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Igino Cocchi
Connessione delle scienze morali e naturali

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Onorevoli Colleghi!

 

 

Adunati in quest'aula, inauguriamo oggi un nuovo anno d'insegnamento e di studj. E se io vengo dinanzi a voi ad esordire i nostri corsi, non vi stupite di me; ammirate piuttosto la forza del dovere che qui trasse me ultimo ad ognuno, e toltomi, sto per dir ieri, dalla bandiera di quella Scienza severa che dure fatiche impone a suoi1, e sotto la quale più particolarmente io milito, qui mi mena a tessere un discorso in luogo de' molti che meglio, e con più forbite prole avrebbero detto. Men duole per voi che siete privi in tal guisa di ascoltare taluno di quei tanti uomini vanto di questo Istituto e d'Italia; e meco stesso men dolgo che perdo l'occasione di istruirmi alla scienza di qualche illustre Collega. Ma ogni dovere compiuto reca conforto; e questo basti alla tranquillità dell'animo mio.

Coi nostri studi noi tutti ci proponiamo, o Colleghi, di conoscere l'Uomo, o di giovare vuoi alle sue società vuoi al suo individuo. Infatti v'è tra noi chi dell'uomo esamina l'intima struttura fisica e tenta le vie di conservarlo sano e vigoroso dei malori che lo affliggono, ricercando le cause e applicando i rimedi: v'è chi si applica a scrutare gli elementi del pensiero e le sue manifestazioni molteplici; ed altri la storia passata delle sue società e quelle quistioni che a buon diritto si chiaman sociali. Chi esamina i modi del dire, o le conquiste sulle leggi della natura le quali Egli valse sovente a piegare a' suoi comodi; chi volge l'attenzione a conoscere quei naturali prodotti che sono pascolo al genio speculativo di Lui e fonte di ogni ricchezze e prosperità materiale; chi infine va investigando la struttura e le vicende del pianeta da esso abitato, o scuopre – come se ciò non bastasse – le condizioni del sistema cosmico del quale il pianeta degli Uomini è parte2.

L'Uomo per il naturalista è uno dei tanti abitatori della superficie terrestre. I metodi di studio non differiscono sostanzialmente in questo dai metodi che possono usarsi per riguardo agli altri coabitatori della Terra.

Studiando il corpo umano facilmente si scorge che nessun organo vi ha predominio esagerato sugli altri. Resulta quindi manifesto l'equilibrio delle funzioni e degli organi. Infatti i denti non offrono struttura, forza o solidità, da formare un'arme terribile, allo sviluppo della quale siano sacrificate le altre parti del volto. In pari tempo la nutrizione è svariata, sostanziosa, moderatamente abbondante. Gli organi di locomozione – ridotti a due per la stazione eretta – sono in giusto equilibrio con quelli destinati alla prensione. La respirazione non soverchiamente concitata, l'olfato e gli altri sensorj senza prevalenza soverchia dell'uno sugli altri; ogni parte infine rivela piena armonia nello sviluppo di tutti i sistemi organici.

Siamo quindi condotti a considerare l'organismo nostro come il tipo più perfetto del regno animale, e con una facile astrazione congetturiamo in che consiste l'ideale del perfezionamento organico. Ci persuadiamo impertanto che il meccanismo così complicato e ammirabile della locomozione aerea degli uccelli, stupendo in sè medesimo, allontani più che non ravvicini questi animali al tipo più elevato, appunto perchè nella sua perfezione fa mestieri che gli altri organi siano soverchiamente subordinati a questa principalissima funzione. Diciamo altrettanto della struttura che rende i Cetacei potenti nuotatori e tuffatori. Per cotale attitudine appunto, essi discendono verso i pesci più che non si elevino fra i mammiferi: e altrettanto diciamo dell'insaziabile appetito e delle potenti forze digestive delle Lamie – volgarmente cani di mare – e della maggior parte dei pesci, ne' quali l'organismo è per modo disposto da dare agli atti del digerire prevalenza sugli altri.

