Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Alessandro Giuseppe Spinelli
Orgoglio e tirannide

IntraText CT - Lettura del testo

  • PARTE SESTA   L'IMPOSTO PENTIMENTO
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

PARTE SESTA

 

L'IMPOSTO PENTIMENTO

 

Sala come nella parte prima

 

SCENA I3.

 

Un SERVO introduce un PELLEGRINO.

 

Ser. Entrate qui ed attendete, se il padrone vorrà ricevervi (entra)

Pell. Orgoglio umano, come sono spaventevoli le tue conseguenze! Vedi questo palazzo magnifico, un spirante grandezza e gioia, fattosi magione deserta e della tristezza! quando ricordo il vispo Errico abbandonarsi alla vivacità della adoloscenza; ed il Barone ora cadente, abbandonato, rendendosi tiranno dell'unico figlio... oh ch'io potessi scuotere codesto principe, questo padre, che sull'orlo della tomba.. cielo forza al mio labbro, inspirami per questi terribili e decisivi momenti.

 

SCENA II.

 

Detto [e] il BARONE.

 

Bar. Si 'l ben venuto o pellegrino, chi cerchi tu?

Pell. Il Barone feudatario principe di Maratea.

Bar. Tu lo ài d'innanzi.

Pell. Non è breve ciò che debbovi dire, e in disagio....

Bar. Siedi se t'aggrada, se no parla, io qui sto ad ascoltarti.

Pell. Agrigento è la mia patria, Anselmo il mio nome, nato d'oscura famiglia fui dapprima soldato, passai a servire casa primaria, poi a non pochi anni peripezie mi trassero in Palestina ove potei gittarmi sulla terra che occhiude l'unica tomba di quello che venne a redimerci.

Bar. Oh mi avessi tu recato da colà la pace e refrigerio a miei rimorsi che lacerano il rimasuglio dell'insoportabile mia esistenza!

Pell. Che sento! voi si possente signore, infelice!

Bar. E molto lo sono.

Pell. Attendete voi forse quella che al figlio vostro procuraste morte immatura?

Bar. Com'il sai tu?

Pell. E chi nol seppe?

Bar. Mentre credeva che mi recassi qualche nuova del figlio mio, vieni a lacerarmi l'animo, per vieppiù far grande il mio rimorso?

Pell. E non sapeste nulla di vostro figlio?

Bar. Vane riuscirono le continue e reiterate ricerche.

Pell. Ma egli vi sta vicino più che nol credete.

Bar. Come! e perchè tarda egli, perchè non viene a perdonare al pentito genitore?

Pell. Egli per voi, segue la infamia.

Bar. Oh dio!

Pell.fe capo d'una masnada d'assalitori.

Bar. Quante colpe mio Dio!

Pell. I suoi patimenti i suoi affanni nol fanno riconoscere.

Bar. Ma chi sei tu?

Gis. (Gettasi ai piedi del Barone) Il vostro antico Gisolfo.

Bar. Quello che salvò il figlio mio colla fuga, ah qui qui tra queste braccia fedelissimo servo mio! (si abbracciano)

Gis. Mio principe!

Bar. Ma non frappor indugio, va sulle di lui traccie conducilo al seno mio.

Gis. Io però, non posso quivi invitarlo se non odo le vostre intenzioni.

Bar. E non ti basta dirgli che anelo d'abbracciarlo che mi perdoni, e poi muoio contento.

Gis. Tutto questo coincide coll'amore paterno, ma sarete voi per cederli il suo patrimonio? gli legate voi la vostra rappresentanza?

Bar. Tu venisti dunque messo di patti?

Gis. No le sono mie indagini per ridonar in pace una famiglia, sarete voi per accettar un figlio già fatto adulto e maggiore, per tenerlo schiavo per esercitar fino l'ultimo istante della vita vostra la principesca possanza?

Bar. Gli darò la sua padronanza a patto ch'ei non si ammogli che a nobile di lui condegna.

Gis. L'umana alterezza! isradicabile sin alla tomba?

Bar. Che vuoi dir tu?

Gis. Riacquistate un figlio che si diede per voi ai più aspri pericoli, sfida la morte perchè desioso di finir l'esistenza chiamando sempre colei che ama dal primo momento che l'à veduta, dopo tre anni la rinviene prigioniera per vostro cenno, martirizzata dal vostro famigerato assassino, la salva dai pugnali che stavano per troncarle la vita, fa prigioniero, colui a cui voi l'affidaste... e n'avevate voi titolo anche siccome principe di strappare la propria creatura alla madre? il più vecchio e fedele de vostri servi viene ad intercedere a domandarvi pace, voi l'assentite, e mentre dilaniato dalle circostanze, ritornate fermo nel sentimento del vostro orgoglio? ma che distingue gli uomini, se non che l'onore? e voi assopindo ogni dovere, mentre implorate il figlio scacciato, rimescete ogni cagione di vecchi sdegni?.. io abbandono queste soglie....

