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Angelo Bellani
Del terremoto, del cholera e dell'aria cattiva

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  • Lettera di ALESSANDRO VOLTA a MARSILIO LANDRIANI (I).
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Lettera

di ALESSANDRO VOLTA a MARSILIO LANDRIANI17 (I).

 

 

 

Como 30 agosto 1775.

Amico Cariss.o e Stmatiss.o,

 

Non posso in alcun modo convenire che lo stesso sia irrespirabilità e insalubrità dell'aria: che perciò l'eudiometro sia giudice fedele sì dell'una che dell'altro. Torno a richiamarvi all'esperienza delle arie paludose. Sia pure il vizio di questo rispetto all'aria delle aperte colline grande al segno di darvi la differenza nell'eudiometro di 10/24, non sarà mai tanto quanto il vizio dell'aria de' stessi luoghi in stanza chiusa ov'ardan lumi, e più persone respirino; eppure quest'aria chiusa decisa peggiore dall'eudiometro, è in realtà assai meno insalubre dell'aperta, in cui non puossi arrischiar di dormire senza gran pericolo di contrarne una febbre. Torno a dire dormirete impunemente nell'affollatissimo ridotto, di cui l'aria è sì dannata dal vostro stromento, che non lo fareste probabilmente senza pagarne il fio all'aperto di una risaja, della campagna di Roma, e senza andar tanto lungi delle spiagge di Colico vicine al nostro lago, della riva di Chiavenna, ecc. ne' quali siti, benchè non ne abbia fatta la prova, ardisco predire che l'aria non sarà trovata dall'eudiometro tanto guasta quanto quella de' sepolcri.

Per eludere in qualche maniera quest'istanza delle febbri e malattie che si dicon propriamente d'aria cattiva, voi ricorrete forse ad altri elementi, cioè all'acqua che vi si beve al genere di vita inattiva e torpida di quegli abitanti, all'umido, che accresce la floscezza delle fibre, ecc. Ma ditemi come mai un passeggero per il solo dormirvi alcune ore ne è invaso da quella febbre che diciamo d'aria cattiva? Io vi so dire che alla riva di Chiavenna ne' mesi di luglio e d'agosto due ore di sonno generano in chicchessia o tosto, o a capo di pochi una febbre, e appena si trova chi ne vada esente, se ha mai l'imprudenza di cedere al lusinghiero e quasi irresistibile invito di dormire in quelle spiaggie malaugurate. L'aria dunque indipendentemente dalle altre cose non naturali si vuol accagionare di questa morbosità; ma pur quell'aria, il ripeto, non si troverà la più infelice alla prova dell'eudiometro. Dunque tali elementi non segnabili da quest'istrumento concorrono a render l'aria malsana.

Questo riguardo alle arie morbose. Le osservazioni poi portate direttamente sopra le arie viziate per conto della respirabilità provano anch'esse chiaramente, che poco o nulla han di comune contesta respirabilità, e la salubrità propriamente detta, siccome diverse sono le affezioni onde si manifestano ne' corpi nostri. L'aria resa men respirabile o priva all'istante di vita l'animale, o lo getta in convulsioni, o lo affanna tostochè vi è immerso; ma se questi ha la sorte di scamparne col respirar aria novella, col ristabilirsi il meccanismo de' polmoni, presto si rimette in vigore e sanità: sappiamo finora che alcuna malattia si tiri dietro il mal sofferto da quest'aria micidiale, molto meno sapremmo assegnarla. Io ho più volte respirata per alcuni minuti, e replicatamente l'aria d'un pistone, fino a sentirne grandissimo affanno. Ella pure l'avrà più volte fatto; e ultimamente, come mi dice, non dimorò per qualche tempo nell'aria corrotta dall'ardervi carboni? Pur voglio sperare, che andremo esenti da quelle febbri, che conosciamo generarsi tuttodì dall'arie cattive, e ch'io voglio chiamare morbose ad esclusione dell'altre alla respirazione infeste. Ma s'io o voi, caro Don Marsilio, ci trovassimo mai a dover soggiornare tralle paludi, sebben respirassimo senza affanno, dippiù col vostro eudiometro in mano, che di quell'aria non giudicassemale, come di quella del teatro, ci terremmo noi sicuri di non aver alle spalle una terzana, od una quartana insolente? Ed ecco come di quest'arie morbose presagiamo veramente malattie, e tanto le conosciam prodotte da quelle, che ne assegniamo fino la qualità.

