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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Pratica del confessore

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§ VI - Come debba portarsi co' condannati a morte

91. Procuri il confessore con alcuno di questi poveri afflitti di trattarlo con tutta la carità e pazienza.

Nella prima visita cominci a dargli ad intendere che quella morte è grazia che Dio gli fa perché lo vuol salvo. Gli dica che tutti abbiamo da morire, e tra breve, per andare all'eternità che non finisce mai. Quindi gli parli della vita felice de' beati e dell'infelice de' dannati; e poi l'esorti a ringraziare il Signore, che l'ha aspettato fino a quel punto e non l'ha fatto morire quando stava in peccato. L'induca in fine ad accettare la morte, unendola colla morte che Gesù Cristo patì per suo amore; e l'animi con dirgli che, se accetta la morte, è salvo, e salvo con gran suo merito, onde ne avrà un gran premio in paradiso.


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Quindi l'induca poi a confessarsi e dire liberamente tutti i suoi peccati. Gli dimandi specialmente se tiene odio con alcuno; se conserva sopra di sé particole consecrate od olio santo o scritti di superstizione. Gli dimandi anche se tiene qualche patto col demonio, etc. Dopo averlo assolto procuri di farlo comunicare più volte, con dirgli che spesso si raccomandi a Maria ss. che l'aiuti a fare una buona morte.

In uscire colla giustizia gli dica: Orsù, figlio mio, va appresso a Gesù Cristo, ch'è andato già al Calvario a morire per te.

Arrivando al luogo del supplicio, di nuovo lo riconcilii e l'assolva e gli faccia prendere qualche indulgenza, e poi gli dica: Allegramente, N., stai in grazia di Dio; già stanno aperte per te le porte del paradiso: t'aspettano Gesù Cristo e Maria Vergine. Unisci la tua morte con quella di Gesù Cristo, che morì dissanguato e svergognato per amor tuo. Li vuoi bene? di' con me: Signore, io t'amo sopra ogni cosa; voglio morire per fare la tua Volontà. Accetto la morte per li peccati miei. Spero che tu mi abbia perdonato; io di nuovo mi pento dell'offese che ti ho fatte. Desidero di venire presto a baciarti i piedi in paradiso, per amarti in eterno.

Quando viene bendato e sale la scala, gli dica: Figlio mio, chiama la Madonna, che ti assista. Accetta la morte per li peccati tuoi ed offeriscila a Dio colla morte di Gesù Cristo. Protestati di non volere acconsentire a niuna tentazione del demonio.

Salito nella scala, stando già per eseguirsi la giustizia: Ecco Gesù Cristo colle braccia aperte che sta per abbracciarti. Di': Signore, io t'ho offeso, me ne pento; ora t'amo


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con tutto il cuore. Dio dell'anima mia, tu mi chiami, ecco già vengo. Maria ss. aiutami. Gesù mio, ti dono il cuore e l'anima mia.

92. Se poi il condannato stesse ostinato a non volersi confessare, per 1. il confessore cerchi d'aiutarlo coll'orazioni, e lo faccia raccomandare anche dagli altri e specialmente dalle comunità religiose, affinché l'aiutino con Messe, litanie etc.

Per 2. dica al condannato che, o si confessi o non si confessi, la giustizia si eseguirà.

Per 3. gli dimandi se mai sta disperato per aver data l'anima al demonio: perché allora deve persuadersi che tal patto non tiene; mentre l'anima è di Dio, e quando egli rivoca la mala volontà, Dio gli perdona tutti i peccati.

Per 4. gli dimandi se tiene odio con alcuno, che sia causa della sua ostinazione.

Di più avverta a non importunarlo le prime volte a confessarsi, perché forse sarà peggio; meglio sarà che gli discorra della misericordia di Dio, de' gaudi del paradiso e delle pene dell'inferno e della morte a cui tutti abbiam da soggiacere, gli narri qualche esempio di peccatori morti impenitenti o di condannati morti da santi, come di quello che moriva innocente, e dicendogli una persona perché non si era aiutato a dimostrare la sua innocenza, rispose: E come? io ho pregato tanti anni Dio che mi facesse morire svergognato come morì Gesù Cristo mio per me; io vi sono arrivato, ed ora voglio perdermi questa bella fortuna? E così allegramente andò a morire. Indi lo lasci a riflettere, e poi torni a vedere se mai siasi mutato, e gli dica: Figlio, s'avvicina la morte: che vuoi fare? sta a te scegliere il paradiso o l'inferno. Pensa che, se mori ostinato


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te ne pentirai per tutta una eternità, ma non ci potrai più rimediare.

Vedendolo ancora duro, faccia dire da' circostanti per lui una litania alla Madonna; e poi gli s'inginocchi avanti pregandolo che non si voglia perdere. Se neppure profitta parlando a lui, si volti a parlare al Crocifisso. Se finalmente il reo è arrivato già al luogo del supplicio, preghi il popolo che s'inginocchino tutti ad orar per quell'ostinato. Può ancora giovare spaventarlo con dirgli: Va, maledetto, all'inferno, giacché ti vuoi dannare! Sappi che la tua maggior pena nell'inferno sarà questo tempo che Dio ti dona per convertirti, e tu non te ne vuoi servire. Ma poi ripigli le parole dolci.

Se mai il condannato, giunto sulla scala, cercasse confessione, preghi i ministri di giustizia che gli permettano lo scendere; mentre allora sono obbligati a dargli tempo che si confessi. Parlo di colui che non si fosse confessato ancora; perché se il reo si fosse già confessato, allora il confessore gli faccia fare un atto di dolore43, con dire che si confessi tutti i suoi peccati, e specialmente quelli a lui prima detti, e così l'assolva.




43 Praxis, 109 ha: et inde sic interroget: Eia fili mi, nunc nonne confiteri mihi omnia peccata tua, et praesertim illa quae mihi dixisti? Et cum reus annuerit, levissimam ei satisfactionem imponat (v. g. ut invocet Jesum et Mariam) et absolvat. (Traduzione: poi lo interroghi così: Su, figlio mio, non vuoi tu confessarmi tutti i tuoi peccati e specialmente quelli che mi hai già detto? E, se il reo assente, gli imponga una lievissima penitenza—per esempio, invochi Gesù e Maria—e lo assolva.)




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