LIBRO
QUARTO
LA
BATTAGLIA DI CASTEGGIO.
...So
come è incostante e vaga,
Timida,
ardita vita degli amanti;
Ch'un
poco dolce molto amaro appaga:
E
so i costumi, e i lor sospiri, e i canti,
E
'l parlar rotto, e 'l subito silenzio,
E
'l brevissimo riso, e i lunghi pianti;
E
qual è 'l mel temprato con l'assenzio.
Petrarca.
I.
Addotto
in campo innanzi allo sdegnoso Capitano, si vide Girani fatto segno
all'ira ed a' rimbrotti di lui, nè sapeva ove sperare salute,
chè la sua difesa era peggiore della colpa per cui era
querelato. Lannes non volle decidere del castigo dell'uffiziale e ne
ripose ogni pensiero nel consiglio di guerra, che ordinò si
unisse coll'alba novella.
Crucciosa
si volse la notte allo sconsolato giovane fra le custodie siccome un
fuggitivo, nè mai chiuse placida quiete le sue palpebre, chè
troppo funesta potea su i suoi pensieri l'idea non del suo destino,
ma dei delitti che gli si apponeano. Gemea non già per sè,
ma per la sua Marcellina, chè vedea mal reggerebbe la povera
fanciulla al nuovo infortunio, presago della prossima sua sorte.
Si
potè trovare un contadino che si recasse quella stessa notte a
Nebiolo: e per esso il prigioniero riuscì a mandare all'amica
novelle del proprio stato, dirle qual giudizio lo attendesse al
prossimo giorno e come temesse assai; desiderare almeno di vederla,
per che volesse al nuovo dì venire al campo col padre, e
affinchè non la molestasse la licenza de' soldati le inviò
uno scritto in cui diceva: - Abbiate rispetto a questa povera
fanciulla: essa appartiene allo sventurato Girani. -
Tremò
Marcellina al duro annunzio, e più ai sinistri presagi che il
messo avea udito spargersi pel campo. Si tolse col padre dall'umile
tetto, appena l'alba vermiglia pinse l'oriente del lontano
fiammeggiare del giorno. Come fu alla Torrazza, s'avvenne in bande di
soldati che siccome li traeva la ferità di guerra calpestavano
le speranze dei fertili campi, invadevano le case degli spaventati
terrazzani, e a man salva involavano quanto loro veniva innanzi, indi
disperdeano ciò che seco non poteva trasportare la loro
rapacità. Si udivano intorno il compianto, il lamento de'
padri e delle mogli, e quali si vedeano prendere sbigottiti la fuga,
quali gemere innanzi alle spogliate case, quali imprecare contro ai
crudi che aveano portato il terrore su quelle innocenti colline.
Procedeva
la coppia timida e silenziosa in mezzo a questa licenza, e parea che
ognuno rispettasse il loro dolore, parea che innanzi al soave viso
della mesta giovane, dipinta da temenza e da verginale verecondia, si
spontasse ogni audace desìo, e che la canizie del padre
addolorato inducesse compassione e rispetto. Che se taluno ardiva
avvicinarli, sporgeva senza far motto il veglio la tessera dolente,
ed ognuno commiserando a Girani, ossequioso sgombrava loro il passo e
accennava la via che menava al campo.
II.
Avea
l'oste franca posti gli accampamenti nelle pianure su cui domina
Montebello, ed ivi sapendo vicino il nemico, teneasi ognora presta
alla difesa. Marcellina passò fra le varie scolte che erano
appostate sul colle e nel paese, e calò al piano.
Vide
d'ogni parte quasi brulicame di api intorno agli alveari, o presso
una fiorita riva, un commovimento continuo di soldati, udì un
misto di grida, di suoni e di stranieri accenti: or la ferivano i
manipoli di rilucenti fucili, or l'atterriva lunga fila di apparate
bocche di spavento e di morte. Ove ardono fuochi, fervono i lavori,
ove si distribuiscono viveri, e foraggi: chi accorre con notizie, chi
sostiene il passaggiero, chi cambia le sentinelle, scrive su tamburi
ed alterna le parole e le ordinanze. La baldanza dei soldati scorre
tutti i luoghi, invade tutte le case: la legge di guerra siede ove
impera il bisogno: il timore cede alla licenza, tace l'avarizia
innanzi alla minaccia, freme ne' petti quasi onda intorno a scoglio
l'inutile coraggio innanzi alla forza soverchiante, il terrore batte
ad ogni cuore e si palesa dai torvi sguardi. In tanto scorre a
vicenda intorno la pietà e la fierezza, la discordia e
l'ordine, a maniera che stringe la necessità o il dovere, od è
più o men lontana la mano che muove tanta mole.
Giunti
i solitarii del colle in mezzo ai figli di guerra, chiesero di
Girani, e sentirono che era tratto innanzi al consiglio destinato a
dar sentenza del di lui fallo. Tremò Marcellina a
quell'annunzio, e dimandando che ne potesse seguire, gliene fu
presagito assai male. Le fu accennata una tenda cinta da soldati, e
le si disse che ivi sedeva l'irrevocabile tribunale presieduto dal
maggior - comandante che giudicava del disertore.
Stringendosi
timidamente al padre, e abbassando gli umidi rai innanzi ai soldati
curiosi e procaci, attendeva quella diserta il fine di quel giudizio,
mentre le correano all'animo diversi pensieri formati or dal timore
or dalla speranza. Ma ecco un suon di tamburi accenna che il
consiglio è disciolto: un mormorio si sparge di bocca in
bocca, un compianto scorre per tutto il campo e s'annunzia la
condanna di Girani; è morte. Le sue difese erano riuscite
vane: egli avea abbandonato il suo posto a fronte dell'inimico, le
leggi e la necessità di guerra richiedeano un terribile
esempio: svanirono tutte le ricordanze della virtù del prode
innanzi all'appostogli delitto: più che la colpa il perde la
sua avversa fortuna.
Ruppe
in dolorosi lamenti Marcellina come la trafisse la fiera novella, e
semplice addimandò se non poteasi rivocare l'ingiusta
sentenza. - Chi, chi fu sì inumano per punire tanto
crudelmente un uffizio pietoso? Ei volea consolare la derelitta sua
sposa, annunziarle il suo ritorno: ei recava altrui la vita e si avrà
procacciata la morte? E quelli che scagliarono sì barbaro
colpo, non hanno essi intelletto di pietà e d'amore? E sono
uomini?... Ma ch'io li vegga... Me, me sentano e il mio dolore... Chi
potrà resistere al mio pianto, alla mia disperazione?... Che
se hanno pur sete di sangue, se bramano una vittima, non egli
innocente, io ne morrò, chè tutta mia ne è la
colpa: bene più giusto fia il castigo e di lor meno indegno:
chè non perdono il prode, e tolgono a me misera una vita cui
da gran tempo è di peso per le tante sventure... -
III.
Invano
s'ingegnavano quelli che le erano intorno per dar consolazione alla
dolente: fu condotta al Colonnello di Girani, e il ritrovò
gemente sul disastro del suo bravo uffiziale ed amico. Se gli
precipitò alle ginocchia, chiedendogli pietà e
compassione. - Ah rendetelo, rendetelo a me, egli è
innocente:... ei non volea abbandonare le bandiere, volò per
annunziarmi il suo arrivo e ritornava in campo... Oh se lo aveste
veduto quando udì la mortale rampogna,... se aveste veduto che
generoso sdegno!... Ahi pietà del povero Girani, egli è
innocente. -
Stringeano
quei lamenti a compassione il pio, e come conobbe costei essere la
Marcellina di cui aveagli sì sovente discorso Girani, ne sentì
maggior doglia, sollevò la misera e ne raccolse fra le braccia
il vecchio padre. Scoprendo l'acerba angoscia che soffocava la
fanciulla le dava miti accenti e consigliavale di ristorarsi, ma ella
nulla udìa, e solo con largo pianto il richiamava a pietà
e gli dimandava lo sposo.
Mal
reggea l'animo al cauto guerriero di accrescere l'affanno alla
misera, ma a lungo provocato, omai sembrandogli il silenzio crudeltà,
uscì in queste doglianze. - Mia fanciulla, non esacerbate di
più il dolor mio col vostro lamento: nulla è in mia
mano, non ci resta che il pianto: Girani è irreparabilmente
perduto, e noi, noi lo abbiamo perduto, io col concederlo
nell'antiguardia, voi pel cui amore fu trascinato al doloroso passo.
Cercai di difenderlo invano: è certo che disertò il suo
dovere, la circostanza lo condanna, le infrante leggi di guerra
richiedono una vittima. Girani abbandonò i suoi compagni
innanzi all'inimico, e se non s'avesse irremovibile rigore, ogni
soldato ne seguirebbe l'esempio. In altro evento le azioni di valore
per lui operate avrebbero cancellato ogni errore, ma ora le antiche
virtù rendono più colpevole il nuovo delitto... Ognuno
lo commisera della sua sciagura, tutti sentono che viltà nol
mosse, ma il suo destino lo condanna: ognuno ne geme, io ne piango nè
so darmene pace... -
Erano
mortali ferite a Marcellina quelle parole e la disperavano: al
fuggire d'ogni fidanza, più cadea l'infelice nel dolore. - Ah
voi non sapete ch'io tutto perdo, lui perdendo, e sola mi resterà
la mia desolazione... Morì mia madre e doveva Girani essere il
sostegno di questo vecchio cadente, il mio compagno, la nostra
speranza... Ah ch'io non potrò sostenere quest'ultima
sventura!... Sento che Girani... ma e chi potrà negarlo al mio
pianto, chi se non è chiuso ogni petto alla pietà? chi
vorrà trafiggere sì crudelmente una misera che prega e
si strugge in affanno?... chi gittarla nel precipizio mentr'ella si
avviticchia alle sue ginocchia?... Ahi misera me! ahi compassione per
l'innocente, perdono!... - Datti calma, mia buona fanciulla, sei
misera forse tu sola? ed io non perdo in lui il più diletto
amico? il mio braccio destro nel comando dell'armi, colui che meco sì
a lungo divise il destino della guerra? Non vedi intorno dipinti di
dolore tutti i suoi compagni? e chi di loro per serbarlo non porrebbe
e preci e istanze, se valessero a rimuovere dal suo capo il disastro
che lo preme? Almeno fra tanto infortunio ti sia di qualche sollievo
il vedere come ognuno ne vada dolente, e sia l'amico tuo l'amore di
tutti. -
Allora
senza però dar a vedere che tai parole la persuadessero,
chiese almeno di parlargli, e le fu risposto come ciò potea
conseguire, giacchè dovea Girani da lì a non molto
condursi nella prossima chiesa per offrire gli ultimi suoi voti al
cielo. - Dunque fia breve?.. - Tre ore sole, e poi il tuo amico... -
Marcellina impallidì, venne meno: il Colonnello la sorreggea,
e commiserando alla disgraziata, con mille argomenti e cure procurava
di richiamarle le forze e inanimarla.
