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Testo
Onorevoli Colleghi!
Adunati
in quest'aula, inauguriamo oggi un nuovo anno d'insegnamento e di studj. E se
io vengo dinanzi a voi ad esordire i nostri corsi, non vi stupite di me;
ammirate piuttosto la forza del dovere che qui trasse me ultimo ad ognuno, e
toltomi, sto per dir ieri, dalla bandiera di quella Scienza severa che dure
fatiche impone a suoi1, e sotto la quale più particolarmente io milito,
qui mi mena a tessere un discorso in luogo de' molti che meglio, e con più
forbite prole avrebbero detto. Men duole per voi che siete privi in tal guisa
di ascoltare taluno di quei tanti uomini vanto di questo Istituto e d'Italia; e
meco stesso men dolgo che perdo l'occasione di istruirmi alla scienza di
qualche illustre Collega. Ma ogni dovere compiuto reca conforto; e questo basti
alla tranquillità dell'animo mio.
Coi
nostri studi noi tutti ci proponiamo, o Colleghi, di conoscere l'Uomo, o di
giovare vuoi alle sue società vuoi al suo individuo. Infatti v'è tra noi chi
dell'uomo esamina l'intima struttura fisica e tenta le vie di conservarlo sano
e vigoroso dei malori che lo affliggono, ricercando le cause e applicando i
rimedi: v'è chi si applica a scrutare gli elementi del pensiero e le sue
manifestazioni molteplici; ed altri la storia passata delle sue società e
quelle quistioni che a buon diritto si chiaman sociali. Chi esamina i
modi del dire, o le conquiste sulle leggi della natura le quali Egli valse
sovente a piegare a' suoi comodi; chi volge l'attenzione a conoscere quei
naturali prodotti che sono pascolo al genio speculativo di Lui e fonte di ogni
ricchezze e prosperità materiale; chi infine va investigando la struttura e le
vicende del pianeta da esso abitato, o scuopre – come se ciò non bastasse – le
condizioni del sistema cosmico del quale il pianeta degli Uomini è
parte2.
L'Uomo
per il naturalista è uno dei tanti abitatori della superficie terrestre. I
metodi di studio non differiscono sostanzialmente in questo dai metodi che
possono usarsi per riguardo agli altri coabitatori della Terra.
Studiando
il corpo umano facilmente si scorge che nessun organo vi ha predominio
esagerato sugli altri. Resulta quindi manifesto l'equilibrio delle funzioni e
degli organi. Infatti i denti non offrono struttura, forza o solidità, da
formare un'arme terribile, allo sviluppo della quale siano sacrificate le altre
parti del volto. In pari tempo la nutrizione è svariata, sostanziosa,
moderatamente abbondante. Gli organi di locomozione – ridotti a due per la
stazione eretta – sono in giusto equilibrio con quelli destinati alla
prensione. La respirazione non soverchiamente concitata, l'olfato e gli altri
sensorj senza prevalenza soverchia dell'uno sugli altri; ogni parte infine
rivela piena armonia nello sviluppo di tutti i sistemi organici.
Siamo
quindi condotti a considerare l'organismo nostro come il tipo più perfetto del
regno animale, e con una facile astrazione congetturiamo in che consiste l'ideale
del perfezionamento organico. Ci persuadiamo impertanto che il meccanismo così
complicato e ammirabile della locomozione aerea degli uccelli, stupendo in sè
medesimo, allontani più che non ravvicini questi animali al tipo più elevato,
appunto perchè nella sua perfezione fa mestieri che gli altri organi siano
soverchiamente subordinati a questa principalissima funzione. Diciamo
altrettanto della struttura che rende i Cetacei potenti nuotatori e tuffatori.
Per cotale attitudine appunto, essi discendono verso i pesci più che non si
elevino fra i mammiferi: e altrettanto diciamo dell'insaziabile appetito e
delle potenti forze digestive delle Lamie – volgarmente cani di mare – e della
maggior parte dei pesci, ne' quali l'organismo è per modo disposto da dare agli
atti del digerire prevalenza sugli altri.
