XXXVI.
Leonardo
a Mercede.
Sono giunto
troppo tardi, Mercede. Il proposito funesto che la lettera di Augusto ci aveva
fatto temere, era vero pur troppo. Il mio ultimo saluto lo invocava pel suo
cadavere.
Lo trovai
pallido e bello, steso in una poltrona accanto al bragiere che lo aveva asfissiato;
sui carboni ardenti erano inceneriti, ma non ancora disfatti del tutto, i
grossi quaderni del Re Lear. I suoi ultimi momenti li ha impiegati a
scrivermi; sono frasi slegate; l'asfissia gli offuscava già la mente. Ha scelto
quel suicidio lento e comune per morire col suo lavoro. Doveva consegnarlo oggi
all’editore. Lo ha distrutto un giorno prima; non ha voluto lasciar nulla che
lo rammenti al mondo.
Non posso
scriverti a lungo, mia cara. Ho dinanzi agli occhi una nebbia, e distinguo a
stento le parole che scrivo. Tutta questa notte ho vegliato, oppresso da un
dolore acuto ed amaro; un dolore che somiglia ad un rimorso.
Mi pare di
sentirmi sulla coscienza una parte di responsabilità in questa sventura. Ho
persuaso il mio povero amico ad un giuramento audace, che gli imponeva questa
crudele espiazione. Chi sa quanta parte ha esercitata il ricordo di quel patto,
sulla sua immaginazione ardente, infrenabile, che padroneggiava tutte le altre
facoltà della sua mente, e che forse subiva un'attrazione ereditaria al
suicidio!
Fu un atto di
superbia la nostra fiducia di rimanere illibati ed impeccabili, e di profferire
contro noi stessi anticipatamente una sì feroce condanna. Da questa catastrofe
fummo puniti in due. Lui pel suo errore, io pel mio orgoglio.
O mia pura
Mercede! Ogni volta che ti parlai del mio povero Augusto ti mostrasti sempre
severa nel giudicarlo; non potevi perdonargli di aver tradito un amico, d’aver
distrutta per sempre la felicità d'un uomo che gli aveva fatto del bene, che
l’aveva amato, d'avere sacrificato alla sua passione l’onore e l’avvenire della
donna che gli era cara.
Eppure
Augusto era buono, ed aspirava a realizzare la più alta espressione della
virtù.
Ma vi sono
uomini a cui la vita riesce facile e piana, ed altri per cui è irta d’ogni
difficoltà. Hanno lo spirito pronto, i propositi fermi, ma le circostanze sono
più forti, e li trascinano. Noi, a cui è stato facile, esser felici, e sarà
facile mantenerci buoni, siamo indulgenti per le povere anime agitate dalle
tempeste, per quelli che lottano colle difficoltà della vita, in se stessi e
col destino.
Leonardo.
FINE
|