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UMILTÀ
Non so quanti torinesi si siano domandati il perché,
mentre esistono e funzionano le linee tranviarie n. 12 e 14, non esista e
funzioni una linea n. 13. Eppure sarebbe interessante conoscere a chi sia
dovuto il molto intelligente provvedimento, che deve aver salvato i torinesi da
chi sa quali orribili disastri, e gli uffici dello stato civile da chi sa quale
aumento di lavoro per la recrudescenza di mortalità che un tram numero 13
avrebbe provocato. È un vero peccato. Proprio l'assessore dello stato civile,
l'illustre romanziere Mario Leoni, avrebbe avuto l'occasione di scrivere un
nuovo capolavoro ed oscurare la fama del suo maestro Saverio di Montépin, che
ha scritto solo Il fiacre n. 13. Per me il fatto è occasione di umiltà.
Ho riso tante volte sulle superstizioni meridionali, ho, da buon
settentrionale, sicuro del fatto mio, manifestato tante volte il senso di
superiorità che sentivo su tutta quella gente del sud arretrata, senza molla di
progresso, che via! vedere che anche a Torino si ha paura del 13, non può che
umiliarmi. O non avevano i seguaci di certe teorie antropologiche, che ebbero
il loro focolaio d'infezione proprio a Torino, dimostrato ferocemente che la
superstizione era appunto una delle prove dell'inferiorità irriducibile dei
meridionali, che mai avrebbero potuto aspirare a raggiungere l'alto grado di
civiltà raggiunta nel nord? Eppure nel Mezzogiorno erano nati uomini come Vico
e compagnia. Ma vedete? Si scoprirà che chi ha deciso di salvare le strade di
Torino dalle stragi del n. 13 è un siciliano, o almeno un napoletano, e che il
buon nome e la superiorità dei nordici non ne viene menomata. Veramente
meridionale non è l'assessore delle aziende municipalizzate; e neppure è
meridionale l'allegro Falstaff che capeggia la giunta, il dio Gambrinus del
vermouth che esilara col suo sorriso di elefantiaco della beozia le radunate
dei nostri padri coscritti.
Ma è probabile che tutta questa brava gente che fa l'aria
sorniona quando si tratta di giudicare chi non capisce, abbia appeso alla
catenella dell'orologio il cornetto preservatore. Perché la iettatura non c'è,
ma non si sa mai, e anche nel nord una disgrazia è presto successa...
(10
gennaio 1916).
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