L'equilibrio delle funzioni organiche non va
considerato come tanto assoluto da impedire che qualche organo e qualche
funzione non offra anche nell'uomo una certa preponderanza, Predominano in lui
il cervello e tutto il sistema nervoso in generale e quella facoltà complessa e
multiforme che vi è connessa e si chiama il Pensiero.
I
caratteri morali e psicologici dell'Uomo si possono intendere compresi in
questo vocabolo, come sono compresi i fisici o zoologici nella
sua animalità.
La
Storia naturale dell'uomo ha duopo di ricorrere alla duplice serie dei
caratteri e delle funzioni. E siccome delle scienze che professiamo molte
poggiano sui primi mentre altre sui secondi si fondano; così questa la quale si
vale di entrambi, diventa il vero anello che insieme collega le scienze morali
e le naturali.
Quella
parte della Storia naturale dell'uomo la quale ne studia le forme esteriori e
la interna organizzazione è chiamata Antropologia; è un ramo della
zoologia e va paralella alla Ornitologia che tratta in egual modo degli
uccelli, alla Mammologia che in pari guisa fa subietto di studio i mammiferi e
via dicendo.
Ma
non può, così definita, descrivere soltanto le razze umane, molto meno
indagarne le attitudini, le migrazioni, la disparizione o comparsa – in una
parola la storia delle medesime – senza ricorrere ai singoli caratteri offerti
dalla natura dell'uomo spettino essi all'ordine zoologico o all'ordine morale.
Quindi i costumi, le diverse manifestazioni della superstiziosità o
spiritualità, la astrattività, la storia in quanto riguarda la origine e la
influenza storica delle razze e delle nazioni sulla storia medesima, gli elementi
filosofici della Linguistica oltre i confronti tra razza e razza, tra nazione e
nazione, costituiscono un altro ramo importante di questa scienza stupenda; e
questo si chiama Etnologia. Se si supponesse una sola coppia di uomini
al mondo, l'antropologia sarebbe sorta con essi. La Etnologia invece nascerebbe
solo quando il mondo fosse, com'è di fatto, da molti uomini popolato, varii e
disformi per nazioni e per lingue, per razze e per abitudini.
L'antropologia
studia l'uomo in relazione agli animali inferiori, l'etnologia lo studia in
rapporto a sè stesso, alle sue varietà, alle sue razze, alla sua storia. Ecco
perchè la Antropologia, ovunque si volle indicare così la Storia naturale
dell'uomo, tende necessariamente a completarsi fondendosi con la Etnologia per
esprimere il concetto più vasto.
Gli
elementi etnici sono adunque di due distinte nature. Gli uomini che hanno una
data statura, una certa conformazione del cranio, una determinata carnagione,
offrono in questi modi di essere altrettanti caratteri antropologici: gli
appellativi Bianco, Negro, Biondo, hanno valore
antropologico meglio che etnologico3.
Una
famiglia che emigra, una provincia che si spopola perchè gli abitanti vanno a
cercare in terra straniera o pane o libertà, – sono fatti talvolta importanti,
ma che rientrano nelle condizioni locali o nelle individuali. Invece quel
movimento nazionale, per es., che spinse gli Arii ad emigrare dall'Asia verso
il N. O.; quel movimento consimile che spinge gli Anglo-Sassoni e i Celti
d'Irlanda attraverso lo Atlantico per le praterie e le regioni aurifere del
lontano occidente, sono fatti etnici di altissimo valore.
Anche
gli elementi filologici comuni alle lingue Indiane ed alle Europee
costituiscono altrettanti criterii etnici di importanza ancora maggiore, quando
si voglia devenire coi confronti e colla critica a pratiche conclusioni.