L'equilibrio delle funzioni organiche non va considerato come tanto assoluto da impedire che qualche organo e qualche funzione non offra anche nell'uomo una certa preponderanza, Predominano in lui il cervello e tutto il sistema nervoso in generale e quella facoltà complessa e multiforme che vi è connessa e si chiama il Pensiero.

I caratteri morali e psicologici dell'Uomo si possono intendere compresi in questo vocabolo, come sono compresi i fisici o zoologici nella sua animalità.

La Storia naturale dell'uomo ha duopo di ricorrere alla duplice serie dei caratteri e delle funzioni. E siccome delle scienze che professiamo molte poggiano sui primi mentre altre sui secondi si fondano; così questa la quale si vale di entrambi, diventa il vero anello che insieme collega le scienze morali e le naturali.

Quella parte della Storia naturale dell'uomo la quale ne studia le forme esteriori e la interna organizzazione è chiamata Antropologia; è un ramo della zoologia e va paralella alla Ornitologia che tratta in egual modo degli uccelli, alla Mammologia che in pari guisa fa subietto di studio i mammiferi e via dicendo.

Ma non può, così definita, descrivere soltanto le razze umane, molto meno indagarne le attitudini, le migrazioni, la disparizione o comparsa – in una parola la storia delle medesime – senza ricorrere ai singoli caratteri offerti dalla natura dell'uomo spettino essi all'ordine zoologico o all'ordine morale. Quindi i costumi, le diverse manifestazioni della superstiziosità o spiritualità, la astrattività, la storia in quanto riguarda la origine e la influenza storica delle razze e delle nazioni sulla storia medesima, gli elementi filosofici della Linguistica oltre i confronti tra razza e razza, tra nazione e nazione, costituiscono un altro ramo importante di questa scienza stupenda; e questo si chiama Etnologia. Se si supponesse una sola coppia di uomini al mondo, l'antropologia sarebbe sorta con essi. La Etnologia invece nascerebbe solo quando il mondo fosse, com'è di fatto, da molti uomini popolato, varii e disformi per nazioni e per lingue, per razze e per abitudini.

L'antropologia studia l'uomo in relazione agli animali inferiori, l'etnologia lo studia in rapporto a sè stesso, alle sue varietà, alle sue razze, alla sua storia. Ecco perchè la Antropologia, ovunque si volle indicare così la Storia naturale dell'uomo, tende necessariamente a completarsi fondendosi con la Etnologia per esprimere il concetto più vasto.

Gli elementi etnici sono adunque di due distinte nature. Gli uomini che hanno una data statura, una certa conformazione del cranio, una determinata carnagione, offrono in questi modi di essere altrettanti caratteri antropologici: gli appellativi Bianco, Negro, Biondo, hanno valore antropologico meglio che etnologico3.

Una famiglia che emigra, una provincia che si spopola perchè gli abitanti vanno a cercare in terra straniera o pane o libertà, – sono fatti talvolta importanti, ma che rientrano nelle condizioni locali o nelle individuali. Invece quel movimento nazionale, per es., che spinse gli Arii ad emigrare dall'Asia verso il N. O.; quel movimento consimile che spinge gli Anglo-Sassoni e i Celti d'Irlanda attraverso lo Atlantico per le praterie e le regioni aurifere del lontano occidente, sono fatti etnici di altissimo valore.

Anche gli elementi filologici comuni alle lingue Indiane ed alle Europee costituiscono altrettanti criterii etnici di importanza ancora maggiore, quando si voglia devenire coi confronti e colla critica a pratiche conclusioni.

Tornando ai caratteri esteriori, se si prendono le prime tavole antropologiche che ci vengono a mano si concluderà che veramente la statura, le dimensioni e le proporzioni delle varie parti del corpo offrono nelle razze correlazioni così disparate che vien fatto di dubitare se sia mai possibile di giungere coi medesimi a resultati abbastanza soddisfacenti.

