CHOLERA.
1884.
Chi sei? Ne’ visceri
Dell’ammalato,
Bacillo-virgola,
Ti sei formato?
Ovver con subdola
Arte istintiva
Prendi per valico
La sua saliva?
Nuoti nell’umido
Vapor dell’etra,
O l’acqua avvivati
Su nuda pietra?
Soffii coll’arido
Vento Maestro?
Del Norte l’alito
T’abbatte l’estro?
Microbi profughi
D’età remote
Ti procrearono
Lor pronipote?
Oppur, novissimo
Del Gange figlio,
Vieni all’inospite
Lido in esiglio?
Forse nell’impeto
Del ballo matto
Dall’ago magico
Il mondo attratto,
Traverso gli atomi
Siasi smarrito
D’un astro reprobo
Incenerito?
E sien le polveri
Dei toschi suoi
Fattisi demoni
Di morte a noi?
O ne fûr perfidi
Sì gli abitanti
Che di lor l’anime
Pel vôto erranti,
Mutate in gocciole
Di rio veleno,
Son lingue d’aspidi
Al nostro seno?
Fia ver ch’ha in premio
Il letal morso
Chi delle vittime
Vola al soccorso?
Vuoi tu, sì barbaro!
Flagello arcano,
Che l’uom discostisi
Dal suo germano,
Se il vede al tremito
Dare i ginocchi,
Se il vede livido
Di sotto agli occhi?
O problematico
Morbo, o mistero,
A noi disvelati
Ignudo, intero.
Strappate, o militi
Della scïenza,
Dai corpi laceri
L’ardua sentenza.
Gregge di pecore
Dovremo umili
Senza combattere
Morir da vili?
Fatiche inutili,
Vani sudori
I vostri fieno,
Savî dottori?
No! con le incognite
Forze lottate,
E l’uman genere,
Dotti, salvate!
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