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S. Alfonso Maria de Liguori
Dolce trattenimento...a vista di Gesù croc.

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Testo


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Gesù in croce! Oh spettacolo stupendo al cielo ed alla terra di misericordia e di amore! Vedere il figlio di Dio morir di dolore sopra di un patibolo infame, condannato qual malfattore con sì acerba e vituperosa morte, per salvare gli uomini peccatori dalla pena loro dovuta! Questo spettacolo è stato e sarà sempre la contemplazione de' santi, per la quale volentieri hanno essi rinunziati tutti i beni della terra ed hanno abbracciate con animo grande le pene e la morte per rendersi grati ad un Dio morto per loro amore. Dal vedere Gesù così disprezzato fra due ladri, hanno amati i disprezzi molto più che da' mondani non sono stati amati i primi onori del mondo. Dal vedere Gesù pieno di piaghe in croce, hanno abbominati i piaceri di senso ed han procurato di affligger la loro carne, per unire i loro dolori ai dolori del Crocifisso. Dal vedere la pazienza con cui morì il nostro Salvatore, hanno accettate con gioia le infermità più dolorose ed anche i tormenti più crudeli de' tiranni. Dal veder finalmente l'amore dimostrato a noi da Gesù Cristo in voler sacrificar la vita per noi in un mare di pene, han cercato di sacrificargli quanto aveano, le robe, i figli e la vita.

Parlando S. Paolo dell'amore a noi portato dall'Eterno Padre che vedendoci morti per lo peccato ha voluto restituirci la vita col mandare il Figlio a morire per noi, lo chiama troppo amore: Deus autem, qui dives est in misericordia, propter nimiam caritatem suam, qua dilexit nos... convivificavit nos in Christo (Ephes. II, 4 et 5). Dello stesso modo noi dobbiamo chiamare l'amore con cui Gesù Cristo ha voluto morire per noi, troppo amore; quindi lo stesso Apostolo scrisse: Praedicamus Christum crucifixum, Iudaeis quidem scandalum, Gentibus autem stultitiam (I Cor. I, 23). Dicea S. Paolo, che la morte di Gesù crocifisso pareva a' Giudei uno scandalo,


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mentr'essi pensavano che egli dovesse comparire in terra pieno di maestà mondana e non già condannato a morire da reo su d'una croce; all'incontro a' Gentili sembrava una pazzia il voler morire un Dio, e con tal morte, per le sue creature. Dicea pertanto S. Lorenzo Giustiniani: Vidimus sapientem prae nimietate amoris infatuatum:1 Abbiam veduta la stessa Sapienza eterna, il Figlio di Dio impazzito per noi, a cagion del troppo amore che ci ha portato.

E non sembra una pazzia, un Dio onnipotente e felicissimo in se stesso voler sottoporsi spontaneamente ad esser flagellato, trattato da re di scena, schiaffeggiato, sputato in faccia, condannato da malfattore e morire abbandonato da tutti sopra un legno di vituperio, per salvare poveri vermi da lui creati? Ciò considerando l'innamorato S. Francesco, esclamava per le campagne piangendo: L'amore non è amato, l'amore non è amato!2 Quindi dicea poi S. Bonaventura che chi vuol conservare l'amore a Gesù Cristo dee sempre figurarsi di vederlo pendente in croce, che sta per noi morendo: Semper oculis cordis sui Christum in cruce morientem videat.3

O beata quell'anima che spesso mettesi avanti gli occhi Gesù moribondo in croce e si ferma a contemplar con tenerezza


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le pene sofferte da Gesù e l'amore con cui le offeriva al Padre per noi, mentre stava agonizzando su quel letto di dolore. Le anime innamorate di Dio nel tempo in cui si trovano più agitate dalle tentazioni de' demoni e dai timori della loro eterna salute, ricevono gran sollievo nel considerare in silenzio da solo a solo Gesù che pende dalla croce e manda sangue da tutte le sue piaghe. A vista del Crocifisso ben fuggono dalla nostra mente tutti i desideri de' beni di questo mondo. Spira da quella croce un'aura celeste che ci fa dimenticare di tutti gli oggetti terreni, ed accende in noi un santo desiderio di lasciar tutto per occupare tutti i nostri affetti solo in amar quel Signore che volle morire per amor di noi.

