Argomento
Sopraggiunge
Rosilde, la quale il dolore avea quasi tratta di senno, e rampognando
con acerba ironia Adelaide le predice il suo futuro matrimonio con
Ottone e spira accanto a colui che mai non aveala amata e del cui
amore proclamavasi sola meritevole. Berengario passa la notte accanto
alla bara della sua diletta Rosilde e di Lotario in S. Ambrogio in
Milano e ne diviene ad un tratto canuto.
Chi vien? ahimè!
qual démone
Rosilde or qui trascina?
Ella all'amato giovane
Giurò morir vicina.
Le ancelle invan la
seguono
A rattenerla intente;
D'amor funesto vittima
Altro non ode e sente.
Innanzi a quel
cadavere
Le manca e voce e vita...
Così la rosa inchinasi
Sul cespo inaridita.
Impetuosa sorgere
Fu vista in un baleno;
Ed al garzone aspergere
Di pianto il volto, il seno,
A nome poi
chiamandolo
Con disperata ambascia:
E in preda a quelle smanie
Così la sposa il lascia?
Bagnar d'ardenti
lagrime
Lo può la sua rivale,
Nè quelle stille scendonle
Al cor qual rio pugnale?
Ah no! di quella
misera
Ella pietà sentia
Quando alle voci, ai gemiti
Di lei s'accorse in pria.
Nè sdegno
poscia accenderla
Poteva allor che bieca,
Di gelosia, d'angoscia
Colei furente e cieca,
Crude rivolse
ingiurie
All'innocente oggetto
Che di Lotario tolsele
Quaggiù l'ambito affetto.
Esser non può
fra gli uomini
Cagion del suo lamento
Se non colui ch'è inizio
E fin del suo tormento.
Fuor che da quello
origine
Gli affetti suoi non hanno;
Assorta in lui, che importagli
Se il mondo è a lei tiranno?
Altro poter
quell'anima
In terra or più non move;
Con lui la sua letizia;
È la sua speme altrove.
Conforto è sol
ripetere
Con dolorosa ebbrezza:
«Visse e moriva amandomi!»
Altro quaggiù non prezza.
Ma quel che a lei di
gaudio
È pura fonte e sola,
Lo strazio inenarrabile
Dell'altra non consola.
Rosilde ahi!
refrigerio
Al suo martir non trova;
Le inaspra i fieri spasimi
Quello che all'altra giova.
«Fu amata... oh
ciel! fu l'ultimo,
Fu il primo suo sospiro!..»
Questo pensier terribile
La pasce in suo deliro.
Le fibre sue dilania;
E lei, che avventurata
Estima in suo cordoglio,
Pel braccio afferra e guata.
Allor con indicibile
Accento a lei rivolta,
Torva nel ciglio, irrompere
Fu udita: «O donna, ascolta!
Col suo morir
cessarono
Sovr'esso i dritti tuoi;
L'impero suo dividere
Tal si dovea fra noi.
Fin che animava un
palpito
Quel cor, fu a me ribelle:
Però nostr'alme furono
Sempre in amar sorelle.
Ed or ch'egli è
dal carcere
Del suo bel corpo sciolto,
Nè dalle umane tenebre
Scernere il ver gli è tolto,
Di me dolente, abbomina
Certo l'antico errore;
E scopre a qual dovevasi,
Qual di noi merta amore.
Sottrarlo a trame
orribili
Sola potuto avresti;
Col tuo rigore, o perfida,
Tu invece lo uccidesti.
Tu per salvarlo,
perdere
Temesti e vita e fama:
Colei che nell'esilio
Niega seguir chi l'ama,
Dritto non ha di
piangerlo
Poi che per essa è spento:
Tra ei ne sente, o ipocrita,
Lassù dal firmamento.
Sol io l'amai; le
insidie
Vili scoperte appena,
Pel suo mortal periglio
Sol di terror ripiena,
Scordai me stessa;
infrangere
Volea le tue catene;
Chè teco irne sol profugo
Potea per stranie arene.
Non più
dubbiosa e timida,
Di vergine regale
Deposto ancor l'orgoglio,
Ogni onta, ed ogni male
Avrei sfidato
impavida
Sol per serbarlo in vita:
Tanto potea chi amavalo
Per te da lui schernita!
Oh alfine è
mio! tu scostati;
Mio lo facea la morte:
Ed or Veggente rendemi
Per tuo rossor la sorte.
No, non m'inganno!..
accendonsi
Le nuzïali tede...
A Otton la mano porgere10
Ti veggio ... egli ha tua fede.
Tu ascendi un'altro
talamo...
Ah vanne!.. or tutto è mio:
Mi squarcia il vel de' secoli
Per tuo rimorso Iddio!..»
Nel vaticinio
brillano
Que' rai d'ardor funesto;
Che qual baleno spegnesi...
E aggiunge in suon più mesto:
«Donna, ad
Otton tu serbati!
Non io, no, l'abbandono:
Muoio con lui; tu prostrati
E invoca il suo perdono».
In quel furore
indomito
Essa Michel11 parea
Che dal punire è reduce
Nel re la gente ebrea.
L'altra nel suo
silenzio
Non par terrena cosa;
È rassegnato un'angelo
Che sovra un'urna posa.
In Sant'
Ambrogio12 è posta il dì vegnente
Di re Lotario la terrena spoglia;
Sterile affetto la pietosa gente
A torme tragge sull'augusta soglia.
Del sonno eterno è pur colà
dormente
Rosilde bella; e ognuno al pianto
invoglia
Morta veder la vergine gentile
Spuntato appena de' suoi dì
l'aprile.
Ma come scende tacita
la sera
Vassene il volgo; e sol entro si chiude
Chi a quel leggiadro fior di primavera
E al prence insieme ora l'avel dischiude.
Presso al feretro è muto alla
preghiera,
E fa il terror le pene sue più
crude,
Terribil notte che quell'alma ha dôma!
Nera pur ier, bianca è al mattin
la chioma.