SCENA
VI.
Trinca,
Erotico, Attilio.
Trinca.
(O Dio, e dove troverò
Attilio, il mio padrone, e Erotico, per dargli cosí buona
nuova?).
Erotico.
Cerca di noi, e ci vuol dar
una buona nuova.
Attilio.
Niuna buona nuova può
esser per me, se non che Cleria fusse mia moglie; ma ciò non
potendo essere, dunque non è buona per me.
Trinca.
(Dove andrò, in casa
di Erotico over in piazza? ma stimo che sien partiti per disperati).
Erotico.
Trinca, volgeti a noi.
Trinca.
Io non posso piú
celar l'allegrezza, e bisogno che sfoghi. V'apporto una grande
allegrezza.
Attilio.
Ne ho perduto ogni
speranza.
Erotico.
Si dee piú tosto
perder la vita che la speranza.
Trinca.
Consolatelo, signor
Erotico.
Erotico.
Non può consolare il
compagno, chi non può consolar se stesso.
Attilio.
L'allegrezza, che tu dici,
è come quell'olio che si pone alla lucerna, quando sta per
spengersi.
Trinca.
Per secreta volontá
di chi può il tutto, quel caso disturbator delle nostre
felicitá or s'è rivolto in accommodar le nostre
difficoltá; e possiam dir che siate morti e ravvivati in un
punto.
Erotico.
Trinca, ancor che la tua
allegrezza vera non l'estimi, pur godo nell'imaginazione delle tue
parole.
Trinca.
Vi prometto far ambiduoi
contenti.
Erotico.
Troppo prometti.
Attilio.
La fortuna traditora pur mi
lusinga con nuove speranze, e pur le credo. Costui mi dice che mi
renderá contento. e son certo che è impossibile, e pur
mi piace d'intenderlo.
Trinca.
Stammi allegro, padrone,
ché è trovata la tua vera sorella.
Attilio.
E questo è il mio
dolore. Ma sempre che sento nominar sorella, sento un orror scuotersi
per tutta la persona.
Trinca.
E cosí arai la tua
moglie desiderata.
Attilio.
Cose contrarie: è
trovata la sorella e arai la moglie desiata. Cosí, Trinca, ti
beffi del tuo padrone?
Trinca.
Avete il torto a dirlo. Voi
arete la vostra Sulpizia ed Erotico la sua Cleria.
Attilio.
Or ti beffi di l'uno e di
l'altro.
Trinca.
Io dico il vero all'uno e
all'altro. Sappiate che per un mirabile accidente, per un benevolo
incontro di fortuna, è successa cosa tutta contraria a quella
che minacciava la presente confusione.
Attilio.
Dammi un succinto raguaglio
del fatto.
Trinca.
Orgio, avendo visto la
balia ragionar con Erotico, la batté sconciamente.
Erotico.
Oimè, che dici?
questa è una mala nuova per me.
Trinca.
Da questo disordine è
nata la vostra allegrezza: ché la balia se ne venne a Pardo, e
l'ha manifestato che, quando partorí Costanza e diede a lattar
Cleria alla moglie di Filogono, scambiò le bambine, e ritornò
la sua Sulpizia a Costanza e si tenne la vera Cleria. A
signali Costanza ha trovato vero quanto ha detto. Pardo andò
ad Orgio, e minacciandolo l'ha scoverto il tutto. In questo Costanza
con tanti bei modi s'è oprata con Pardo suo marito, che
ottenne Sulpizia, figlia di Filogono, cioè la vostra Cleria,
per vostra moglie con diecimila ducati di dote, che li lasciò
il padre, ritrovandosi: dicendogli non deversi far resistenza a
quello, che con tanti meravigliosi avvenimenti avea disposto l'alta
bontá di Dio, ma lasciarsi guidar da lei.
Attilio.
