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Nello Rosselli
Mazzini e Bakunin

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  • V. La Comune di Parigi
    • 2. Progressi dell'Internazionale
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2.

Progressi dell'Internazionale

 

 

 

 

 

Nel 1871, e specialmente nella seconda metà dell'anno, l'Internazionale fa in Italia un grande balzo in avanti: nessuno ormai può ignorarla. Ne parlano i giornali di tutte le tendenze, ritessendone la storia con opportuni commenti o di lode o di esecrazione; si diffondono le piú inverosimili notizie sulla sua potenza, sul numero degli affigliati.

«Il Monitore di Bologna», che l'8 maggio 1871 ha iniziato la pubblicazione di alcuni articoli sulla Comune dovuti al Petruccelli della Gattina, facendoli precedere da queste parole: «Non può che tornare di grande interesse questa scrittura vivacissima della terribile associazione che cova nel suo grembo le folgori delle rivoluzioni future», il 3 agosto dello stesso anno afferma che i soci dell'Internazionale sono ben 3 milioni; e aggiunge: «La mente si smarrisce atterrita meditando a quali orribili anarchie possa venir trascinata l'umanità da questa massoneria del fango e del fuoco. Mentre il progresso civile demoliva tutte le aristocrazie, rendendole accessibili a tutti, costoro vogliono l'uguaglianza nelle rovine».

«Il Romagnolo», Ravenna (filointernazionalista), informa, il 23 giugno 1871, che dal 1862 al 1868 l'Internazionale ha raccolto 2 milioni e mezzo di soci e 30-40 milioni di lire (rammentare che l'Internazionale fu fondata nel '64!) Il 13 agosto riferisce una notizia riportata dal «Times» di Londra secondo la quale essa avrebbe versato nei banchi d'Inghilterra e di Germania 3 miliardi di lire.

Un certo Rossi (che si nasconde sotto lo pseudonimo di Marius), autore di un opuscolo L'Internazionale stampato a Roma nel 1871, conferma tale notizia e assicura che i membri dell'Internazionale ammontano a 5 milioni509. Queste notizie esagerate troveranno poi credito e saranno ripetute e amplificate negli anni seguenti510.

Non son molti, ancora, i giornali che sorgono come organi dell'Internazionale o comunque per difenderne e propagandarne i principî (fra il marzo e l'agosto solamente «L'Internazionale», fondato a Napoli511 e «Il Proletario italiano» a Torino, il 14 luglio512); moltissimi invece i giornali democratici già esistenti che all'Internazionale si convertono. l'esempio «Il Gazzettino rosa» di Milano, subito dopo la caduta della Comune; segue «Il Ciceruacchio» di Roma che, sul cadere di luglio, scrive: «Che è mai questa potente società dei figli del lavoro che fa tremare sui loro troni i monarchi d'Europa, che abbaglia e affascina i popoli, che si estende per i principali centri del mondo civilizzato e conta i suoi aderenti a milioni?» È l'Internazionale che, nonostante le persecuzioni subite, «scossa dagli errori e dagli orrori dei francesi non vacilla, non cede, non arretra d'un passo nel suo cammino». Tra il luglio e l'agosto diventa internazionalista «Il Romagnolo» di Ravenna513; e nell'agosto «L'Apostolato» di Catania, dopo aver affermato che l'Internazionale intende «fondare il governo della libertà e della fratellanza e dell'uguaglianza... riunire tutti gli uomini in una sola famiglia ove a ciascuno si dia quel che gli spetta», domanda ai fratelli: «non vorrete voi aiutarla con le vostre forze? non vorrete voi fare un piccolo sacrificio per la vostra emancipazione514. Nell'agosto stesso vengon considerati come simpatizzanti per l'Internazionale i già democratici «La Favilla» di Mantova515, «La Fenice» di Legnago, «L'Asino» di Alessandria, «Il Diavolo rosa» di Roma, «Il Presente» di Parma, «La Libertà» di Pavia.

Il fatto che l'Internazionale trovasse giornali quotidiani e non quotidiani in ogni parte d'Italia disposti a difenderla, nel mentre ci fa capire quanta già fosse allora la popolarità di che essa godeva fra noi, costituiva nello stesso tempo, come è chiaro, un notevolissimo incentivo alla sua diffusione.

Ancora nel maggio Mazzini cosí scriveva ai redattori del giornale napoletano «L'Internazionale», che non si erano peritati di attaccare il suo programma politico e sociale: «Gli scrittori dell'"Internazionale" mi sono ignoti... Mi dorrebbe ch'essi rappresentassero, come il nome del giornale e le simpatie pel Comune di Parigi potrebbero far sospettare, una sezione napoletana dell'Associazione internazionale»516. La sezione, sappiamo, esisteva per davvero: Mazzini venne a saperlo solamente due mesi piú tardi517. Da allora in poi le prove della vitalità dell'Internazionale in Italia si moltiplicarono con relativa rapidità. Nel maggio stesso avvenne a Firenze qualcosa che dovette addolorare profondamente Mazzini: fin dall'autunno 1870 si era costituita in quella città una Società democratica internazionale, della quale facevano parte vari elementi massoni-repubblicani tra i quali il Castellazzo, presidente, il Giannelli, il Piccini, il Socci, il Martinati; società da non confondersi con l'Internazionale dei lavoratori518. Macchiatisi di un indirizzo ai superstiti della Comune, essa sui primi di maggio, venne sciolta. «Il nome d'Internazionale fa paura alle classi privilegiate costituite in governo», scrisse Maurizio Quadrio al Giannelli, il 7 maggio519. La società lanciò una vibrata protesta: «Noi non abbiamo mai cospirato... amanti del progresso indefinito, dividiamo le idee liberali dell'Internazionale di Parigi, ma siamo affatto autonomi ed indipendenti da essa: anzi non abbiamo avuto con essa nessuna diretta relazione di corrispondenza»520.

