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IL PROLOGO.
Eccellentissimo principe,
onoratissime gentildonne e voi generosissimi spettatori che tratti dalla fama
della bellezza d'Olimpia - che cosí ha nome questa comedia - con degno
apparato, con grato silenzio e con benigna udienza state attendendo questa sua
venuta, eccola che mi siegue: non mai verrebbe fuora s'io prima di lei non
uscissi. A me sta il menarla dove mi piace, le sono - per dirvela onestamente -
come un ruffiano. Ella non pensando d'aver a comparir fra gran cerchi di sí
ampio teatro né fra sí gran numero di nobilissimi spirti, di persone di tanta
autoritá, né di troppo severi e scropulosi giudici di bellezze di donne, appena
ponendo i piè su la scena che vedea i volti conversi in lei ed esser bersaglio
di tanti occhi, come vergine non ancora informata da alcuno delle cose del
mondo, vergognosetta si tirò indietro: per non porsi a pericolo d'esser passata
per punte di picche e trafitta nel vivo cosí in secreto come in publico, avea determinato
piuttosto farsi monaca e invecchiarsi in un monistero e contentarsi delle poche
lodi ch'avea avute da chi la vidde in casa sua, che procacciarsene maggiori
uscendo in publico. Al fin l'abbiamo forzata a comparire. Orsú, voi che armati
di malignitá siete venuti per biasmarla, ponetevi gli occhiali che sian lucidi,
accioché non vi mostrino una cosa per un'altra: ché a vostro dispetto l'invidia
resterá occecata da' suoi raggi. Miratela dalle trecce insino a' piedi, vedete
se i membri sian ben disposti, se corrispondono tutte le parti, se fanno fra sé
armonia, e se tutta la testura del suo corpo è insieme dicevole e
isquisitamente proporzionata. Vedetela caminare, con quanta leggiadria stende i
passi; gustate la lingua che è melata e suave; uditene il parlare che è pieno
di salsi scherzi e di gravi piacevolezze; ma il severo del volto non iscema il
festevole di motti: cose ch'ave imparate a casa sua e non le sono state poste
in bocca da altri. Però se non respira con quel fiato né sa di quel mele di Atene
o di Roma, iscusatela, ché a tutti non è lecito di andare a Corinto. Porta una
toga insino a' piedi, e giuro che sotto il grave della toga ricopre molte
bellezze, che se ben non è isconcia nella faccia, è molto buona robba sotto i
panni; è ancora piena d'onesti costumi e lontana da viziose azioni, onde non è
men bella nella bellezza che buona nella bontá; e giovanetta, come una rosa
spunta fuor della buccia; e tutta artificiosa, perché non ha veruno artificio.
Il piú bello ornamento ch'abbia è che va senza ornamento alcuno: par che
piaccia a se stessa piú cosí schietta come nacque, che con tutti i belletti che
si pongono le donne altrui. Se qualche gioia le pende dal collo o qualche perla
dalle orecchie e vi dispiacessero, toglietele via, ché non resterá men
riguardevole la sua bellezza; se pur i specchi ch'ella suol straccare
specchiandovisi dentro, che le han venduti certi maestri d'Africa e di Umbria,
non le mostrano qualche isconcia macchia per neo. Se per avventura i capelli
fussero scarmigliati over alcuno uscisse fuor dell'ordine delle trecce, o
qualche festuca le fusse rimasta attaccata alla gonna, che per trascuraggine di
chi l'ha spazzata la veste vi fusse restata, non per questo biasmate lei. Se
fusse un poco vana o lascivetta, iscusatela, ché il bello e il buono non
pottero mai imparentarsi insieme; ché se privaste una donna di tutte le vanitá,
forse non vi restarebbe cosa veruna: non sarebbe piú donna. Io ve la do in
preda: toglietevela con le man vostre, menatevela dove vi piace. E se pur biasmando
lei la morderete, mordetela con discrezione, di modo che non appaiano nel volto
o nel petto i segni delle piaghe e le lividure di denti cagneschi. E quando pur
siate deliberati torle l'onor suo e borbottando dirne male senza risparmio
alcuno e sfreggiarle il volto d'ingrata riconoscenza, fatele questo uffizio
dinanzi, che rispondendo ella parimente se ne possa aiutare: ché se il dir male
dietro le spalle fu sempre biasmevole, considerate quanto sia vituperoso ad una
donna. Ma io non vo' tanto vantarla che voglia far parer d'una mosca un
elefante e che di una giovane piccina, anzi uno aborto, voglia mostrarvi una
gigantessa. Perché veggio fuor la sua balia, vi sodisfará meglio ella con la
sua presenza che non farei io a dipingerlavi con le parole. A dio.
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