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E LASCIATELI DIVERTIRE
I proprietari dei padiglioni per i pubblici spettacoli in
piazza Vittorio hanno indirizzato al sindaco un memoriale, del quale non si sa
se ammirare di piú lo spirito di civismo o la logica della grande tradizione
liberale italiana. Sicuro, i proprietari ecc. hanno dato una lezione di
liberalismo al giornale nel quale aleggia ancora, specialmente per quanto
riguarda il formato e la distribuzione dei vari caratteri tipografici, lo
spirito di Giovanni Botero.
Essi dicono: se a Torino anche durante questo carnevale,
c'è della gente che vuole divertirsi e passare allegramente quei dati giorni
del calendario destinati da tempo immemorabile alle grandi mangiate e alle
grandi bevute, perché l'autorità costituita dovrebbe intervenire e impedire
questa libera manifestazione della volontà nazionale?
D'altronde, se il pubblico vorrà per quest'anno
rimanersene a casa e destinare il superfluo del bilancio domestico o al
prestito nazionale, o alla Croce Rossa, o a qualsiasi altra istituzione di
beneficenza bellica, a perderci saremo noialtri che ci saremo sacrificati per
dimostrare ai tedeschi che in Italia l'allegria non manca anche in tempo di
guerra, e che noi italiani siamo superiori anche a certi piccoli incidenti che
sono la guerra europea e la morte all'ordine del giorno e della notte, come
magnificamente ha sostenuto il consigliere nonché socialista dott. Aroldo
Norlenghi.
Noi non possiamo contraddire gli egregi proprietari ecc.,
tanto piú che siamo persuasi che il loro civismo e il loro spirito di
sacrificio non andranno delusi. La prima impressione che i soldati reduci dal
fronte manifestano venendo a Torino è questa: ma si sa a Torino che c'è in
Italia lo stato di guerra guerreggiata, e che al confine si muore e ci si
sacrifica ora per ora in sofferenze indicibili, in martirî inumani? In verità,
a Torino, chi se ne accorge chiude il proprio dolore dietro il chiavistello
della propria porta di casa, e spasima nel proprio interno monologando. La
città continua olimpicamente nella sua vita tradizionale: i ritrovi sono
frequentati come mai non furono, le strade sono affollate allo stesso modo, la
borghesia guadagna dalla guerra come mai avrebbe sperato, e vuol spendere,
naturalmente: in breve volgere di tempo sono state aperte due nuove
elegantissime confetterie e un salone cinematografico quale non ce ne deve
essere molti in Europa. Pasquariello e Petrolini furoreggiano; Dina Galli vede
le pochades del suo repertorio far affollare il teatro di piazza
Solferino.
Sí, è vero, si vedono in giro meno giovani, incominciano
ad apparire dei soldati, che via! non sono in istato normale. Ma non ha detto
il prof. Loria che tanto tutto nella vita è dolore? E dunque, noiosissimi
seccatori, lasciate che i torinesi si divertano, lasciate che in piazza
Vittorio riappaiano le giostre e le pulci ammaestrate e la bella Virginia nel
bagno. I tedeschi sapranno che almeno a Torino la guerra non ha portato nessuno
squilibrio, e l'onore d'Italia sarà salvo.
(9
gennaio 1916).
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