Tutto ciò e il fatto che v'erano implicati alcuni tra i suoi piú fidati amici impressionarono certo e seriamente il Mazzini. Di Giuseppe Mazzoni mezzo socialista si era già lamentato; ora pencolavano anche il Castellazzo521 e il Giannelli, il Martinati e il Socci. Perfino Quadrio, il custode della ortodossia mazziniana, difendeva il nome dell'Internazionale!

Questa deviazione dei mazziniani fiorentini si può forse mettere in relazione con una gita che Bakunin fece in Italia, dal 19 marzo al 3 aprile del 1871, durante la quale, a Firenze, rivide i vecchi amici Mazzoni, Berti-Calura, Bertani e s'incontrò con Fanelli, Gambuzzi e Friscia522. Forse il russo fece perdere la testa ai mazziniani! Certo è che dall'aprile in poi si svolse tra Bakunin e i mazziniani fiorentini un'attiva corrispondenza523.

Un poco piú tardi si precipitò a Firenze per tentare di volgere a suo pro' l'incipiente movimento socialista un emissario del Consiglio generale di Londra dell'Internazionale: Carlo Cafiero524; il quale, cordialmente accolto nell'ambiente democratico fiorentino, soprattutto dai membri della Società democratica internazionale e dal presidente di quella525, riuscí a farsi nominare segretario corrispondente di questa pretesa sezione fiorentina dell'Internazionale: dal che il Consiglio generale di Londra arguí che a Firenze fosse sorta, come per incanto, una sezione vera e propria526.

Scomparse intanto due delle vecchie sezioni dell'Internazionale (quella di Castellammare, probabilmente travolta nel 1870, in seguito allo scioglimento della sezione napoletana, e quella di Catania), una sezione nuova era stata fondata nei primi mesi dell'anno, a Girgenti; ma non si trovan notizie della sua attività che nel giugno 1871. Il 21 di questo mese infatti essa, fattasi iniziatrice di una colletta per le vittime dei versagliesi, inviò un indirizzo ai vinti della Comune, del quale ecco qualche passo: «Mentre i privilegiati del mondo plaudiscono agli orrori dei vigliacchi di Sédan... noi, vostri fratelli di fede, noi, pronti come voi ad inalzare quando che sia lo stendardo della rigenerazione sociale, siamo orgogliosi di mandare da queste estreme spiaggie di Sicilia una parola di conforto, d'ammirazione e di speranza ai vinti della Comune... L'emancipazione delle plebi è divenuto per noi il bisogno piú irresistibile dei nostri tempi»527.

In pieno sviluppo era la sezione di Sciacca di Sicilia; mentre, qua e , v'erano associazioni democratiche che, piú o meno palesemente, esprimevano la loro simpatia all'Internazionale o ai principî che essa bandiva: tale, per esempio, una Lega repubblicana fondata a Torino nel giugno 1871, che preludette di qualche mese alla formazione di una sezione internazionalista528.

Ma il centro del movimento era ancora e sempre rappresentato dalla sezione di Napoli, alla quale facevan capo – da ogni parte d'Italiauomini e giornali filointernazionalisti. Se si voleva troncare lo sviluppo di quest'Associazione bisognava, per la seconda volta, sopprimerne il centro. Ed ecco che l'autorità, preoccupata per le notizie che quotidianamente pervenivano sui progressi dell'Internazionale all'estero (non aveva dimostrata la Comune quale si fosse la potenza da essa raggiunta?), e per quelle, fantastiche, pubblicate dalla stampa conservatrice anche sulla sua diffusione in Italia529, emana un decreto di scioglimento della sezione napoletana. Questa – cosí si esprime il decreto – «con le sue tendenze e coi suoi atti costituisce una offesa permanente alle leggi ed alle istituzioni fondamentali della Nazione ed un pericolo notevole all'ordine pubblico, che il governo deve in ogni evento mantenere inviolato»530. Si sequestrano gli atti della sezione, si perquisiscono le abitazioni di Giustiniani, presidente, Schettino, segretario, Aprile, tesoriere, Diotajuti e Mariano, vicepresidenti, Acampora, Gambuzzi, Palladino e Cafiero, soci influenti, quest'ultimo da poco giunto a Napoli531.

All'atto dello scioglimento la sezione doveva aver raggiunto una grande importanza: a quanto pare, almeno un migliaio di soci532.

Contro gli arrestati (ai quali si aggiunge il giovanissimo Malatesta, allora allora convertito al socialismo da Carmelo Palladino) viene istruito un processo; l'accusa è di «aver con discorsi tenuti in adunanze e luoghi pubblici, provocato a commettere reato per cangiare la forma di governo, e di armarsi contro i poteri dello Stato; e di pubblici discorsi e di fatti di natura tale da eccitare lo sprezzo ed il malcontento contro le istituzioni costituzionali»533. Ma furono tutti prosciolti in istruttoria.

Fatto il colpo di Napoli, il governo ovunque la caccia agli uomini compromessi con l'Internazionale, con la speranza di sradicare per sempre la mala pianta dall'Italia. A Firenze fa perquisire le case dei dirigenti la Società democratica internazionale, d'Amico, Giannelli, Piccini, Socci, Martinati, Castellazzo. Perquisizioni infruttuose. Tuttavia è molto interessante il fatto che, proprio mentre Mazzini detta i suoi fierissimi articoli contro l'Internazionale sulla «Roma del Popolo», le autorità, per scoprir le fila di quell'associazione, agiscano per la seconda volta contro un gruppo di notissimi mazziniani!