Oimè, che io mi
sento incapace di tanta allegrezza, dubito che non mi suffochi
l'animo. Ahi, che non potendola caper il mio petto, se ne versa fuori
la miglior parte.
Trinca.
Cosí dal flusso e
riflusso del mar della vostra fortuna, fra suavi scherzi e vari
errori, sète stato ributtato al porto di salute.
Attilio.
O madre, o cara madre, o
tre volte madre, perché tre volte m'hai donato l'essere! O
cieli troppo potenti, troppo influenti! o stupori, o meraviglie
grandi, che da moglie mi diventi sorella e da sorella moglie! Ma
Cleria che facea?
Trinca.
Piangeva la poverella
amarissimamente; e, non potendo esser vostra moglie, purché
fusse amata da voi, si contentava non solo d'esservi sorella, ma
umilissima schiava.
Attilio.
Dunque Sulpizia è la
nostra Cleria sorella? Erotico caro, poiché nelle angustie mi
sète stato caro compagno, vo' che ancora mi siate nelle
prospere: non potendo con alcun premio meritar la vostra affezione,
vi prometto Cleria per moglie, poiché per bellezza, per etade
e per altre nobilissime parti, l'uno è ben degno dell'altra.
Erotico.
Voi sempre foste la mettá
dell'anima mia; or tutta è vostra, e non ci resta piú
alcun'altra parte del mio: e son tutto in anima e in corpo vostro.
Perché dandomi Sulpizia, mi duoni la vita; e posso dir da oggi
innanzi ch'io son vivo per voi, e però vivo per voi.
Trinca.
Non bisogna che voi ce la
promettiate, perché è sua: che, scovertasi vostra
sorella, la balia s'oprò tanto con Costanza e con Pardo, che
fusse data a voi; e io ricordando al padrone l'appuntamento di oggi,
si son convenuti insieme che sia vostra moglie.
Erotico.
O Dio, che nuova!
Attilio.
Ed altro che di calze e di
giubbone.
Erotico.
E perché mi dái
contentezza di tanta importanza, te si prepara nuovo guiderdone, che
partecipi delle nostre consolazioni.
Trinca.
Or sei contento?
Attilio.
E consolato ancora. I miei
sensi sono tanto occupati dalla improvisa dolcezza, che non posso
gustar piacere dell'allegrezza; e se non muoio or di dolcezza, non
morrò piú mai. Che fa mia madre?
Trinca.
Sta con un piacer
grandissimo, ch'essendo stata disturbatrice delle vostre gioie, or è
stata aiutrice delle vostre consolazioni; e mi dá ordine,
perché son aggionte nozze a nozze, che s'aggiungano feste a
feste, conviti a conviti, e balli a balli.
Attilio.
Or da un amor cosí
strano, mostruoso e fuor del naturale, cosí malagevole da
sperarsene bene, n'è riuscito cosí onorato matrimonio.
E se ben Idio permette alcuna volta cose che dispiacciono, lo fa per
trarne poi un grandissimo bene, come è accaduto a noi.
Erotico.
Se vi partevate disperato,
or non areste avuto questo contento.
Attilio.
M'hai fatto bene, non
volendo.
Trinca.
Questa volta abbiamo avuto
piú ventura che senno. Giá s'è inviato a chiamar
Sulpizia per la porta del giardino, e vi stanno aspettando con gran
disio di sposarse; e me hanno inviato fuori a chiamarvi col prete da
vero, e non col falso parrocchiano.
Erotico.
Entriamo, non facciamo
aspettarci.
Attilio.
Andiam, fratel mio.
Trinca.
Spettatori, costoro non
usciranno piú fuori; ché, come seranno appresso le loro
spose, non li distaccarebbono dalle lor falde tutti gli argani del
mondo, ché tira piú un pelo del manto delle donne, che
diece paia di buoi. Partetevi; e se non è stata di tanta
aspettazione come desiavate, almeno favorite l'animo col solito
applauso.
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