Predisse Isaia che il nostro Redentore doveva essere un uomo di dolori: Et vidimus eum... despectum, et novissimum virorum, virum dolorum (Is. LIII, 2 et 3). Or chi vuol vedere quest'uomo di dolori predetto da Isaia, guardi Gesù Cristo che sta morendo sulla croce: ivi inchiodato egli di mani e di piedi pende con tutto il peso del corpo dalle sue stesse piaghe; in tutte le sue membra, che sono tutte ferite e addolorate, patisce una continua pena acerba; dove si volge non trova sollievo, anzi il dolore sempre più cresce sino a privarlo di vita, mentre quest'uomo di dolori sta condannato dal Padre per li nostri peccati a finir la vita di puro dolore.

Qual cristiano dunque, o Gesù mio, sapendo per fede che voi siete morto in croce per suo amore, potrà vivere senz'amarvi? Perdonatemi dunque prima di tutto, Signor mio, questo gran peccato di essere stato nel mondo tanti anni e non avervi amato. Caro mio Salvatore, la morte mi spaventa pensando che in quel punto avrò da rendervi conto di tutte le offese che vi ho fatte; ma questo sangue che vedo scorrere dalle vostre piaghe mi fa sperare di ricever da voi il perdono ed insieme la grazia di amarvi in avvenire con tutto il mio cuore, in virtù di quei meriti che voi avete acquistati con tante pene. Io tutto a voi mi dono, non voglio esser più mio; voglio far tutto, voglio patir tutto per darvi gusto. Voglio morir per voi che siete morto per me. Vi dirò con S. Francesco: Moriar


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amore amoris tui, qui amore amoris mei dignatus es mori:4 Muoia io per amore del vostro amore, giacché voi siete morto per amore dell'amor mio.

Pater, in manus tuas commendo spiritum meum (Luc. XXIII, 46). Queste parole proferite da Gesù Cristo in croce, stando vicino alla morte, apportano gran sollievo a' moribondi che si trovano in quell'ultimo combattimento coll'inferno, e stanno per passare all'eternità. -- Amato mio Gesù, io non voglio aspettare il punto della mia morte per raccomandarvi l'anima mia: da ora ve la raccomando; per quel sangue che avete sparso per me, non permettete che ella abbia a separarsi da voi. Io da ogg'innanzi voglio essere vostro e tutto vostro senza riserba. Se mai vedete che io avessi a voltarvi le spalle, come ho fatto per lo passato. vi prego a farmi più presto morire in questo punto in cui spero di stare in grazia vostra. -- In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum (Ps. XXX, 2). Anima fedele, alza gli occhi e guarda su quella croce il tuo Redentore già morto per amor tuo. Digli: Gesù mio, nelle vostre lacere carni aperte da' flagelli, dalle spine e da' chiodi, conosco l'ardente amore che mi avete portato e l'ingratitudine che vi ho usata: ma il sangue vostro è la speranza mia. Misero! quante volte ho rinunziato alla vostra grazia, ed io stesso ho voluto condannarmi all'inferno? Che sarebbe di me, se voi non aveste eletto di morire per me? Vorrei morir di dolore ogni volta che penso di aver disprezzata la vostra bontà infinita, ed essermi spontaneamente separato da voi con discacciarvi dall'anima mia. Ma no, da oggi avanti colla vostra grazia voglio lasciar tutto, mi basta solamente lo star unito con voi, mio Dio, mio tutto.

O uomini, uomini, come potete così disprezzar questo Dio che per vostro amore tanto patisce? Miratelo su quella croce come si sta sacrificando colla morte per pagare i vostri peccati e così guadagnarsi il vostro affetto. Gesù mio, non voglio vivere


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più ingrato a tanta bontà. O piaghe di Gesù, feritemi di amore; o sangue di Gesù, inebriatemi di amore; o morte di Gesù, fatemi morire ad ogni affetto che non è affetto per Gesù. Vi amo più di me stesso, o Gesù mio, e non vi ha pena che mi dolga, quanto il pensare di aver più volte disprezzato il vostro amore. Accettatemi, per pietà non mi ributtate, or che tutto a voi mi do senza riserba.