Il Socci è il piú esaltato di tutti: nella seconda metà di agosto redige il programma di un giornale da fondarsi a Firenze col titolo «Il Grido del Popolo», programma che doveva essere piuttosto avanzato se venne sequestrato dall'autorità perché contenente «offesa alla religione dello Stato e incitamento alla rivolta delle classi operaie». E il Socci a lamentarsi del sequestro sul «Proletario italiano» di Torino, il 4 settembre: «Ma non disperiamo per questo: ci opprimano pure i moderni farisei: cerchino pure di soffocare l'imponente grido che eleva la pubblica coscienza, indignata al cospetto della disuguaglianza sociale, della sorretta ignoranza, della corruzione... il progresso non si rattiene e come valanga travolge gl'incauti che osano porglisi innanzi... l'avvenire è con noi!»534.

Questi fatti (per una legge ben nota) servirono egregiamente a diffondere il nome dell'Internazionale. Dall'agosto 1871 in poi non passa giorno che sulle gazzette non se ne trovino notizie: formazione di nuove sezioni, comunicazioni delle già esistenti, dichiarazioni di plauso o di condanna, polemiche appassionate sulle sue dottrine. «, mio caro amicoscrive Cafiero ad Engels il 27 novembre – il governo ci ha fatto molto bene con le sue persecuzioni; il mio arresto è stato un vero tesoro; pensate, ha rotto il ghiaccio e per piú di quindici giorni in tutte le gazzette d'Italia non si parlò che d'Internazionale, petrolio, dei pazzi comunisti italiani, dei giovani imberbi che rinnegano le credenze dei loro padri, ecc...»535.

A Napoli si lavora piú o meno clandestinamente per riorganizzare la sezione536. Verso la fine di agosto circola la voce che stia per fondarsi un'importante sezione a Roma537. Il 25 agosto, a Lugo, quindici associazioni repubblicane si riuniscono deliberando di «combattere a viso aperto l'Internazionaleassociazione straniera al pensiero italianostraniera ai nostri ricordistraniera alle nostre aspirazioni»538. Il 26 agosto il direttore del «Proletariato italiano» informa Engels, a Londra, che a Torino si sta per fondare una sezione dell'Internazionale, chiamata L'emancipazione del Proletario539. Il 3 settembre, sei società repubblicane di Ravenna propongono alla Consociazione repubblicana ravennate di fondersi assieme purché appaia in testa al comune statuto un ordine del giorno cosí concepito: «La Consociazione dichiara che la Società internazionale degli operai è il solo mezzo che possa riunire la democrazia mondiale e condurre i popoli al trionfo della giustizia e al conseguimento del benessere generale». La consociazione respinge, naturalmente, la proposta540. Le sei società, allora, si organizzano in sezione dell'Internazionale con un Consiglio comune541. Il 17 settembre i giornali dànno notizia di un convegno di giovani che si è tenuto a Roma il 10 per onorare Ricciotti Garibaldi, terminato con un brindisi a Marx542.

La preoccupazione dei benpensanti cresce a dismisura. Tipiche le parole di un giornale democratico-moderato, «Il Monitore di Bologna», 19 settembre 1871: «Ecco la oscena e sanguinosa figura, figlia legittima della ignoranza e del fanatismo, che sorge alla fosca luce degli incendi, sostenendo dall'una mano il fiasco del petrolio, scuotendo coll'altra la fiaccola incendiaria e gridando colla voce rauca ed avvinazzata: Guerra ai palazzi e pace alle capanneDove si allude all'Internazionale, la quale (e anche questa è una prova interessante del terrore che essa incute) viene accusata, nel 1871, di una serie di incendi dolosi, che si verificano specie nella pianura padana, incendi, è inutile dirlo, cui l'Internazionale è affatto estranea; dovuti invece alla miseria del bracciantato agricolo, che sfoga in tal modo il profondo malcontento. Tipico un articolo L'Internazionale, pubblicato sulla «Illustrazione popolare» del 28 settembre 1871, a firma G. Piccio: «Una di tali voragini che tenta abbracciare nel sanguinoso suo grembo l'intero corpo sociale, si è certamente la piú terribile di tutte le associazioni: l'Internazionale. Nel vergare tal nome la mia mente s'affolla di mille pensieri irrequieti, spaventosi, tremendi... Vuolsi assicurare che l'Internazionale si costituisse nel 1862; ma è generale opinione che la sua istituzione risalga ad oltre sei lustri... Il loro programma è già troppo tremendo perché non sia noto. Essi pretendono l'abolizione di tutte le religioni, della proprietà, della famiglia, dell'eredità e della nazione... Ci pensino seriamente i governanti e i popoli, imperciocché pestifera e scandalosa associazione va stendendo ogni piú le sue velenose radici. Pensi il nostro governo che seguaci di codesta canaglia, ve n'hanno pure in Italia. S'armi dunque d'instancabile circospezione e spieghi mai sempre quella ferrea energia e quella fermezza, senza di che si vedrà sempre osteggiato e minacciato».

Il 24 settembre, a Ravenna, la Società di fratellevole soccorso dichiara di aderire all'Internazionale, che è proclamata «l'Emancipazione del proletariato»543 e, in un appello lanciato agli operai italiani, ricorda loro che il risorgimento politico è stato incapace di portar sollievo alle loro condizioni economiche e che anche le società di mutuo soccorso si sono mostrate insufficienti a questo scopo. Internazionale e scioperi: ecco la nuova via che essi debbono battere d'ora innanzi544. A Empoli, ai primi di ottobre, festeggiandosi il decimo anniversario della Società operaia, un rappresentante della Società dei reduci di Siena fa l'apologia dello sciopero e del socialismo e attacca la tirannia del capitale545. L'8 ottobre si costituisce a Torino la Federazione degli operai, che aderisce all'Internazionale546.

