SCENA
VIII.
Arreotimo,
Dulone.
Arreotimo.
Sono tra il vivo e il morto: onde s'i' fussi dimandato qual fussi o
morto o vivo, non saprei che rispondergli, cosí ho l'animo
turbato tra il timore e la speranza, dubitando che Erasto non
s'incontri con Cintia e non s'ammazzino insieme! L'ho attesa a casa e
non è ancor venuta, né la balia che è gita in
cerca di lei ha potuto trovarla.
Dulone.
Arreotimo, vi prega Sinesio che vegnate a casa, ché vi stanno
aspettando con grandissimo desiderio.
Arreotimo.
Si sa nuova di Cintia?
Dulone.
Ivi è Cintia ed Erasto.
Arreotimo.
Sono accordati insieme?
Dulone.
Poco contrasto ci ha voluto per accordargli; or con grandissimo
contento di ciascheduno si sposano insieme Cintia con Erasto, e Lidia
con Amasio, e tutta la casa è in gioia.
Arreotimo.
O Dio, come ti renderò io grazie bastanti, se ben mentre io
vivesse stesse sempre in un perpetuo rendimento di grazie?
Dulone.
Ci è maggior allegrezza.
Arreotimo.
Qual può esser maggiore?
Dulone.
Cintia vi manda a dir che, per temprarvi il dolore di non aver Cintio
che pensavate, ma una femina Cintia, e ché non vi dogliate di
Ersilia, la sua madre, e di lei, v'ha partorito un bel maschio.
Arreotimo.
Ed è ella infantata?
Dulone.
Infantatissima e di un graziosissimo bambino.
Arreotimo.
O Dio, quanto son oltremisura allegro! O soprana bontá, quanti
sono i favori che oggi tu mi concedi! dolevami di aver una femina,
poi di averla perduta; or ho una figlia e un nipote di lei. Mi par
mille anni di riveder l'una e l'altro, ché, dubitando di non
averla a veder in eterno, sto con uno accesissimo desiderio di
rivederla.
Dulone.
Ascoltate tutta l'ambasciata.
Arreotimo.
Non posso ascoltare, vieni ché me la dirai poi dentro.
Dulone.
Spettatori, Amasio è giá in casa, e questa sera si
faranno le feste magnifiche e sontuose. Non usciranno piú
fuori, ché si sta intorno l'infantata. Se la comedia v'ha
piaciuta come l'altre, fatele quell'applauso che solete.
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