Ecco finalmente come il nostro Salvatore oppresso da' dolori sulla croce china la testa e spira: Et inclinato capite tradidit spiritum (Io. XIX, 30). Eterno Dio, io miserabile vi ho disonorato colla mia mala vita, ma Gesù Cristo, soddisfacendo per me colla sua morte, vi ha soprabbondantemente restituito l'onore. Per li meriti dunque del vostro Figlio morto per me, abbiate pietà di me.

Gesù mio Salvatore, io vi miro già morto su questa croce, voi più non parlate, non più respirate, perché non avete più vita, avendola voluta perdere per dar vita alle anime nostre; non avete più sangue, perché tutto già l'avete sparso a forza di tormenti per lavare i nostri peccati. In somma vi siete abbandonato alla morte per l'amore che ci avete portato: Dilexit nos, et tradidit semetipsum pro nobis (Ephes. V, 2). «Consideriamo, scrive S. Francesco di Sales, questo divin Salvatore disteso sopra la croce come sopra il suo altare di onore, dove muore d'amore per noi, ma d'un amore più doloroso che la morte medesima. Ah perché non ci gettiamo adunque in ispirito sopra di lui per morire sopra della croce con colui che ha voluto morirvi per amore di noi? Io io terrò, dovremmo dire, e non l'abbandonerò giammai; morirò con esso ed abbrucerò nelle fiamme del suo amore. Uno stesso fuoco consumerà questo divin Creatore e la sua miserabile creatura. Il mio Gesù è tutto a me ed io son tutto a lui, io viverò e morirò sopra il suo petto; né la morte, né la vita giammai da lui mi separeranno».5


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Sì, dolce mio Redentore, io mi abbraccio con tenerezza a' vostri piedi trafitti, e pieno di confidenza mirandovi morto per amor mio, mi pento di avervi disprezzato e v'amo con tutta l'anima mia. Ai piedi della vostra croce vi lascio il mio cuore, la mia volontà: inchiodatela voi a questa croce, acciocché da voi più non si parta, e da ogg'innanzi altro non voglia se non quello che piace a voi.

Scrive S. Giovanni che il nostro Salvatore per dare ad intendere a' suoi discepoli la morte che doveva patir sulla croce, disse: Et ego si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad meipsum. Hoc autem dicebat, significans qua morte esset moriturus (Io. XII, 32 et 33). Ed infatti Gesù con essersi fatto vedere crocifisso e morto, quante anime felici ha tirate a sé in modo che elle han lasciato tutto per darsi tutte al suo divino amore ! Deh Gesù mio, tiratevi ancora l'anima mia che un tempo era perduta; tiratela colle catene del vostro amore, affinché si dimentichi del mondo, per non pensare ad altro che ad amarvi e darvi gusto: Trahe me post te in odorem unguentorum tuorum.6 Signor mio, voi sapete la mia debolezza e le offese che vi ho fatte, tiratemi da dentro del fango delle mie passioni; tiratevi tutti gli affetti miei, acciocché non attenda ad altro che a piacere a voi, mio amabilissimo Dio: Signore esauditemi per li meriti della vostra morte e fatemi tutto vostro.

Scrive S. Leone, che chi guarda con confidenza Gesù morto in croce, resta sanato dalle ferite de' peccati commessi: Qui intuentur fide mortem Christi, sanantur a morsibus peccatorum.7 Perciò ogni cristiano dovrebbe tener sempre davanti gli occhi Gesù crocifisso e dire come dicea S. Paolo: Non enim iudicavi me scire aliquid inter vos nisi Iesum Christum, et hunc crucifixum (I Cor. II, 2). In somma dicea l'Apostolo che in questo mondo non voleva altra scienza se non quella di sapere