IV.
Poichè
riebbe alquanto lo spirito smarrito, s'avviò la dolente col
pio guerriero all'oratorio di Ginistrello, nè stette molto che
se le annunziò giungere fra l'armi Girani. Ei veniva con
serena fronte, e serbava fra il dolore la dignità
dell'innocenza, chè tale il rendea la coscienza di non aver
commessa viltà. Accennava come lieto si avvicinasse all'altare
onde di là passare al riposo della tomba, ed essergli bastante
compenso se restava della sua perdita orma di dolore ne' suoi
compagni d'armi; solo corrucciarlo di non essergli concesso rivedere
la sua Marcellina, e almeno darle l'estremo addio ed apprenderle col
proprio esempio a sostenere l'animo forte fra tante disavventure.
Poichè
fu poco lunge, Marcellina, scoprirlo, chiamarlo, gittarsi fra i
soldati ed abbracciarlo, fu un punto solo. Ognuno si ritirò al
cenno del Colonnello, nè alcuno s'ardì turbarli: volò
terzo fra tanto duolo il cadente Nebiolo, ed era una compassione
vedere Girani stringere al seno il padre e la figlia, compartire e
ricevere tanta soavità d'affetti che a lungo loro non
permisero di formare un accento, e solo rompea quel miserando
silenzio qualche repentino prorompere di pianto.
Fu
prima Marcellina a sciorre quella soffocata ambascia, nè più
avendo mente ov'ella si fosse, nè più la giovanile
timidezza ponendo freno al suo sentire, disperatamente dimandava lo
sposo e aperto manifestavagli l'interno affanno. - Dunque io che ti
amo, cui solo era dolce il pensiero di teco vivere i miei dì,
io sarò cagione della tua morte?... e tu che ora qui palpiti a
me vicino, che stringo con tanto amore al seno, che mi ami, tu, mio
Girani, mio sposo... dovrai?... oh Dio! ahi disperato pensiero! ed io
in tanto?... io sola?... Ah no! ch'io teco divida questo istante
funesto... io t'infonderò coraggio, e mi sarà dolce con
te... Chi potrà impedirlo... chi sì crudo fia che
nieghi d'aver comune la morte,... a chi dovea dividere teco la
vita?... ma e si potrebbe impedirlo a un animo deliberato?... io
stretta a questo petto, io stretta a Girani... ah niuno! niuno varrà
a dividerci... -
Ma
il giovane tristo più per questa desolazione dell'amica che
pel proprio destino, procurava di lenire tanta amarezza. - Poni in
calma i turbolenti affetti, e piega il capo alla necessità,
che forse non è sì acerba quale la fingi... E se fossi
caduto in Egitto, solo, pesto dall'infuriare della battaglia, e
invano chiedente pietà? Almeno ora ti è dato porgermi
l'estremo amplesso, almeno fra queste braccia senti che gli ultimi
moti del mio cuore si ridestano per te, almeno sei certa ch'io
t'amo... No, Marcellina, non prostrare l'animo mio, non darmi doppia
morte coll'aggiungere all'irreparabile mio fato la tua disperazione:
a questa sola mal saprebbe reggere la contrastata anima mia... Il
solo pensiero della tua felicità dava forza al mio labbro, ma
suonò invano il tuo nome in mezzo ai figli di guerra:... il
Colonnello volle pure farsi scudo allo sventurato, ma invano;...
amore ci richiamava al maggior dei beni, e dopo tanto desìo,
amore spezza per sempre quel nodo che già era presso a
formarsi. Ah, Marcellina, non piangere, non desolarmi... noi saremo
ricongiunti in cielo... -
V.
Già
l'ara e il sacerdote attendevano il mortale designato al supplizio, e
la lugubre campana che lo chiamava all'ultima benedizion del Signore,
percuoteva di terrore tutto l'esercito. Scese quel suono spaventoso
in cuore a Marcellina, e voce pietosa d'amico in seno a Girani: l'una
inchinò il capo dipinta di mortale angoscia, l'altro cercando
cogli occhi erranti la luce del cielo, parea schiudere il labbro al
sorriso di pace. - Senti, Marcellina, questo bronzo? In triste suo
metro ei m'annunzia il prossimo mio fine; è il principio della
mia agonìa, ma mi chiama ove la religione de' nostri padri ci
apre i tesori de' suoi conforti, ci schiude la via a una vita più
eguale... Forse un giorno ho profanato con amorosi pensieri la
castità del tempio, allorchè bevvi per la prima volta
l'amore pe' tuoi occhi, compresi, ben mel rimembra, da innocente
pudore e da terror religioso: ora vuolsi lavare ogni macchia, e
rendere l'animo mondo quale è il tuo, al bacio dell'eterno...
Ah, Marcellina! abbiano calma per poco i terreni pensieri, e mentre
colà mi reco onde prepararmi al nuovo mio viaggio, teco resti
l'amor mio, teco resti la ricordanza delle nostre sventure. -
Si
alzò dal sasso su cui avea preso qualche riposo, e dava un
abbraccio alla dolorosa per dividersi ed inoltrare nella vicina
chiesetta, ma essa come chi sull'orlo d'un precipizio si aggrappa a
quanto le scorre alle mani per sostenersi, forte si avviticchiava a
Girani. - Ah non fia no ch'io ti abbandoni: io vo' seguirti
all'altare, e dividere teco proponimenti e preghiere... I nostri
affetti sono puri, nè saranno forse disaggradevoli in cielo le
preci di due cuori che si amano: se meno acerba ne si volgea la
fortuna sarebbero voti di felicità... saranno voti di eterno
pianto. -
Niuno
ardì opporsi al pio desiderio, e la coppia sfortunata inoltrò
nella chiesa. Ivi la Marcellina, siccome angelo tutelare, soccorse
all'amico negli uffici della religione, si sparsero pie lagrime e
sciolsero l'ali all'etere fra i vortici degli incensi le devote
preghiere. Penetrava dalla finestra del tempio un raggio di sole, e
ferìa i gradini dell'altare sui quali erano genuflessi i
penitenti amici, sicchè si diffondea su' loro volti la luce:
parea che il cielo mosso a tanta pietà, spargesse un'aura
divina che valesse a rinnovellare le forze ne' loro agitati petti.
VI.
Poichè
ebbero compimento le religiose cerimonie e si tolsero dal sacro loco
gli sconsolati, Girani si accorse che fuori della chiesa tutti
stavano in inquieta attenzione i suoi compagni d'armi, e non lunge
scoprì breve drappello di soldati che tenevano le bocche de'
fucili a terra, ed erano preceduti da alcuni tamburi coperti di negro
velo. Girò intorno le dubbie pupille e lesse nel volto di
tutti il proprio destino, e volto a Marcellina stringendole la mano:
- Marcellina, mia compagna nella sventura, ecco già pende il
momento del mio fine:... ricevi in questo amplesso l'ultimo pegno
dell'amor mio, e ti allontana da questi luoghi funesti. Mi serbi il
tuo cuore qualche dolce ricordanza, serbami i tuoi affetti,... ma tu
non devi stare presente,... fra pochi istanti io non sarò
più... -
Allora
la dolente, che stretta da profonda melanconia stava col capo
abbandonato, come chi si giace dimentica dell'esistenza, fu da subito
terrore riscossa, si strinse a Girani, e riguardava in atto di dolore
e di sdegno il padre che la sorreggeva e volea allontanarla. - Ah no!
non fia mai ch'io mi diparta dal tuo fianco,... i crudeli ci
uccideranno insieme... Chi sa forse mossi a pietà pel mio
dolore,... forse, vorranno perdonare... - Ah no non ti seducano, mia
cara, sì folli illusioni: è morta ogni speranza... Vedi
quella mano di soldati che non lunge mi attende?... quando que'
tamburi di morte ridesteranno lugubre suono, allora mi chiamerà
la mia ora estrema, io partirò, e dopo pochi istanti ti ferirà
un fragore, uno scoppio... allora... ah, Marcellina!... Tu ottieni la
mia spoglia, e ti adopera perchè sia sepolta presso a quella
di tua madre: almeno mi sia dato dopo morte ottenere fra le natìe
mie glebe quella pace che invano ho vezzeggiata in vita: almeno ch'io
non sia troppo lunge da que' luoghi che fai beati di tua presenza;...
e sappia, e cada col dolce pensiero che verrai talora su quella terra
a versare qualche tributo di pianto. Sostieni il cadente tuo padre, e
talora ricordagli lo sposo che hai perduto; ma giacchè la sua
età lo richiede, un altro figlio... Ah, Marcellina!... almeno
affatto non dimenticarti di me; tel chiedo in solo compenso di tanto
affetto che ti serbava in cuore... Perchè altri però
non turbi con larve gelose la tua pace, allorchè pietà
ti muova del perduto amico,... digli che vieni a visitare il riposo
di tua madre, e tacita e in te ristretta, spargi anche sulla mia
fossa qualche sommesso sospiro... E voi, mio buon padre, padre della
mia Marcellina, voi datemi l'estremo vostro abbraccio, l'ultimo pegno
di paterno affetto... Per questo sì tenero amplesso, per
quelle lagrime che sì copiose vi piovono dagli occhi, vi
raccomando questa povera fanciulla: compatite al suo dolore, nè
muovetele rampogna se in lei sia soverchia l'amarezza pel doloroso
mio fine: io la ho amata tanto... deh non vogliate far forza al suo
cuore...
Trepidava
l'afflitto veglio, nè sapea fargli altra risposta che di
singhiozzi e di pianto, abbracciava, baciava a vicenda Girani e la
figlia, nè avresti detto quale dei tre fosse più
infelice o sventurato.
VII.