La diffusione dell'Internazionale si effettua dunque con molta rapidità e intensità. «Il Romagnolo» (ottobre 1871) informa che «nell'alta Romagna sono in via di formazione tre sezioni dell'Internazionale. Riceviamo inoltre rassicuranti novelle dai paesi circonvicini ove la vanamente combattuta Associazione degli operai incontra sempre piú il favore di quanti sono realmente intenzionati di farla finita e per sempre cogli abusi, i privilegi e la provocazione. A Torino la sezione costituita pochi mesi or sono... ha raggiunto di già il numero di quattrocento membri. Ancora pochi mesi e il partito socialista sarà il piú numeroso e il piú compatto d'Italia». A Catania, ai primi d'ottobre, si costituisce una sezione547. E il 15 dello stesso mese il redattore piú acceso del «Gazzettino rosa», Vincenzo Pezza, si mette in relazione con Bakunin, stabilendo una «completa intesa»548.

Il 16 ottobre l'avvocato Riggio, di Girgenti, direttore dell'«Eguaglianza», fornisce ad Engels un ragguaglio della situazione in Italia. «Ritorno da una corsa a Palermo, Napoli, Roma e Firenze. Il lavoro socialista vi si fa formidabile; ancora un anno e i destini della penisola saranno nelle nostre mani. Mazzini è solo. Nuove sezioni sorgono continuamente e giornali ne abbiamo in gran numero... In Sicilia comandiamo noi. Nella sola provincia di Girgenti avremo fra pochi giorni dieci sezioni; non vi dico del numero dei nostri soci corrispondenti, che lavorano come va fatto...»549.

Il Consiglio generale di Londra si rallegra enormemente di questi rapidi progressi: non sa ancora che il movimento è tutto in mano di Bakunin, il quale tenta dirigerlo appunto contro di esso. Ma la soddisfazione è comprensibile: si pensi che l'organizzazione ufficiale dell'Internazionale non aveva fatto assolutamente nulla per creare o incoraggiare il movimento in Italia550. Di Marx e del marxismo quei primi socialisti nostrani erano affatto all'oscuro. O ne avevano notizie – né direttebenevole – da Mazzini, da Malon (che, dopo la Comune, si stabilí in Italia) e da Bakunin551.

Solo «La Plebe», a Lodi, che sempre piú andava accentuando il suo distacco dai repubblicani, si manteneva affatto indipendente dall'influenza di Bakunin; grande era invece l'influenza che sul Bignami e sui suoi collaboratori esercitava allora Benedetto Malon. Ad ogni modo il socialismo riformista, temperato, anticatastrofico della «Plebe» era l'unico che si avvicinasse un poco alla dottrina di Marx. Il quale fonderà poi su questo giornale ogni sua speranza, quando si sarà finalmente accorto delle tendenze irreparabilmente bakuniste dell'Internazionale italiana552.

Ma intanto ecco con quali parole il Consiglio generale comunicava a tutte le sezioni dell'Internazionale, il 17 ottobre, il «sorprendente» estendersi dell'Associazione in Italia: «Tre mesi or sono Mazzini constatava che v'era una sola città in Italia, dove l'Internazionale contava aderenti numerosi. Ora da un punto all'altro del paese essa è pienamente stabilita. Essa è rappresentata da uno, se non da due giornali quotidiani in Roma553; un giornale quotidiano in Milano554, un semisettimanale in Torino555, giornali settimanali in Ravenna556, Lodi557, Pavia558, Girgenti559 e Catania560, oltre ad altri pubblicati in piú piccole località. Questi giornali sono soggetti ad incessanti persecuzioni del governo, uno di essi «Il Proletariato italiano» di Torino, ebbe sei numeri consecutivi sequestrati dalla polizia ed una o piú incriminazioni per ogni numero sequestrato561; ciò nonostante questi giornali continuano imperterriti la loro crociata contro i preti, capitalisti, e Mazzini che aveva attaccato l'Internazionale perché irrealizzabile. Il governo ha sciolto due sezioni dell'Internazionale in Napoli ed in Firenze, ma il risultato è stato l'immediata formazione di nuove sezioni in ogni parte del paese... Il potere di Mazzini sugli operai d'Italia è completamente rotto»562. Engels viene incaricato di redigere un indirizzo ai lavoratori italiani, di congratulazione e d'incitamento563.

Abbiamo già visto come Mazzini si schierasse contro la Comune; vedremo ora con quanto coraggio e con quanta energia si opponesse al dilagare dell'internazionalismo. Ciononostante il 1871 si presenta come una data tragica per il mazzinianismo; l'innesto dell'Internazionale è compiuto a tutte sue spese.

 

Abbiamo anche detto che uno dei maggiori responsabili dei successi che l'Internazionale incontra in Italia durante il 1871 è Garibaldi; egli, fin dal 29 agosto '71, scrive al Terzaghi, di Torino: «L'Internazionale vuole gli uomini fratelli e la fine dei privilegi. Io simpatizzo naturalmente con essa»564; e alla direzione del «Romagnolo»: «L'Internazionale è quella parte piú numerosa della società che soffre al cospetto di pochi privilegiati. Noi quindi dobbiamo essere con l'Internazionale»565. Dichiarazioni esplicite di adesione, da allora in poi continuamente ripetute, per quanto infirmate da una evidente voluta o no ignoranza dei principî fondamentali dell'associazione. Famosa per il clamore che destò nel campo repubblicano è la lettera di aperta difesa dell'Internazionale che Garibaldi diresse il 21 ottobre a Giuseppe Petroni566.