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amare Gesù Cristo crocifisso. - Amato mio Salvatore, voi che per ottenere a me una buona morte vi avete eletta una morte così penosa e desolata, io mi abbandono tutto nelle braccia della vostra misericordia. Vedo che da più anni dovrei stare all'inferno separato da voi per sempre in pena di avere un tempo disprezzata la grazia vostra, ma voi mi avete chiamato a penitenza e spero che mi abbiate perdonato; ma se per mio difetto non mi avete perdonato ancora, perdonatemi in questo punto. Io mi pento, Gesù mio, con tutto il cuore di avervi voltate le spalle e discacciato dall'anima mia. Rimettetemi nella vostra grazia; ma ciò non mi basta, confortatemi ad amarvi con tutte le mie forze in tutta la mia vita. E quando giungerò al punto della mia morte, fatemi spirare ardendo del vostro amore, dicendo allora: Gesù mio, io vi amo, io vi amo per seguire ad amarvi in tutta l'eternità. Unisco da ora la morte mia alla vostra santa morte, per la quale spero di salvarmi: In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum. O gran Madre di Dio, voi dopo Gesù siete la speranza mia: In te, Domina, speravi non confundar in aeternum.

Anime divote, allorché il demonio vuol farci diffidare della nostra salute colla ricordanza de' peccati fatti, alziamo gli occhi a Gesù morto in croce per liberarci dalla morte eterna. Dopo che un Dio ci ha fatto conoscere per mezzo della santa fede il desiderio che ha di salvarci in aver data la vita per noi, se noi siamo risoluti di amarlo davvero ad ogni costo nella vita che ci resta, dobbiamo guardarci di avere una confidenza debole nella sua misericordia. Dopo che egli ci ha dati tanti segni del suo amore e del desiderio che ha di vederci salvi, è una specie di offesa che gli facciamo, se non confidiamo totalmente e speriamo tutto dalla sua bontà.

Pieni dunque di santa confidenza speriamo ogni bene dalle mani di un Dio così liberale ed amoroso; e nello stesso tempo diamoci tutti a lui senza riserba e preghiamolo così: O Dio eterno, noi siamo peccatori, ma voi che siete onnipotente potete farci santi; fate che da ogg'innanzi non tralasciamo cosa che intendiamo esser di gloria vostra e operiamo tutto per darvi gusto. Beati noi se perdiamo tutto per fare acquisto di voi bene infinito. Fate che spendiamo la vita che ci resta solo in piacere a voi. Puniteci come vi piace per le colpe commesse, ma liberateci dal castigo di non potervi amare; privateci di


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tutto, ma non di voi. Voi senza riserba ci avete amati, senza riserba vogliamo amarvi ancor noi, o amore infinito, o bontà infinita.

O Vergine Maria, tirateci tutti a Dio, voi potete farlo; fatelo per l'amor che portate a Gesù Cristo.

Terminiamo questo libretto colla preghiera di S. Francesco di Sales dicendo: «O amore eterno, l'anima mia vi cerca e vi elegge eternamente. Deh venite, Spirito Santo, ed infiammate i nostri cuori col vostro amore. Morire ed amare; morire ad ogni altro per vivere eternamente all'amore di Gesù. O Salvatore delle anime nostre, fate che cantiamo eternamente: Viva Gesù, io amo Gesù. Viva Gesù che amo, amo Gesù che vive e regna ne' secoli de' secoli. Amen8

Ah Gesù mio, e chi sarà di cuore così duro ed ingrato, che vedendo voi Figlio di Dio che avete voluto per noi finir la vita con una morte così amara per nostro amore, possa amare nel mondo altro che voi, e possa a voi preferire qualche meschino bene di terra? Mio Dio e mio tutto, io vi preferisco a tutte le scienze, a tutte le ricchezze, a tutti gli onori, a tutte le glorie e le speranze, ed a tutti i doni che voi potete darmi. Voi siete tutto il mio bene. Voi siete infinitamente amabile, e come posso amare altri che voi? Perciò ogni dono che non è voi stesso, non mi basta né mi contenta, voi solo voglio e niente più. E se per li miei peccati volete castigarmi, castigatemi con privarmi di tutto, ma non mi private di voi. Voi solo mi bastate: replico, voi solo voglio e niente più.