Corsero
alcuni istanti fra sì tenera commozione, e poichè ebbe
qualche tregua il compianto, Girani composto a serenità il
volto e ripreso animo, volgea ai commilitoni più ferme parole
- Mio Colonnello, che sempre anzi che capo mi foste padre amoroso, e
voi soavi amici porgetemi l'estremo vostro abbraccio, e dimettere vi
piaccia al morente socio quanto in lui vi parve riprovevole ne' tempi
trascorsi. Deh non sia presso di voi la mia memoria turbata da alcuna
sinistra ricordanza. Io sono stretto a dividermi da voi, ma non n'è
colpa che giovanile imprudenza d'amore: non vogliate arrossire
d'avermi avuto a compagno, poichè l'onore fu sempre l'unica
meta cui miravano i miei pensieri. Io divisi con voi i perigli e la
fortuna dell'armi, voi dividete con me il dolore che mi preme per
questa fatale mia partita... Se mai vi fui caro, se mai non venni
meno presso di voi al dover mio, all'amicizia, deh non patite, ve ne
prego, che questa povera fanciulla e questo vecchio, dopo la mia
caduta vadano insultati dalla marziale durezza. Sia loro libero
trasportare seco l'estinta mia salma, perchè riposi vicino ad
essi almeno dopo la morte. Se non fui l'ultimo nelle battaglie, spero
che voi, mio Colonnello, vorrete di tanto essermi cortese, chè
sarebbe crudeltà abbandonare le spoglie d'un soldato di onore
fra questi campi obbliviosi, su cui scorrerà il tumulto delle
prossime pugne: voi l'otterrete, chè non vive ira di giustizia
oltre la tomba. -
Gemeano
tutti intorno allo sfortunato, e si iteravano intanto i dolorosi
complessi e le parole e i baci, ed era una mestizia, un lamento che
ti cercava il cuore. A questi, Girani rendea pur grazie di antichi
benefizj, a quelli ricordava la vita insieme condotta, i corsi
perigli e le palme mietute: - ma per me tutto ha fine, e quale!... a
voi sta chiuso il campo della gloria, a me la fossa... Almeno fossi
caduto combattendo, che il mio nome andrebbe scritto fra quello de'
valorosi figli della patria. Ahi dolce nome che rapito alla natìa
rozzezza ora cominciava sì altamente a intendere!... ahi
inutili speranze e più inutile pianto! -
Provvide
quindi come bramava si compartissero le sue cose, e fattasi venire
una sua spada assai bella, dono del suo Generale al ritorno d'Egitto,
la baciò e porgendola al Colonnello: - Eccovi l'arme onorata
che m'acquistò il mio coraggio: questa era la sola eredità
che avrei lasciata a' miei figli, se un dì avessi diviso con
Marcellina... inutili speranze! A voi ora la porgo perchè non
sentiate vergogna ove vi soccorra del mio fine: questa vi farà
testimonianza ch'io non fui l'ultimo dei vostri soldati. Questa è
l'estrema volta ch'io tratto l'armi d'onore, di cui fra poco verrò
spogliato fino delle insegne: io la bacio e la bagno di pianto, certo
il solo pianto che non la disonori, poichè non è figlio
della viltà, ma del dolore di lasciarla. -
Levò
quindi quel vezzo di perle di cui era stato presentato in Egitto, e
lo pose al collo di Marcellina. - Tieni, mia sconsolata amica, questo
l'ebbi in Egitto, allorchè pensando a te, salvai una vita
preziosa. Io divisava di offrirtelo il giorno delle tue nozze, e te
lo offro nell'ultimo momento della mia vita: ricordati a qual fine
era destinato, e quando il ricevesti... ricordati... -
Ma
il funereo suono de' tamburi annunziava l'ora fatale: Girani riscosso
stette ad udirlo, e intrepido come ebbe rivolto uno sguardo
confortatore alla sua Marcellina - Sì, t'intendo, voce di
morte, io vengo. -
Marcellina
svenne fra le braccia di suo padre, che la sostenea combattuto da
doppia ambascia: Girani riguardava l'amato viso che dipinto di
pallore mortale gli richiamava il suo prossimo destino; tra commosso
e addolorato strinse teneramente la mano della misera, la accostò
alla tremante bocca, e pronunziando il di lei nome, per l'ultima
volta parve fruire la vita fuggitiva dalla cara morente luce del di
lei volto: indi innalzati gli occhi al cielo, si mise coraggioso fra
i soldati che doveano scorgerlo sul sentiero di morte.
VII.
Procedeva
a lento passo il corteggio funebre e pervenne a una vicina campagna,
ove era schierata gran parte dell'esercito e lo stato maggiore.
Girani in cui più non poteano nè dolore nè amor
di vita, inoltrò senza far motto nel fatale recinto: se gli
strapparono dalle spalle le onorate insegne del suo grado, ma prima
che si gittassero a terra volle baciarle, e con quel bacio parea dire
che mai non le ebbe disonorate.
Ruppe
solo il silenzio allorchè si volea bendargli gli occhi. - Io
vissi sempre siccome soldato d'onore e muojo senza viltà: non
ebbi mai alle spalle l'inimico, non fuggii mai i perigli, nè
ora tremerò di vedere la morte. Vibrino i miei amici al cuore,
ei solo n'è colpevole: io perdono loro questa necessità
e gli amo come fratelli. - Colle braccia aperte ponendo gli occhi al
cielo, e susurrando il nome della sua Marcellina, calava il ginocchio
l'intrepido e stava attendendo il dardo mortale.
Dopo
pochi istanti che Girani erasi dipartito, la deserta di Nebiolo
ripigliava l'anima smarrita, e sporgendo le braccia tremanti, e vuote
ritraendole al seno, dicea con interrotti singhiozzi: - No, mio
Girani, non fuggirmi per pietà... qui, qui meco... - In tanto
viene in sè stessa e più nol vede, e sola si trova col
padre adagiata su d'un sasso, e sente il proprio errore: alza gli
occhi, scopre già lontani i soldati, e senza far motto, accesa
da improvviso coraggio, vola, si precipita ove più folta è
l'oste schierata.
Giunse
fra le file quando Girani rifiutava la benda, e per gli spazj che si
aprono fra schiera e schiera vederlo e volare a lui fu un punto solo,
sicchè niuno se ne avvide o potè impedirla. Lo
raggiunse nel momento che ei piegava il piede, se gli prostrò
vicino, se gli strinse al seno, e perchè l'ansia affannata le
soffocava gli accenti, accennava sè stessa e percoteasi il
petto riguardando l'amico, quasi dicesse di voler morire con lui.
Fu
universale la maraviglia a tanto coraggio, si sostennero i fucili già
inchinati onde scoccare il colpo fatale, e tosto alcuni soldati
tenendola presa da pazzìa erano accorsi per trasportarla
altrove. Marcellina aveasi con tanta forza avviticchiata a Girani che
era malagevole il dividernela: non parlava, non piangeva, spirava
disperazione dagli occhi e si difendea colle mani, co' piedi e co'
denti da que' barbari che si attentavano strapparla dal suo amico.
Era una compassione a vedere una lotta fra soldati e una donna che
per ogni modo cercava di avvinghiarsi a colui dal quale si volea
separarla, nè altro mettea dal petto che qualche disperato
grido ogni volta che pareano venirle meno le forze.
Era
perturbato tutto l'esercito, e commoveano ogni petto il silenzio di
Girani, quella miserrima lotta e le grida disperate della donna. Il
Generale trasse a quella mischia, ordinò di ritirarsi ai
soldati, e accostatosi alla Marcellina la richiese fra dolce e severo
quale follìa la prendesse, e perchè fanciulla volesse
porre a sì imprudente partito il proprio onore. Com'ella vide
rimossi i crudi che voleano farle violenza, tenendosi tuttavia
stretta al suo amico, poichè l'affanno le permise la voce, con
incredibile coraggio franca e deliberata gli rispondeva - Non
isperate mai,... mai ch'io mi divida da lui: trafiggetemi, ponetemi
in brani, io non lo lascerò,... morirò con lui... io
fui la cagione, egli è innocente... Niuno s'attenti di
avvicinarsi, non sento parole... e chi, chi siete voi che mi parlate
d'onore... se perdo tutto?... -
In
tanto erasi avvicinato il vecchio Nebiolo e atterrato, stringendo le
ginocchia a Lannes gli domandava commiserazione, e con lui molti
dello stato maggiore chiedeano grazia per Girani. Come Marcellina
s'avvide che quegli era il Generale, ispirata e desta da nuova
speranza se gli gittò ai piedi e lasciando libero il pianto,
ora stringendogli le ginocchia ed ora baciandogli l'elsa della spada
pregava clemenza, perdono pel suo amico - Grazia per pietà,
egli è innocente, ei non volea fuggire... me, me qui
trafiggete, ma vi stringa compassione di lui... Non macchiate di
questo sangue il nome vostro, datelo alla vostra gloria, al mio
pianto, al dolore di tutti... Se avete figli ah pensate! a qual duro
passo possa trascinargli una cieca passione e compatite al vostro
soldato... Che vi avvenne di male per ciò, che vi occorra
tanto rigore?... che vi feci io misera orfanella che vogliate
strapparmi il cuore colle vostre mani?... Ah no pietà,
perdono... -
Stava
silenziosa, ansante tutta al di lui volto, e tacito se le volgea
sulle gote a rivi il pianto, e con quello sguardo, con quelle
lagrime, con quei repressi sospiri, sembrava pur chiedergli grazia e
perdono. Mosse Lannes intorno gli occhi, e parvegli tutto lo stato
maggiore dipinto di pietà e di duolo ripetergli con
Marcellina, perdono. Egli sollevò la misera coll'una mano, e
stesa l'altra a Girani, che era stato muto a sì diversa scena,
gli ordinò di raccogliere le insegne del suo grado, e disse
che ove nella prossima battaglia lavasse con valore le macchie
apposte all'onor suo, gli era fatta perdonanza; indi di sua mano gli
restituì la spada.
Fu
universale la letizia, e mentre Girani quasi preso da stupore, come
quello cui passò vicino il fulmine e non l'offese, vedeasi
cinto dagli amici che gli metteano coraggio e gli faceano intorno
piacevole e lieta festa; la Marcellina rapita all'entusiasmo dalla
gioja, volea di nuovo per gratitudine prostrarsi innanzi al clemente
Generale. Ma ei mitigava con blandi accenti quella sfavillante
letizia, le applaudiva a quella costanza di affetti onde a tanto fu
mossa, e le proferiva consigli perchè con maggior prudenza il
suo amante per lo innanzi adoprasse per coglierne non amari frutti.
IX.
Intanto
Girani ebbe restituito all'omero l'onor perduto, ed abbassata innanzi
al Comandante la punta ossequiosa del reso acciaro, gli riferiva i
sensi del grato animo suo. - Non già perchè mi pesasse
il morire, non già perchè onta mi pungesse di commesso
delitto, chè ben sentiva la necessità segnare dura
condanna a lieve colpa, e ciò che è più, l'animo
mio mi giudicava ch'io era innocente. Voi mi restituite alla vita,
voi mi ridonate al mio grado, all'onor mio, a quanto mi è di
più caro, ed io giuro per questa spada che innanzi a voi si
inchina, giuro che nel primo fatto d'arme saprò rendermi degno
di queste insegne o morire: tergerò dalla fronte la macchia
che s'attenta deturparla, o non la innalzerò mai più
innanzi ai vessilli della gloria. Dopo la pugna io deporrò
questo ferro al vostro piede, nè mi verrà restituito se
i miei compagni non giudicheranno che io ne abbia buon merito. Se fia
mi succeda tanto amica la fortuna, allora vi porrò voti perchè
abbiano qualche ricompensa le virtù di questa povera fanciulla
e fine i suoi lunghi patimenti. -
Il
Generale accolse al seno il valente giovinetto e lo accertava come ei
conoscesse le sue virtù, e di quanto sen dolesse innanzi colla
dura necessità, che lo armava di tanto rigore. Fu cortese
anche alla Marcellina di lusinghevoli encomj, le applaudì
l'umano cuore, e il maschile coraggio, dicendole come gli intensi
suoi affetti aveano forza di pigliare qualunque alto animo, e
piacergli che di tanto l'avesse in cuore Girani: le porse nuovamente
fede di tenere quanto poco dianzi avea promesso, e la confortò
e nudrì di buone speranze pel conseguimento di una prossima
felicità. Trepidava la bella solo occupata del pensiero che
fosse salvo l'amico, e dietro il velo delle inchinate palpebre muovea
furtivamente gli occhi sopra di lui, se non che al suono di quella
lode correva un lieve vermiglio a dipingerle il viso, che la rendeva
in suo pudore più bella.