Tornando
ai caratteri esteriori, se si prendono le prime tavole antropologiche che ci
vengono a mano si concluderà che veramente la statura, le dimensioni e le
proporzioni delle varie parti del corpo offrono nelle razze correlazioni così
disparate che vien fatto di dubitare se sia mai possibile di giungere coi
medesimi a resultati abbastanza soddisfacenti.
Ond'è, che assegnando anche a questi caratteri
un giusto valore, è nostra opinione essere i filologici quelli che fra i varii
elementi etnici offrono maggiore la importanza e la utilità. È questo un fatto
degno di considerazione, perchè, sotto il punto di vista della Storia
naturale generale, mostra la differenza tra il metodo con cui va studiato
l'uomo e quello con cui gli altri animali si studiano e si comprendono. Quel regno
umano, da alcuni naturalisti proposto, che taluni accettano ed altri
respingono, non ha appunto altra ragione in sè tranne la essenza stessa di
questi caratteri che, a differenza degli altri due regni, gli sono esclusivi.
Ammettiamo pure con Broca esservi appena nelle forme esteriori e nella intima
struttura attributi sufficienti onde fare degli uomini un genere zoologicamente
distinto: – non diamo nemmeno ascolto all'interrogazione che ci muove Rochat:
«dimmi quel che tu mangi e ti dirò chi sei;» – tutto questo ammettiamo o non
ascoltiamo. Ma se la modificazione avvenuta nell'organo vocale, per quanto
piccola fosse, pur valse agli uomini la proprietà di articolare suoni tanto
perfetti da esser parole; e se, nata la parola, ebbe conseguito ciascuno la
facoltà di esporre le proprie idee a' suoi simili; onde l'esperienza dell'uno,
comunicata al vicino più non rimase confinata nell'individuo per morire con
esso, ma giovò a tutti per guisa che, accumulandosi l'esperienza di parecchie
generazioni, ne nacque la tradizione, e dalla tradizione la storia e quindi la
scienza della storia talchè si rese possibile l'indefinito perfezionamento
umano; – è pur giuocoforza il dire che il fatto di una modificazione
leggerissima e così sfuggevole sparisce di fronte alla immensità dei risultati
che derivarono. Potremo noi trascurare questi resultati così grandi dal momento
che avvennero e che fecero sì che l'uomo fosse, malgrado la impercettibilità
della causa che li produsse? Dall'epoca fortunata in cui gli si sciolse la
lingua, l'uomo fu adunque; da quell'epoca in poi può farsi questione del grado
più o meno elevato del perfezionamento raggiunto, ma non della essenza della
conseguita natura. Ormai l'uomo è quello che è, e va studiato com'è. Colui che
si limitasse a descrivere il volto, i capelli, la carnagione, avrebbe faticato
sul cadavere dell'uomo, non sull'uomo; potrebbe raggiungere una rara perfezione
ne' suoi metodi, come l'ippologo o l'erpetologo farebbero nella respettiva
specialità, ma non credo che potrebbe considerarsi etnologo nel pieno senso
della parola. Notate pertanto che non è questione di origine – questa è tuttora
allo studio – bensì è questione di metodo; e coloro i quali della primitiva
brutalità si consolano col fatto della civilizzazione attuale e colla
previsione di un illimitato perfezionamento nei secoli futuri, ammettono
implicitamente con ciò un regno umano distinto dal regno animale da qualche
migliaio d'anni a questa parte, o, per non discuter su date, da questo secolo
decimonono andando ai più brillanti venturi secoli.
Il
valore prevalente attribuito ai caratteri tolti dalle lingue come non esclude
gli altri, così non va soverchiamente esagerato. Jacobi si è già scagliato
contro gli abusi della filologia contemporanea. Quando ci viene raccontato che
gli Etruschi dalla Retica vennero a stabilirsi nella Etruria, siamo condotti a
considerare quella asserzione come etnicamente inaccettabile. Può essere che in
qualche cantone del Tirolo si parli tuttora una lingua affine; ma se questa
circostanza potrebbe provare che colonie etrusche si stabiliron nell'Alpi, non
basta a rovesciare un complesso di fatti etnicamente determinabili relativi a
quel popolo fondatore di una grande civiltà sulle coste del mare d'Italia dalla
Magra al Tevere, chiamato Lidio da Virgilio per un fatto etnico ben noto
a' suoi tempi4.