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La vita che mi resta la voglio spendere tutta in amarvi e darvi gusto. Che non han fatto i santi per dar gusto a voi, infinita bontà? Si sono spogliati di tutti i loro beni, han rinunziate le maggiori dignità della terra ed hanno abbracciati come tesori i disprezzi, i tormenti e le morti più crudeli che ha saputo inventare la crudeltà de' tiranni.

Signore, già intendo che a questo fine ci avete creati per amarvi e darvi gusto. Per lo passato io miserabile in vece di darvi gusto vi ho dati tanti disgusti; che voglio dire? vorrei morirne di dolore quando ci penso. Spero che a quest'ora mi abbiate perdonato per la vostra misericordia. Giacché ora mi avete perdonato, io vi dono tutta la mia volontà, tutto me stesso. Voi possedetemi sempre, possedetemi tutto. Deh tiratemi sempre più dentro del vostro Cuore. Discacciate da me ogni amore che non è per voi, che siete l'unico mio bene e l'unico mio amore.

O Maria madre di Dio, voi dopo Gesù siete la mia speranza. Domando a Dio la grazia di esser tutto suo: non ci vuol altro, voi che potete tutto con Dio, voi me l'avete da impetrare.

O amore divino, e come puoi esser così disprezzato dagli uomini? O uomini, mirate su quella croce il Figlio di Dio, che come un agnello si sta sagrificando co' dolori della morte per pagare i vostri peccati, e così acquistarsi il vostro amore: guardatelo ed amatelo.

Gesù mio, o amabile infinito, non mi fate più vivere ingrato a tanta bontà. Per lo passato poco ho pensato a corrispondere all'amore che mi avete portato, per l'avvenire non voglio pensare ad altro che a piacervi ed amarvi. Spogliamoci di ogni amor proprio e di ogni affetto che sa di terra e diamo a Dio tutta la nostra volontà, tutta, tutta senza riserba e diciamogli: Signore, disponete di me e di tutte le cose mie, per la vita e per la morte, come vi piace; altro io non voglio se non quello che volete voi. Altro non desidero che di amarvi sempre in questa vita e per tutta l'eternità. E che altro vogl'io se non voi solo, o Dio del mio cuore?9


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O sangue di Gesù inebriatemi di amore per Gesù; o piaghe di Gesù, feritemi di amore per Gesù; o morte di Gesù, fatemi morire ad ogni amore che non è per Gesù. Gesù mio, vi amo sopra ogni cosa, vi amo con tutta l'anima mia, vi amo più di me stesso. Mi pento, amor mio, d'avervi disprezzato per lo passato. Amato mio Signore, datemi il vostro amore e rendetemi tutto vostro.

O madre mia Maria, vi prego di nuovo, fatemi tutto di Gesù. Voi lo potete fare, da voi lo spero.

 




1 «Adeamus cum fiducia, non ad thronum gloriae, sed ad diversorium humanitatis eius (nempe ad praesepe in quo reclinatur infans), ut inveniamus gratiam in tempore opportuno. Ibi namque agnoscemus exinanitam maiestatem, Verbum abbreviatum, solem carnis nube obtectum, et sapientiam amoris nimietate infatuatam.» S. LAURENTIUS IUSTINIANUS, Sermo in festo Nativitatis Domini. Opera, Lugduni, 1628, pag. 394, col. 2.



2 Questo sentimento certamente animava il cuore di S. Francesco, ispiratogli dal suo ardente amore tanto per Gesù Cristo quanto per le anime; e specialmente lo espresse nella circostanza che segue: «Una volta tra l'altre.... gridava ad alta voce.... Sentito da una persona nobile e timorata di Dio che passava, e che era stato assai suo familiare al secolo, gli chiese, con istanza e meraviglia, che disgrazia gli fosse intravenuta; ed il Santo piangendo gli rispose: «Mi doglio e piango per i gravi tormenti e disonori che diedero e fecero al mio Signor Gesù Cristo quei crudelissimi Giudei; e tanto più ne sento gran cordoglio quanto che io odo e vedo che tutto il mondo, per cui ei gli ha patiti, ingratissimamente s'è scordato d'un sì inestimabile beneficio.» Il che dicendo, cominciò a riversar fiumi di lacrime.» MARCO DA LISBONA, Croniche del P. S. Francesco, parte 1, lib. 1, cap. 86. - Questa parola però: «L' amore non è amato», non la troviamo riferita di lui, ma del suo pur «innamorato» discepolo, il B. Giacopone da Todi: «Rogatus aliquando a Fratre quid adeo lacrimaretur, respondit id se eo facere quod Amor non amaretur.» WADDINGUS, Annales Minorum, anno 1298, num. 40. - Cf. Marco da Lisbona, Croniche dei Frati Minori, parte 2, lib. 6, cap. 37; Leggendario Francescano, 25 dicembre.