X.
Si
diffuse per tutto il campo la gioja e su ogni bocca suonavano i nomi
di Girani e della Marcellina, e per ognuno si applaudiva al novello
coraggio di lei che salvò allo sposo la vita. Tutti
s'affollavano intorno al racquistato amico ed era loro grazioso
parlargli, e chi ne era impedito si studiava manifestargli colla mano
i sensi ascosi, chi il confortava nella vista alla letizia, chi vel
richiamava con improvvise grida di tripudio che ad abbondanza usciano
dai petti, e sfavillava sul volto di tutti sì verace la gioja,
che Girani sovente a tanta amicizia commosso, stretto soavemente fra
l'altrui braccia era sforzato a lagrimare, che è pur dolce in
uman cuore la voluttà d'essere caro altrui. Dolce voluttà
che il mio cuore anela più d'ogni vana fola che vezzeggia il
bel mondo e chiama onore l'orgoglio de' mortali; soavissimo nettare
che ove si delibi presso un animo gentile, addolcisce l'amaro calice
di vita e le mortali catene infiora di rose le quali olezzano di
paradiso: voluttà cui ignora il cieco volgo e il procace
mortale che non innalza mai l'ali del desìo sopra la paludosa
terra, che il Sofo vestì tutta di celesti spoglie, e che ove
si contemperi coll'affetto più tenero dell'alma, ove si
attinga fra i fiori di un gentil volto o dalla luce fuggitiva di due
occhi amorosi, è il solo e più pregiato conforto
dell'umana vita.
Ma
ove la letizia correva all'estremo, era in Marcellina in cui fu
estremo il dolore. Ella non trovava modi e parole ad esprimerla:
contrastata ad un tempo dalla modestia e dall'amore, da tutti
riguardata ed applaudita, non sapea a cui volgersi, quali accenti
formare in mezzo al tumulto di un campo, fra genti a lei sì
strane per costumi, per maniere e per favella. Pure non sapea starsi
queta, e chiudere nel silenzio del cuore il piacere chè ad
ogni istante lo schiudeva a un nuovo palpitare: divideva la soavità
del contento col padre e coll'amante, or careggiava colla timida mano
il canuto capo di questo, e ne baciava la gota lanosa, or movea su
quegli soave il favellare de' bei lumi cui seguiva il raggiare di più
seducente sorriso. Figlia ed amante, siccome pria fu la compassione,
ora era l'amore di tutti, e batteva furtivo in ogni petto vaghezza,
non che di vederla, di ottenere gli ultimi suoi sguardi, allorchè
modestamente a sè li raccoglieva, come chi siegue colla
bramosia del volto gli estremi raggi del sole che si nasconde.
XI.
Erano
intanto accorsi d'ogni intorno gli abitatori della collina; poichè
la loquace fama avea sparso sui monti il venir di Girani. Egli era a
tutti diletto e il suo caso riusciva più acerbo quanto più
ognuno era tenero per la Marcellina. Quindi più ratta si
propagava la propizia novella, quindi più festevole si
diffondea fra loro la gioja, che meglio schietta e pura suole
risplendere su quegli animi che meno si accostano alla civiltà,
nè risentono i legami sociali, i quali non che al pensiero,
impongono dure catene fino alle care affezioni del cuore.
Scendevano
que' semplici fra l'armi, ed erano intromessi nel campo, e vedeano il
lor paesano, e con grida e con gesti e con parole gli aprivano il
proprio affetto e la gioja onde erano piacevolmente cercati: Girani
rendea loro grazie per voti e abbracciamenti e baci.
Ognuno
recava seco qualche donativo, e chi portava i polli, chi il capretto,
chi il latte ed il formaggio. Venivano questi divisi fra i soldati
che ne faceano festa, e coperte di brani quelle bestie innocenti,
ridestati nella campagna i fuochi, talora con pentole e con i spiedi,
spesso con vecchie bajonette ne arrostivano le carni e ne imbandivano
un banchetto. Si divideva in varj gruppi il campo, e ognuno intendeva
a cure diverse. Qui si stringeva una mano di montanari intorno a varj
soldati che eran pur nati sui colli, altrove gli amici insieme
prendeano riposo dalle fatiche: ove si conveniva ad un desco, ove si
allestiva un cibo, e mentre l'uno si tenea buono se rendeva acquavite
per latte, l'altro era desioso a più spiritosi beveraggi.
Girava la tazza spumante di pretto liquore, il gaudio sovente usciva
in liete risa ed in festevoli grida, e spesso la gioja moveva il
piede all'agile danza.
Era
bello fra tanto rumore e tripudio l'ordine che reggeva ogni cosa, e
il cambiarsi delle scolte, il correre de' messi, il sostenere de'
carri nel cammino sconnessi, la distribuzione de' viveri e de'
foraggi, e il ricevere e il dar ordini, e il severo comandare e il
subito ubbidire. Era bello vedere ai tumulti e agli evviva, al
battere de' tamburi, succedere il silenzio e la quiete, e un correre
a' fucili, un allestire i cavalli, un porsi nelle file, e destramente
eseguire le militari evoluzioni. La sola voce del Comandante muove a
sè d'intorno in varj giri, in eguali atteggiamenti e in
armoniose file, miliaja di soldati: or incedono i fanti, ora
precipitano i cavalli, questi procedono con ordinanza, quegli
soccorrono con apparente disordine, gli uni traggono pesanti carri,
gli altri i cavi bronzi, che in un lampo rivolgono, puliscono,
v'infondono nel seno la combustibile polve e coll'occhio sagace
divisano ove debba cadere il telo mortale. Tutto è movimento
ed opra, e ti piace in questi l'agilità, in quelli la
fierezza, sugli elmi degli uni scuotersi l'equina criniera, su quelli
degli altri ondeggiare le variopinte piume, e i raggi del sole
infrangersi ne' puliti fucili, e nelle sguainate spade, sicchè
ti pare sovente vedere sull'armi di guerra il settemplice arco di
pace.
XII.
Corsero
due giorni in questo modo, e mentre i soldati prendeano riposo dei
sostenuti disagi, il Comandante ordinava che si scorressero i colli e
pigliava cognizione delle posizioni delle forze dell'oste contraria.
Talora si udiva nelle valli qualche strepito d'armi, e ritornavano
poscia i brevi drappelli che eransi mandati a spiare o vinti o
vincitori: ora redivano scemi di numero, ora traevano prigioni vinti
all'inimico.
Girani
cui troppo addentro premea l'onta del passato giudizio, mai non
restava inoperoso, e sempre ottenea dal suo Colonnello di andare capo
delle bande che scorreano i dintorni. Cittadino delle rupi egli era
più d'ogni altro esperto de' luoghi, più ardito:
inoltrò fra vallate inospite, si arrampicò su luoghi
dirupati, e adoprò con tanta audacia, che potè spiare
quai posti occupasse l'inimico; portò sì innanzi il
piede che gli convenne talora venire alle mani colle avverse scolte
avanzate, e potè condurre al campo alcuni prigionieri in
testimonianza del proprio coraggio.
Volgeva
egli nella mente alte cose cui alimentavano più alti desiderj.
Avea da lungi scoperti sulle alture di Casteggio alcuni
apparati10 di guerra, nè sapea comprendere come si
fossero colà situati ed ordinati: non potea conoscerne la
forza, e bramava d'esserne accertato innanzi di aprire al Generale i
suoi disegni. Allora gli suggerì la Marcellina, e parve che
assai bene l'opera di lei verrebbe in destro.
Era
la Marcellina con altre donne e col padre sempre nel campo, e solo si
ritraeva a Montebello, allorchè l'esercizio militare
richiamava nel bivacco la quiete. Essa provvedeva i cibi al suo amico
ed al Colonnello di lui, e talora presentò lo stesso Generale
col fresco latte delle sue capre che a Nebiolo iva a spremere il
padre, e un dì gli offrì di quello stesso squisito cibo
che già aveva posto a Girani la prima volta che venne a
lavorare i suoi campi: lo aggradì l'eroe, e mentre assiso
nella tenda lo gustava, ella piacevolmente narrava a lui la storia di
quel giorno.
Fu
Girani dalla fanciulla, e accennatole quanto gli tenesse di rendersi
accetto a Lannes, le manifestò come per un suo divisamento gli
era mestieri di sapere quanto operavasi sopra Casteggio, e se le
desse l'animo di recarvisi. - Perigliosa e difficile è
l'impresa, ma a niuno meglio deve uscire agevole che a te, giacchè
non può cadere sospetto in mente ad alcuno che una semplice
contadina possa covare pensieri di guerra. Non richiedermi di più:
l'evento ti renderà più accetto lo sposo, e sorriderà
amico alla nostra felicità. -
Marcellina
di buon animo assecondò i desiderj dell'amante, e poste in un
paniere alcune frutta, delle ova e due colombi, ben avvisata del modo
con cui dovea adoperare, entrò in cammino verso Casteggio per
la via della collina lungo i tortuosi meandri della Copia. Passò
illesa in mezzo alle sentinelle, e insieme con altri montanari che
andavano e redivano chi recando polli, chi frutta, potè
conseguire ogni suo desiderio.
XIII.
Casteggio,
sede antica di un presidio non ignoto nelle romane guerre, e intorno
a cui sono celebri e la fontana d'Annibale e il monte di Cesare e
luoghi la vestustà del cui nome ricorda la presenza
dell'Aquila latina; è posto sul pendìo che riunisce
quasi apice di angolo la doppia catena di colline, l'una delle quali
muove verso Voghera, l'altra seconda il corso del Po. Gli corre al
piede la romana via, e dove forse un dì fremeva l'onda
dell'incostante Eridano, ora le prime mura sorgono del paesetto che
in varia foggia a riguardarsi sale mano mano sul poggio in fino alla
cima: l'una casa sovrasta all'altra e s'aderge più orgogliosa
quanto più s'accosta al vertice, l'un tetto è quasi di
gradino all'altro, e ti presenta a riguardarsi un colle di riunite
abitazioni fra le quali innalza più orgoglioso il capo qualche
chiesetta. Una spaziosa via dalla radice mena alla sommità e
divide il paese, e lungo questa si schiudono officine d'ogni sorta a
cui hanno ricorso pel bisognevole i cultori della montagna. Sulla
vetta spaziosa grandeggia da un lato il maggior tempio, la cui torre
ornata di graziosa cupola, rende più vago a riguardarsi da
lungi quella piacevole altura: dall'altro è fabbricato un
moderno convento, ed era forse un'antica rocca, e innanzi ad esso si
stende un ameno praticello da cui, mentre ti pare di avere al piede
ossequioso il villaggio, spingi curioso lo sguardo per l'immensa
pianura, e ti diletta vedere il corso del Po, le feraci campagne di
Lombardia, i castelli del Piemonte; nè la tua curiosità
ha confine se non se dal connubio del cielo cogli orgogliosi gioghi
del Cinisio e del Monte Rosa. A questo poggio, che è il più
dilettoso, e vien denominato il Pistornino, trae sovente il curioso
viaggiatore a deliziarsi nel contemplare le lontane bellezze.
