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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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DISCORSO V. - Della Visitazione di Maria.

Maria è la tesoriera di tutte le divine grazie: onde chi desidera grazie dee ricorrere a Maria; e chi ricorre a Maria dee star sicuro d'aver le grazie che desidera.

Felice si stima quella casa che viene visitata da qualche personaggio reale, e per l'onore che ne riceve e per li vantaggi che poi ne spera. Ma più felice dee chiamarsi quell'anima ch'è visitata dalla regina del mondo Maria Santissima, la quale non sa non riempire di beni e di grazie quell'anime beate, ch'ella si degna di visitare per mezzo de' suoi favori. Fu benedetta la casa di Obededom, allorché fu visitata dall'arca del Signore: Benedixit Dominus domui eius (I Par. XIII, [14]). Ma di quante maggiori benedizioni sono arricchite quelle persone, che ricevon qualche visita amorosa da quest'arca viva di Dio quale fu la divina Madre! Felix illa domus quam Mater Dei visitat, scrisse Engelgrave.1 Ben l'esperimentò la casa del Battista, dove appena entrando Maria, colmò tutta quella famiglia di grazie e benedizioni celesti; che perciò la presente festa della Visitazione si chiama comunemente la festa della Madonna delle Grazie.

Quindi vedremo oggi nel presente discorso, come la divina Madre è la tesoriera di tutte le grazie. E divideremo il discorso in due punti. Nel primo vedremo che chi desidera grazie, dee ricorrere a Maria. Nel secondo, che chi ricorre a Maria, dee star sicuro d'aver le grazie che desidera.


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Punto I.

Dopo che la S. Vergine udì dall'Arcangelo S. Gabriele che la sua cognata Elisabetta2 era gravida di sei mesi, fu illuminata dallo Spirito Santo internamente a conoscere che il Verbo umanato e fatto già suo figlio, volea cominciare a manifestare al mondo le ricchezze della sua misericordia, colle prime grazie che volea compartire a tutta quella famiglia. Onde senza frammetter dimora, exsurgens, come narra S. Luca (I, 39), Maria... abiit in montana cum festinatione. Alzandosi ella dalla quiete della sua contemplazione, a cui stava sempre applicata, e lasciando la sua cara solitudine, subito si partì per andare alla casa di Elisabetta. E perché la santa carità tutto sopporta - Caritas omnia suffert3 - e non sa patir dimora, come appunto su questo Evangelio dice S. Ambrogio, Nescit tarda molimina Spiritus Sancti gratia;4 perciò, non curando la fatica del viaggio, la tenera e delicata donzella presto si pose in cammino. Giunta che fu a quella casa, ella salutò la sua cugina: Et intravit in domum Zachariae et salutavit Elisabeth.5 E come riflette S. Ambrogio, Maria fu la prima a salutare Elisabetta, prior salutavit.6 Ma non fu la visita della B. Vergine come sono le visite de' mondani, che per lo più si riducono in cerimonie e false esibizioni: la visita di Maria apportò in quella casa un cumolo di grazie. Poiché alla sua prima entrata ed a quel primo saluto Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e Giovanni restò libero7 dalla colpa e santificato; che perciò egli diede quel segno di giubilo esultando nell'utero di sua madre, volendo così palesare la grazia ricevuta per mezzo della B. Vergine, come dichiarò la


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stessa Elisabetta: Ut facta est vox salutationis tuae in auribus meis, exsultavit in gaudio infans in utero meo.8 Sicché, come riflette Bernardino da Bustis, in virtù del saluto di Maria Giovanni ricevé la grazia dello Spirito Divino che lo santificò: Cum B. Virgo salutavit Elisabeth, vox salutationis per aures eius ingrediens ad puerum descendit, virtute cuius salutationis puer Spiritum Sanctum accepit (Part. VII, serm. 4).9

Or se questi primi frutti della Redenzione passarono tutti per Maria, ed ella fu il canale per mezzo di cui fu comunicata la grazia al Battista, lo Spirito Santo a Elisabetta, il dono di profezia a Zaccaria, e tante altre benedizioni a quella casa, che furono le prime grazie che sappiamo essersi fatte sulla terra dal Verbo dopo essersi incarnato; è molto giusto il credere che Dio sin d'allora avesse costituita Maria quale acquedotto universale, come la chiama S. Bernardo,10 per cui d'indi in poi passassero a noi tutte le altre grazie che 'l Signore vuol dispensarci, secondo quello che si disse nella Parte I, al cap. V.

