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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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MEDITAZIONE 4

 

"Ubi venit plenitudo temporis, misit Deus Filium suum" (Gal. 4. 4). Quanto1 dobbiamo noi altri ringraziare Iddio di averci fatti nascere dopo già compita la grand'opera della redenzione umana. Ciò significa la parola "plenitudo temporis", tempo felice per la pienezza della grazia che Gesu-Cristo ci ottenne colla sua venuta. Poveri noi, se rei già di tanti peccati commessi ci fossimo trovati su questa terra prima della venuta di Gesu-Cristo!

 

Prima che venisse il Messia, oh in qual miserabile stato erano gli uomini! Appena nella Giudea era conosciuto il vero Dio; in tutte l'altre parti del mondo regnava l'idolatria, sicché i nostri antenati adoravano le pietre, i legni e i demonii. Adoravano tanti falsi dei, ma il vero Dio non era da essi né amato, né conosciuto. Anche al presente quanti regni vi sono, ove appena vi son pochi cattolici, e tutti gli altri sono infedeli o eretici, e tutti questi certamente si perdono! Quanto siamo noi obbligati a Dio di averci fatto nascere, non solo dopo la venuta di Gesu-Cristo, ma di più in paesi dove regna la vera fede.

Signore, ve ne ringrazio. Misero me, se dopo tanti peccati fatti mi trovassi a vivere in mezzo agl'infedeli o agli eretici! Conosco, Dio mio, che voi mi volete salvo, ed io sciaurato2 tante volte ho voluto perdermi con perdere la grazia vostra. Abbiate pietà, mio Redentore, dell'anima mia, che tanto vi costa.

 

"Misit Filium suum, ut eos qui sub lege erant, redimeret" (Gal. 4. 5).3 Lo schiavo dunque pecca, e peccando si in potere al demonio, e viene il suo medesimo Signore a riscattarlo colla sua morte.

O amore immenso, o amore infinito di Dio verso dell'uomo! Dunque, mio Redentore, se voi non m'aveste4 redento colla vostra morte, che ne sarebbe di me? Di me parlo, che tante volte co'5 miei peccati mi ho meritato l'inferno. Dunque, se voi, Gesù mio, non foste morto per me, io già vi avrei perduto per sempre, né vi sarebbe più


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speranza per me di ricuperare la vostra grazia, né di vedere un giorno in paradiso la vostra bella faccia. Caro mio Salvatore, ve ne ringrazio, e spero di venire in cielo a ringraziarvene per tutta l'eternità. Mi pento sopra ogni male di avervi disprezzato per lo passato. Per l'avvenire propongo di elegger6 ogni pena, ogni morte, prima di offendervi. Ma come vi ho tradito per lo passato, così posso tradirvi ancora per l'avvenire. Deh Gesù mio, nol permettete. "Noli me separari a te, noli me separari a te".7 Io v'amo8 bontà infinita, e voglio sempre amarvi in questa vita e per tutta l'eternità.

O regina, ed avvocata mia Maria, tenetemi sempre sotto il vostro manto e liberatemi dal peccato.

 




1 [3.] Quanto) Quando V NS.

2 [21.] Sciagurato.

3 [24.] Gal., 4, 4: «Misit Deus Filium suum»; ibid., 4, 5: «Ut eos qui sub lege erant, redimeret, ut adoptionem filiorum reciperemus».

4 [28.] m'aveste) mi aveste B B1 B2.

5 [29.] co') coi B B1 B2.

6 [5.] elegger) eleggere B B1 B2.

7 [7.] Da Anima Christi: «Ne permittas me separari a te». Per l'autore di queste invocazioni, che non appartengono a sant'Ignazio di Loiola, vedi DREVES, Stimmen aus Maria-Laach, V (1898) 493 e LETURIA, Libros de Horas, Anima Christi y Ejercicios espirituales de S. Ignacio, in Archiv. histor. Soc. Iesu, XVII (Roma 1948) 3 ss.

8 [8.] v'amo) vi amo B B1 B2.




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