Marcellina
non curata innoltrò col suo cesto fino al mercato. Questa è
una piazza che quasi riposo giace a metà del colle, e dall'una
parte è ornata di una chiesetta, dall'altra si spazia fino al
dirupo e sovrastandogli il Pistornino presenta tuttora la vista dello
spalto d'una fortezza. Da questa piazza per salire più in
alto, conviene passare sotto un arco, sicchè lo diresti la
porta della rocca, e se su quella cima si assise l'ira di guerra,
quivi certo erano poste le prime fortificazioni. Ivi in fatti avea
l'oste raddoppiate le guardie, abbenchè non potessero impedire
il passaggio ai montanari, poichè ove loro pur fosse stata
chiusa questa via, ne restavano altre assai per salire e rendersi
alla parte più erta di Casteggio.
Molti
venivano intorno alla Marcellina per fare mercato di quanto portava;
ma la destra forosetta sentendo che ove ne avesse consumata la
vendita, non avea più con che far velo al suo andare,
richiedeane molto prezzo sicchè niuno volea comperarsi il suo.
Non facea risposta che di un modesto sorriso a quanto alcuno
motteggiando diceale, e in sè ristretta e chiusa procedea in
suo cammino, e tripudiava nell'idea di condurre a meta ogni suo
desiderio.
Per
tal modo d'uno in altro luogo trascorrendo, mettendosi or con questa
or con quella donna, delle quali per avventura alcuna conosceva, ella
potè pervenire fino alla cima di Casteggio. Quivi quasi presa
da femminile vaghezza, e come se fosse selvaggia del loco,
addimandava ora l'uno ora l'altro che si facessero i soldati in
questa od in quella parte, e avendo più avanti l'ardir suo,
rimirando intorno come chi assaggia nuove cose, inoltrò con
diversi cicalecci fino al Pistornino. Ivi vendette i suoi colombi e
le ova, e in tanto a suo grand'agio potè comprendere come in
quel luogo si fossero posti de' cannoni ed innalzate alcune
fortificazioni. Poichè ogni cosa vide e notò,
bellamente ritirandosi lasciò quella terra, e in brev'ora di
ritorno al suo Girani, gli narrò distintamente quanto erale
occorso di osservare.
Da
tanto ben sentì il sagace soldato come il nemico si fosse
afforzato sul Pistornino e nel Monastero. Nè ciò senza
molta accortezza, poichè dominando quel luogo il sottoposto
paese, non solo si teneano soggetti gli abitanti, ma rendeasi
micidiale l'impresa di chi si fosse attentato di penetrarlo, mentre
que' cannoni impunemente vi piombavano sopra sterminio e morte.
XIV.
Fermo
nel suo proposto e pieno di alte speranze, venne Girani al Generale,
gli narrò quali fossero le difese di Casteggio e il modo con
cui tutto ebbe scoperto, sicchè quegli ne fu ad un tempo
meravigliato e dolente, poichè vide turbati i suoi progetti, e
temea forte la presa del Pistornino non dovesse costargli molto
sangue. Girani scoprendo i propri pensieri, gli disse a ciò
solo essere venuto, presto a trarlo dal duro impaccio: gli chiese una
mano di arditi e presti a porre per la gloria la vita, e gli svelò
come proponeasi, girando nella valle opposta, condurli dietro al
colle di Casteggio, e mentre fervea la battaglia nella pianura, e
tutte le forze dell'inimico erano volte a difendersi ove erano
assalite, egli arrampicandosi co' suoi sul colle, gli piglierebbe
alle spalle, e renderebbe inoperosa quella fortificazione. Lannes
rivolto l'animo a siffatto proponimento, gliene piacque, gli
acconsentì una squadra di pochi arditi de' quali il pose al
comando, e baciatolo in fronte gli disse: - Bravo capitano, sappiti
col tuo valore procacciar questo grado nella battaglia. -
Ogni
cosa era ordinata fra il Generale e il giovane ardito, se non che il
primo sentiva, come, se Girani si fosse scagliato a prendere il
Pistornino innanzi che egli di fronte si fosse mischiato nella
battaglia, e il nemico accorgendosi del nuovo assalimento rivolgesse
a quelle parti le forze; sarebbesi gittata l'impresa, e inutilmente
avventurati a indubitata perdita i suoi. Perciò stavano fra
loro ragionando del modo con cui dare un segno, ma non sapeano
ravvisarne uno sicuro. Allora il Generale soggiunse - Se un ardito
potesse salire la torre del tempio... - Un lampo parve balenare
innanzi a Girani, che rispondea interrompendo - È fatto: a ciò
basta Marcellina. -
Sorrise
l'uomo delle battaglie e gli applaudì che meglio gli parve
dover riescire per amore, quanto avrebbe durato fatica a ottenere
altrimenti, e disse: - Che questa giovane oggi richiamare dovesse la
fanciulla d'Arco? - e accompagnò tai detti di un sorriso che
ad un tempo accennava e la fidanza della vittoria e il plauso che ne
dava a chi schiudeane la via. Dileguarono innanzi all'accortezza di
Girani gli ostacoli che poteano nascere in questa impresa, e posero
fra loro che allorchè il Generale farebbe volare dalle sue
truppe al cielo un foco artifiziato, Marcellina moverebbe a suono le
campane del tempio, affinchè dall'opposta valle volasse
novella che si operava l'assalto.
Girani
aprì questi pensieri alla Marcellina e trovolla presta a
seguirli, abbenchè il padre ne fosse alquanto turbato, sicchè
ne fu malagevole ottenerne il consenso. Amore è duce d'ogni
audace impresa, desto in cuor di donna l'arma d'ardire, la sprona fra
i perigli, e sovente poca scintilla per lui seconda gran fiamma di
gloria: amore accese nuovi pensieri in animo alla vergine di Nebiolo,
le sparse di rose la via de' perigli che la scorgeva a conseguire lo
sposo. Perchè non le fallisse il misterioso andare, venne a
Casteggio la sera che precedeva il dì della battaglia, ivi
prese alloggio presso una buona femmina con cui teneva amicizia, e la
cui casa usava ogni volta che traeva al mercato, e la quale era forse
d'un trarre d'arco lunge dalla chiesa.
L'amante
innanzi di separarsi da lei le dava ricordi e preghiere, e perchè
bene le riuscisse l'impresa, e perchè non la cogliesse qualche
sventura. Sentiva egli un'insolita letizia scorrersi in petto
scoprendo il coraggio della bella, e precorrendo col pensiero il bene
che lo attendeva, ma ad un tempo il timore pareva amareggiargli il
calice cui appressava le labbra assetate, od offuscargli la luce che
gli raggiava sugli occhi: ei spesso timoroso, come barchetta in mezzo
all'onde contrastata da opposti venti che or l'uno la rapisce, or
l'altro la spinge nè sa rimuoversi, da doppio affetto sospinto
non sapea sciogliersi dall'amica e lasciarla libera al suo cammino.
Ma vinse in fine la brama d'onore e la data fede, vinse l'amoroso
desìo, strinse la bella pudibonda al petto, e additandole il
cammino - Va, anima mia: ci dividiamo solo ancora per pochi istanti,
poscia nulla potrà separarci giammai. Va, ricordati di chi non
vive che nell'amor tuo, e domani i nostri cuori ritornando a' più
soavi amplessi, possano dirsi in loro favella: noi siamo felici, ma
lo abbiamo meritato. -
E
a lui la Marcellina, cui la commozione amorosa non diminuiva per
nulla il vigore dell'animo - Fatti sicuro, mio unico amico, omai mi
sento il coraggio di un soldato. Il tuo trionfo è certo, e
questo abbraccio sarà l'ultimo che non ci scambieremo se non
che sposi. Animi entrambi il pensiero della nostra felicità.
Io vedrò fischiarti intorno il periglio e pure oserò
accennarti la strada che ti adduce a combatterlo,... ma tu fra
l'ardire e la mischia, ricordati che hai qualche parte di te,... che
taluna trema sulla tua sorte; ricordati che un cuore amante e sì
a lungo contristato dagli affanni, ti serba il premio di un costante
affetto e della vittoria; sieguila audace sì, ma in modo che
vane non riescano le nostre speranze... Girani, non dimenticarti mai
di Marcellina, e son certa che ritornerai salvo al mio seno. -
XV.
Il
sanguigno colore onde l'alba novella vestì le prime nubi in
oriente, annunziava il dì della battaglia. Tutto è
ordine, opra e silenzio nell'un campo e nell'altro: si stringono gli
offiziali intorno al Comandante, e dal correre, dal breve starsi e
dal partire si argomenta il succedersi delle ordinanze. Volano dalle
prime alle ultime squadre gli operosi aiutanti, scorrono di fila in
fila gli ordini severi: il suono delle trombe o de' tamburi impongono
i movimenti, or avanzano gli audaci picchetti, or si stendono, or si
dividono, or si riuniscono le schiere. Il fragor dei carri pesanti,
lo scalpitare de' cavalli commettono all'aure un mormorìo
confuso ed una nebbia di polve, che sale a rapire i puri raggi del
sole e rende più truce il momento della battaglia: ti avvisi
di sentire nelle nubi muta mormorare la tempesta pria che dirompa
sulla terra, e quella nebbia e quel mormorìo ti mettono
terrore.
Accorrono
d'ogni parte gli abitatori de' monti e si arrampicano quali sui
dirupi, quali fra i rami delle lontane piante, ansii di riguardare
nella vasta pianura il commovimento delle schiere, lo scintillare
dell'armi e l'ondeggiare dei cavalli. Ricordano gli amici ed i
congiunti, ricordano le antiche tradizioni dei padri e le trascorse
guerre: ondeggiano fra il terrore e la maraviglia, quindi li prostra
l'idea di pericolare, quindi gli accende amore di novità,
sieguono coll'occhio e colla mente l'ordine della battaglia, e
contrari sorgono i timori o le speranze, siccome muove gli animi
amore di parte o diversità di consiglio. Intanto il soldato
nella sua fila mentre muto opra ognora novelli movimenti e lo perchè
non sa, ebbro di sconosciuto foco, mosso da un'ignota forza gira
l'incerto sguardo bramoso di nuove cose, nè più teme
perigli, nè più pensa a serbare la vita, e anela e
chiede la battaglia.