Io dunque dicea dietro queste considerazioni, che non sappiam, finora assegnare alcuna vera malattia, che generata venga dalle arie corrotte soltanto per conto della repirabilità, ossia per il flogisticamento e le arie fisse o alcaline, che sono i vizj unicamente indicati dall'eudiometro. Per altro io non volea inferire che diffatto niun influsso abbiano sullo stato di salute e di malattia de' corpi nostri. Aggiungeva anzi, che una lunga serie di esperienze eudiometriche potrà per avventura condurci a discoprire l'origine di alcune malattie da cotesti vizj dell'aria, che con esso stromento calcoliamo (queste malattie però sembra debban essere di diverso carattere delle già note sotto la classe di febbri d'aria cattiva ecc. giacchè l'influsso di queste abbiam veduto, che non corrisponda alle gradazioni dell'eudiometro). In fatti è impossibile che l'economia animale non ne risenta dall'impedirsi dall'aria già carica di flogisto, e d'alcali volatile, l'emanazione di esso flogisto, e dell'effluvio putrido dai polmoni, e come voi dite ancora dalla pelle. E se in diversi stati l'aria si renda più o men buono conduttore del calore, come attendiamo che ci mostriate, abbiamo tra mano un gran principio, per intendere le alterazioni che ne deggion risultare ne' corpi viventi, accendendovi lo sconcerto dell'insensibile perspirazione, che in molta parte dee dipendere da tutti questi cambiamenti. Tutto ciò io pur misi a conto nell'ultima mia pronosticando bene delle esperienze eudiometriche prese in cotai punti di vista.

Ma devo pure rinculcare ciò che dissi prima e nell'antecedente foglio, e in questo, ch'egli è ben lungi; che i divisati elementi, cioè il flogisticamento, l'aria fissa, e l'aria alcalina, sieno i soli che possan rendere l'aria morbosa. Voi non ci vedete più altro che l'umidità quale confessate che influisce al render l'aria malsana tuttochè l'eudiometro non possa misurarla. Finalmente ci vorrebbe poco ad accompagnare un igrometro al doppio eudiometro di cui vi convien servirvi per la misura esatta di ciò che devesi al flogisto e all'aria fissa quando pure tolta questa dell'umidità non vi fosse più altra cagione d'insalubrità possibile nell'aria. Ma ahimè ve n'hanno pur troppo; e come non ve ne avrebbero? Gli odori per esempio non rendon l'aria offensiva? Eppur nemmen questi li segna l'eudiometro. Specifico gli odori, perchè il giudizio dei sensi, tuttochè da niun istromento misurabili, ce li discopre. Or siccome se fossimo privi dell'odorato, non avremmo mai sospettato che esistessero nuotanti nell'aria particole di tal natura; così quanti altri alteranti principj da noi neppur sospettati esisteranno, e annidarsi potranno nell'aria capaci di portare non ai sensi, ma all'animale economia alterazione, e guasto? Giudichiamolo non coi sensi, ma colla ragione; e non ci affrettiamo di decidere che niun altro principio domina ed influisce oltre quelli che ci sembra aver raggiunti. Non diciamo dunque più: non vedo qual altro principio possa aver luogo: cerchiamo anzi di sempre raggiungerne de' nuovi per approssimarci di più, senza però mai lusingarci di abbracciar la totalità. Cosa hanno fatto quelli che si credettero d'aver scoperto tutto nell'aria, quando ne compresero la gravità, elasticità, insomma le proprietà meccaniche, se non tagliare un gran vuoto alle ulteriori indagini? E non si credevan essi di poter spiegare tutto con quelle sole proprietà, riguardo al mantener l'aria la fiamma, e la vita animale ecc.? e non si appagarono i Fisici della teoria del fuoco di Boerhaave che null'altro richiedeano nell'aria che il peso e l'elasticità; e i fisiologi di quella della respirazione, che null'altro richiedeano nell'aria che il peso e l'elasticità? Guardiamoci dunque il ripeto dall'escludere altri principj dalle opere della natura sol per amore di generalizzare i nostri. Massime poi quando l'esperienza ci avverte dell'insufficienza de' principj che teniam già conosciuti, come addiviene nel caso nostro, che i principj misurabili coll'eudiometro non danno la ragione di tante malattie conosciute per prodotti dell'aria morbosa; molto meno di tante altre o contagiose o pestilenziali, per cui siam condotti ad ammettere miasmi morbosi di differente natura ecc.

