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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Pratica del confessore

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§ II - Come debba portarsi co' scrupolosi

81. Molte regole assegnano i dottori per gli scrupolosi; ma è certo che per costoro, dopo l'orazione, il rimedio maggiore (anzi l'unico, come ben dice il p. Segneri)5 per guarirli è l'ubbidienza al direttore. Onde prima di tutto procuri il confessore di persuadere ad un penitente di tal fatta due massime principali: la prima, ch'egli va sicuro innanzi a Dio nell'ubbidire al padre spirituale dove non v'è evidente peccato; poiché allora non ubbidisce all'uomo, ma a Dio stesso, che ha detto: Qui vos audit, me audit. (Chi ascolta voi ascolta me. Lc. 10, 16). Così insegnano tutti i dottori e maestri di spirito con s. Bernardo6, s. Antonino7, s. Francesco di Sales8, s. Filippo Neri9, s. Teresa10, s. Giovanni della Croce11, s.


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Ignazio di Loyola12, il b. Dionisio Cartusiano13, il b. Umberto14, il ven.p. Maestro Avila15, il gran Gersone16, etc. La seconda, che il maggiore scrupolo che dev'egli fare è in non ubbidire per cagione del gran pericolo a cui s'espone di perdere non solamente la pace, la divozione e l'avanzamento nelle virtù, ma benanche il cervello, la salute ed anche l'anima, poiché potrebbero talmente avanzarsi gli scrupoli che lo riducessero o a disperarsi con darsi la morte, com'è succeduto a molti, o a rilasciarsi ne' vizi.

Di più insinui il confessore al penitente scrupoloso, come ben dice il dotto Autore dell'Istruzione per li novelli confessori (I, 79)17 che con Dio non si deve pretendere di fare i conti, come suol dirsi, colla penna: il Signore vuole per nostro bene che noi viviamo incerti della nostra salvezza; onde, usando noi una moral diligenza per non offenderlo, dobbiamo abbandonarci nella sua misericordia, e confessando che non possiamo salvarci se non per la sua grazia, questa dobbiamo cercargli sempre con


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perseveranza, confidenza e pace. Il meglio è, dicea s. Francesco di Sales18, camminare alla cieca sotto la divina provvidenza, fra le tenebre e perplessità in questa vita. Conviene contentarsi in sapere dal p. spirituale che si cammina bene, senza cercarne la cognizione. Non s'è mai perduto un ubbidiente. S. Filippo Neri asseriva che chi ubbidisce al confessore si assicura di non render conto a Dio dell'azioni che fa19. E d'altra parte s. Giovanni della Croce dicea: Il non appagarsi di ciò che dice il confessore è superbia e mancamento di fede20. 82. Dopo ciò il confessore procuri per 1. di parlare spesso ad un tal penitente della confidenza grande che dobbiamo avere in Gesù Cristo, il qual'è morto per salvarci, e nella sua santissima Madre, ch'è tanto potente e pietosa con chi le si raccomanda; onde l'esorti a viver sicuro, sempre che ricorre a Gesù e Maria, che certamente esaudiscono chi gl'invoca.

Per 2. gli proibisca di leggere libri che svegliano scrupoli e di conversare con persone scrupolose; e ad alcuno molto angustiato gli vieti anche di sentir prediche di terrore e d'esaminar la coscienza in quelle cose dove fa scrupolo, ma senza ragione.


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Per 3. se lo scrupolo consiste nel timore di acconsentire a' mali pensieri (per esempio contro la fede, la purità o la carità), sia libero e franco il confessore nel disprezzarli ed in dirgli che a lui questi pensieri son pene, ma non consensipeccati. Ed in ciò precisamente s'avvaglia il confessore di quella gran regola che danno i dd. (6, 476) che, quando la persona è di timorata coscienza, se non è più che certo il peccato mortale, deve giudicarsi non esservi stato: poiché (come dice il p. Alvarez)21 un tal mostro non è possibile ch'entri in un'anima che l'abborrisce, senza conoscerlo chiaramente. Onde giova a' scrupolosi benanche alle volte imporre che di tali pensieri non se ne accusino affatto, se non sanno certo e possono giurare di avervi acconsentito.

E qui notisi che gli scrupolosi non si han da guidare con dar loro regole particolari, ma generali, poiché colle particolari gli scrupolosi non mai arrivano a potersi risolvere, dubitando sempre se quella regola vale per lo caso presente, che sempre gli parrà differente dal caso supposto dal confessore.