Bar. Fermati o chiamo i miei...

Gis. Principe il maomettano rispetta il pellegrino, vi sottoporreste al barbaro, voi, mancando alle leggi dell'onore e dell'ospitalità?

Bar. Che debbo dunque io?

Gis. Lo sapete

Bar. Che?..

Gis. Accettar vostro figlio.

Bar. E poi?

Gis. Riconoscere la sua sposa.

Bar. Io?

Gis. O veder in queste mura innalzarsi le fiamme.

Bar. Mio figlio sarebbe....

Gis. Capace di tutto. Una numerosa banda di armati lo segue, gente risoluta, avvezzata a qualunque rischio, ai più grandi pericoli, s'io presto nol raggiungo, poichè lo supplicai per venirvi interpellare,...

Bar. Ei vien come assalitore?

Gis. Sì, giacchè voi tal lo volete.

Bar. Dunque i miei si porranno sulla difesa.

 

 

 

 

 

SCENA II4.

 

ERRICO e detti.

 

Er. No Barone, non siete più in tempo.

Bar. Sarei io tradito? chi sei tu?

Er. Dovreste conoscermi.

Bar. Il conosci tu Gisolfo?

Er. Questa voce vi è ignota?

Bar. Saresti il mio Errico?.. (per abbracciarlo)

Er. (Arrettrandosi) Barone, io ebbi un padre, ma il suo snaturato procedere, cancellò, sciolse ogni legame che me la natura aveva secolui tessuto. Egli fecesi aderente d'una sanguinosa mensogna inventando il parricidio.. e gli fece assassinare colei che adorava. – Sareste voi questo padre delinquente col proprio figlio?..

Bar. Pietà Errico del vecchio e pentito tuo padre.

Er. L'aveste voi per me? proteggeste rispettaste l'innocente che altra colpa non aveva sola che amarmi più di voi?

Bar. Dunque venisti qui per paterna vendetta?

Er. Oh s'io doveva vendicarmi, lo sarei già pienamente. Il compagno istigatore de' vostri delitti è in mia mano; posso qui dall'uno all'altro istante farvelo cader pugnalato, quantunque per suo mezzo ebbi quivi l'accesso. Tengo meco degli uomini che nessuno spavento incute loro qualunque morte, ed essi ad un mio cenno incendiano e rovinano; voi a me innocente imponeste legge di morte per vostro orgoglio, io equamente vi devo la pariglia dovuta.

Gis. Mio principe deh siate magnanimo.

Bar. Devo dunque?

Gis. Pentirvi ed esser generoso.

Er. Ma che aspetto io? pp.

Bar. Fermati indomito figlio.

Er. No voi non credete, volete temporeggiare.... amici entrate.

 

SCENA III1.

 

Varj armati entrano, con faci accese e DONATO in catene.

 

Er. Eccovi il fato. Voi vedete che non so mai mentire, e che coll'occhio medesimo asciutto che voi mi bandivate, io facendovi trasportare da questo covo di delitto, lo ridurrei in cenere per non lasciar le vestigia di dove io trassi malauguratamente la vita.

Bar. No, disdiciti, sono tuo padre ravveduto e pentito, io cedo all'amore figliale, non all'aspetto del sangue e della rovina; Vieni abbracciami, io ti ribenedico...

Er. Ed a vostri piedi chiedo perdono de miei trascorsi. (Alzandosi) Compite dunque l'opera vostra accettando per figlia....

 

SCENA ULTIMA

 

MARIA e detti.

 

L'infelice perseguitata degna di un soglio.

Mar. Mio principe! (gettandosegli ai piedi.)

Bar. Ah qui, qui tutti a due venite al mio seno, benedetti! voi raccorrette l'estremo sospiro del vostro genitore! Con gruppo analogo.

 

FINE DEL DRAMMA

 






p. -

3 Così nel testo ma è la scena III. [nota per l'edizione elettronica Manuzio]



4 Così nel testo ma è la scena IV. [nota per l'edizione elettronica Manuzio]



1 Così nel testo ma è la scena II. [nota per l'edizione elettronica Manuzio]





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License