Fu
lo scontro di due picchetti che diede il segno della pugna: in un
istante tutto fu movimento e fuoco e sangue nella desolata pianura.
Una fila succede all'altra, volano ad un punto, fischiano per l'aura
mille teli di morte: tra il fumo e il rumore, questo vince, quel
retrocede: or tacita un'ala s'avanza con passo accelerato e pare
agogni al trionfo, or un drappello rintuzzato da forza maggiore piega
e manda rovina quasi leon che s'accoscia e mette spavento col fiero
ruggito: or si dividono i fanti e danno luogo all'oprare de'
cavalieri, che furiosi precipitano nella mischia, piovano dagli
sguainati brandi sterminio e morte. Altrove si scatena dal cavo
bronzo fulmine distruggitore; tronca, abbatte, fora, uccide quanto si
oppone al suo passaggio, e precipita quasi dalle nubi e manda
dall'ignivomo seno, come vulcano dall'ardente gola, mille infocate
saette, che scagliano intorno lagrimevole strage col temuto rimbombo
del tuono; ma il soldato imperterrito stampando orme di sangue, fra
il maggior cimento più s'accende alla vittoria: si lasciano i
caduti, si stringono le file, e mentre la fiera artiglieria gli
tempesta contro la rovina, ei quasi la disprezzi, se le scaglia
incontro, l'aproccia, l'assale e la rende inoperosa; ardire solo
concesso all'orgoglio dell'uomo.
Così
per più ore pendeva dubbia la battaglia, l'un campo e l'altro
facea prodigi di valore, e volava la vittoria or sugli stendardi
dell'uno, ora sfavillava sull'armi dell'altro. Il Duce franco intanto
volse un'ala del suo esercito sopra Casteggio, e mentre parea tutto
occupato nel dargli l'assalto, mentre dalla cima grondava su lui una
pioggia di fuoco, ecco vola per l'aere aperto l'artifiziale cometa, e
Marcellina che di soppiatto e mentre niuno sel curava avea salita la
torre, mise improvvisamente a suono i sacri bronzi.
Allora
anche Lannes investì coll'artiglieria il paese, e mentre
inutili sforzi volgea contro l'armata cima da cui gli grandinavano
sopra infallibili colpi, Girani co' suoi pochi arditi uscì
dalla macchia ove si era appiattato, si arrampicò
precipitosamente sul colle e fu sopra alle fortificazioni de' nemici
in meno che nol videro. L'opera dei bronzi è omai vana: le
spade ignude e deliberato ardire sono soli ministri al conflitto.
Richiamati dal nuovo assalto, abbandonano gli artiglieri l'opera de'
fuochi, e lasciano libera la strada a quella cima alle francesi
truppe della pianura; il breve drappello degli arditi assalitori
lotta con indomito valore cogli animosi che si sforzavano a
respingerli: si pugna colle spade, colle bajonette e colle mani, si
combatte fin sui cannoni: cadono intorno a Girani i seguaci, son pari
la speme e il timore, ma in fine i sussidj vicini, un risoluto
coraggio e disperate grida furono il segno della vittoria.
XVI.
Già
s'udivano d'ogni parte i bellici oricalchi in suono di gioja, le
ostili schiere si ritiravano verso il Po; scorreva ogni fila il grido
della vittoria, e il nome glorioso di Girani. Ei scese asperso di
sudore e di sangue, e sulla piazza del mercato si avvenne nel
Generale che moveagli incontro: stette a lui dinanzi in atto
ossequioso, e offrendogli la propria spada, gli disse che omai
decidesse del suo destino. Commosso il Duce gliela restituì
con un amplesso, spiccò dal suo petto l'insegna d'onore, e la
pose al vincitore proclamandolo colonnello e l'eroe della battaglia.
Risuonavano
a lui d'intorno gli evviva, chè ognuno accogliea vera gioja
per la gloria dell'amico. Si applaudiva anche all'ardire di
Marcellina, ma ella non si vedeva: - Venga, dicea il Generale, ben
venga questa figlia dei prodigi, e qui sul campo della gloria abbia
la mano dello sposo e il premio che si conviene al suo coraggio. -
Ognuno cercava di lei impaziente, suonava su ogni bocca il suo nome
ed era Marcellina il desìo ed il voto di tutti.
I
sacri bronzi dato appena il pattuito segno aveano cessato dal suono,
e la vergine di Nebiolo essere dovea discesa dalla torre. Girani
annuncia in qual casa potea avere ricovrato, si accorre, si cerca, si
dimanda, si torna, ma mesti dolenti portano tutti un'inutile brama,
la bella non si trova. Diverso si dipinge sui volti l'affetto: chi
spera, chi teme, chi palpita presago di qualche sventura. Ma ecco in
fine piangente il vecchio Nebiolo, e un grido universale gli chiede
di Marcellina... - Marcellina non è più... -
Meraviglia,
dolore, pietà, stringono i petti; l'un preme, l'altro chiede,
tutti domandano che avvenne di lei chi colla voce, chi col gesto, chi
coll'impaziente interrogare degli occhi.
Appena
Marcellina ebbe dato il segno, accortasi che Girani co' suoi pochi
saliva il colle, discese dalla torre per restituirsi all'asilo ove
avea ricoverato, e impaziente attendere il destino dell'amico.
L'improvviso squillo de' muti bronzi avea mosso meraviglia e
curiosità, e attirate varie persone al tempio, per che quando
ella discese, per quanto andasse cauta, non potè a tutti
tenersi celata. In quello stesso mezzo si gridò al tradimento,
si conobbe lo stratagemma militare e il fine per cui erasi desto quel
suono. Scorreva il paese lo sdegno di guerra, lo spavento negli uni,
la speranza negli altri: alcuni cacciatori pieni d'ardire cercavano
ogni angolo, salivano sui tetti delle case, e cogli infallibili
fucili dardeggiavano intorno la morte. Altri eransi indirizzati al
tempio a rinvenire i complici del tradimento, e mentre la militare
ferocia spargeva il terrore in quell'asilo, qualche voce imprudente
accennò la Marcellina.
Già
si annunziava la presa del Pistornino e il trionfo dell'inimico, si
suonava a raccolta e si dava il segno della ritirata. Il Comandante
della banda che avea assalito il tempio innanzi di ritirarsi,
agognando a qualche vendetta, trasse furioso contro colei che gli
venia indicata, e l'avrebbe trafitta, nè la vittima se gli
opponeva, se il sacerdote non frapponea la mano di pace in mezzo ai
micidiali ferri, e non chiedeva atteggiato di pietà e di
sdegno, che non si macchiasse di sangue la casa di Dio. Allora il
furente soldato ordinò a' suoi che seco trascinassero la
Marcellina, serbandola a miglior uopo all'ira vendicatrice de'
traditi, e si precipitò dal colle per condursi a salvamento.
Tanto
narrava dirotto nel pianto il padre, che inquieto sul destino della
figlia erasi coll'alba condotto a Casteggio, e nel bollore della
mischia avea osato inoltrare il piede in fino alla chiesa. Fu il
misero presente al duro caso, invano pianse e pregò, seguì
da lunge il fuggiasco stuolo, imprecando ai crudi che gli strappavano
l'unica sua figlia; ma temendo lui pure non facessero prigioniero nè
più potesse giovare alla figlia, abbenchè con
acerbissima ambascia, diede ai crudi le spalle, e coll'incerto piede
ricalcando la via già trita, mentre lasciava addietro il
cuore, venne in traccia di Girani. Gli chiede Marcellina e mettea col
disperato dolore compassione, e animava ora questo ora quello a
seguirla e sottrarla a tanto infortunio.
XVII.
Fu
turbato Lannes all'improvviso disastro, e mille smanie di dolore e di
gelosia trafiggeano a prova il povero Girani, nell'idea della sua
sposa abbandonata alla licenza de' soldati, o fra le estreme agonìe
d'obbrobriosa morte. Si volse disperato al Generale, e per tutto
premio di quanto avea operato, chiese una banda di arditi con cui
volare a liberare la sposa.
Si
annuì all'inchiesta e tosto i più animosi si strinsero
intorno a lui: presentendo la via che doveano percorrere i nemici, si
misero con disperato coraggio in cammino. Era un correre, un
precipitarsi l'andar di que' prodi, era un anelito, una smania il lor
desiderio: non ebber sosta finchè videro lontano il nemico
drappello che nelle campagne di Casatisma camminava verso il Po.
Si
era l'ostile banda assai ingrossata raccogliendo i fuggiaschi, ma nel
pensiero che fra quegli era la rapita sposa nulla trattenne Girani,
chè amore non sente nè forza nè perigli. I suoi
voleano far fuoco, ma ei pensò come taluno di questi dardi di
offesa poteano innocenti ferire colei che voleasi liberare. - Amici,
le vostre sole spade ne dieno la vittoria. - Disse, e gridando
Marcellina, d'un tratto raggiunse i fuggitivi, si accese la pugna e
cadeano d'ogni parte colpi e ferite.
Marcellina
riconobbe lo sposo, il chiamò, e fu quella voce esca novella
all'incendio di lui ed al valore dei soldati, sicchè fu tanta
la calca e la strage, che cedeva il nemico e prendeva la fuga. Allora
il feroce capitano, quello stesso che avea dal tempio rapita
Marcellina, avvicinatosi a lei che quasi libera stava per volare fra
le braccia dello sposo, gridò - Il tradimento non fia
impunito, abbiti francese la tua vittima, - e colla spada ferì
la misera che cadde. - Assassino - grida Girani, e già lo ha
steso al suo piede, mentre i di lui seguaci si dileguano.
XVIII.
Amore
vince la sete di vendetta ed è paga di quel solo sangue la
spada di Girani, e mentre i suoi inseguono i fuggitivi, anelante ei
raccoglie la sua Marcellina, la chiama, studia ridestare in lei lo
spirito smarrito, accosta tutto tremante le labbra alle labbra di
lei, e si adopera ad infonderle spirito e vita. Le lagrime che
frequenti gli pioveano dagli occhi e tutto irroravano alla misera il
volto, ebbero tanta virtù che poterono richiamarla, e a misura
che riprendevano le sue gote la smarrita rosa e la bocca il natio
cinabro, tripudiava l'animo al giovinetto amoroso: ei dimandava con
tanta ambascia la trafitta che ne piangeano quelli che officiosi gli
prestavano soccorso.
Schiuse
ella in fine gli occhi, e ripigliata alquanto, fu lieta di ritrovarsi
fra le care braccia, e muovendo sul labbro un lieve sorriso il
dimandò se ormai fosse sua. Come sentì d'essere libera,
tutto per gioja quasi se le fea raggiante il viso, volse gli occhi
ossequiosi al cielo e poscia teneramente li pose all'amico, e parve
invitarlo a dividere con lei la nuova letizia che le cercava l'animo:
intese il linguaggio affettuoso il giovinetto, s'inchinò
sull'amato volto, e tutto tremante le baciò la bocca amorosa e
ne raccolse un soave sospiro.
