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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve dissertazione… opinione probabile

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14. Lettera di Stefano Longobardo de' pii operaj

 

(La seguente lettera è del reverendiss. p. d. Stefano Longobardi preposito della ven. congregazione de' pii operaj.)

 

Bisogna ch'io accusi la mia mancanza in non aver per anche ringraziata V.S. illustriss. della sua bellissima apologia in risposta all'invettiva fattale dal p. Patuzzi sulla materia del probabile. Io non so come un tal uomo siasi trasportato ad asserir cose che fino i fanciulli ne conoscono l'insussistenza e la fallacia. Il modo poi di scrivere ha stomacato fino i suoi amici e aderenti. Ho provato un piacere singolare, mirando come V.S. illustriss. lo staffila colla forza insieme e colla modestia de' suoi argomenti invitti; di modo che ho inteso da uno de' di lui amici dire: «Questa volta monsig. De Liguori ha fatto un latino a cavallo al p. Patuzzi.» Ed un altro suo partigiano ha detto che in questa opera V.S. illustriss. ha tenuto a scuola il suddetto p. Patuzzi. Ed avendo io fatta leggere la sua apologia al signor d. Donato Spena parroco di Chiaja ed esaminatore di questo arcivescovato, uomo (come sa) consumato nella teologia morale, mi ha ingenuamente confessato che la sua opera gli è piaciuta all'ultimo segno, né vi è che aggiungere; e mi ha imposto che da parte sua me ne


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rallegrassi con V.S. illustriss. Ho avuto parimente piacere in leggere nell'appendice le riflessioni che ha fatte sulla Regola de' postumi, avendole trovate in formi al giudizio che ne feci anch'io in Roma, in occasione che la vidi nella stanza d'un padre, a cui dissi che alcune proposizioni affatto non poteano passare; né saprei come avessero potuto scansare più proposizioni già dannate in Bajo ed altri, specialmente sull'ignoranza invincibile de' precetti naturali, che nega anche nelle rimote conclusioni. Se ciò sussistesse, fra gli altri inconvenienti ne verrebbe che uno, operando colla coscienza invincibilmente erronea, dovrebbe necessariamente peccare; sicché essendo la coscienza contraria alla legge eterna (intende se la coscienza dettasse doversi fare un'azione che è contraria alla legge), operando o non operando, peccherebbe necessariamente. Compatisca questa digressione: e pregandola a tenermi raccomandato al Signore, con tutto l'ossequio mi rassegno

Napoli 30 settembre 1765.

Divotiss. ed obbligatiss. servitor vero

Stefano Longobardo de' pii operaj.

 




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