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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Pratica del confessore

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§ III - Breve pratica dell'orazione mentale34.

È certo che per mancanza di considerazione delle verità eterne il mondo è pieno di peccati e l'inferno è pieno d'anime. Desolatione desolata est omnis terra, quia nullus est qui recogitet corde35 (Ierem. 12, 11). Al contrario, dice lo Spirito Santo, che chi si ricorda spesso della morte, del giudizio e dell'eternità, starà libero da' peccati: Memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis36 (Eccli. 7, 40). Dice un autore che, se si domandasse a' dannati: Voi perché vi ritrovate nell'inferno? risponderebbero la maggior parte di loro: Noi ci troviamo all'inferno, perché non abbiamo pensato all'inferno. Dice s. Vincenzo de' Paoli che, se un peccatore sentisse la missione o gli esercizi spirituali e non si convertisse, sarebbe un miracolo37; or nell'orazione mentale è Dio stesso che parla all'anima: Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius38 (Osea 2, 16). Dio certamente parla meglio d'ogni predicatore.


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Tutti i santi si son fatti santi coll'orazione mentale; e si vede coll'esperienza che quelli che fan l'orazione difficilmente cadono in peccato mortale; e, se mai per disgrazia vi cadono qualche volta, seguitando l'orazione, subito si ravvedono e tornano a Dio. Non possono stare insieme orazione mentale e peccato. Diceva un servo di Dio che molti dicono il rosario, l'officio della Madonna, fanno digiuni, e seguitano a stare in peccato; ma chi seguita l'orazione, è impossibile che seguiti a stare in disgrazia di Dio: o lascerà l'orazione, o lascerà il peccato. Ma se non lascerà l'orazione, non solamente lascerà il peccato, ma toglierà l'amore alle creature e lo darà a Dio. In meditatione mea exardescet ignis39 (Ps. 38, 4). L'orazione è la fornace dove l'anime si accendono nel divino amore.

Parlando poi del luogo per far l'orazione, il più proprio è la chiesa; ma coloro che non vi possono venire o trattenervisi, la possono fare in ogni luogo, nelle case, nelle campagne. Anche camminando e faticando si può far l'orazione, con tener la mente a Dio. Quante povere villanelle, non potendo altrimenti, si fanno l'orazione faticando e viaggiando! Chi cerca Dio, ben lo trova in ogni luogo ed in ogni tempo.

In quanto al tempo, il tempo della mattina è il migliore. Poco anderanno bene l'azioni della giornata, quando la persona nella mattina non s'avrà fatta la sua orazione. L'orazione propriamente dovrebbe farsi due volte il giorno, la mattina e la sera; ma quando non può farsi la sera, si faccia almeno la mattina. Diceva il v. p.d. Carlo Caraffa, fondatore de' Pii Operari, che un atto fervoroso


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d'amore fatto nell'orazione della mattina, basta a mantenere l'anima in fervore tutta la giornata40. In quanto poi al tempo che deve durare l'orazione, il parroco o confessore si regoli colla sua prudenza. È certo che per giungere ad un grado sublime di perfezione, non basta lo spazio di mezz'ora. Del resto basterà questo tempo per quelle anime che cominciano; ma sovra tutto s'inculchi loro che non lascino l'orazione quando viene l'aridità. Si veda ciò che s'è detto di sovra al num. 102. Ma veniamo al modo pratico d'insegnar l'orazione. Ella contiene tre parti: preparazione, meditazione e conclusione.

Nella preparazione tre sono gli atti che vi si han da fare: di fede della presenza di Dio, di umiltà, e di domanda di luce. Dicendo per 1: Dio mio, vi credo a me presente e vi adoro dall'abisso del mio niente. - Per 2: Signore, per li peccati miei ora dovrei stare all'inferno. Mi pento d'avervi offeso. Perdonatemi per pietà! - Per 3: Eterno Padre, per amore di Gesù e di Maria, datemi lume in questa orazione, affinché io ne cavi profitto. Indi dicasi un'Ave a Maria ss. affinché n'ottenga questa luce, ed un Gloria Patri a s. Giuseppe, all'Angelo custode ed al Santo avvocato. Questi atti si facciano con attenzione, ma brevemente, e subito si passi alla meditazione.

Per la meditazione poi giova, a chi sa leggere, il servirsi di qualche libro, con fermarsi dove trova più sentimento. Dice s. Francesco di Sales41 che in ciò devesi fare come fanno le api, che si fermano su d'un fiore, fino