Pure
gemea Girani per la disgrazia ond'era colta, e Marcellina ognor
meglio racquistando le forze, lo rassicurava non doversi temere la
sua ferita. - No, mio amico, mio sposo, datti pace nè
conturbare il gaudio di questa nostra unione con fatali
presentimenti. Il fiero che si attentò trafiggermi nella
chiesa, non sostenne che salva gli sfuggissi,... ma forse la sua mano
tremante per un delitto, non ferì sì addentro quanto
bramava la sua crudeltà. Si dilegua ogni dolore ed ogni male
nel vederti salvo e nel sapermiti restituito: questo pianto di cui mi
bagni, è una rugiada che in me rinverda la vita, il pensiero
che son tua è un balsamo che sana tutte le mie piaghe e toglie
ogni acerba ricordanza. -
Girani
intanto si studiava di tergerle la ferita e in qualche modo stagnarle
il sangue che ne sgorgava, nè per quanto vedesse ripigliarsi
la Marcellina, ei si svestia del timore o rattemprava il duolo. - Ahi
me infelice! invano co' blandi accenti aqueti l'affannata anima mia e
i suoi tristi presagi... e tu in tanta sciagura sei pur per mia
colpa: oh dolore! oh pensiero che mi allaccia lo spirito e mi
scioglie la lena che mi regge! fida, impareggiabile Marcellina; e tu
pur m'ami? e a tanto affetto io corrispondo doni di sangue... Ben io
dovea, ben io, volare non alla pugna ma a te, e farmi tuo scudo:
avrebbe il crudo trapassato il mio petto prima di giungere a questo
seno amoroso: forse quel ferro micidiale quivi saziava la sete,
forse... oh me felice se col versato mio sangue avessi a te data la
vita! -
Marcellina
gli stendeva la titubante mano e si procacciava di calmarlo, e mentre
ei la adagiava per trasportarla, soffocava la misera il dolore ed i
sospiri perchè li vedea altrettanti strali che laceravano a
prova il cuore di Girani: richiamava la serenità nelle dubbie
pupille: con qualche accento si studiava deviarlo dai tristi
presentimenti e spogliargli ogni timore, ma il dolente la riguardava
fiso e non poteva rattemprare l'angoscia. - A lungo, sì,
navigai ne' mali, ma ora che parea spirare aura propizia, non
paventava così dura tempesta che rovescia ogni nostra
speranza... Dolce sì mi riesce il conforto che mi viene da'
tuoi occhi, impareggiabile Marcellina, dolce la fidanza che ti
accende, e in me par quasi diffonda la calma che ti siede in cuore.
Ecco ho già rasciutto il pianto, chè sol da te hanno
legge i miei affetti: essi son tutti tuoi, io non respiro che per te,
per serbarti a più sereni giorni se tanto ne acconsenta la
sorte avversa che ne fischia intorno. Ch'io medichi a' tuoi mali,
teco io tutto divida, chè teco solo mi è dolce la vita.
-
XIX.
Porgevano
queste parole un soave ricreamento a Marcellina, e già si
avvisava attingere la sospirata felicità, misera! allorchè
la coglieva il più crudo disastro.
Mentre
Girani favellava, uno de' fuggiaschi cacciatori che erasi appostato
dietro una pianta, agognando vendetta dell'estinto suo capitano,
appunta il fucile al capo del misero, e scocca il colpo; lo
sventurato giovane colto nella fronte con un grido cadde estinto sul
petto della sua Marcellina.
Ahi
figlia sfortunata! invano festi prova di magnanimo ardire, invano pur
accoglievi nell'affanno di morte qualche speme e traevi refrigerio
alla sventura nella vista dell'amor tuo. Tu eri sortita agli
infortunii, tu segnata a sopravvivere al tuo fido perchè
dovessi patire doppia morte accogliendolo trafitto in petto. Invano
il vindice sdegno dei soldati ti uccise innanzi l'assassino dello
sposo, chè il tuo cuore rifuggiva dalla fiera vendetta, e tu
versando il represso sangue dalla riaperta piaga stringevi con
mestissimi ululati la cruenta spoglia ed invocavi la morte. - Ahi...
Girani, mio amico, mio sposo, Girani!... Ah più non è,
più non risponde... Oh Dio qual sangue tutto mi allaga il
seno? di qual sangue io ritraggo bagnate le mani stese all'amato
capo!... Ahimè, dolente me! ahi disgraziato Girani! più
non ti trovo, e ove sedeva lo sguardo più non v'hanno che ossa
infrante, e lacere carni e distruzione!... Ahi misera, misera! a
tanto mi ha serbata la nemica fortuna! doveva io raccoglierti fra
queste braccia coperto di ferite e di morte?... Ahi, chi l'orrendo
colpo scagliò? maledetto il fiero che troncò sì
preziosa vita! e che mi vale s'essi punirono l'assassino quando io ho
perduto per sempre l'amico? Allora dovea cadere che stava per
iscagliare la fatale ferita, allora... Pietoso cielo, dove dormia la
tua giustizia quando all'infame attentato commise la mano! a che nol
travolgesti nel nulla? in che t'ebbi io offeso... perchè di
tanto mi perseguiti?... O se era segnato sì nefando lutto,
perchè un colpo solo ad entrambi non troncava la vita? a che
sorridermi propizio, e solo perchè più fatale seguisse
la mia rovina, mentre rifiorìa la mia speranza, qui su questo
petto stendermi trucidato colui per cui unicamente vivea? e quasi per
saziare l'amorosa mia sete, darmi da bere il sangue delle sue
vene?... Ahi sventura, sventura... -
La
derelitta atteggiata di disperazione così prorompea nei
lamenti e maravigliava perchè non la uccidesse il dolore. Si
strappava le chiome scarmigliate e passe, percuoteasi il petto, e
riscossa, fatta forza a sè stessa, soffolta sulla mano
tremante s'innalzava dal suolo su cui era prostesa, e sostenuta dai
lagrimosi soldati, stette assisa sull'ignuda terra. Teneva in grembo
l'ucciso amico, a vicenda riguardava l'infranto volto e stretta da
raccapriccio faceva agli occhi un velo colle mani sanguinose, volea
pur dargli un bacio, ma la tremante bocca non trovava ove fermarsi. -
Ahi, Girani, miserissimo Girani!... ch'io ancora ti stringa a questo
cuore che in petto forte mi piange;... ancora pria che allacci queste
labbra la morte, che pietosa già a te mi congiunge, esse ti
dieno un bacio estremo... Ma che cerco io mai? qual fia in questo
infranto capo, breve asilo incruento su cui io spiri l'ultimo
fiato?... Ahi misera! cerco un bacio e non trovo che sangue! vo
raccorre gli estremi suoi aneliti e non bevo che sangue!... Ah duro
cuore, e a tanto lutto non mi scoppj in petto? e a sì
lagrimevole vista non vi offuscate inutili miei occhi? ei qui giace
nel mio seno, ed io ancor vivo?...
Piangevano
i circostanti a sì dolorosa scena, nè reggea loro
l'animo di lasciare Marcellina in quella situazione, nè
riescivano a partirla da quella estinta spoglia, cui si avviticchiava
furibonda e minacciava in suono di pietà e di sdegno. - Ah no,
non mi dividete da lui... Crudeli, egli è mio, è mio,
nessuno lo tocchi... guai a chi tanto osa... io voglio morirgli
vicino. -
E
qui rinnovellava il pianto e i delirj, se non che parve a poco a poco
non già calmarsi ma affievolirsi, e stretta dal profondo
dolore le fuggirono le prostrate forze e tornò a ricadere, e
si chiusero quasi in sonno di morte i suoi occhi. Allora que' pietosi
soldati la divisero dall'estinto e la trassero dal lago di sangue in
cui giacea.
XX.
Vennero
trasportate al campo l'emunta salma dell'uffizial d'onore e la
morente Marcellina, e il giorno della vittoria si converse in giorno
di lutto per l'acerbo e duro caso. Si diffusero la mestizia, i
singhiozzi, le doglianze in ogni fila e in ogni schiera, l'angoscia
piovea le lagrime sul ciglio; tremava ogni petto, era ogni volto
squallido di dolore.
Il
vecchio misero di Nebiolo, che Lannes tenea seco alimentandogli la
speranza per la libertà della figlia, come vide giungere il
drappello, reputandolo vittorioso, precipitò ad incontrarlo:
ma visto l'alto infortunio, preso da subito terrore ristè,
oppresso dal dolore teneva fisi gli occhi in Marcellina, non gli
spuntava una lagrima, non formava un accento, non movea un sospiro e
male avresti avvisato s'egli era in vita, sì impetrò.
Ella
intanto dal suo letto che era intrecciato di tronchi rami, volgeva a
lui le pupille affievolite, e come fu posta al suolo muovea dal fioco
labbro questi accenti: - Ahi padre infelice, orbato padre! ecco quale
a voi ritorna la sfortunata figlia vostra, ecco quai nozze mi
preparava il cielo... Egli correva a soccorrere alla rapita amica, a
trarmi dal periglio, ei volea restituirmi al vostro amplesso paterno,
misero! ei trovò sul mio petto la morte... Così si
spense ogni mia speranza, si troncò il filo cui era affidata
la mia vita... Sì, padre amoroso e infelice, io lo raggiungerò
e in breve: sia per me un sollievo, un fine ancor dolce a tanti guai
il morire...
Intanto
si sciolse lo stupore che pel gran duolo erasi al cuore ristretto del
padre, sicchè infine la sua angoscia uscì dagli occhi e
dal petto in lagrime e in singhiozzi. - Padre, voi piangete, voi che
non perdete uno sposo, cui non si recide sul più bel fiorire
ogni speranza? Piangete per me? non cesso io forse dai patimenti? non
s'ammutolisce finalmente il mio lamentar lungo? a che pur starsi ogni
dì a contristarvi coll'eterno mio pianto... Rattemprate
l'ambascia: omai esservi dovea di solo peso la mia vita dolente...
non vi sia però ne' dì della vostra vecchiezza,
dispiacevole la ricordanza di Marcellina: padre, la figlia vostra
oltre l'amore non sentì altro affetto che quel dolce fremere
che nel mio cuore commoveano i vostri accarezzamenti, altra vaghezza
che raccorre dal soave volgermi del ciglio testimonianza di paterna
tenerezza... Ah non restatevi lungi da me a spargere lagrime!...
qui... qui le versate in questo seno ove egli versò col sangue
la vita... Cingetemi colle vostre braccia: ch'io possa ancora, mentre
rendo gli spiriti estremi, deliziarmi di qualche affettuoso amplesso;
che questo cuore schiuso ad ogni infortunio possa anche una volta
palpitare soavemente e poi tacersi per sempre. -
Provocato
il veglio da que' lagni, inchinato sulla figlia, alternava
abbracciamenti e meste querimonie. - Me dolente, me tapino! a che mi
ha serbato la mia vecchiezza?... quai delitti ho io commessi
nell'innocenza della mia capanna, perchè debbano a prova
lacerarmi tanti infortunii... Tutto ho perduto, una sposa, la pace,
ma pur restava a sollievo della mia canizie questa unica figlia che
ringiovania del suo sorriso le mie membra cadenti,... ed ora
anch'essa mi è tolta,... mi è tolta quando avea fidanza
di vederla felice... Ahi! Girani sfortunato e a me fatale Girani?...