Ond'è, che assegnando anche a questi caratteri un giusto valore, è nostra opinione essere i filologici quelli che fra i varii elementi etnici offrono maggiore la importanza e la utilità. È questo un fatto degno di considerazione, perchè, sotto il punto di vista della Storia naturale generale, mostra la differenza tra il metodo con cui va studiato l'uomo e quello con cui gli altri animali si studiano e si comprendono. Quel regno umano, da alcuni naturalisti proposto, che taluni accettano ed altri respingono, non ha appunto altra ragione in sè tranne la essenza stessa di questi caratteri che, a differenza degli altri due regni, gli sono esclusivi. Ammettiamo pure con Broca esservi appena nelle forme esteriori e nella intima struttura attributi sufficienti onde fare degli uomini un genere zoologicamente distinto: – non diamo nemmeno ascolto all'interrogazione che ci muove Rochat: «dimmi quel che tu mangi e ti dirò chi sei;» – tutto questo ammettiamo o non ascoltiamo. Ma se la modificazione avvenuta nell'organo vocale, per quanto piccola fosse, pur valse agli uomini la proprietà di articolare suoni tanto perfetti da esser parole; e se, nata la parola, ebbe conseguito ciascuno la facoltà di esporre le proprie idee a' suoi simili; onde l'esperienza dell'uno, comunicata al vicino più non rimase confinata nell'individuo per morire con esso, ma giovò a tutti per guisa che, accumulandosi l'esperienza di parecchie generazioni, ne nacque la tradizione, e dalla tradizione la storia e quindi la scienza della storia talchè si rese possibile l'indefinito perfezionamento umano; – è pur giuocoforza il dire che il fatto di una modificazione leggerissima e così sfuggevole sparisce di fronte alla immensità dei risultati che derivarono. Potremo noi trascurare questi resultati così grandi dal momento che avvennero e che fecero sì che l'uomo fosse, malgrado la impercettibilità della causa che li produsse? Dall'epoca fortunata in cui gli si sciolse la lingua, l'uomo fu adunque; da quell'epoca in poi può farsi questione del grado più o meno elevato del perfezionamento raggiunto, ma non della essenza della conseguita natura. Ormai l'uomo è quello che è, e va studiato com'è. Colui che si limitasse a descrivere il volto, i capelli, la carnagione, avrebbe faticato sul cadavere dell'uomo, non sull'uomo; potrebbe raggiungere una rara perfezione ne' suoi metodi, come l'ippologo o l'erpetologo farebbero nella respettiva specialità, ma non credo che potrebbe considerarsi etnologo nel pieno senso della parola. Notate pertanto che non è questione di origine – questa è tuttora allo studio – bensì è questione di metodo; e coloro i quali della primitiva brutalità si consolano col fatto della civilizzazione attuale e colla previsione di un illimitato perfezionamento nei secoli futuri, ammettono implicitamente con ciò un regno umano distinto dal regno animale da qualche migliaio d'anni a questa parte, o, per non discuter su date, da questo secolo decimonono andando ai più brillanti venturi secoli.

Il valore prevalente attribuito ai caratteri tolti dalle lingue come non esclude gli altri, così non va soverchiamente esagerato. Jacobi si è già scagliato contro gli abusi della filologia contemporanea. Quando ci viene raccontato che gli Etruschi dalla Retica vennero a stabilirsi nella Etruria, siamo condotti a considerare quella asserzione come etnicamente inaccettabile. Può essere che in qualche cantone del Tirolo si parli tuttora una lingua affine; ma se questa circostanza potrebbe provare che colonie etrusche si stabiliron nell'Alpi, non basta a rovesciare un complesso di fatti etnicamente determinabili relativi a quel popolo fondatore di una grande civiltà sulle coste del mare d'Italia dalla Magra al Tevere, chiamato Lidio da Virgilio per un fatto etnico ben noto a' suoi tempi4.

Ho citato l'esempio di una razza antica e di una discussione recente perchè giova a mostrare come dai caratteri di diversa natura messi a confronto e saggiamente adoprati nasce quel giusto criterio che vale potentemente a scoprire la verità.