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a tanto che vi trovano miele ed indi passano all'altro. Chi poi non sa leggere, mediti i novissimi, i benefici di Dio e sovra tutto la vita e passione di Gesù Cristo: questa (dice s. Francesco di Sales)42 dev'esser la nostra meditazione ordinaria. Oh che bel libro è la passione di Gesù per l'anime divote! Ivi meglio che in ogni altro libro s'intende la malizia del peccato e l'amore d'un Dio verso l'uomo. Parlò una volta da un'immagine il Redentore al v.fr. Bernardo da Corlione, il quale gli dimandò se volea che imparasse a leggere: e il Crocifisso rispose: Che leggere? che libri? io sono il libro tuo, questo ti basta43. Bisogna poi avvertire che 'l profitto dell'orazione mentale non solo né tanto consiste nel meditare, quanto in fare affetti, pregare e risolvere, che sono i tre frutti della meditazione, come s'è accennato nella Pratica al num. 101. Dopo dunque che la persona ha meditata qualche massima eterna e dopo che Dio le ha parlato al cuore, bisogna ch'ella col suo cuore parli a Dio, con fargli affetti, o sieno atti di fede, di ringraziamento, di adorazione, di lode, di umiltà e sovra tutto d'amore e di contrizione, ch'è anche atto d'amore.


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L'amore è quella catena d'oro che stringe l'anima con Dio. Caritas est vinculum perfectionis44 (Col. 3, 14). Ogni atto d'amore è un tesoro che ci assicura della divin'amicizia: Infinitus enim thesaurus est hominibus, quo qui usi sunt, participes facti sunt amicitiae Dei (Sap. 7, 14). Ego diligentes me diligo (Prov. 8, 17). Qui… diligit me, diligetur a Patre meo (Jo. 14, 21). Caritas operit multitudinem peccatorum (I Petr. 4, 8)45. Vedasi ciò che si è detto nella Morale in conferma di questo punto (6, 442). La ven. suor Maria Crocifissa46 vide una volta una gran fiamma, dove gittate alcune paglie, le vide subito consumarsi: con ciò le fu dato ad intendere che con un atto d'amore vengon tolte e distrutte nell'anima tutte le colpe commesse. Di più, insegna S. Tommaso che ogni atto d'amore ci fa acquistare un grado di gloria eterna: Quilibet actus caritatis meretur vitam aeternam47 (2 - 2, qu. 24, art. 6, ad 1; 1 - 2, qu. 114, art. 7, ad 3).

Atti d'amore poi sono il dire: Dio mio, vi stimo sovra ogni cosa. V'amo con tutto il mio cuore. Desidero vedervi amato da tutti. O pure il rassegnarsi in tutto alla divina volontà, con dire: Signore, fatemi conoscere quel che vi piace, ch'io son pronto a farlo. O pure l'offerirsi a Dio senza riserba, con dire: Eccomi, fatene di me e delle


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cose mie quel che vi piace. E specialmente queste offerte sono atti d'amore molto cari a Dio; che perciò s. Teresa cinquanta volte il giorno si offeriva al Signore48. Quando poi l'anima si sentisse unita a Dio con raccoglimento sovrannaturale ossia infuso, come s'è spiegato al num. 111 della Pratica, non dev'ella affaticarsi a fare altri atti, se non quelli a cui dolcemente si sente da Dio tirata, dovendo ella solamente attendere allora con un'attenzione amorosa a ciò che 'l Signore opera in lei, poich'altrimenti potrebbe mettere impedimento alla divina operazione.

Si noti di più, come avverte s. Francesco di Sales49, che se mai dallo Spirito Santo ci viene ispirato qualche buon affetto prima della considerazione, allora dobbiamo lasciar la considerazione e dar luogo agli affetti, mentre la considerazione non si fa che per muovere gli affetti, onde, ottenuto il fine, deve tralasciarsi il mezzo.

Per 2. giova sommamente nell'orazione il replicar le preghiere, domandando con umiltà e confidenza a Dio la sua luce, il perdono, la perseveranza, la buona morte, il paradiso e sovra tutto il dono del suo santo amore. Esortava s. Francesco di Sales50 fra tutte le grazie a cercar con maggior fervore la grazia del divino amore, perché (dicea) con ottener l'amore si ottengono tutte le altre grazie. Basterà insomma all'anima, s'altro non potesse per la desolazione di spirito in cui si trovasse, basterà (dico) che replichi la preghiera di Davide: Deus, in adiutorium meum intende: Signore, aiutatemi, aiutatemi presto. Diceva


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il ven. p. Paolo Segneri51 di aver conosciuto coll'esperienza non esservi esercizio più utile per l'anime nella meditazione che il pregare e tornare a pregare; e pregare in nome ossia per li meriti di Gesù Cristo, il quale ci ha fatta quella bella promessa, come di sovra s'è detto: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis52. Per 3. bisogna nell'orazione, almeno sul fine di essa, fare qualche risoluzione, non solo generale, come di evitare ogni colpa deliberata, anche leggiera, e di darsi tutto a Dio, ma anche particolare, come di fuggire con più attenzione qualche difetto dove più s'è inciampato, o di praticare meglio qualche virtù dove vi sarà allora l'occasione di più spesso esercitarsi, come di soffrire la molestia di tal persona, d'ubbidire più esattamente a tal superiore o alla tal regola, di mortificarsi con più attenzione nella tal cosa e simili. E non ci alziamo dall'orazione, senza far la risoluzione particolare.

