo tra due commercianti onesti che abbiano relazioni d'affari e relazioni di amicizia. Dove gli scambi di cortesie che sono frutto della simpatia, non mutano di un ette i diritti e gli obblighi del dare e dell'avere; e se li mutano, oscurano e tingono d'altro colore i rapporti di simpatia.



25 Nota il Loria che quando si grida contro la concorrenza come causa di una infinità di mali, si attribuisce alla concorrenza la produzione di effetti che nascono «dalla mancanza di concorrenza, cioè dal monopolio. Perché la concorrenza domina soltanto nel campo innocente della circolazione, e qui ha una influenza benefica. Mentre i mali lamentati nascono dalla distribuzione, e sono il risultato, anziché della concorrenza che qui non esiste, della mancanza di concorrenza fra lavoratori e capitalisti». La costituzione economica odierna, C. II, p. 175; cfr. anche p. 60 e passim.).





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License