83. Per 4. per coloro che fanno scrupolo circa le confessioni passate, cioè che non abbiano in quelle spiegati tutti i peccati o le loro circostanze, o che non v'abbiano avuto il dolor necessario, il confessore, quando vede che questi tali o si han fatta la confessione generale, o pure per qualche tempo notabile sono andati ripetendo le cose


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passate, a costoro deve imporre che non vi pensino più deliberatamente e che non parlino più de' peccati della vita passata, se non quando possono giurare che sieno stati certi peccati mortali e di più che certamente non se l'abbiano mai confessati: mentre insegnano i dd. (1, 16) che gli scrupolosi sebbene avessero lasciato per inavvertenza qualche peccato grave, non sono obbligati (almeno quando non ne sono certi) con tanto incomodo e pericolo all'integrità della confessione, dalla quale minore incomodo di questo già può scusare (6, 488).

In ciò sia forte il confessore in farsi ubbidire, e se 'l penitente non ubbidisce, lo sgridi, gli tolga la comunione e lo mortifichi quanto può. Gli scrupolosi debbon trattarsi con dolcezza, ma quando mancano nell'ubbidienza debbon trattarsi con gran rigore, poiché se perdono quest'ancora dell'ubbidienza, essi son perduti, perché o diventano pazzi o si danno ad una vita rilasciata.

84. Per 5. alcun'altri poi temono di peccare in ogni azione che fanno; a costoro bisogna imporre che operino liberamente e che vincano, anzi che sono tenuti a vincere lo scrupolo, sempreché non vedono evidentemente che quell'azione è peccato. Così col p. Segneri22 insegnano i dd. (6, 486).

E non importa che operino coll'attuale timore (senza deporre lo scrupolo, il che è quasi impossibile sperarlo dagli scrupolosi), poiché tal timore non è vero dettame di coscienza ossia coscienza formata, come ben distingue


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Gersone23, né vero dubbio pratico; né toglie il giudizio prima fatto (il quale virtualmente persevera, benché allora non s'avverta per l'impeto del timore), cioè che, facendo qualunque azione che non conoscono certamente per mala essi non peccano: mentre allora non operano contro la coscienza, ma contro quel vano timore. Ingiunga dunque il confessore ad un tal penitente che disprezzi e vinca lo scrupolo, con far liberamente ciò che lo scrupolo gl'impedisce; e di più gl'imponga che dopo affatto non se ne confessi.




5 P. Segneri, Il confessore istruito, c. ult. in Opere, Torino, Società Tipografico-Libraria, 1832-33, 11, p. 316.



6 S. Bernardus, Liber de praecepto et dispensatione, 21 (ML. 182, 873).



7 S. Antoninus, Summa theologica, Veronae, Typ. Seminarii, 1740, 1, 3, 10, 10.



8 S. Francois de Sales, Introduction à la vie dévote, 1, 4.



9 Bacci, o. cit., 1, 20, 19, vol. 1, pp. 137-138.



10 S. Teresa, Libro de las fundaciones, Prologo e cap. 5, in Obras, Burgos, El Monte Carmelo, 1915-924, 5, pp. 3 e 41-42.



11 S. Juan De La Cruz, Subida del Monte Carmelo, 22, 16-18, in Obras, Burgos, El Monte Carmelo, 1929-1931, 2, pp. 193-194.

12 S. Ignatius a Lojola, in Institutum Societatis Jesu, Pragae, Typ. Universitatis, 1757, Constitutiones et declarationes, 3, 1, 23; 6, 1 (1, pp. 373 et 408).



13 B. Dionysius Carthusianus, In secundam librum Sent. Coloniae, Quentel, 1535, dist. 39, 3.



14 B. Humbertus, Espositio super Regulam D. Augustini, Comi, Frova, 1602, cap. 163.



15 P. M. Avila, Lettere spirituali, Vers. it. Brescia, Gromi, 1728, p. 99.



16 J. Gersonius, De praeparatione ad Missam et pollutione nocturna, consid. 3, in Opera omnia, Antwerpiae, Typ. Societatis, 1706, 3, p. 326.



17 Giordanini, o. cit. 1, 79, p. 64.

18 Les vrays entretiens spirituels, 10-11, in Oeuvres cit. 6, pp. 165 et 191.



19 Bacci, o. cit. 1, 20, 19, vol. 1, p. 138.



20 S. Giovanni della Croce, Trattato delle spine dello Spirito Santo, colloq. 4, 1, 8, in Opere, Venezia, Geremia, 1747, 2, pag. 13. Questo trattato è apocrifo (P. Silverio de Santa Teresa, in S. Juan de la Cruz, Obras, cit. 4, pp. LXI). Il pensiero citato da s. Alfonso è espresso da S. G. della Croce in Noche oscura, 1, 6, 2, in Obras cit. 2, p. 381.

21 J. Alvarez de Paz, De exterminatione mali et promotione boni, 1, 3, 12, 5, in Opera, Lugduni, Cardon et Cavellat, 1623, 2, p. 287.

22 O. cit. 11, p. 317.

23 J. Gersonius, Compendium theologiae: De esse naturae et qualitate conscientiae, De conscientia indiscreta, in Opera cit. 1, p. 400.






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