Ma le vecchie stirpi italiane voglionsi considerare come estinte; avvegnachè qualunque razza si riferisca al suo tempo, e nel caso concreto, troppe mistioni di sangui e fusioni di popoli accadessero. Se peraltro le medesime non ressero all'azione del tempo e degli avvenimenti, lasciarono nella razza italiana attuale numerosi e svariati elementi etnici. Raccogliere questi elementi, coordinarli e discuterli sarebbe il vero mezzo di studiare le origini del popolo italiano, e il vero compito di una ben intesa Etnologia fra noi.

In quella età della vita che maggiormente presume di sè e ci porta a molto abbracciare, scorgendo questo campo poco ancora mietuto fra noi, mi vi cacciai dentro non senza qualche speranza di raccogliere larga messe di fatti. Più tardi gli studj direttamente connessi coll'insegnamento affidatomi, le cure rivolte a bisogni più urgenti del paese, in breve il peso di molte occupazioni mi persuasero della verità del vecchio adagio: «Ars longa, vita brevis;» e quantunque non sappia peranco dismettere l'uso di raccogliere gli elementi etnici ovunque mi trovo, devo limitarmi a far voti che qualche giovane di mente sveglia e di forti studi si metta all'impresa.

E perchè a taluno fra i presenti potrebbe riuscire gradito di avere qualche esempio, come a schiarimento del mio pensiero, mi permetterete, o colleghi, di citarne qualcuno rapidamente.

Nell'Apennino nostro prevale un tipo d'uomini a statura mediocre, corporatura quadrata, mani e piedi grossi, testa alquanto pesante, tardamente calva; l'insieme della persona più solida che agile. – Nel gruppo delle Alpi apuane s'incontrano ordinariamente uomini di statura elevata, con testa a contorno ovale e di bella regolarità ne' lineamenti del volto, calvizie comune e precoce, grande forza muscolare associata ad agilità, e in que' corpi solidamente costituiti e spesso dati a penosi lavori si nota una straordinaria finezza delle estremità. L'alta statura delle reclute nelle provincie di Lucca e di Massa deve principalmente attribuirsi alla popolazione che abita quel bel gruppo di monti5. Noterò di passaggio che i rapporti pubblicati dall'ufficio centrale di reclutamento, quelli consimili che si pubblicano in altri Stati, unitamente agli studi del nostro Cortesi, di Boudin, di Quetelet e di altri possono considerarsi come fonte di dati etnici di molto valore. – Generalmente si può riconoscere ovunque il nativo dell'Umbria, per alcuni lineamenti peculiari del volto. – Certa larghezza delle ossa della faccia con decisa brachicefalia contrassegna la più parte dei Subalpini6. Sono questi esempi di caratteri antropologici che si trovano sparsi nel popolo italiano.

Molti dati etnici possono desumersi da certe attitudini, da dati costumi e perfino pregiudizi7. La lingua poi ne offre moltissimi; così considero come elementi etnici del linguaggio parole come queste: «Alpe, Penna, Pennella, Pania, Pennino,» provenienti tutte dalla stessa radice e diffuse quali in un luogo, quali in un altro, e ben diverse da queste che si incontrano altrove: «Serra, Serrone, Serrato, Serrelta,» donde il verbo inserrarsi per dire andare ad abitare sulle montagne; e in altri luoghi queste: «Catri, Gotro;» d'onde Catria, rispondente a Pania, quasi suonasse –montagna per eccellenza. – Bora, borro, borrone, borello sono altrettanti vocaboli aventi la stessa radice, diversa da Rava, voce comune in qualche luogo, che suona come il ravin de' francesi, il quale ne' nostri monti si sente più propriamente chiamare ravaneto. – L'if dei francesi, l'ippo e l'igro dei nostri montagnoli s'imparentano insieme; ma la voce Gruppata dell'arcipelago toscano non si imparenta nè col basco Uragano, nè colla comune Burrasca.– Per non essere con troppi esempi prolisso, aggiungerò un solo fatto di pronunzia. L'u pronunziato alla francese è suono che si ode in alcune parti dell'alta Italia. L'incontrarlo accantonato nella toscana famiglia, deve dipendere da un fatto etnico non avvertito, ma certo importantissimo.

