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INTELLETTUALISMO
Questo compito di dire sul muso a tanta illustre gente
dure ed amare verità, di sorpassare il coro delle voci plaudenti con la nostra,
indicante senza tregua contraddizioni e sciocchezze, è generalmente grato al
nostro spirito; non oggi, che della intellettualità di Ernesto Bertarelli non
ci aspettavamo un cosí totale naufragio. Insistiamo, anche se lo sforzo è vano,
perché se da codesto torrente di parole, da codesto flusso di vecchi e falsi
concetti non ci salva la guerra, maestra di austerità, quale scampo può
esserci?
«Ai tedeschi la natura ha negato le belle donne, perciò
essi violentano la bellezza...» Testuale!
La sala è molto calda, l'oratoria non eccessivamente
affascinante, la frase risuona e sembra che l'onda declamatoria svanendo
susciti agli occhi semichiusi una teoria di immagini. Oh, dolci fanciulle dai
capelli d'oro, dai profondi occhi cerulei, incedenti nelle vaste solenni navate
delle cattedrali gotiche che al ciel lunghe levando marmoree braccia pregano il
Signore...
La natura ha negato...? Ma nella scienza positiva che è la
natura? Bellezza? Ma se al Bertarelli non piacciono le donne tedesche e
preferisce le giapponesi, è proprio stabilito che ciò sia obbligatorio per ogni
suddito della quadruplice?
«Roma legava il vinto cosí da farlo solidale nel mese e
fratello nell'anno...» Testuale!
Ma, per Iddio, Arminio difendeva la sua patria che il
tallone romano voleva schiacciare, e Vercingetorige, seguente incatenato il
carro dei trionfatore, è piú grande, o signori avvocati del Belgio, di Cesare
rosso del sangue di migliaia di Galli, incendiatore di città, devastatore di
intiere regioni. Avesse almeno insegnato Corradino al suo allievo del liceo
Gioberti che occorsero diecine di anni e battaglie ed assedi e carneficine per
togliere ai Belgi la loro libertà anche quando gli invasori furono i Romani!
E poiché cosi si fa la scienza e la storia, un qualsiasi
rappresentante della élite intellettuale e colta che gremiva il salone
Ghersi, può gridare: «Il Manouba ce l'hanno mandato i tedeschi!»
Esco, e poiché merito una ricompensa per la fatica
compiuta in omaggio al dovere giornalistico, posso leggere in Romain Rolland:
L'intellettuale vive troppo
nel regno delle ombre, nel regno delle idee... Fate che sopraggiunga una
passione collettiva, l'intellettuale si accecherà completamente; la passione si
adagerà nella concezione che può meglio servirle, e le trasfonderà il suo sangue:
e quella la magnificherà. E non rimane piú nell'uomo che un fantasma del suo
spirito nel quale sono associati il delirio del suo cuore e quello del suo
pensiero. È perciò che gli intellettuali, nella crisi attuale, non solamente
sono stati piú degli altri esposti al contagio bellico, ma hanno contribuito
prodigiosamente a diffonderlo. Aggiungo (è la loro punizione) che essi ne sono
le piú grandi vittime, poiché mentre gli uomini comuni esposti all'azione
incessante della loro esperienza e della vita d'ogni giorno, si cambiano con
esso e lo fanno senza rimorsi, gli intellettuali sono legati alla logica del
loro pensiero, e ognuno dei propri scritti è per loro un legame di piú...
Il vero intellettuale., il
vero intelligente, è chi non fa di sé e del proprio ideale il centro
dell'universo: chi, guardandosi attorno, vede, come nel cielo i fiotti della
Via Lattea, i milioni di piccole fiamme che scorrono con la sua, e non cerca di
assorbirle né di imporre loro la sua strada, ma di compenetrare religiosamente della
necessità di tutte, della sorgente comune del fuoco che le alimenta.
Ma ce ne sono di veri intellettuali mentre la guerra dura?
Non è forse Romain Rolland un solitario, un esiliato, un
calunniato?
Ernesto Bertarelli non vorrà rispondere...
(11 gennaio
1916).
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