Garibaldi non seppe mai con precisione che fosse e che volesse l'Internazionale567. Ma il suo equivoco fu ampiamente sfruttato dai capi del movimento internazionalista che compresero perfettamente non essere il caso di chiarirlo e risolverlo, a tutto loro danno. «La lettera di Garibaldi con la quale egli fa adesione alla associazionecomunicava esultante il Consiglio generale dell'Internazionale, il 17 ottobre – è stata da per ogni dove ristampata e commentata, ed ha ardentemente spinto molti dubbiosi a farsi una favorevole idea dell'Internazionale»568. Possiamo esser certi che Marx ed Engels (i quali nutrivano un ironico disprezzo per Garibaldi in veste d'uomo politico) non guardavano tanto al valore intrinseco dell'adesione del generale quanto alle possibili conseguenze. Nello stesso modo Bakunin che, col '67, ha sferrato i suoi attacchi contro Garibaldi e la sua dubbia condotta politica, nel '71 si rende conto che non è conveniente proseguire la campagna; e gli attacchi pubblici cessano del tutto. Il che non significa davvero che Bakunin si faccia qualche illusione sulla serietà dell'internazionalismo di Garibaldi569. Marx, Engels e Bakunin cedono semplicemente alle necessità della tattica politica.

Appoggiata, avallata, vorrei dire, da lui570, l'Internazionale può prendere nel nostro paese un colorito per niente discaro a larghe frazioni della borghesia intellettuale italiana; e quasi quasi, agli occhi dei piú giovani democratici, apparire come l'erede naturale di quel programma rivoluzionario che il partito d'azione, parlamentarizzandosi ogni giorno di piú, ha secondo essi a poco a poco abbandonato: gli è facile cosí guadagnare una larga schiera di simpatizzanti e di amici attivissimi, se pur tutti guasti dall'equivoco del capo, nell'entourage del generale; gente preziosa, perché forte di una lunga esperienza rivoluzionaria e di opposizione antigovernativa; guadagnare inoltre la neutralità di molti che, sapendo Garibaldi filointernazionalista, non osano giudicare i principî dell'associazione con franchezza e si convincono che le tirate antiinternazionaliste di Mazzini e dei conservatori non son che calunnie o esagerazioni settarie. Ma la vera e piú grande fortuna che viene all'Internazionale dall'appoggio di Garibaldi consiste nel fatto che esso, automaticamente, viene a gettar la zizzania nel campo democratico, a rinfocolar dissensi, a riesumare vecchi rancori, a dividere i capi. Infatti proprio mentre la democrazia, tra l'ira e l'amarezza profonda di Mazzini, si sgretola e si esaurisce nelle polemiche interne, l'Internazionale fonda la sua potenza in Italia.






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509 pp. 73-74. Di questo volumetto cosí parla Cafiero, in una lettera inedita a Engels, del 29 novembre 1871: «Per quel libretto di Marius, l'è proprio come voi dite, e l'autore di esso è un povero diavolo che l'ha messo fuori per speculazione; un giovinetto che dice di aver militato sotto la Comune, mentre la pubblicazione non ha avuto alcuna importanza» (Carteggio di Engels cit).



510 MAINERI, Le stragi di Parigi ecc. cit., III, p. 28, un'idea dello spavento che incute l'Internazionale. «Oggidí appena odesi uno sciopero, ecco subito il timore del suo grande potere occulto e della possibile contemporanea diffusione di quello in molte città o primari opifici industriali». C. CANTÚ, Gli ultimi trent'anni ecc. cit., p. 124, scrive che i dirigenti l'Internazionale, oltre a decretare scioperi, «vollero forzare i loro membri a conformarsi alle decisioni d'un comitato direttivo, sin colla violenza, collo spruzzare in faccia acido solforico, col mescolare spilli ai tessuti, polvere fulminante alle macchine, uccidere le bestie da fatica, infrangere gli utensili, assassinare». Cfr. anche C. RUSCONI, Gli internazionalisti e la questione monetaria, Roma 1877, p. 3.



511 Gli dedica un articoletto Mazzini (All'«Internazionale» di Napoli, pubblicato su «La Roma del Popolo», 24 maggio 1871), citandone un numero del maggio; ma da un passo (in cui Mazzini dice che quel giornale gli «è capitato troppo raramente sott'occhio») si capisce che «L'Internazionale» doveva pubblicarsi già da tempo. Io non sono riuscito a trovarne neanche un esemplare.



512 «Giornale politico-periodico. Dedicato ai figli del popolo». Bisettimanale, è diretto da Carlo Terzaghi. Cessa le pubblicazioni il 14 settembre dello stesso anno.



513 Interessante un articolo da esso pubblicato su Carlo Max [sic] (il nome è ripetuto piú volte in questa forma) il quale è «l'uomo piú temuto da tutti i tiranni dell'Europa settentrionale... tuttogiorno egli sfida le insidie, ed elude la vigilanza delle polizie europee. Cento volte il telegrafo ha annunciata la di lui carcerazione, ma sempre inutilmente». Le proteste di molti abbonati del «Romagnolo» per l'atteggiamento filocomunardo e filointernazionalista del giornale sono compiacentemente accolte dall'«Unità italiana», di cui cfr. ad es. il numero del 5 luglio 1871.



