Carlotta Ferrari
Lotario

PARTE SESTA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

PARTE SESTA

 

 

Argomento

 

Sopraggiunge Rosilde, la quale il dolore avea quasi tratta di senno, e rampognando con acerba ironia Adelaide le predice il suo futuro matrimonio con Ottone e spira accanto a colui che mai non aveala amata e del cui amore proclamavasi sola meritevole. Berengario passa la notte accanto alla bara della sua diletta Rosilde e di Lotario in S. Ambrogio in Milano e ne diviene ad un tratto canuto.

 

Chi vien? ahimè! qual démone

Rosilde or qui trascina?

Ella all'amato giovane

Giurò morir vicina.

 

Le ancelle invan la seguono

A rattenerla intente;

D'amor funesto vittima

Altro non ode e sente.

 

Innanzi a quel cadavere

Le manca e voce e vita...

Così la rosa inchinasi

Sul cespo inaridita.

 

Impetuosa sorgere

Fu vista in un baleno;

Ed al garzone aspergere

Di pianto il volto, il seno,

 

A nome poi chiamandolo

Con disperata ambascia:

E in preda a quelle smanie

Così la sposa il lascia?

 

Bagnar d'ardenti lagrime

Lo può la sua rivale,

quelle stille scendonle

Al cor qual rio pugnale?

 

Ah no! di quella misera

Ella pietà sentia

Quando alle voci, ai gemiti

Di lei s'accorse in pria.

 

sdegno poscia accenderla

Poteva allor che bieca,

Di gelosia, d'angoscia

Colei furente e cieca,

 

Crude rivolse ingiurie

All'innocente oggetto

Che di Lotario tolsele

Quaggiù l'ambito affetto.

 

Esser non può fra gli uomini

Cagion del suo lamento

Se non colui ch'è inizio

E fin del suo tormento.

 

Fuor che da quello origine

Gli affetti suoi non hanno;

Assorta in lui, che importagli

Se il mondo è a lei tiranno?

 

Altro poter quell'anima

In terra or più non move;

Con lui la sua letizia;

È la sua speme altrove.

 

Conforto è sol ripetere

Con dolorosa ebbrezza:

«Visse e moriva amandomi

Altro quaggiù non prezza.

 

Ma quel che a lei di gaudio

È pura fonte e sola,

Lo strazio inenarrabile

Dell'altra non consola.

 

Rosilde ahi! refrigerio

Al suo martir non trova;

Le inaspra i fieri spasimi

Quello che all'altra giova.

 

«Fu amata... oh ciel! fu l'ultimo,

Fu il primo suo sospiro!..»

Questo pensier terribile

La pasce in suo deliro.

 

Le fibre sue dilania;

E lei, che avventurata

Estima in suo cordoglio,

Pel braccio e guata.

 

Allor con indicibile

Accento a lei rivolta,

Torva nel ciglio, irrompere

Fu udita: «O donna, ascolta!

 

Col suo morir cessarono

Sovr'esso i dritti tuoi;

L'impero suo dividere

Tal si dovea fra noi.

 

Fin che animava un palpito

Quel cor, fu a me ribelle:

Però nostr'alme furono

Sempre in amar sorelle.

 

Ed or ch'egli è dal carcere

Del suo bel corpo sciolto,

dalle umane tenebre

Scernere il ver gli è tolto,

 

Di me dolente, abbomina

Certo l'antico errore;

E scopre a qual dovevasi,

Qual di noi merta amore.

 

Sottrarlo a trame orribili

Sola potuto avresti;

Col tuo rigore, o perfida,

Tu invece lo uccidesti.

 

Tu per salvarlo, perdere

Temesti e vita e fama:

Colei che nell'esilio

Niega seguir chi l'ama,

 

Dritto non ha di piangerlo

Poi che per essa è spento:

Tra ei ne sente, o ipocrita,

Lassù dal firmamento.

 

Sol io l'amai; le insidie

Vili scoperte appena,

Pel suo mortal periglio

Sol di terror ripiena,

 

Scordai me stessa; infrangere

Volea le tue catene;

Chè teco irne sol profugo

Potea per stranie arene.

 

Non più dubbiosa e timida,

Di vergine regale

Deposto ancor l'orgoglio,

Ogni onta, ed ogni male

 

Avrei sfidato impavida

Sol per serbarlo in vita:

Tanto potea chi amavalo

Per te da lui schernita!

 

Oh alfine è mio! tu scostati;

Mio lo facea la morte:

Ed or Veggente rendemi

Per tuo rossor la sorte.

 

No, non m'inganno!.. accendonsi

Le nuzïali tede...

A Otton la mano porgere10

Ti veggio ... egli ha tua fede.

 

Tu ascendi un'altro talamo...

Ah vanne!.. or tutto è mio:

Mi squarcia il vel de' secoli

Per tuo rimorso Iddio!..»

 

Nel vaticinio brillano

Que' rai d'ardor funesto;

Che qual baleno spegnesi...

E aggiunge in suon più mesto:

 

«Donna, ad Otton tu serbati!

Non io, no, l'abbandono:

Muoio con lui; tu prostrati

E invoca il suo perdono».

 

In quel furore indomito

Essa Michel11 parea

Che dal punire è reduce

Nel re la gente ebrea.

 

L'altra nel suo silenzio

Non par terrena cosa;

È rassegnato un'angelo

Che sovra un'urna posa.

 

 

 

 

In Sant' Ambrogio12 è posta il vegnente

Di re Lotario la terrena spoglia;

Sterile affetto la pietosa gente

A torme tragge sull'augusta soglia.

Del sonno eterno è pur colà dormente

Rosilde bella; e ognuno al pianto invoglia

Morta veder la vergine gentile

Spuntato appena de' suoi l'aprile.

 

Ma come scende tacita la sera

Vassene il volgo; e sol entro si chiude

Chi a quel leggiadro fior di primavera

E al prence insieme ora l'avel dischiude.

Presso al feretro è muto alla preghiera,

E fa il terror le pene sue più crude,

Terribil notte che quell'alma ha dôma!

Nera pur ier, bianca è al mattin la chioma.







p. -
10 Adelaide che, ferma nel ricusare le nozze di Adalberto era tenuta prigioniera da Berengario nel castello di Canossa, fu cagione della venuta in Italia di Ottone il Grande che la sottrasse a' suoi oppressori e la fece sua sposa.



11 Si allude alla pestilenza che afflisse il popolo d'Israele regnando il gran salmista. Un gran poeta disse a questo proposito:

.....che alla gente ebrea

Caro il censo costar di Palestina.



12 È storico che la salma di Lotario fu deposta in S. Ambrogio a Milano.



Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License