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LXX.
Due ore dopo io
rientrava nelle camere di Raimondo.
Lo incontrai abbandonato
sopra un seggiolone a bracciuoli, cogli occhi fissi sul suolo, e colle braccia
incrociate.
Al vedermi, si rizzò in
piedi e mi venne incontro.
- Solo? domandò ansioso.
~-Eugenio è arrivato,
gli risposi.
Raimondo fu sorpreso
della apparente freddezza delle mie parole - e passeggiò agitato per la camera arrestandosi
tratto tratto a me dinanzi come volesse interrogarmi e l'animo non gli
bastasse.
- Non ti ha detto nulla?
domandò qualche istante dopo con titubanza.
- Molte cose.
- E ti ha parlato di me?
non ha egli cercato di venire a trovarmi?
- Aveva sperato di
vederti prima, gli risposi in tuono di rimprovero.
- Dunque?..
- Egli lo desidera...
- E dove è egli?...
- Poco lungi, e ti
aspetta. Vieni...
Raimondo pareva
arrendersi alle mie parole, ma un improvviso pensiero mutò l'animo suo.
- Non lo posso, non lo
posso; esclamò levando le mani al cielo come a chiamarlo in testimonio del suo
strazio.
- Addio dunque..., e
feci atto d'allontanarmi.
- Addio, mi rispose con
voce spenta.
M'arrestai sull'uscio, e
mi volsi a contemplarlo - egli s'era gittato sopra un divano e soffocava i
singhiozzi sopra i cuscini.
- Lo chiamai dolcemente:
«Raimondo!»
Levò il capo, e non fè
atto per nascondermi le sue lagrime.
- Tu dunque non mi
abbandoni? balbettò.
- Io sarò sempre teco;
ma lui...
- Eugenio...
- Sì, Eugenio.
- Ascolta, mi disse
afferrandomi il braccio - io posso ancora accostarmi a lui... ma ch'io sappia
s'egli non l'ha amata... Va...
E mi spingeva verso
l'uscio, eccitandomi più che colle parole coll'eloquenza degli sguardi.
- È inutile - interruppi
- Egli l'ha amata.
Raimondo chinò il capo
abbattuto.
- E l'ama? insistè poco
dopo guardandomi in viso paurosamente.
- L'ama.
Si lasciò cadere fra le
mie braccia, ed appoggiò il capo sul mio omero.
- Andiamo - gli ripetei -
sii generoso e forte; la tomba non ha gelosie; l'eternità non si misura, non si
frantuma, non si impoverisce mai; ogni frammento è eterno come il lutto di cui
è parte; amerete e sarete amati entrambi; le vostre memorie saranno di entrambi
e di ciascuno; non divise o spezzate, ma concordi.
E spingendolo innanzi a
me con dolce violenza lo trassi nella prossima camera.
Raimondo non aveva avuto
tempo di riflettere, di conoscere l'inganno, che si trovava innanzi ad Eugenio.
Lo guardò un istante più
commosso che meravigliato; e si gettò piangendo nelle sue10 braccia.
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