514 Cfr. «Il Romagnolo», Ravenna, 13 agosto 1871. L'articolo dell'«Apostolato» (diretto da Natale Condurelli) – che contiene un vivace attacco contro Mazzinidesta l'ira della società I figli del lavoro di Catania, già sezione dell'Internazionale, ora di nuovo mazziniana ortodossa; in una protesta da essa pubblicata sulla «Roma del popolo» del 3 agosto 1871 vengono attaccati e l'Internazionale, che con «lo specioso pretesto di emancipare le classi operaie... cerca illudere quanto meglio possibile per giganteggiare», i cui principî «sono tali che bisogna metterci in guardia e respingerli», e «L'Apostolato» che ha diretto contro Mazzini un «insulto inverecondo, pazzo, rabbioso», «tale da meritare piú che lo sputo del disprezzo». Lo stesso articolo provoca anche una deliberazione della Unione tipografica di Catania con la quale tutti i componenti l'Unione vengono impegnati «a non piú prestarsi alla pubblicazione di articoli, che in qualunque modo attaccando la reputazione dei cittadini sono di pubblico scandalo per il paese» («La Roma del popolo», 3 agosto 1871).



515 Settimanale fondato nel 1866; diretto prima da Paride Suzzara-Verdi, poi da Alcibiade Moneta.



516 All'«Internazionale» di Napoli cit.



517 Nel luglio; cercò allora di attenuare l'importanza scrivendo: «Se v'è città, fra le nostre, nella quale l'Internazionale abbia trovato aderenti, è quella – non la nomino, ma v'è notadove l'elemento operaio è piú muto, piú ritroso ad ogni vitalità di progresso». Agli operai italiani cit., p. 60.



518 Vedine lo Statuto. Firenze, 8 novembre 1870.



519 Lettere di G. Mazzini ad A. Giannelli cit.



520 M. MACCHI, Almanacco per il 1872, pp. 62 sg.



521 Castellazzo andò poi sempre piú allontanandosi dal mazzinianismo. Nel 1873 aderí pubblicamente all'Internazionale, definendola «la scienza, la luce, la verità... il progresso sociale, il diventare continuo; l'anarchia sublime del grande ideale umanitario... in una parola l'ortopedia della natura» («Il Risveglio», Siena, 19 ottobre 1873).



522 M. NETTLAU, Errico Malatesta ecc. cit., p. 53; J. GUILLAUME, L'Internationale ecc. cit.



523 Il Nettlau (Bakunin und die Internationale ecc. cit., p. 303) cita lettere di Bakunin a Berti-Calura dell'aprile e del giugno.



524 Carlo Cafiero nacque a Barletta nel 1846 da famiglia agiata; laureatosi in legge, entrò in carriera diplomatica, ma la lasciò nel 1865; appassionato per gli studi sociali, fu a Parigi e a Londra dove ebbe occasione di incontrare Marx ed Engels, sotto la cui influenza si orientò decisamente al socialismo e si ascrisse all'Internazionale. Il Consiglio generale faceva molto assegnamento su questo giovane intelligente, entusiasta, energico, ricco per la diffusione dell'Internazionale in Italia. A mezzo il '71 Cafiero iniziò appunto un suo giro di orientamento e di propaganda in Italia. Marx ed Engels s'illudevano di averlo definitivamente guadagnato alla loro concezione e ai loro metodi, in opposizione a quelli, allora prevalenti in Italia, di Bakunin. Il carteggio che si svolse tra Engels e Cafiero nella seconda metà del 1871 e nei primi mesi del 1872 è di grande interesse. Le lettere di Cafiero (a tutt'oggi inedite) si conservano presso l'Archivio del partito socialdemocratico, a Berlino, dove io ho potuto trascriverle.



525 Ricavo queste notizie da una lunga lettera di Cafiero a Engels, da Barletta, 12 giugno 1871. Castellazzo è, secondo Cafiero, «ateo in religione e repubblicano-socialista in politica»; egli riuscirà senza dubbio «a stabilire in Italia una importante sezione della nostra associazione».



526 Comunicazione della adunanza del Consiglio generale, 17 ottobre 1871 («Il Motto d'ordine», 10 novembre 1871). La Società democratica internazionale si estese anche fuori di Firenze. Il 7 gennaio 1872 Engels riceveva una comunicazione della sezione pisana, che si riteneva di diritto faciente parte dell'Internazionale dei lavoratori.



527 «Il Gazzettino rosa», 28 giugno 1871; «Il Motto d'ordine», 10 novembre 1871.



528 «Il Gazzettino rosa», 17 agosto 1871; «Il Monitore di Bologna», 22 agosto 1871.



529 «La Perseveranza», Milano, 17 luglio 1871, in un articolo L'Internazionale a Milano, afferma che gli affiliati all'associazione ammontano, nella sola Milano, a 2543.



530 CESARINI, Requisitoria ecc. cit.



531 Non sembra che le autorità napoletane mettessero le mani su importanti documenti. Il «Roma», 21 agosto, scrive che ne furono sequestrati alcuni, ma che «altri molti furono trafugati o distrutti». «Il Giornale di Napoli», della stessa data, che «i documenti sequestrati presso il signor Carlo Cafiero, quasi tutti in inglese, furono affidati a un traduttore». La Relazione sulla sezione napoletana ecc. cit., riferisce che in casa Cafiero furon rinvenute «due o tre lettere che il segretario corrispondente per l'Italia, presso il Consiglio generale, scriveva a Cafiero e che, solo perché scritte in inglese... furono reputate contenere il finimondo».