Ho
citato l'esempio di una razza antica e di una discussione recente perchè giova
a mostrare come dai caratteri di diversa natura messi a confronto e saggiamente
adoprati nasce quel giusto criterio che vale potentemente a scoprire la verità.
Ma
le vecchie stirpi italiane voglionsi considerare come estinte; avvegnachè
qualunque razza si riferisca al suo tempo, e nel caso concreto, troppe mistioni
di sangui e fusioni di popoli accadessero. Se peraltro le medesime non ressero
all'azione del tempo e degli avvenimenti, lasciarono nella razza italiana
attuale numerosi e svariati elementi etnici. Raccogliere questi elementi,
coordinarli e discuterli sarebbe il vero mezzo di studiare le origini del popolo
italiano, e il vero compito di una ben intesa Etnologia fra noi.
In
quella età della vita che maggiormente presume di sè e ci porta a molto
abbracciare, scorgendo questo campo poco ancora mietuto fra noi, mi vi cacciai
dentro non senza qualche speranza di raccogliere larga messe di fatti. Più
tardi gli studj direttamente connessi coll'insegnamento affidatomi, le cure
rivolte a bisogni più urgenti del paese, in breve il peso di molte occupazioni
mi persuasero della verità del vecchio adagio: «Ars longa, vita brevis;»
e quantunque non sappia peranco dismettere l'uso di raccogliere gli elementi
etnici ovunque mi trovo, devo limitarmi a far voti che qualche giovane di mente
sveglia e di forti studi si metta all'impresa.
E
perchè a taluno fra i presenti potrebbe riuscire gradito di avere qualche
esempio, come a schiarimento del mio pensiero, mi permetterete, o colleghi, di
citarne qualcuno rapidamente.
Nell'Apennino
nostro prevale un tipo d'uomini a statura mediocre, corporatura quadrata, mani
e piedi grossi, testa alquanto pesante, tardamente calva; l'insieme della
persona più solida che agile. – Nel gruppo delle Alpi apuane s'incontrano
ordinariamente uomini di statura elevata, con testa a contorno ovale e di bella
regolarità ne' lineamenti del volto, calvizie comune e precoce, grande forza
muscolare associata ad agilità, e in que' corpi solidamente costituiti e spesso
dati a penosi lavori si nota una straordinaria finezza delle estremità. L'alta
statura delle reclute nelle provincie di Lucca e di Massa deve principalmente
attribuirsi alla popolazione che abita quel bel gruppo di monti5.
Noterò di passaggio che i rapporti pubblicati dall'ufficio centrale di
reclutamento, quelli consimili che si pubblicano in altri Stati, unitamente
agli studi del nostro Cortesi, di Boudin, di Quetelet e di altri possono
considerarsi come fonte di dati etnici di molto valore. – Generalmente si può
riconoscere ovunque il nativo dell'Umbria, per alcuni lineamenti peculiari del
volto. – Certa larghezza delle ossa della faccia con decisa brachicefalia
contrassegna la più parte dei Subalpini6. Sono questi esempi di
caratteri antropologici che si trovano sparsi nel popolo italiano.
