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S. Alfonso Maria de Liguori
Avvertimenti a' giovani studenti...

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Testo

 


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S. Paolo parlando della scienza mondana scrive: Scientia inflat, caritas vero aedificat Si quis autem se existimat scire aliquid, nondum cognovit quemadmodum oporteat eum scire 1. La scienza mondana quando va unita coll'amore divino, molto giova a noi ed agli altri; ma quando va divisa dalla carità, ella fa danno perché ci rende superbi e facili a disprezzare gli altri: mentre quanto il Signore è liberale di grazie cogli umili, altrettanto è ristretto co' superbi

Beato quell'uomo a cui dona Iddio la scienza de' santi, come la diè ad Abele a cui Dio donò questa scienza celeste: Dedit illi scientiam sanctorum 2. La scrittura esprime questo dono come il più grande di tutti i doni.

Oh quanti uomini vivono gonfi di se stessi per sapere di matematica, di belle lettere, di lingue straniere e di certe notizie di antichità, che niente conducono al bene della religione e niente giovano al profitto spirituale! Ma a che servirà la scienza di queste cose a molti che sanno tante belle cose, e poi non sanno amare Dio e praticar la virtù?

A questi sapienti del mondo che attendono solamente ad acquistarsi un gran nome il Signore nasconde quei lumi celesti che dona a' semplici: Abscondisti haec a sapientibus et prudentibus (ma sapienti e prudenti di mondo), et revelasti ea parvulis 3.

Per parvuli s'intendono gli spiriti semplici, che pongono tutta la loro cura in piacer solo a Dio. Dicea s. Agostino: Beato colui che conosce Dio (la divina grandezza, la divina bontà), benché ignori tutte le altre cose: Felix qui Deum novit et alia nescit. Chi conosce Dio non può non amarlo; e chi l'ama è più dotto di tutt'i letterati che non sanno amarlo: Surgant indocti (esclamava lo stesso s. dottore), et rapiunt coelum!

Quanti rozzi, quante povere villanelle si fanno sante e si acquistano la vita eterna, di cui vale più godere un momento che acquistare tutt'i beni della terra! Scriveva l'apostolo: Non iudicavi me scire aliquid inter vos, nisi Iesum Christum et hunc crucifixum4. Beati noi se arriviamo a conoscere Gesù crocifisso e l'amore che ci ha portato e che da noi si merita coll'aver sagrificato per noi la vita sulla croce! e studiando su questo libro arriviamo ad amarlo con grande amore!


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Scrisse appunto un gran servo di Dio, il p. Vincenzo Carafa, a certi giovani ecclesiastici che studiavano, affin d'impiegarsi nella salute dell'anime, queste parole: A fare gran conversioni d'anime più vale un uomo di molta orazione, che di molta eloquenza; poiché le verità eterne che convertono l'anime, in altro modo si predicano dal cuore ed in altro dalle sole labbra.

E perciò i veri ministri del vangelo debbono dimostrarsi uniformi nella vita a quel che dicono colla bocca. Debbono in somma dimostrarsi quali uomini che, staccati dal mondo e a dalla carne, altro non cercano che di promuover la gloria di Dio e di farlo amare da tutti. Quindi soggiunse: Procurate con ogni studio di attendere all'esercizio del divino amore. Il solo amore di Dio, possedendo il nostro cuore, lo distacca da ogni amor disordinato e lo rende puro e spogliato degli affetti terreni. Cor purum (dice s. Agostino) est cor vacuum ab omni cupiditate. Poiché dice s. Bernardo: Chi ama Dio non attende che ad amarlo, ed altro non desidera. Qui amat, amat, et aliud cupit nihil Chi vive infiammato dell'amor divino non può applicarsi ad amare altra cosa terrena.

E pertanto gli studenti, siccome da un anno all'altro dan pruova di aver profittato nelle scienze; così quelli che voglion farsi santi debbono attendere, non solo da anno in anno, ma da giorno in giorno, ad acquistare maggior amore verso Dio; e procurar di aumentare questo amore, replicando spesso gli atti di amor divino ed ogni azione che si comincia offerirla a Dio, ed intender di farla, e proseguirla solo per dar gusto a Dio; pregandolo sempre che loro dia lume e forza di eseguire buoni desiderj ch'egli loro ispira.

S. Tomaso da Villanova dicea: Per convertir i peccatori e cavarli dal fango delle loro sozzure vi bisognano saette di fuoco; ma come possono uscir queste saette di fuoco da un cuore di neve e freddo di amore di Dio?

La sperienza ben fa vedere che tira più anime a Dio un sacerdote di mediocre dottrina, ma innamorato di Gesù Cristo, che non tirano molti dotti ed eccellenti oratori, che col loro dire incantano la gente. Egli co' suoi belli pensieri, erudizioni pellegrine e riflessioni ingegnose, manderà i suoi uditori alle loro case ben soddisfatti del discorso inteso ma freddi di amor verso Dio, e forse più freddi di quel che son venuti. E ciò a che serve al ben comune ed al profitto del predicatore, se non per renderlo più vano di se stesso e più debitore presso Dio? poiché in vece del frutto che potea ricavar dalla sua predica, altro non ricava che vane lodi che non partoriscono alcun profitto. Chi all'incontro predica Cristo crocifisso alla semplice, e non per esser lodato, ma solo per farlo amare, scende dal pulpito ricco del merito di tutto il bene che ha fatto o almeno che desiderava di fare ne' suoi ascoltanti.

Quanto poi si è detto, non solo vale per i predicatori, ma anche per i lettori, e per coloro che attendono a prender le confessioni. Quanto bene può fare un lettore nell'insegnare agli altri le scienze, insinuando ai giovani le massime di pietà! Lo stesso accade nel prender le confessioni. E lo stesso profitto può ricavarsi nel conversare cogli altri. Non sempre si può predicare, ma stando in conversazione quanto bene può fare un sacerdote dotto e santo, con parlar destramente (quando può entrar nel discorso) della vanità delle grandezze mondane, dell'uniformità alla volontà divina, della necessità di raccomandarsi continuamente a Dio in mezzo a tante tribolazioni che ci affliggono e tentazioni che ci molestano?

Il Signore ci dia lume e forza d'impiegare i giorni che ci restano di vita ad amarlo e a far la sua volontà, poiché questo solo giova, e tutto l'altro è perduto.

 




1. Cor. 8. 1. et 2.



2 Sap. 10. 10.



3 Matth. 11. 25.



4 1. Cor. 3. 2.






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