PARTE SESTA
L'IMPOSTO
PENTIMENTO
Sala come nella parte
prima
SCENA I3.
Un SERVO introduce un
PELLEGRINO.
Ser.
Entrate qui ed attendete, se il padrone vorrà ricevervi (entra)
Pell. Orgoglio umano, come
sono spaventevoli le tue conseguenze! Vedi questo palazzo magnifico, un dì
spirante grandezza e gioia, fattosi magione deserta e della tristezza! quando
ricordo il vispo Errico abbandonarsi alla vivacità della adoloscenza; ed il
Barone ora cadente, abbandonato, rendendosi tiranno dell'unico figlio... oh
ch'io potessi scuotere codesto principe, questo padre, che sull'orlo della
tomba.. cielo dà forza al mio labbro, inspirami per questi terribili e decisivi
momenti.
SCENA II.
Detto [e] il
BARONE.
Bar. Si 'l ben venuto o
pellegrino, chi cerchi tu?
Pell. Il Barone feudatario
principe di Maratea.
Bar. Tu lo ài d'innanzi.
Pell. Non è breve ciò che
debbovi dire, e in disagio....
Bar. Siedi se t'aggrada, se
no parla, io qui sto ad ascoltarti.
Pell. Agrigento è la mia
patria, Anselmo il mio nome, nato d'oscura famiglia fui dapprima soldato,
passai a servire casa primaria, poi a non pochi anni peripezie mi trassero in
Palestina ove potei gittarmi sulla terra che occhiude l'unica tomba di quello
che venne a redimerci.
Bar. Oh mi avessi tu recato
da colà la pace e refrigerio a miei rimorsi che lacerano il rimasuglio
dell'insoportabile mia esistenza!
Pell. Che sento! voi si possente
signore, infelice!
Bar. E molto lo sono.
Pell. Attendete voi forse
quella che al figlio vostro procuraste morte immatura?
Bar. Com'il sai tu?
Pell. E chi nol seppe?
Bar. Mentre credeva che mi recassi
qualche nuova del figlio mio, vieni a lacerarmi l'animo, per vieppiù far grande
il mio rimorso?
Pell. E non sapeste nulla di
vostro figlio?
Bar. Vane riuscirono le
continue e reiterate ricerche.
Pell. Ma egli vi sta vicino
più che nol credete.
Bar. Come! e perchè tarda
egli, perchè non viene a perdonare al pentito genitore?
Pell. Egli per voi, segue la
infamia.
Bar. Oh dio!
Pell. Sì fe capo d'una
masnada d'assalitori.
Bar. Quante colpe mio Dio!
Pell. I suoi patimenti i suoi
affanni nol fanno riconoscere.
Bar. Ma chi sei tu?
Gis. (Gettasi ai piedi
del Barone) Il vostro antico Gisolfo.
Bar. Quello che salvò il
figlio mio colla fuga, ah qui qui tra queste braccia fedelissimo servo mio! (si
abbracciano)
Gis. Mio principe!
Bar. Ma non frappor indugio,
va sulle di lui traccie conducilo al seno mio.
Gis. Io però, non posso
quivi invitarlo se non odo le vostre intenzioni.
Bar. E non ti basta dirgli
che anelo d'abbracciarlo che mi perdoni, e poi muoio contento.
Gis. Tutto questo coincide
coll'amore paterno, ma sarete voi per cederli il suo patrimonio? gli legate voi
la vostra rappresentanza?
Bar. Tu venisti dunque messo
di patti?
Gis. No le sono mie indagini
per ridonar in pace una famiglia, sarete voi per accettar un figlio già fatto adulto
e maggiore, per tenerlo schiavo per esercitar fino l'ultimo istante della vita
vostra la principesca possanza?
Bar. Gli darò la sua
padronanza a patto ch'ei non si ammogli che a nobile di lui condegna.
Gis. L'umana alterezza!
isradicabile sin alla tomba?
Bar. Che vuoi dir tu?
