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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Pratica del confessore

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§ I - Circa l'orazione di meditazione

100. Il buon confessore dunque, quando vede una anima che abborrisce il peccato mortale ed ha desiderio di avanzarsi nel divino amore, deve primieramente indirizzarla a far l'orazione mentale, cioè alla meditazione delle verità eterne e della bontà di Dio. Sebbene la meditazione non è necessaria per conseguire l'eterna salute, com'è la preghiera, tuttavia par che sia necessaria all'anime per conservarle in grazia di Dio. Cogli altri esercizi può stare il peccato, ma non possono stare insieme orazione e peccato. O la persona lascerà l'orazione, o lascerà il peccato. Dicea s. Teresa: L'anima che persevera nell'orazione, per peccati che opponga il demonio, finalmente tengo per certo che 'l Signore la conduce a porto di salvezza3. E


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perciò niun altro esercizio cerca tanto d'impedire il Nemico, quanto questo dell'orazione, perché, dicea la stessa Santa: Sa il demonio che l'anima la quale con perseveranza attende all'orazione egli l'ha perduta4. Inoltre l'amore è quello che lega e stringe l'anima con Dio; ma la fornace dove s'accende la fiamma del divino amore, è l'orazione ossia meditazione: In meditatione mea exardescet ignis (Psal. 38, 4)5. 101. Cominci dunque il confessore ad introdurre la anima nell'orazione6. A principio l'assegni il tempo di mezz'ora il giorno, e lo vada poi accrescendo secondo cresce lo spirito. Né s'arresti per la difficoltà che 'l penitente adduca di non aver tempoluogo da ritirarsi: gli dica che almeno nella mattina o nella sera, quando v'è più quiete nella casa, almeno nel tempo del lavoro (quando altro non potesse) alzi la mente a Dio e pensi alle verità della fede, come ai novissimi, il pensiero de' quali (e specialmente della morte) è il più utile per li principianti, o vero alla passione di Gesù Cristo, ch'è la meditazione buona per tutti. Se la persona sa leggere, è bene che si serva di qualche libro divoto, almeno per entrare nell'orazione, come usava s. Teresa7. L'avverta a scegliere quella materia in cui prova maggior divozione; e dove l'anima trova qualche sentimento,


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si fermi e lasci di meditare, ma s'impieghi a far atti o a pregare o pure a risolvere.

Dico per 1. a far atti cioè d'umiltà, di ringraziamento, di fede, di speranza, e sopra tutto a replicare gli atti di contrizione e d'amore verso Dio, con offrirsegli tutta e tutta rassegnarsi nella sua santa Volontà, procurando di replicare maggiormente quell'atto a cui l'anima si sente più inclinata.

Dico per 2. a pregare, giacché dal pregare dipende ogni nostro bene, mentre, come dice s. Agostino8, il Signore ordinariamente non dona grazie, e precisamente la grazia della perseveranza, se non per mezzo della preghiera. Il Signore ci ha detto: Petite et accipietis (Jo. 16, 24)9; dunque, dice s. Teresa10, chi non cerca non riceve. Sicché, se vogliamo salvarci, bisogna sempre pregare, e sovra tutto cercare queste due grazie, la perseveranza e l'amore verso Dio; e certamente non vi è tempo più atto a pregare che il tempo dell'orazione mentale. Chi non fa orazione, difficilmente prega, perché difficilmente s'attua a considerare le grazie che gli bisognano e la necessità di pregare; e perciò chi non fa orazione difficilmente persevera in grazia di Dio.

Dico per 3. a risolvere, affinché l'orazione non resti infruttuosa, e l'anima metta in esecuzione i lumi che nell'orazione riceve. Onde, come dice s. Francesco di Sales11, niuno deve terminar l'orazione senza fare qualche


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risoluzione particolare, come di fuggire qualche difetto più pericoloso o più usuale o di esercitare qualche virtù in cui si conosce più debole. Leggasi su di ciò quel che si dirà nell'appendice I sulla fine, parlandosi dell'istruzione per l'orazione mentale al § III.