Ora io penso che qualora fosse raccolto un numero sufficiente di parole fondamentali, come quelle citate, a radicali etnici disparati, lo studio dei medesimi ci farebbe fare maggiore progresso nella conoscenza delle origini della nazione che il quotidiano ripetere con varia somma di compiacenza certi nomi antichi universalmente accettati perchè messi in voga da scrittori anche illustri, quantunque non soddisfacciano sempre le esigenze delle persone che vogliono addentrarsi nelle questioni con critica più rigorosa. Alla scienza infatti non tanto cale di coloro che tutto consentono ed accettano, quanto importa avere seguaci che liberamente esaminano e saggiamente discutono.

La mente umana è così fatta che solamente con ripetuti confronti, con rinnovate astrazioni, con lungo esame può scuoprire i segreti delta natura. Nasce da questo la opportunità della libera discussione. Cotal libertà ha le sue esigenze, e il savio si astiene dal convertire in dommi le sue proposizioni, nè diviene intollerante della facoltà che ha ciascuno di formulare o di preferire proposizioni contrarie, specialmente in argomenti sui quali la scienza non ha detto l'ultima parola8.

La diagnosi de' caratteri etnici del popolo italiano, oltre gli altri vantaggi, potrebbe avere pur quello di abolire quei luoghi comuni sull'indole italiana, de' quali continuano a compiacersi alcuni scrittori. Non ho mai capito quale possa essere il resultato scientifico del personificare l'indole nazionale in un certo tipo degradato, ristretto a poc'area, e per nostra buona ventura scomparso di scena. Ne' centri popolosi può rimproverarsi, non nego, l'oziosità a molta parte della popolazione; ma è vizio di educazione; ed il campagnuolo è forte, laborioso, tollerante de' disagi e delle fatiche. Co' suoi difetti, la stoffa del popolo italiano è buona; e questo sole d'Italia fortifica, non snerva; vivifica, non assopisce.

Per concludere, asserisco che queste indagini, già avanzate presso altre nazioni, ci condurrebbero molto addentro nella ricerca delle origini dell'attuale popolo italiano.

Forse noi italiani, abbagliati dallo splendore dell'epoca classica, a questa sogliamo fermarci, più oltre rimontando difficilmente. Ma che sarebbe della etnologia presso di noi se sull'êra Etrusca si concentrassero studj e ricerche uguali a quelle che si fanno sui tempi Romani, e se studj non inferiori fosser fatti delle lunghe età che precedettero la fiorente civiltà degli Etruschi!

Ma qui pure la spinta è data, nè potrebbe più arrestarsi. La scienza ci permette oggi di stabilire che, a modo di esempio, gli Arii, migrando in Europa, non popolarono terre deserte; che sovrapponendosi agli Europei di allora, se portarono seco molti elementi di viver civile, vi trovarono agricoltura, arti, commerci9.

Conosciamo fatti anche più antichi, e rimontiamo così ne' tempi preistorici, lo studio de' quali non si può più trascurare senza cadere in un deplorabile convenzionalismo. Gli elementi etnici ci guidano anche in quelle tenebre, o, se vogliamo dir meglio, di là e' prendon le mosse, e sta a noi a cercarne quivi la origine primitiva. Notate, non parlo di fatti ancora più antichi, vale a dire di quelli che si riferiscono a un periodo della storia terrestre che non fu quello che dura anco al presente. La etnologia attuale cede allora il posto ad altri criterj; la questione rientra nel dominio della Geologia, non perchè mancasse la continuità della prima, ma perchè questa continuità finora ci sfugge e per la lunghezza enorme del tempo e per la grandezza degli avvenimenti tellurici che l'hanno mascherata.