3 «Quoniam devotionis fervor per frequentem Christi Passionis memoriam nutritur et conservatur in homine, ideo necesse est ut frequenter, ut semper oculis cordis sui Christum in cruce tamquam morientem videat, qui devotionem in se vult inexstinguibilem conservare.» S. BONAVENTURA, De perfectione vitae ad Sorores, cap. 6, n. 1. Opera, VIII, ad Claras Aquas, 1898, pag. 120.

4 «Completum est in illo (in Francisco, in impressione sacrorum Stigmatum) quod ante petebat de seipso: «Absorbeat, quaeso, Domine, mentem meam ab omnibus quae sub caelo sunt ignita et melliflua vis amoris tui: ut amore amoris tui moriar, qui amore amoris mei dignatus es mori». UBERTINUS DE CASALI, Arbor vitae crucifixae Iesu, (liber impressus Venetiis per Andream de Bonettis de Papia. anno 1485), lib. 5, cap. 4 «Iesus seraph alatus», (initio sextae columnae huius capitis).



5 «Voyons-le, Théotime, ce divin Rédempteur, étendu sur la croix, comme sur son bûcher d' honneur où il meurt d'amour pour nous, mais d'un amour plus douloureux que la mort même, ou d'une mort plus amoureuse que l'amour même: hé, que ne nous jetons-nous en esprit sur lui, pour mourir sur la croix avec lui, qui, pour l'amour de nous, a bien voulu mourir! Je le tiendrai, devrions-nous dire...., et ne le quitterai jamais (Cant. III, 4); je mourrai avec lui et brûlerai dedans les fiammes de son amour, un même feu consumera ce divin Créateur et sa chétive créature; mon Jésus est tout mien et je suis toute sienne (Cant. II, 16), je vivrai et mourrai sur sa poitrine, ni la mort ni la vie ne me séparera jamais de lui (Rom. VIII, 38, 39).» S. FRANÇOIS DE SALES, Traité de l'amour de Dieu, liv. 7, ch. 8.



6 Trahe me: post te curremus in odorem unguentorum tuorum. Cant. I, 3.



7 «Sicut Moyses, inquit, exaltavit serpentem in eremo, ita exaltari oportet Filium hominis; ut omnis qui credit in eum, non pereat, sed habeat vitam aeternam. Quomodo qui intuebantur illum serpentem, non peribant morsibus serpentum; sic qui intuentur fide mortem Christi, sanatur a morsibus peccatorum.» S. AUGUST. In Ioannem, tract. XII, n. 11. ML 35-1490.

8 «O amour éternel, mon âme vous requiert et vous choisit éternellement! Hé, «venez, Saint-Esprit, et enfiammez nos coeurs de votre dilection (Ad Missam, in festo Pentecoste)». Ou aimer ou mourir! Mourir et aimer! Mourir à tout autre amour pour vivre à celui de Jésus, afin que nous ne mourions point éternellement; ains que vivant en votre amour éternel, ô Sauveur de nos âmes, nous chantions éternellement: Vive Jésus! J'aime Jésus! Vive Jésus que j'aime! J'aime Jésus qui vit et régne ès siècles des siècles. Amen.» S. FRANÇOIS DE SALES, Traité de l'amour de Dieu, liv. 12, ch. 13.

9 A te quid volui...? Deus cordis mei, et pars mea Deus in aeternum. Ps. LXXII, 25, 26.




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