Gis. Riacquistate un figlio
che si diede per voi ai più aspri pericoli, sfida la morte perchè desioso di
finir l'esistenza chiamando sempre colei che ama dal primo momento che l'à
veduta, dopo tre anni la rinviene prigioniera per vostro cenno, martirizzata
dal vostro famigerato assassino, la salva dai pugnali che stavano per troncarle
la vita, fa prigioniero, colui a cui voi l'affidaste... e n'avevate voi titolo
anche siccome principe di strappare la propria creatura alla madre? il più
vecchio e fedele de vostri servi viene ad intercedere a domandarvi pace, voi
l'assentite, e mentre dilaniato dalle circostanze, ritornate fermo nel
sentimento del vostro orgoglio? ma che distingue gli uomini, se non che
l'onore? e voi assopindo ogni dovere, mentre implorate il figlio scacciato,
rimescete ogni cagione di vecchi sdegni?.. io abbandono queste soglie....
Bar. Fermati o chiamo i
miei...
Gis. Principe il maomettano
rispetta il pellegrino, vi sottoporreste al barbaro, voi, mancando alle leggi
dell'onore e dell'ospitalità?
Bar. Che debbo dunque io?
Gis. Lo sapete
Bar. Che?..
Gis. Accettar vostro figlio.
Bar. E poi?
Gis. Riconoscere la sua
sposa.
Bar. Io?
Gis. O veder in queste mura
innalzarsi le fiamme.
Bar. Mio figlio sarebbe....
Gis. Capace di tutto. Una
numerosa banda di armati lo segue, gente risoluta, avvezzata a qualunque
rischio, ai più grandi pericoli, s'io presto nol raggiungo, poichè lo supplicai
per venirvi interpellare,...
Bar. Ei vien come
assalitore?
Gis. Sì, giacchè voi tal lo
volete.
Bar. Dunque i miei si
porranno sulla difesa.
SCENA II4.
ERRICO e detti.
Er. No Barone, non siete
più in tempo.
Bar. Sarei io tradito? chi
sei tu?
Er. Dovreste conoscermi.
Bar. Il conosci tu Gisolfo?
Er. Questa voce vi è ignota?
Bar. Saresti il mio
Errico?.. (per abbracciarlo)
Er. (Arrettrandosi)
Barone, io ebbi un padre, ma il suo snaturato procedere, cancellò, sciolse ogni
legame che me la natura aveva secolui tessuto. Egli fecesi aderente d'una
sanguinosa mensogna inventando il parricidio.. e gli fece assassinare colei che
adorava. – Sareste voi questo padre delinquente col proprio figlio?..
Bar. Pietà Errico del
vecchio e pentito tuo padre.
Er. L'aveste voi per me?
proteggeste rispettaste l'innocente che altra colpa non aveva sola che amarmi
più di voi?
Bar. Dunque venisti qui per
paterna vendetta?
Er. Oh s'io doveva
vendicarmi, lo sarei già pienamente. Il compagno istigatore de' vostri delitti
è in mia mano; posso qui dall'uno all'altro istante farvelo cader pugnalato, quantunque
per suo mezzo ebbi quivi l'accesso. Tengo meco degli uomini che nessuno
spavento incute loro qualunque morte, ed essi ad un mio cenno incendiano e
rovinano; voi a me innocente imponeste legge di morte per vostro orgoglio, io
equamente vi devo la pariglia dovuta.
Gis. Mio principe deh siate
magnanimo.
Bar. Devo dunque?
Gis. Pentirvi ed esser
generoso.
Er. Ma che aspetto io? pp.
Bar. Fermati indomito
figlio.
Er. No voi non credete,
volete temporeggiare.... amici entrate.
SCENA III1.
Varj armati entrano, con
faci accese e
DONATO in catene.
Er. Eccovi il fato. Voi
vedete che non so mai mentire, e che coll'occhio medesimo asciutto che voi mi
bandivate, io facendovi trasportare da questo covo di delitto, lo ridurrei in
cenere per non lasciar le vestigia di dove io trassi malauguratamente la vita.
Bar. No, disdiciti, sono tuo
padre ravveduto e pentito, io cedo all'amore figliale, non all'aspetto del
sangue e della rovina; Vieni abbracciami, io ti ribenedico...
Er. Ed a vostri piedi
chiedo perdono de miei trascorsi. (Alzandosi) Compite dunque l'opera
vostra accettando per figlia....
SCENA ULTIMA
MARIA e detti.
L'infelice perseguitata
degna di un soglio.
Mar. Mio principe! (gettandosegli
ai piedi.)
Bar. Ah qui, qui tutti a due
venite al mio seno, benedetti! voi raccorrette l'estremo sospiro del vostro
genitore! Con gruppo analogo.
FINE DEL DRAMMA
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