Per la grandezza della nazione sarebbe da desiderarsi un Erodoto che raccontasse al popolo; un Omero che cantasse pel popolo, e un Eschilo che il popolo ammaestrasse. Ma se Aristotile e Platone personificano il genio umano che nella ricerca delle verità filosofiche si conforta del disgusto prodotto dalle realtà della vita, e se questi meglio convengono alla età presente; se Eschilo tace e ad Omero deve succedere Anacreonte; – invoco anche fra noi chi anatomizzi, per così dire, gli elementi etnici sparsi per la nazione, e sappia comporre la storia vera della sua molteplice origine.

La Storia naturale dell'uomo è adunque il terreno nel quale la connessione delle scienze fisiche e delle morali è più chiara e più manifesta; il subietto qui non può essere diagnosticato senza fare ricorso alle une ed alle altre. Ed è qui dove chiaramente vediamo le discipline scientifiche che siamo chiamati a professare convergere a un punto e insieme connettersi in un albero unico: l'albero della scienza.

Per queste considerazioni da dieci anni i miei voti furono con coloro che affrettavano un insegnamento etnologico nel nostro istituto10. In quella parte che più da vicino mi riguardava ne appianai anco le vie con qualche modesta pagina e con collezioni che tutti possono ora visitare e studiare. – Ho sempre creduto che a formare un tutto omogeneo, una continuità di questo bello insieme che è l'istituto nostro, si richiedesse questo anello che congiunge le scienze naturali alle filologiche, ossia quell'insegnamento in cui si compendiano, per così dire, la filologia, l'etica sociale, la fisiologia e la zoologia; dove è subietto importante di studio l'azione della natura sull'uomo, e quella dell'uomo sulla natura; insegnamento complessivo e quale alla indole del prostro Istituto in sommo grado conviene. Il provvedimento recentemente preso per entrare in questa via dev'essere salutato con gioia e con riconoscenza, e va considerato come arra della sapienza di coloro che pur ora reggono la pubblica istruzione11.

Or dunque all'opera, o colleghi; riprendiamo la bella missione di bandire la scienza colla parola e più ancora cogli studj pazienti ne' gabinetti, ne' laboratorii, nelle biblioteche. Lo scopo del nostro istituto è vasto e ben definito; chiamato a compiere un ufficio tutto suo proprio, noi dobbiamo renderlo vieppiù omogeneo e completo, onde sia veramente quello che dev'essere, santuario di scienza, sede di gravi e libere discussioni.

Italia gode nel vedere che in ogni anno che passa voi le portate qualche bel frutto de' vostri studi, ond'essa delle vostre opere va orgogliosa a buon diritto, poichè ben comprende che una nazione è grande per gli uomini che la onorano in casa e ne portano alto il nome di fuori. Agli scritti aggiungete ora l'eloquio.

La vostra parola, o colleghi, sciogliendosi fin d'ora, porti luce alle menti; il vostro lavoro ne' gabinetti e ne' musei si traduca in iscoperte che ci avvicinino sempre più alla verità, – alla quale, quanto più ci accostiamo, tanto maggiormente cresce il progresso sociale.

 






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1 La Geologia.



2 Si allude ai diversi insegnamenti professati in questo R. Istituto.



3 Gli attributi così indicati convengono ugualmente ad uomini spettanti a razze distinte.



4 Non perchè gli etruschi fossero propriamente Lidii. Questo gran popolo ebbe verosimilmente le sue più strette relazioni coll'Assiria. Ma non è qui luogo acconcio a trattare. – I numismatici affermano che le antichissime monete Etrusche portanti da un lato una testa di Negro e dall'altro un elefante si coniavano ad Arezzo, a Chiusi, a Perugia. L'elefante è senza alcun dubbio la specie a grandi orecchi – Lóxodon africanus de' naturalisti – come la testa è di Negro africano. Aspettando che i numismatici studino la origine e la ragione di tali emblemi, parmi di scorgere nei medesimi un significato etnico di molto valore. Essi stanno a provare che i primi Etruschi conobbero l'interno dell'Africa o le sue coste occidentali dove ebbero fattorie e commerci, oppure appellano alla esistenza di un impero negro estendentesi fin presso al Mediterraneo. Altre circostanze sembrano infatti provare che una civiltà e un dominio negro si estesero antichissimamente sino alle coste del mare interno. Può quindi supporsi che gli Etruschi si fabbricarono moneta propria al commercio in que' luoghi.



