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Sebastiano Satta
Canti

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  • CANTI BARBARICINI
    • Le selvagge
      • IL VOTO
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IL VOTO

 

Nostra Signora bella,

Che sul monte Gonare

Hai la casta dimora

In vista ad ogni terra,

In vista a tutti i mari:

 

Se a te salgan pei cieli tempestosi

Di procelle e destini,

Le preghiere degli umili marini

E i voti delle barche coralline:

 

Se a te salgan sull’aure vespertine

I sospiri fidenti

Delle vegliate culle e dei bivacchi:

 

Se a te giungan sui venti

Meridïani l’affanno degli arsi

Mietitori, e l’anelito

Degli scalzi pedoni,

E dei mendichi erranti,

Perché sei vista dalle opposte strade,

Che vanno tra i frumenti e i melograni,

Che vanno tra gli elceti e viti d’oro,

Ai gialli Campidani,

E al verde Logudoro:

M’ascolta tu, Signora di Gonare!

 

E tu, santo Francesco,

Che non tolleri ambagi;

Ed hai la bianca casa a pié del monte

Privo di fonti, — poiché tu sei solo

Fontana di fortezza e verità

Ed hai servi pastori,

Ed hai tanche e giovenche,

E serbi nel tuo cuore formidabile

Chiuso con tre suggelli,

 

L’affanno e le rancure

Dell’atterrito micidiale, il tardo

Pianto delle galere,

Ed il segreto pianto

Delle madri davanti alle prigioni;

Santo dei forti, santo dei banditi,

E dei rapinatori;

 

Ascoltate il mio priego: io non vi voglio

Pascoli di trifoglio

Al gregge mio; non voglio

Ricchezze, né mastini

Da presa, né cavalli

Corridori, né ori

Alla mia donna. Voglio

Solo una grazia, voglio

 

Che il mio mortal nemico

Affoghi nel suo sangue;

La sua femmina, madre dei suoi figli

Accatti negli ovili;

 

Questo vi chiedo. E a voi, nostra Signora,

Adornerò le mani

Di un’alba cornïola;

E a te, Santo di Lula,

Accenderò una lampada,

Che in notte di procella

Sia vista dai caprai di Bruncuspina,

 

E alle anime penanti in purgatorio

Una giovenca matterò, più bianca

Della neve, spettacolo ai pastori

Che accorrono dai salti ad ammirarla.

E i miei servi la chiamano,

Tra il rosso mareggiar della fiorita

Tanca: Bandierin-mare.




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