532 M. NETTLAU (Errico Malatesta ecc. cit., p. 47) afferma che nel 1870 essa contava tremila soci, numero che andò poi diminuendo. Le notizie contemporanee sono contraddittorie; il «Roma» di Napoli, 21 agosto 1871, scrive che essi sono un migliaio; «La Riforma» di Torino, approvando il gesto del governo (perché l'Internazionale «ha il peccato fondamentale di essere incompatibile con le esigenze e le necessità logiche del principio di nazionalità»), il 24 agosto, sostiene invece che, a Napoli, è «stata molto piú paura che realtà». Il corrispondente da Napoli dell'«Alleanza», giornale mazziniano di Bologna, il 23 dicembre, cerca di giustificare il fatto della «momentanea aberrazione che spingeva qualche mese indietro circa cinquemila operai ad aderire all'Internazionale» con l'esporre le tristi condizioni del popolo napoletano. «Ma ben tostoaggiunge – le fila dell'Internazionale napoletana si diradarono e quasi poi totalmente si sciolsero. Oggi se non fossero pochi declamatori e qualche centinaio di seguaci, essa sarebbe affatto inesistente». E «L'Alleanza» non ha davvero l'interesse di esagerare l'importanza dell'Internazionale; che anzi il corrispondente confessa: «è con l'anima ulcerata che io vi espongo tali dure verità».

A proposito dello scioglimento della sezione napoletana, è curioso quanto scrive il CANTú (Gli ultimi trent'anni ecc. cit., p. 311): «Nel '71, la questura di Napoli scoperse l'Internazionale, legata col centro di Londra, creato dai gran tentatori Garibaldi, Mazzini, Max [sic], Lasalle [sic], Baconina [sic] [†1876]».



533 Relazione sulla sezione napoletana ecc. cit.



534 «Il Romagnolo», 9 settembre 1871.



535 Carteggio di Engels cit. Simili affermazioni contiene la citata Relazione. In una lettera precedente diretta allo stesso Engels, 10 settembre, dipingendo la inanità delle persecuzioni governative, Cafiero scriveva: «Qui il governo è in piena reazione, ed i malcontenti si aumentano di giorno in giorno con proporzione geometrica, allargandosi la piaga della miseria del proletariato in modo spaventevole in mezzo alla ignorante noncuranza dei gaudenti che, a mio vedere, stanno preparando con la loro opera la piú terribile rivoluzione sociale in Italia».



536 Il 16 settembre Bakunin riceve una prima lettera dell'avvocato Palladino che, con Cafiero, il giovanissimo Malatesta ed altri, si adopra attivamente a quello scopo.



537 «Il Romagnolo», 27 agosto 1871.



538 «L'Unità italiana», settembre 1871.



539 Carteggio di Engels cit.



540 Ibid., 12 settembre.



541 «Il Motto d'ordine», 8 novembre 1871. L'11settembre 1871 un certo Charletty scrive da Torino ad Engels: «Vorrei con alcuni amici far parte dell'Internazionale e occuparci per farne trionfare i principî, sono in grado di formar qui a Torino una sezione abbastanza numerosa composta di operai sarti, falegnami ed ebanisti». Engels annotò in calce: «Is a Mouchard». Aveva avuto questa notizia dal Terzaghi, suo corrispondente da Torino, il quale era un mouchard per davvero, come vedremo.



542 «Il Romagnolo», 17 settembre 1871. Di Marx si occupa anche «L'Unità italiana» del 9 settembre, dando notizia che è ammalato; e aggiungendo: «Nel caso che Karl Marx dovesse soccombere, dicesi che il russo Bakunin... diverrebbe capo della famosa società».



543 «Il Romagnolo», ottobre 1871.



544 «Il Monitore di Bologna», 27 settembre 1871. «Il Martello», foglio bolognese diretto da Andrea Costa, afferma, il 27 gennaio 1877, che anche a Imola fin dal settembre 1871 il programma dell'Internazionale aveva incontrato un grande successo.



545 «Il Monitore di Bologna», 3-4 ottobre 1871.



546 Ibid., 12 ottobre 1871. È sintomatico che tale costituzione segue una ventina di giorni dopo che Bakunin (18 settembre) ha fatto la conoscenza del torinese Terzaghi, direttore del «Proletario italiano». In una lettera del Terzaghi al presidente della sezione dell'Internazionale di Bruxelles (10 ottobre), si domandano consigli e aiuti affinché «la Federazione degli operai sia una sezione internazionale di fatto e non di nome» (Carteggio di Engels cit.).



547 «Il Romagnolo», 16 ottobre 1871.



548 J. GUILLAUME, L'Internationale ecc. cit., vol. II, p. 227.



549 Carteggio di Engels cit. Due giorni dopo anche Cafiero scrive ad Engels press'a poco nello stesso tono: «L'Internazionale si è impossessata dell'Italia intiera, dall'Alpi all'estremo scoglio della Sicilia, a Torino come a Catania sventola il nostro glorioso vessillo... L'Internazionale ha messo profonde radici in Italia, e non vi sarà forza che potrà mai piú sradicarla. E dell'esattezza di questa mia asserzione io mi dichiaro innanzi a voi ed innanzi a tutto il Consiglio generale assolutamente garante».



550 Lo fece notare Bakunin in un documento riprodotto dal NETTLAU (Errico Malatesta ecc. cit., p. 41) attribuendone ogni merito «all'azione energica ed instancabile dei membri di questa Alleanza di socialisti rivoluzionari, ai quali egli [Marx] ed i suoi amici hanno dichiarato una guerra spietata. A parte ciò è doveroso riconoscere che la Rivoluzione della Comune di Parigi ha contribuito molto piú di questa propaganda dell'Alleanza a destare il proletariato italiano dal suo letargo secolare». Ricordo che se ufficialmente l'Alleanza di Bakunin si era sciolta, in realtà essa continuava ad esistere e a costituire – agli occhi e nelle intenzioni del russo – una specie di avanguardia in seno all'Internazionale. Insomma, i capi dell'Internazionale italiana, quelli che si mantenevano in diretto contatto con Bakunin, erano tutti affiliati all'Alleanza. Lo attesta Errico Malatesta: «tutti noi eravamo prima di ogni altra cosa membri dell'Alleanza segreta e come tali fondammo sezioni dell'Internazionale allo scopo di creare un centro di lavoro per le idee e gli scopi dell'Alleanza» (M. NETTLAU, Errico Malatesta ecc. cit., p. 89).