5 Questo tipo si trova altresì ne' dintorni di Lucca, nel Pesciatino e nei Pogginchi dell'Elba.



6 Più d'una volta mi sono chiesto quale dei due tipi è il più antico. Alcune ragioni mi farebbero supporre maggiore l'antichità del tipo apenninico; ma è una indagine questa che resta ancora da farsi. Non è da credere che i caratteri di schiatta si possano dovunque incontrare puri e distinti; che anzi si incontrano tali solamente nelle vallate appartato ed in generale ne' luoghi che si conservarono lungamente immuni da incursioni straniere e da mistioni di sangue. In qualche villaggio perduto fra monti e di malagevole accesso sentii deplorare dai seniori la tendenza dell'attuale gioventù ad unirsi con donne di fuori e a prendere servizio presso i forestieri (intendasi gli abitanti del piano o di vallate vicine). Que' fieri puritani, per amore della propria schiatta, avrebbero fatto buon viso ad una legge non dissimile dalla americana che portava divieto ai bianchi di sposar donne africane.



7 Si potrebbero aggiungere alcuni canti popolari antichissimi, e certe intonazioni e cantilene conservate qua e colà da tempo immemorabile, le quali hanno le maggiori analogie co' canti nazionali de' popoli viventi tuttora nello stato primitivo di natura. L'arte nautica ne' suoi vocaboli, e nella forma di alcuni attrezzi nautici tiene racchiuso più di un fatto etnico d'importanza.



8 Nelle Scienze di osservazione pochi precetti possono aversi per immutabili e indiscutibili. Accade della più parte delle nostre opinioni scientifiche quello che avviene delle piante da stufa. Nel modo che queste se non sono aerate, riscaldate e coltivate con solerzia corrono rischio di ammuffire o di inaridire; così quelle corrono uguali rischi se sono tenute custodite gelosamente alla maniera delle cose morte. A siffatto pericolo si espongono coloro i quali pensano di avere tanto studiato da essersi acquistati nozioni tanto positive e invariabili, da non darsi di esse altro fastidio che quello di proclamarle tali.

Il metodo scientifico adunque sarà cauto; ma la Scienza essenzialmente progressiva. Scienza che non è tale è cosa bastarda; dirò meglio, è come le cose morte, avvegnacchè la vita scientifica è il progresso



9 Penso che un, popolo di stirpe turanica abitasse l'Etruria e forse tutta l'Italia prima delle invasioni ariane e delle nazioni che occupano il periodo storico. Vi sono fatti che non si saprebbero in altro modo facilmente spiegare.



10 Nel 1860 feci adesione ad una relazione intorno al modo migliore di riordinare l'insegnamento nella sezione di scienze fisiche e naturali di questo R. Istituto; la quale da uomini autorevolissimi nella scienza fu presentata al Ministro della istruzione pubblica. In quella scrittura, ricca di utili proposte anche per il presente, erano sviluppate le ragioni che consigliavano la istituzione di un insegnamento di storia naturale dell'uomo, e gli argomenti pe' quali si dovesse di preferenza intitolare dalla Etnologia un unico insegnamento della medesima.



11 Si fa allusione al recente decreto che istituisce nel R. Istituto una cattedra di Antropologia. Il presente discorso era già scritto quando alla scrivente riuscì nota una tale disposizione; laonde questa parte del discorso fu da essa ritoccata in armonia con il sullodato provvedimento il quale viene qui considerato unicamente come un primo passo fatto in un ramo di istruzione, che se fu sinora trascurato, è destinato a divenire uno dei più progressivi e utili ad un tempo per la Nazione.






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