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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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550. A SUOR BRIANNA CARAFA, NEL MONASTERO DI S. MARCELLINO, IN NAPOLI.

Le suggerisce il mezzo Per il completo distacco dai Parenti.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 10 OTTOBRE 1767.

Mi rallegro che avete avuta qualche cosa da offerire a Gesù Cristo coll'incontro de' nemici, come l'Evangelio chiama i parenti: Inimici hominis domestici ejus. Che vi sia rimasta qualche molestia da tal incontro non mi meraviglia, perché voi siete debole, come tutte le altre creature di carne.

Suor Maria Girolama Sanfelice del monastero di Donn'Alvina, come sta scritto nella Vita del P. Torres, per farsi forza di non accostarsi a' nipoti, ch'eran venuti a vederla nella grata della chiesa, in tirar la portiera venne meno. E così non mi fastidio che vi sia restata qualche molestia.

Gran fastidio però mi darebbe, se avvertitamente poi vi fermaste col pensiero a riflettere all'amore de' parenti ed alla tenerezza che ci sentiste. Tali tenerezze sono effetti del peccato e di quel fango che portate sopra.


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Gesù Cristo solo merita tutta la tenerezza, il quale troppo teneramente ci ha amati in darci tutto sé nella Passione e nel Sacramento dell'altare. Altre finezze son queste, che di venire a S. Marcellino a vedervi faticar nel giardino. Ah! Dio mio, quando sarà che, liberi da queste passioni importune, penseremo solo a te e non ameremo altro che te?

Penso che facilmente il Signore vi avrà dato qualche sollievo di spirito, prima di mandarvi quella picciola tempesta de' parenti. Quanto è buono Dio! Come dispone a darci forza prima de' combattimenti! O amore infinito, e chi vogliamo amare se non te?

Non occorre pensare più ad eremo. E chiaro che Dio in S. Marcellino, non già nel Ritiro di Suor Orsola, vi ha destinato il vostro eremo. Siatene grata a Dio, e pregatelo che vi dia perseveranza e fedeltà. Nell'eternità poi vedrete qual grazia immensa è stata questa, che Gesù Cristo vi ha fatta e Maria santissima vi ha ottenuta per la sua intercessione, di farvi vivere solitaria in mezzo alla babilonia di S. Marcellino.1

Non lasciate mai la comunione, se non quando l'ordina il direttore.

Seguitate a pregare per me, ed io séguito a pregare per voi, e vi benedico.

Avrei a caro che vi compraste l'Imitazione di Cristo del P. de Kempis, trasportata in volgare, ma non quel libretto picciolo che corre per mano di tutti. Compratevi il grande che si è stampato in Napoli nell'anno 1756, e si vende nella libreria di Alfano, all'incontro S. Filippo e Giacomo, dove in ogni capo vi sono aggiunte molte belle riflessioni e preghiere divote. E un libro d'oro, io lo leggo ogni giorno. A chi fa vita solitaria sono grandi aiuti i libri. Non lasciate di comprarvelo subito che potete.

Di V. R.

Umo servo

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme ad un'antica copia.




1 Il Santo chiama il monastero di S. Marcellino una babilonia rispetto all'eremo di Suor Orsola, dove non vi era che silenzio e solitudine perfetta; ché d'altra parte quello di S. Marcellino, secondo le sue regole, era di tanta osservanza, che Alfonso più tardi permise vi si ritirasse sua nipote.




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