Con ragione dunque questa divina Madre vien detta il tesoro, la tesoriera, e la dispensatrice delle divine grazie. Così vien nominata dal Ven. abbate di Celles: Thesaurus Domini et thesauraria gratiarum (Prol. Cont. Virg., c. 1);11 così da S. Pietro Damiani: Thesaurus divinarum gratiarum;12


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dal B. Alberto Magno: Thesauraria Iesu Christi;13 da S. Bernardino: Dispensatrix gratiarum;14 da un dottor greco appresso Petavio (De Trin.): Promptuarium omnium bonorum: dispensa di tutti i beni;15 così anche da S. Gregorio Taumaturgo il quale dice: Maria sic gratia plena dicitur, quod in illa gratiae thesaurus reconderetur.16 E Riccardo di S. Lorenzo dice che Dio ha riposto in Maria, come in un erario di misericordia, tutti i doni delle grazie, e da questo tesoro egli arricchisce i suoi servi: Maria est thesaurus, quia in ea, ut in gazophylacio, reposuit Dominus omnia dona gratiarum; et de hoc thesauro largitur ipse larga stipendia suis militibus et operariis (De laud. Virg., l. 4).17


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S. Bonaventura parlando del campo dell'Evangelio dove sta nascosto il tesoro, e che dee comperarsi ad ogni gran prezzo, come disse Gesù Cristo: Simile est regnum caelorum thesauro abscondito in agro, quem qui invenit homo... vadit et vendit universa quae habet et emit agrum illum (Matth. XIII, 44); dice che questo campo è la nostra regina Maria, in cui sta il tesoro di Dio, ch'è Gesù Cristo, e con Gesù Cristo la sorgente e la fonte di tutte le grazie: Ager iste est Maria, in qua thesaurus Dei Patris absconditus est (Spec., c. 7).18 Affermò già S. Bernardo che 'l Signore tutte le grazie che vuole a noi dispensare le ha poste in mano di Maria, acciocché sappiamo che quanto noi riceviamo di bene, tutto lo riceviamo dalle sue mani: Totius boni plenitudinem posuit in Maria, ut proinde si quid spei in nobis est, si quid gratiae, si quid salutis, ab ea noverimus redundare (Serm. de aqu.).19 E ce ne assicura Maria stessa dicendo: In me gratia omnis viae et veritatis (Eccli. XXIV, [25]): In me son tutte le grazie de' veri beni che voi uomini potete desiderare in vostra vita. Sì, madre e speranza nostra, ben lo sappiamo, le diceva S. Pier Damiani, che tutti i tesori delle divine misericordie stanno nelle vostre mani: In manibus tuis omnes thesauri miserationum Dei.20 E prima del Damiani l'asserì con maggior espressione S. Idelfonso, allorché parlando colla Vergine le dicea: Signora, tutte le grazie che Dio ha determinato di fare agli uomini, tutte ha determinato di farle per le vostre mani, e perciò tutti i tesori delle grazie a voi l'ha consegnati: Omnia bona quae illis summa maiestas decrevit facere, tuis manibus decrevit commendare; commissi quippe tibi sunt thesauri et


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ornamenta gratiarum (In Cor. Virg., c. 15).21 Sicchè, o Maria, concludea S. Germano, non v'è grazia che si dispensi ad alcuno se non per le vostre mani: Nemo qui salvus fiet, nisi per te: nemo donum Dei suscipit, nisi per te (Serm. de zon. Virg.).22 - Sulle parole che disse l'Angelo alla SS. Vergine: Ne timeas, Maria, invenisti enim gratiam apud Deum (Luc. I, [30]), soggiunge con bella riflessione il B. Alberto Magno e dice: Ne timeas, quia invenisti. Non rapuisti, ut primus angelus: non perdidisti, ut primus parens: non emisti, ut Simon magus; sed invenisti, quia quaesivisti. Invenisti gratiam increatam, et in illa omnem creaturam (In Mar., cap. 237):23 O Maria, voi non avete rapita la grazia come voleva rapirla Lucifero; non perduta, come la perdette Adamo; non comperata, come volea comperarla Simon mago;


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ma l'avete trovata, perché l'avete desiderata e cercata. Avete ritrovata la grazia increata, ch'è Dio stesso fatto già vostro figlio, ed insieme con quella avete ritrovato ed ottenuto tutti i beni creati. Conferma questo pensiero S. Pier Grisologo, dicendo che la gran Madre ritrovò questa grazia per render poi la salute a tutti gli uomini: Hanc gratiam accepit Virgo, salutem saeculis redditura (Serm. 3, de Ann).24 E in altro luogo dice che Maria trovò una grazia piena, che bastasse a salvare ognuno: Invenisti gratiam, quantam? quantam superius dixerat, plenam et vere plenam, quae largo imbre totam infunderet creaturam (Serm. 142).25 In modo tale, dice Riccardo di S. Lorenzo, siccome Dio ha fatto il sole, acciocché per suo mezzo sia illuminata la terra; così ha fatta Maria, acciocché per suo mezzo si dispensino al mondo tutte le divine misericordie: Sicut sol factus est ut illuminet totum mundum, sic Maria facta est ut misericordiam impetret toti mundo (De laud. Virg., lib. 7).26 E S. Bernardino soggiunge che la Vergine, dacché fu fatta Madre del Redentore, acquistò una quasi giurisdizione sopra tutte le grazie: A tempore quo Virgo Mater concepit in utero Verbum Dei, quamdam, ut sic dicam, iurisdictionem obtinuit in omni Spiritus Sancti processione temporali: ita ut nulla creatura aliquam a Deo obtinuit gratiam, nisi secundum ipsius piae Matris dispensationem (Serm. 61, tract. 1, art. 8).27