551 MICHELS, Storia del marxismo in Italia, Roma 1909.



552 Le relazioni tra «La Plebe» e il Consiglio generale di Londra ci sono attestate da un numeroso gruppo di lettere, che fanno parte del citato Carteggio di Engels.



553 Alludeva al «Ciceruacchio», al «Diavolo rosa»? Ma non erano quotidiani.



554 «Il Gazzettino rosa».



555 «Il Proletario italiano».



556 «Il Romagnolo».



557 «La Plebe».



558 «La Libertà».



559 «L'Eguaglianza».



560 «L'Apostolato».



561 Era questa una manovra della spia Terzaghi per attirarsi le simpatie degli internazionalisti.



562 «Il Motto d'ordine», Napoli, 18 novembre 1871.



563 Verbali del Consiglio generale citati ad diem. La redazione dell'indirizzo venne però sospesa: si volle attendere il risultato del XII Congresso operaio di Roma (ibid., 31 ottobre 1871).



564 XIMENES, Epistolario di Garibaldi cit., vol. I, p. 380.



565 «Il Romagnolo», 9 settembre 1871.



566 MICHELS, Proletariato e borghesia ecc. cit., p. 40. Vedi una confutazione della lettera di Garibaldi nell'opuscolo di M. QUADRIO, Della lettera del generale Garibaldi a G. Petroni, Genova 1872.



567 Su questo argomento molto è già stato scritto e piú si potrebbe scrivere. Ma basta scorrere l'epistolario di Garibaldi per farsi un'idea piú che sufficiente della questione. Si può ritenere, in sostanza, che Garibaldi aderí all'Internazionale 1) perché essa soddisfaceva le sue aspirazioni umanitarie; 2) perché la considerava come una potente alleata nell'aspra lotta da lui condotta contro il cattolicismo e l'organizzazione clericale; 3) perché se non avesse aderito non avrebbe piú potuto dominare tutte le frazioni della democrazia italiana; 4) per reazione a Mazzini. Ma non si può non deplorare che il vecchio generale non abbia seguito i consigli del suo amico Pallavicino il quale, conoscendolo bene, e preoccupato delle sue stupefacenti dichiarazioni d'internazionalismo, gli domandò: «Ma la conosci tu... l'associazione di cui prendi la difesa?... non potresti per avventura esserti ingannato, foggiandoti un'Internazionale a imagine e similitudine tua?» e lo invitò a riflettere seriamente prima di darle il suo nome. Quale idea Garibaldi si facesse dell'Internazionale appar chiaro da questo episodio. Nel 1875 si svolse a Firenze un processo contro alcuni internazionalisti; Garibaldi, testimone, fece le seguenti dichiarazioni, riferendosi all'Associazione dei lavoratori e per scagionare gli imputati: «Io sono internazionale e... credo lo saranno anche loro [i mazziniani] e mi spiego; che differenza fanno loro fra un americano e un italiano? sono gli stessi uomini e moralmente devono essere fratelli...» (BOTTERO, Dibattimento ecc. cit.).



568 Comunicazione della riunione settimanale del Consiglio generale dell'Internazionale, Londra, 17 ottobre 1871; «Il Motto d'ordine», 18 novembre 1871. La lettera cui si allude è quella a Petroni.



569 Scrivendo al «Rubicone», 3 gennaio 1872, Bakunin rende omaggio al «largo istinto della causa popolare» di cui sempre prova Garibaldi, ma aggiunge: «Lasciate che ve lo dica francamente, tutto quel che Garibaldi ha scritto sull'Internazionale prova che egli non la comprende o non la conosce affatto... egli è con noi per il fatto, contro di noi per l'idea... Tutte le sue idee politiche – ed egli è troppo vecchio e ostinato per mutarle – tutte le sue abitudini politiche lo incatenano al vecchio mondo, a quel che noi vogliamo distruggere... Amici miei, lasciatemelo dire..., se avete avuto la disgrazia di seguire la direzione politica e socialista di Garibaldi vi lascerete égarer in un dedalo di contradizioni impossibili...» S'affretta però a raccomandare ai suoi amici di considerare come strettamente riservate queste sue osservazioni. M. NETTLAU, Michael Bakunin ecc. cit., III, pp. 50-51

Fra Garibaldi e Bakunin si stabilirono anche relazioni dirette, attraverso Celso Cerretti, da Mirandola. Bakunin scriveva al Cerretti, 11 febbraio 1872: «Lascio alla vostra discrezione di discernere quali delle mie lettere devono essere spedite al generale Garibaldi e quali no... ci son certe cose che è inutile dirgli...» Ma cordialità di rapporti, fra i due, non ci fu mai. Anzi Garibaldi scrisse a Cerretti, il 20 febbraio: «Le informazioni sulla moralità di Silvio [Bakunin] non buone. Desidero siano inesatte. Comunque dobbiamo diffidare...» M. NETTLAU, Michael Bakunin ecc. cit., III, pp. 51-58.



570 Diversi giornali internazionalisti stampano lettere d'incoraggiamento pervenute da Garibaldi. Cosí «Il Proletario italiano», 23 luglio 1871; «Il Romagnolo», 29 agosto 1871.





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