Molti
dati etnici possono desumersi da certe attitudini, da dati costumi e perfino
pregiudizi7. La lingua poi ne offre moltissimi; così considero come
elementi etnici del linguaggio parole come queste: «Alpe, Penna, Pennella,
Pania, Pennino,» provenienti tutte dalla stessa radice e diffuse
quali in un luogo, quali in un altro, e ben diverse da queste che si incontrano
altrove: «Serra, Serrone, Serrato, Serrelta,» donde
il verbo inserrarsi per dire andare ad abitare sulle montagne; e
in altri luoghi queste: «Catri, Gotro;» d'onde Catria,
rispondente a Pania, quasi suonasse –montagna per eccellenza. – Bora,
borro, borrone, borello sono altrettanti vocaboli aventi
la stessa radice, diversa da Rava, voce comune in qualche luogo, che
suona come il ravin de' francesi, il quale ne' nostri monti si sente più
propriamente chiamare ravaneto. – L'if dei francesi, l'ippo
e l'igro dei nostri montagnoli s'imparentano insieme; ma la voce Gruppata
dell'arcipelago toscano non si imparenta nè col basco Uragano, nè colla
comune Burrasca.– Per non essere con troppi esempi prolisso, aggiungerò
un solo fatto di pronunzia. L'u pronunziato alla francese è suono che si
ode in alcune parti dell'alta Italia. L'incontrarlo accantonato nella toscana
famiglia, deve dipendere da un fatto etnico non avvertito, ma certo
importantissimo.
Ora
io penso che qualora fosse raccolto un numero sufficiente di parole
fondamentali, come quelle citate, a radicali etnici disparati, lo studio dei
medesimi ci farebbe fare maggiore progresso nella conoscenza delle origini
della nazione che il quotidiano ripetere con varia somma di compiacenza certi
nomi antichi universalmente accettati perchè messi in voga da scrittori anche
illustri, quantunque non soddisfacciano sempre le esigenze delle persone che vogliono
addentrarsi nelle questioni con critica più rigorosa. Alla scienza infatti non
tanto cale di coloro che tutto consentono ed accettano, quanto importa avere
seguaci che liberamente esaminano e saggiamente discutono.
La
mente umana è così fatta che solamente con ripetuti confronti, con rinnovate
astrazioni, con lungo esame può scuoprire i segreti delta natura. Nasce da
questo la opportunità della libera discussione. Cotal libertà ha le sue
esigenze, e il savio si astiene dal convertire in dommi le sue proposizioni, nè
diviene intollerante della facoltà che ha ciascuno di formulare o di preferire
proposizioni contrarie, specialmente in argomenti sui quali la scienza non ha
detto l'ultima parola8.
La
diagnosi de' caratteri etnici del popolo italiano, oltre gli altri vantaggi,
potrebbe avere pur quello di abolire quei luoghi comuni sull'indole italiana,
de' quali continuano a compiacersi alcuni scrittori. Non ho mai capito quale
possa essere il resultato scientifico del personificare l'indole nazionale in
un certo tipo degradato, ristretto a poc'area, e per nostra buona ventura
scomparso di scena. Ne' centri popolosi può rimproverarsi, non nego, l'oziosità
a molta parte della popolazione; ma è vizio di educazione; ed il campagnuolo è
forte, laborioso, tollerante de' disagi e delle fatiche. Co' suoi difetti, la
stoffa del popolo italiano è buona; e questo sole d'Italia fortifica, non
snerva; vivifica, non assopisce.
Per
concludere, asserisco che queste indagini, già avanzate presso altre nazioni,
ci condurrebbero molto addentro nella ricerca delle origini dell'attuale popolo
italiano.
Forse
noi italiani, abbagliati dallo splendore dell'epoca classica, a questa sogliamo
fermarci, più oltre rimontando difficilmente. Ma che sarebbe della etnologia
presso di noi se sull'êra Etrusca si concentrassero studj e ricerche uguali a
quelle che si fanno sui tempi Romani, e se studj non inferiori fosser fatti
delle lunghe età che precedettero la fiorente civiltà degli Etruschi!
Ma
qui pure la spinta è data, nè potrebbe più arrestarsi. La scienza ci permette
oggi di stabilire che, a modo di esempio, gli Arii, migrando in Europa, non
popolarono terre deserte; che sovrapponendosi agli Europei di allora, se
portarono seco molti elementi di viver civile, vi trovarono agricoltura, arti,
commerci9.