- No, padre, non vi riesca dolorosa la sua ricordanza... mi uccide
doppiamente la vostra rampogna. Ei mi amò, ei perì per
salvarmi e perì fra queste braccia... Infelice! avea tersa la
mia ferita, stava richiamando i miei spiriti smarriti, e mi piovea
tanta dolcezza dagli occhi amorosi che mi racquistava la vita... Io
riguardava quel volto di foco, quando... oh perchè ebbi la
vista?... oh perchè pur non morii di dolore che ora non
udrei... oh padre... ah Girani... -
Piangevano
tutti intorno alla misera perchè la non lontana spoglia del
giovane, e il sangue onde avea l'altra grondante il petto e lorde le
mani e il viso, metteano ad un tempo terrore e compassione. Il padre
con atti e aspetto di calma parlava all'angosciosa conforti e
persuasioni, che niuna amarezza gli tenea contro il di lei perduto
sposo, ed accorgendosi che ognor più se le diffondea sulla
fronte il pallore di morte, le raccomandava di dare triegua
all'affanno onde restituire le affievolite forze. Marcellina però
paga di quanto affidavala il padre, di niun altro pensiero lo
trattenea fuorchè dell'amico. - Ch'io sappia s'ei fu
trasportato nel campo, che io sappia se voi cosparsa avete di qualche
lagrima la sua spoglia, e gli perdonate dovermi amata,... se fu pure
questo amore che vi lascia vedovo ed orbato della figlia nella vostra
vecchiezza. -
Le
fu detto essere poco lungi il feretro ove giacea Girani, e venirle
impedito di vederlo per alcuni pietosi che postisi in mezzo la
copriano. Li pregò perchè volessero dileguarsi, ed essi
se le tolsero dinanzi, e inclinando i mesti volti pareano accennarle
ove giacea il trafitto. - Ah sì toglietevi, toglietevi ond'io
sappia ch'ei non è lungi da me: ei spirò fra le mie
braccia e a me sia dato rendere vicino a lui la vita. Colà
volgetevi, o padre, fissate gli occhi in quel miserrimo spettacolo...
e benedite alla fredda spoglia,... chiamate lo spirito che forse
ancora le geme d'intorno, e ditegli che io son presta a seguirlo...
Sì, caro padre, sento venir meno la vita,... allaccia i miei
sensi invincibil forza di sonno... voi mel diceste, è il sonno
di pace, ma almeno ch'io il dorma presso al mio Girani... All'ultimo
mio desiderio, se nel richiedete per me, acconsentirà
quell'uomo pietoso che già alle mie lagrime fe' dono ahi sì
per poco! della preziosa vita a me sì cara... almeno se la sua
pietà non valse a riunirci in vita, insieme ne congiunga nel
riposo del sepolcro...
Già
la voce di Marcellina era affievolita e fioca, e non uscivano dalle
tremanti sue labbra che tronche parole. Volle che si rivolgesse la
sua faccia verso di Girani, e come scoprì il luttuoso letto e
il giacente, parve che le tremasse il pensiero e la mente, metteva
più frequenti singhiozzi, rivolse al cielo i lumi sbigottiti,
e pieni di profondo dolore e di pianto - Padre, grata vi sono del
benefizio estremo,... i miei occhi si vanno offuscando, ma fruirono
colla fuggente luce la cara e dolorosa vista... Padre, pregate alla
morente figlia vostra,... stendetemi, deh stendetemi la mano perchè
io più omai non vi ravviso... ancora un paterno bacio... e
raccogliete l'ultimo mio sospiro... ei vola a voi... a voi e a lui...
Il
singhiozzo di morte le soffocava la voce, e l'anima fuggitiva più
non le consentiva forze alle parole. Movea le labbra tremanti e
pareano susurrare il nome di Girani, e sgorgando copioso sangue dalla
ferita, spirò.
XXI
Fu
squallore in tutto il campo, chè alla disgrazia de' miseri
accresceva terrore il dolor disperato del povero Nebiolo. Ei si era
precipitato al suolo presso a Marcellina, a vicenda la dimandava e
cercava per pietà di seguirla: era lagrimevole e doloroso a
vederlo innalzare il bianco capo bagnato nel sangue della figlia, e
col rugoso volto e gli occhi pieni di disperazione rivolgersi al
cielo e dimandare la morte. Non vi avea consolazione o parole che
valessero a mitigare il suo affanno, nè si potè
rimuoverlo finchè prostrato dall'angoscia e vinto dalla
stanchezza, si potè trasportare il miserando veglio nella
tenda.
Vestirono
i prodi di guerra la mesta gramaglia come allorchè muore de'
primi capitani, si compose con tronchi e frondi un letto funebre, e
sopra vi si adagiarono gli estinti, si fregiò Girani delle
insegne di Colonnello, e si coprì il mesto feretro con due
bandiere, ad accennare che entrambi aveano operato nella battaglia ed
avuta parte nella vittoria. Si posero sull'armi i soldati, sciolsero
le trombe ed i timballi una mesta armonìa ed annunziarono la
funerale pompa, mentre traevano d'ogni parte i rustici nel campo, e
stavano mesti spettatori della dolente cerimonia.
I
più fidi soldati di Girani levarono sulle loro spalle la
squallida bara, e per lungo giro la recarono a un'ara che si era
innalzata in mezzo al campo. La precedevano e la seguivano numeroso
corteggio di fanti e di cavalli, e intorno al feretro stavano mesti
il Generale collo stato maggiore: si alternava un fioco suono di
tamburi che imitava un lontano lamento, ed una querula melodìa
che gittava la melanconìa ne' petti, e ognuno presso cui
passava il funereo convoglio metteva qualche sospiro sulla coppia
infortunata.
Collocato
innanzi all'ara il cataletto, s'innalzò il compianto degli
amici e de' congiunti, e si alternarono le nenie di pietà e il
canto degli estinti. Quindi siccome avea desiderato Giovanni, la
compagnia di Girani e la lamentevole banda accompagnarono il feretro
sulla collina, e traevagli dietro lunga fila di montanari, de' quali
altri narravano il duro caso, altri pregavano pace alle anime
benedette.
L'uno
presso l'altro adagiati gli amanti della sventura, sulla stessa
vetta, nella stessa fossa, furono posti a sepoltura sotto la pianta
dei sospiri. Ivi erano accorsi tutti que' di Nebiolo, uomini e figli:
innalzavano un mesto pianto e faceano risuonare per que' luoghi
abbandonati i cari nomi di Marcellina e di Girani, e a quei nomi
rispondeano le conscie valli con pietosi ululati, mentre i soldati
salutavano la terra che ricopriva gli estinti colla fiera armonia dei
fucili. Ivi s'innalzarono le bandiere della gloria, e ognuno
riguardando la capanna di Marcellina compiangea l'orfano colle e il
vedovo padre.
XXII.
Nebiolo
orbato e solo nella squallida casa, sempre dolente, chiamava e nella
mesta notte e nel giorno affaticato la figlia, e rinnovellava ad ogni
istante la storia dell'acerbo dolore. Era il colombo che trova
deserto il nido, e va di fronda in fronda e plora e chiede i figli;
era l'allodola abbandonata che piange la solitudine, e assorda di
lamenti il bosco e la campagna.
Trascinava
l'antico fianco sulla erta funerea vetta, e prostrato sotto la pianta
amica versava interminati omei su quella sacra terra, evocava gli
estinti a sollievo nella sua ambascia: di là volgendo il
sospiro anche alla moglie, e alle nuove associando le ricordanze
degli antichi mali, ponea le tremole pupille al cielo, quasi volesse
chiedergli di ricongiungerlo a quanto avea di più caro.
Così
ognor genuflesso, sovente colle mani congiunte, giaceasi a lungo
quasi rapito o dimentico di sè, e lo avresti tenuto inanimata
pietra, se non manifestava in lui la vita il rivo copioso che gli
sgorgava dal ciglio. Indi riscosso richiamava le sue cure sui cari
figli, pronunziando i diletti nomi, strappava le erbe malefiche che
crescevano sopra la loro fossa, invocava propizia la stagione e mite
il vento a quel terreno e a quella pianta, baciava innanzi partire le
pie zolle e raccoglieva qualche virgulto per ornarsene il petto
finchè ritornasse.
Tale
era il pietoso uffizio, cui intendeva ogni giorno il derelitto veglio
col nascere e col tramontare del sole, finchè la cadente età
e il continuato duolo, gli schiusero il desiato asilo di pace, solo
certo porto ai travagli dei miseri mortali.
FINE.
Quantunque i molti scritti di
D. Sacchi sieno
bastanti a render durevole la di lui fama, pure non ispiacerà
al lettore che un suo caro amico, il sig.
Giambattista Cremonesi, abbia,
da noi richiesto, dettato alcuni cenni per rilevarne maggiormente la
virtù del defunto. Il sentimento di una viva riconoscenza ed
ammirazione che il suo animo nutre costantemente verso la memoria di
Sacchi, ed il desiderio di renderne un pubblico attestato, sono le
sole ragioni che lo obbligano ad appagare in un col suo, il nostro
desiderio. - - L'Autore di questi cenni non intese di scrivere
l'elogio a questo letterato, ma sì bene, per quanto si poteva
così subitamente, dare un pubblico segno di riverenza a chi
gli fu caro amico ed alla patria, la quale deve godere che sia
onorata la memoria di un suo chiaro cittadino.
Nota dell'Editore.
Il cavalier Pompeo Marchesi, nelle cui concezioni noi ravvisiam
sempre lo scultore che ha studiato il bello nel vero contemporaneo;
che lasciò le orme greche aperte e richiuse con Canova per
porsi al livello delle affezioni e delle immagini del secolo in cui
viviamo. Il nome di lui risuoni spontaneo sulle nostre labbra con
senso di gratitudine.
Nell'originale "soppiato". [Nota per l'edizione
elettronica Manuzio]
Nell'originale "innodate". [Nota per l'edizione
elettronica Manuzio]
Nell'originale "dira". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "dira". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "aguati". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "dira". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "entuasiasmo". [Nota per l'edizione
elettronica Manuzio]
Nell'originale "opparati". [Nota per l'edizione
elettronica Manuzio]
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