102. Attenda dunque il confessore ad esiger da queste anime il conto dell'orazione, dimandando loro come l'han fatta, o almeno se l'han fatta, ed imponga loro che si accusino, prima d'ogni altra cosa, dell'orazione omessa, quando la tralasciano, poiché, lasciando l'orazione, l'anima sarà perduta: L'anima che lascia l'orazione (dicea s. Teresa)12 è come se da sé stessa si ponesse nell'inferno, senza bisogno de' demoni.

Oh Dio, quanto bene potrebbero fare i confessori con usare questo poco di diligenza! E quanto conto ne han da rendere a Dio, se lo trascurano! giacch'essi sono obbligati a procurare quanto possono il profitto de' loro penitenti. Quante anime potrebbero incamminare alla perfezione, e liberarle dal ricadere nei peccati gravi, se avessero questa picciola attenzione d'indirizzarle all'orazione, e di domandar poi loro, almeno ne' principi della lor vita spirituale, se l'han fatta o no! Quando un'anima è fermata nell'orazione, difficilmente perde più Dio. E perciò l'orazione mentale non solo deve consigliarsi a' timorati, ma anche a' peccatori, i quali spesso per mancanza di riflessione ritornano al vomito.


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103. Singolarmente debbono avere i confessori questa attenzione quando i lor penitenti si ritrovano in desolazione di spirito. Sul principio che un'anima si alla vita spirituale, suole il Signore allettarla con lumi speciali, lagrime e consolazioni sensibili; ma dopo qualche tempo suol chiudere la vena per provare la loro fedeltà e per sollevarle a maggior perfezione, staccandole da quelle sensibili dolcezze, alle quali facilmente l'anima si attacca con qualche impurità e difetto d'amor proprio. Le consolazioni sensibili (anzi anche gli attratti soprannaturali) sono sì bene doni di Dio, ma non sono Dio; ond'Egli, per distaccare l'anime sue dilette dagli stessi suoi doni, affinché si riducano ad amare con amore più puro esso stesso donatore, fa che non trovino più nell'orazione l'antico pabolo e sollievo, ma tedi, aridità e tormenti e talvolta tentazioni.

Attenda dunque sommamente il confessore a dar animo a quest'anime tribolate, affinché non lascino l'orazione e le comunioni prescritte. Dica loro quel che dicea s. Francesco di Sales13, che pesa più avanti a Dio una oncia d'orazione fatta in mezzo alle desolazioni che cento libbre in mezzo alle consolazioni. Chi ama Dio per le consolazioni, ama più le consolazioni di Dio che Dio stesso; ma quegli veramente dimostra d'amarlo che l'ama e gli va appresso senza consolazioni. Questo è in quanto alla meditazione; ma stimo qui dar brevemente conoscenza a' confessori novelli dell'orazione infusa di contemplazione e de' suoi gradi, ed anche degli altri doni soprannaturali,


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colle regole insegnate da' maestri di spirito per la guida dell'anime con tali grazie da Dio favorite.




3 Vida, 8, in Obras, cit. 1, p. 56.

4 Ibid. 19, in Obras, cit. 1, p. 139.



5 Nella meditazione è divampato il fuoco.



6 Al fedele che fa piamente meditazione è concessa indulgenza parziale. Enchiridion indulgentiarum (d'ora in poi si citerà: Enchiridion) p. 60 n. 38.



7 Vida, 4, in Obras, 1, pp. 24-25.

8 De dono perseverantiae, 16 (ML. 45, 1017).



9 Domandate e riceverete.



10 Cfr. Camino de perfección, 23, in Obras, 3, 111.



11 Introduction à la vie dévote, 2, 6.

12 Vida. 19, in Obras, 1, p. 139.

13 P. G. Gallizia, La vita di S. Francesco di Sales, Venezia, Pezzana, 1743, Massime che riguardano noi stessi, 31, p. 432.




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