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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni Devote sopra diversi punti...

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§. 13. L'amor divino vince tutto.

 

Fortis est ut mors dilectio3. Siccome la morte ci distacca da tutti i


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beni della terra, dalle ricchezze, dalle dignità, dai parenti, dagli amici e da tutti i piaceri mondani; così l'amore di Dio quando regna in un cuore lo spoglia dell'affetto a questi beni caduchi. Perciò si son veduti i santi spogliarsi di quanto loro offeriva il mondo, rinunziare le possessioni, le prime cariche e tutti i loro averi, e fuggire ne' deserti o ne' chiostri per pensare solo ad amare Iddio.

 

Non può l'anima star senza amare o il Creatore o le creature. Diasi un'anima staccata da ogni amore terreno, e la troverete tutta ripiena dell'amor divino. Vogliamo sapere se siamo tutti di Dio? esaminiamoci se siamo distaccati da ogni cosa di terra.

 

Alcuni si lamentano che in tutte le loro divozioni, orazioni, comunioni, visite al Sagramento non trovano Dio: a costoro dice s. Teresa: Distacca il cuore dalle creature, ed allora cerca Dio, che lo troverai. Non troverai sempre quelle dolcezze spirituali che il Signore non continuamente in questa vita a' suoi amati, ma solo di quando in quando per farli invogliare di quelle immense delizie che loro apparecchia in paradiso; ma ben fa ad essi provare quella pace interna che supera tutte le delizie sensuali: Pax Dei quae exsuperat omnem sensum1. E qual maggiore delizia può godere un'anima innamorata di Dio, che dire con vero affetto: Deus meus et omnia? s. Francesco d'Assisi stette una notte intera in un'estasi di paradiso, replicando sempre queste parole: Deus meus et omnia.

 

Fortis ut mors dilectio. Se si vedesse un moribondo che si porta qualche cosa di terra, sarebbe segno che non è morto: la morte priva di tutto. Chi dunque vuol essere tutto di Dio, dee lasciar tutto; se si riserba qualche cosa, segno che il suo amore a Dio non è perfetto, ma debole.

 

L'amor divino ci spoglia di tutto. Dicea il p. Segneri iuniore gran servo di Dio (di cui il Muratori ha scritto la vita): L'amore verso Dio è un caro ladro che ci spoglia di ogni cosa terrena. Un altro servo di Dio avendo dispensate a' poveri tutte le sue robe fu richiesto chi mai l'avesse ridotto a tanta povertà? si cavò dalla tasca il vangelo e disse: ecco, questo mi ha spogliato di tutto.

 

In somma Gesù Cristo vuol possedere tutto il nostro cuore e non vi vuole compagni. Scrive s. Agostino che il Senato romano negò a Gesù Cristo l'adorazione, dicendo ch'era un Dio superbo che voleva esser solo ad esser onorato; e così è: essendo egli l'unico nostro Signore, ha tutta la ragione di voler esser solo ad essere da noi adorato ed amato con puro amore.

 

Dice s. Francesco di Sales che il puro amore di Dio consuma tutto ciò che non è Dio. Quando dunque si affaccia nel nostro cuore qualche affetto di cosa che non è Dio né per Dio, bisogna subito licenziarla, con dirgli: Andate, non ci è luogo per voi. Qui consiste quella rinunzia totale che il Salvatore tanto ci raccomanda se vogliamo essere tutti suoi; totale, cioè di ogni cosa, e specialmente di parenti e di amici. Quanti per piacere agli uomini non si fanno santi! Dice Davide che coloro che compiacciono gli uomini sono disprezzati da Dio: Qui hominibus placent confusi sunt, quoniam Deus sprevit eos2.

 

Ma sovra tutto bisogna rinunziare a noi stessi con vincere l'amor proprio. Maledetto amor proprio che vuole


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intromettersi in ogni cosa, anche nelle nostre opere più sante, con porci avanti la propria gloria o il proprio piacere! Quanti predicatori, quanti scrittori per ciò perdono tutte le loro fatiche! spesso anche nel far orazione, nel far la lezione spirituale, o la s. comunione, entra qualche fine non puro, o di farsi vedere o di sentire dolcezze spirituali.

 

Bisogna dunque attendere ad abbattere questo nemico che ci fa perdere le opere più belle. Onde bisogna privarci (per quanto si può) di ciò che più piace: privarci di quello spasso appunto perché ci piace: servire quella persona ingrata appunto perché ci è ingrata: prendere quella medicina amara appunto perché è amara. L'amor proprio ci fa parere che niuna cosa è buona, dov'esso non ci trova la propria soddisfazione. Ma chi vuol essere tutto di Dio bisogna che quando si tratta di qualche cosa di suo gusto si faccia forza e dica sempre: Si perda tutto, si dia gusto a Dio.

 

Del resto niuno sta più contento nel mondo di chi disprezza tutt'i beni del mondo. Chi più si spoglia di tali beni diventa più ricco delle divine grazie. Così sa premiare il Signore i fedeli suoi amanti. Ma, Gesù mio, voi sapete la mia debolezza, voi avete promesso di soccorrere chi confida in voi. Signore, io v'amo, in voi confido, datemi forza e fatemi tutto vostro. In voi anche confido, o dolce avvocata mia Maria.

 




3 Cant. 8. 6.



1 Phil. 4. 7.



2 Ps. 52. 6.






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