Conosciamo
fatti anche più antichi, e rimontiamo così ne' tempi preistorici, lo studio de'
quali non si può più trascurare senza cadere in un deplorabile
convenzionalismo. Gli elementi etnici ci guidano anche in quelle tenebre, o, se
vogliamo dir meglio, di là e' prendon le mosse, e sta a noi a cercarne quivi la
origine primitiva. Notate, non parlo di fatti ancora più antichi, vale a dire
di quelli che si riferiscono a un periodo della storia terrestre che non fu
quello che dura anco al presente. La etnologia attuale cede allora il posto ad
altri criterj; la questione rientra nel dominio della Geologia, non perchè
mancasse la continuità della prima, ma perchè questa continuità finora ci
sfugge e per la lunghezza enorme del tempo e per la grandezza degli avvenimenti
tellurici che l'hanno mascherata.
Per
la grandezza della nazione sarebbe da desiderarsi un Erodoto che raccontasse al
popolo; un Omero che cantasse pel popolo, e un Eschilo che il popolo
ammaestrasse. Ma se Aristotile e Platone personificano il genio umano che nella
ricerca delle verità filosofiche si conforta del disgusto prodotto dalle realtà
della vita, e se questi meglio convengono alla età presente; se Eschilo tace e
ad Omero deve succedere Anacreonte; – invoco anche fra noi chi anatomizzi, per
così dire, gli elementi etnici sparsi per la nazione, e sappia comporre la
storia vera della sua molteplice origine.
La
Storia naturale dell'uomo è adunque il terreno nel quale la connessione delle
scienze fisiche e delle morali è più chiara e più manifesta; il subietto qui
non può essere diagnosticato senza fare ricorso alle une ed alle altre. Ed è
qui dove chiaramente vediamo le discipline scientifiche che siamo chiamati a
professare convergere a un punto e insieme connettersi in un albero unico:
l'albero della scienza.
Per
queste considerazioni da dieci anni i miei voti furono con coloro che
affrettavano un insegnamento etnologico nel nostro istituto10. In
quella parte che più da vicino mi riguardava ne appianai anco le vie con
qualche modesta pagina e con collezioni che tutti possono ora visitare e
studiare. – Ho sempre creduto che a formare un tutto omogeneo, una continuità
di questo bello insieme che è l'istituto nostro, si richiedesse questo anello
che congiunge le scienze naturali alle filologiche, ossia quell'insegnamento in
cui si compendiano, per così dire, la filologia, l'etica sociale, la fisiologia
e la zoologia; dove è subietto importante di studio l'azione della natura
sull'uomo, e quella dell'uomo sulla natura; insegnamento complessivo e quale alla
indole del prostro Istituto in sommo grado conviene. Il provvedimento
recentemente preso per entrare in questa via dev'essere salutato con gioia e
con riconoscenza, e va considerato come arra della sapienza di coloro che pur
ora reggono la pubblica istruzione11.
Or
dunque all'opera, o colleghi; riprendiamo la bella missione di bandire la
scienza colla parola e più ancora cogli studj pazienti ne' gabinetti, ne'
laboratorii, nelle biblioteche. Lo scopo del nostro istituto è vasto e ben
definito; chiamato a compiere un ufficio tutto suo proprio, noi dobbiamo
renderlo vieppiù omogeneo e completo, onde sia veramente quello che dev'essere,
santuario di scienza, sede di gravi e libere discussioni.
Italia
gode nel vedere che in ogni anno che passa voi le portate qualche bel frutto
de' vostri studi, ond'essa delle vostre opere va orgogliosa a buon diritto,
poichè ben comprende che una nazione è grande per gli uomini che la onorano in
casa e ne portano alto il nome di fuori. Agli scritti aggiungete ora l'eloquio.
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