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ATTO QUINTO SCENA VI. ACHILLE con seguito di Mirmidoni, AGAMENNONE, CLITENNESTRA, ULISSE, CALCANTE, IFIGENIA, Duci, Soldati, Donzelle. | «» |
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SCENA VI.
ACHILLE con seguito di Mirmidoni, AGAMENNONE, CLITENNESTRA, ULISSE, CALCANTE, IFIGENIA, Duci, Soldati, Donzelle.
Ve’, que’ tremanti; or non ha molto, a’ detti
D’un fanatico vecchio, in qual tremendo
Aspetto, spiegan lor baldanza, e l’armi
Indossano feroci! Chi, di ferro,
Rivestì que’ campioni? Ov’è il nemico,
Che alle pugne gl’inviti, e al sangue? Ahi orrore!
Non braman, no, degl’inimici il sangue
Que’ valorosi Eroi; lordarsi vonno
In quel de’ proprj Figli! Io, che qui fui,
Con astuto artifizio, a impresa tratto
A me straniera, acconsentia compagno
Esservi allor di gloria: ma non fia
Ch’io parte or abbia ne’ delitti vostri,
Di Troja a me che cal, del vostro scorno,
Di Menelao, di Paride, o d’impura
Rispettare il dolor tu voglia, ah cessa
D’esacerbar, col dir tuo crudo ed aspro;
L’affannato cor mio! Costretto è il prode
È un prode forse,
Chi mi favella or quì? Nol riconosco
Per tal! Mostro è costui! Ma quì non venni,
Nè a querele, nè a pugne. Al Padre io riedo;
Chè al vero prode, il restar più nel campo
Achille! E puoi...
E che! Tu pur! E la tua sposa...
Persuaderti tentai? Nè valse dunque...
Se, perchè il tolsi, per guidarlo a gloria,
Da molle vita e oziosa, or men rampogna
Pelide, ben mi sta, chè in campo un prode
In risse, più che in generose imprese,
Trassi! Ov’ei rieda al Padre, a noi che cale?
Senza lui forse non si vince? Or mira,
Orgoglioso campion, ne’ fieri aspetti
Di questi illustri Eroi, che l’oste Achea
Enumerar non può, tanti essi sono,
Se alcun ve n’abbia a te minore! In senno,
Tutti al certo t’avanzano...
Nol curo
Quel lor senno feroce; e guai! se in mente
Or mi volgesse il voler porne a prova
L’esaltato valor! Più generosa,
E ben più degna cura or quì mi tragge!
Quella vergin reclamo, Atride! Io stimo
Sacra di Re la fede. Essa appartienmi,
Ai Numi in faccia a me l’univi.
Il Cielo,
Tuo crin, la viltà tua dal mio furore
Ti fan securo. A te non parlo; taci!
La mia Consorte io chieggo, chè ben mia
Agamennon la fea. La chiede a lui,
Non ad altri, Pelide.
Essa, alla Patria,
Non più al Padre, appartiene; e la sua sorte
Ove Profeta
Di menzogne non sia costui, ben vana
Opra, e ben empia or fora, il trarla a morte.
A che al Cielo si offria? Cruento prezzo,
Non essa è forse, ad ottener da’ Numi,
De’ Greci, in questa impresa, la salute?
A che tal prezzo or dunque offrir? L’impresa,
Ov’io parta, compir non puossi? Ognuno
L’oracol seppe, e sel rammenti ognuno:
”Che sol per me, ridotte fieno in polve
L’alte mura di Pergamo.” Tonante
Allor codesto Sacerdote, al nostro
Orecchio, fea suonar del Ciel la voce...
Tutti or punisce il Ciel quei, che spergiuri,
Non che a pugne pensar, nuziali riti
Celebravano in campo! Atride perde
Una diletta figlia, e a te vien tolto
L’onor di questa impresa, che da’ soli
Erculei dardi fia compita. Quindi...
E qual fra voi, forti campioni, stolto
Cotanto fia che prestar fede possa
Alle maligne fole dell’indegno,
Che si vale de’ Numi, e volge e cangia
A posta sua gli Oracoli? Ei, dell’ara
All’ombra, mentre diamo il nostro sangue,
Per l’onor, per la gloria, appien securo
Medita i vili suoi progetti, e scaglia
Del suo furore i fulmini. Qual Padre,
Qual Consorte, or può strignere al suo seno
In securtà la sposa e i figli? Tolti
Gli saran dall’iniquo, ove vendetta,
O vil calcolo il muova. Alfin si spezzi
L’infame giogo! Ma che veggo! Orrore
Fanno a costor miei detti? Oh rabbia!
Il tuo
Sdegno, su me, si sbrami pur...
Su tutti
Piomberà l’ira mia! Lo stesso Atride,
Ulisse ancor la tema, ove si neghi,
A me, costei! Niuna havvi forza, a farmi
Desister dall’inchiesta! Da ogni stilla
Di sangue, cui versar farà il mio brando,
Sorgerà furibondo, a lacerarvi,
Uno spirto d’abisso, chè nel sangue
Di Cocito il furore avete, mentre
A’ danni vostri sta meco giustizia.
In questa orribil lotta, un Padre, il brando,
Mai snudar non dovea: ma quell’insano
Tuo furore a impugnarlo ora mi astringe,
Onde evitar, che alcun sospetti a parte
Me dell’ardito tuo...
A me, cui il Cielo destinò, qual base
Di futura grandezza a Grecia, il porre,
Alle vostre contese, ardita, un fine...
Chi per la Patria
Sacrificar si debbe, esser non puote
Che della Patria e della tomba. Invano
T’opporresti, Pelide! Una Donzella,
Che nacque in Greco suolo, e che d’Atride
Ha nelle vene il sangue, ove si tenti
Sottrarla a morte necessaria, e in modo
Da offuscarne la fama, ha fermo il core,
Ferma la man; munirsi sa d’un ferro,
Spettacolo d’orror! Figlia...
Che festi!
A vendicarti...
Ilio... m’uccise!... Errante... l’ombra... mia....
Ver... quelle... rocche... attenderà... vendetta!..
Ivi... soltanto... Achille... Io muoro.
Ah, pria
Vendetta d’essa su costui...
Si doni
Niun s’opponga
Il vostro Sacerdote, o Achei! Compieva
Io pur promesso
A’ Numi ho sangue, ed abbian sangue i Numi!2
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