Perdonatemi, amico, questa nojosa tirata, in cui m'ha ingolfato un certo calor di idee corsemi in mente tumultuariamente, e il precipizio di scrivere giù ciò che mi veniva. Veniamo ormai all'aria fissa. Già vi dissi, che ciò che voi avete dimostrato con esperienze decisive, io l'avea pure sospettato, e già cominciato a provare. Ecco ciò che ne scrissi al dottor Priesley sotto li 24 maggio 1774 in un cattivo francese «Mes doutes concernent principalement ce que vous avancez, que l'air fixe développé des terres calcaires par le moyen de l'acide vitriolique, ne contient pas la moindre portion de cet acide, qui se soit sublimé. Les autres difficultés rouleront presqu'entierement sur le principe, que vous sembles admettre un peu trop généralement, sçavoir que tout air vicié est un air chargéè de phlogistique, etc. - …Je dirai un mot des experiences que j'ai déja entrepris. J'ai fait de l'air fixe, et de l'air inflammable. Ayant procedé puor ces deux genres d'air avec l'acide vitriolique, je voulus aussi essayer ce que m'offriroient les acides végétaux, le vinaigre, et le jus de citron; et je me suis procuré par le moyen de l'un aussi bien que de l'autre l'air fixe, et l'air inflammable…ce dernier en verité en très-petite quantité. Il m'a paru que l'eau imbibée d'air fixe tire un peu à la saveur de l'acide même, qui a dissout la terre calcaire. Or je me trompe, ou j'ai senti l'odeur, et le goût bien décidé de vinaigre ou de citron, selon que j'ai employé l'un ou l'autre. En employant l'acide vitriolique l'eau avoit contracté un piquant bien différent, et son odeur particulière. A vous dire vrai je ne voudrois pas des différences si marquées, si je dois admettre que l'air fixe n'emprunte point l'acide d'autrui; qu'il est par lui-même une acide d'une nature particuliere etc. et je crains que cela confirmera mes doutes. Une autre diffirence, que j'ai remarqué, c'est que l'air fixe que je me procure avec le vinaigre n'est plus à beaucoup prés si miscible avec l'eau, que celle developpée par l'acide vitriolique.» Tali furono le mie prime esperienze e i dubbi circa l'acidità considerata dal dott. Priesley, e dott. Blacs, e Bergman, e da tutti quasi universalmente come appartenente essenzialmente all'aria fissa. Ma l'ab. Fontana ha confermati poi quest sospetti, e messo in chiaro lume, come l'acido vitriolico od altro possa star combinato all'aria comune, e formar per tal combinazione quella appunto che diciam aria fissa: come quest'acido non l'abbandoni nemmen passando attraverso l'acqua, e neppure incontrandosi coi sali alcalini per ragione della maggiore affinità che ha quest'acido coll'aria stessa ecc. Voi poi, Don Marsilio stimatissimo, alle spiegazioni e deduzioni di Fontana, che non erano finalmente che tali, avete aggiunte delle prove decisive di questa importante questione; ed io mi rallegrai di trovare nelle vostre ricerche oltre li saggi, ch'io pure avea fatti, dell'aria cavata cogli acidi vegetali, le belle e concludentissime prove dei diversi sali ottenuti col miscuglio delle diverse arie fisse coll'aria alcalina ecc. ecc.

 

FINE.










p. -

17 Il cav. D. Marsilio Landriani aveva qualche anno prima inventato un Eudiometro con cui supponeva, come il nome lo indica, potersi misurare veramente la salubrità dell'aria: essendomi pervenuto nelle mani tutto il carteggio letterario di quell'illustre Fisico, e fra questo avendo trovate molte lettere dell'immortale Volta, ho stimato per ora meritevole di pubblicare la presente (sebbene ogni minimo scritto di quel genio sublime lo meriti) sì perchè direttamente versa sull'argomento dell'aria cattiva, e sì perchè è questo scritto anteriore a tutto ciò che il Volta ha pubblicato tanto sull'aria infiammabile (14 novembre 1776) come sopra un nuovo Eudiometro (2 settembre 1777). È ben mirabil cosa, che dopo 57 anni possa questo scritto stare ancora al livello delle attuali cognizioni, come fosse dettato jeri!





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