Finalmente la conclusione dell'orazione si fa con tre atti. Per 1. si ringrazia Dio de'lumi ricevuti in quella meditazione. Per 2. si fa il proposito di osservare fedelmente le risoluzioni fatte. Per 3. si domanda all'eterno Padre, per amore di Gesù e di Maria, l'aiuto per essergli fedeli. E si termina con raccomandargli l'anime del purgatorio, i prelati della Chiesa, i peccatori e tutti i nostri parenti, amici e benefattori con un Pater ed Ave, che sono le più utili preghiere insegnateci da Gesù e dalla santa Chiesa.


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Bisogna poi, in uscir dall'orazione, per 1. come dice s. Francesco di Sales53, raccoglierne il mazzolino di fiori, per odorarli in tutto quel giorno, cioè una o due cose dove l'anima ha ritrovato maggior sentimento, affin di ricordarsene e rinvigorirsi nel resto della giornata. Per 2. bisogna procurare di metter subito in pratica le risoluzioni fatte, nelle occasioni così picciole, come grandi che ci si presenteranno, per esempio di vincer colla dolcezza qualche persona che sia verso di noi adirata; o pure di mortificarci nel vedere, nel sentire, nel parlare. E specialmente bisogna col silenzio, quanto è possibile, conservare il sentimento degli affetti avuti, altrimenti col subito distrarsi in azioni o discorsi inutili, subito svanirà quel calore di divozione che nell'orazione s'è conceputa.

Sovra tutto finalmente il direttore esorti con premura i suoi penitenti a non lasciar l'orazione, né diminuirla in tempo d'aridità, ed a non turbarsi mai, benché si vedessero molto e per lungo tempo desolati. Quanti cortigiani, dice s. Francesco di Sales54, vanno a riverire il lor principe e si contentano d'esser semplicemente da lui veduti! Andiamo noi all'orazione per ossequiare o compiacere il nostro Dio. S'egli vuol parlarci e favorirci colle sue consolazioni, ringraziamolo di tanta grazia; se no, contentiamoci di starcene alla sua divina presenza con pace, adorandolo ed esponendogli i nostri bisogni; e se 'l Signore allora non ci parlerà, certamente gradirà la nostra attenzione e la nostra fedeltà e, secondo la nostra confidenza, ben esaudirà le nostre suppliche.




34 Per le indulgenze concesse a chi pratica l'orazione mentale, vedi n. 101.



35 È devastato tutto il paese e nessuno se ne dà pensiero.



36 Ricordati della tua fine e non cadrai mai in peccato.



37 Ignoriamo dove si trovi questo detto di s. Vincenzo de' Paoli. Nella sua vita, scritta da Abelly, lib. 2, cap. 4, sez. 1, in f. (edit. ital., Romae, 1847) leggiamo che s. Vincenzo disse, parlando degli esercizi spirituali: "Se i peccatori non si emendano con questo mezzo, solo un miracolo può ridurli a miglior partito". (G. B.).



38 La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.



39 Al ripensarci è divampato il fuoco.



40 Nella sua vita, scritta da Gisolfi, cap. 32, v. med. (G. B.).



41 Introduction à la vie dévote, 2, 5.



42 O. cit. 2, 1.



43 Così di fatto si legge nella vita del B. Bernardo da Corleone pubblicata da Gabriele da Modigliana, cap. 12, in principio (ediz. Roma, 1768). Che poi questo fatto sia autentico, è certamente da mettersi in dubbio, se si confronta la Vita del medesimo scritta da Giovanni Battista da Milano (ediz. Milano, 1761) perché questo autore riferisce alcuni particolari che differiscono completamente. Narra infatti, lib. I, cap. I, verso il mezzo, che il Beato, ad undici anni di età leggeva con grande ardore le vite dei santi e, lib. 2 cap. 10, all'inizio, che egli, entrato in religione, scrisse di sua mano una rivelazione sulle pene dell'inferno a lui fatta (G. B.).



44 La carità è il vincolo della perfezione.



45 È infatti un tesoro inesauribile per gli uomini: quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio. Sap. 7, 14. —Io amo coloro che mi amano. Pv. 8, 17. —Chi.. mi ama sarà amato dal Padre mio. Gv. 14, 21. —La carità copre una moltitudine di peccati. I Pt. 4, 8.



46 G. Turano, Vita e virtù della Ven. Suor Maria Crocifissa dell'Ord. di S. Bened., nel Monastero di Palma, lib. 1, cap. 10, in f. (edit. Venet. 1709) (G. B.).



47 Qualsiasi atto di carità merita la vita eterna.



48 V. n. 138 e nota 141 allo stesso.



49 Introduction à la vie dévote, 2, 8.



50 Traité de l'amour de Dieu, 11, 4, 8, 9, 13.



51 Sentimenti avuti nell'orazione, 14 in Opere cit. 4, p. 83.



52 In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.



53 Introduction à la vie dévote, 2, 7-8.



54 O. cit. 2, 9.




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