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Onde concludiamo questo punto con Riccardo di S. Lorenzo, il quale dice che se vogliamo ottenere alcuna grazia ricorriamo a Maria, che non può non ottenere a' suoi servi quanto dimanda, poich'ella ha ritrovata la grazia divina e sempre la trova: Cupientes invenire gratiam, quaeramus inventricem gratiae, quae quia semper invenit, frustrari non potest (De laud. Virg., l. 2, p. 5).28 E lo prese da S. Bernardo il quale disse: Quaeramus gratiam et per Mariam quaeramus, quia quod quaerit invenit, et frustrari non potest (Serm. de aquaed.).29 Se dunque desideriamo grazie, bisogna che andiamo a questa tesoriera e dispensatrice delle grazie, giacché questa è la volontà suprema del dator d'ogni bene, come ci assicura lo stesso S. Bernardo, che tutte le grazie per mano di Maria si dispensano: Quia sic est voluntas eius, qui totum nos habere voluit per Mariam (Loc. cit.).30 Totum, totum: chi dice tutto, non esclude niente.

Ma perché per ottenere le grazie v'è necessaria la confidenza, passiamo ora a vedere quanto dobbiamo star certi di ottener le grazie, ricorrendo a Maria.

Punto II.

E perché mai Gesù Cristo ha riposte in mano di questa sua Madre tutte le ricchezze delle misericordie, ch'egli vuole usarci, se non affine ch'ella ne faccia ricchi tutti i suoi divoti che l'amano, l'onorano, e con confidenza a lei ricorrono? Mecum sunt divitiae... ut ditem diligentes me (Prov. VIII, [17, 21]). Così si protesta la stessa Vergine in questo passo che le applica la S. Chiesa in tante sue festività. Sicché non ad altro uso che per giovare a noi, dice l'abbate Adamo, queste ricchezze di vita eterna si conservano da Maria, nel cui seno il Salvatore ha collocato il tesoro de' miserabili, acciocché da questo tesoro i poveri provveduti diventino ricchi: Divitiae salutis penes Virginem nostris usibus reservantur. Christus in Virginis utero pauperum gazophylacium collocavit: inde pauperes locupletati sunt 


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(In Alleg. utr. Test., c. 24 Eccli.).31 E soggiunge S. Bernardo - come ho trovato presso un autore - che a questo intento Maria è stata data al mondo come un canale di misericordia, acciocché per suo mezzo scendessero dal cielo agli uomini di continuo le grazie; ecco le sue memorabili parole: Ad hoc enim data est ipsa mundo quasi aquaeductus, ut per ipsam a Deo ad homines dona caelestia iugiter descenderent.32

Quindi lo stesso santo Padre va discorrendo, perché mai S. Gabriele avendo ritrovata la divina Madre già piena di grazie, come già l'avea salutata, Ave, gratia plena; poi le dice che in lei dovea sopravvenire lo Spirito Santo per più riempirla di grazia? S'ella era già piena di questa grazia, che più potea operare la venuta del Divino Spirito? Ad quid, così risponde S. Bernardo, nisi ut adveniente iam Spiritu plena sibi, eodem superveniente nobis superplena et supereffluens fiat? (Serm. 2, de Ass.).33 Era già piena, dice il santo, Maria di grazia, ma lo Spirito Santo ne la sovrariempì per bene nostro,


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affinché della sua soprabbondanza ne fossimo provveduti noi miserabili. Che perciò Maria fu chiamata luna, di cui si dice: Luna plena sibi et aliis.34

Qui me invenerit, inveniet vitam et hauriet salutem a Domino (Prov. VIII, 35). Beato chi mi trova con ricorrere a me, dice la nostra Madre. Egli troverà la vita e la troverà facilmente: poiché siccomfacile trovare e cavare l'acqua per quanto si desidera da una gran fonte, così è facile a trovar le grazie e la salute eterna ricorrendo a Maria. - Diceva un'anima santa: Basta cercar le grazie alla Madonna per averle.35 E S. Bernardo diceva che prima che nascesse la Vergine, perciò mancava nel mondo tant'abbondanza di grazie ch'ora si vedono scorrere in terra, perché mancava questo desiderabil canale qual è Maria: Ideo tanto tempore defuerunt omnibus fluenta gratiarum, quia nondum intercesserat hic aquaeductus (Serm. de aquaed.).36 Ma ora che abbiamo già questa Madre di misericordia, quali grazie possiamo temer di non ottenere ricorrendo a' piedi suoi? - Io sono la città di rifugio - così la fa parlare S. Giovan Damasceno - per tutti coloro che a me ricorrono; venite dunque, figli miei, ed otterrete da me le grazie con maggior abbondanza di quel che voi pensate: Ego civitas refugii iis qui ad me confugiunt; accedite et gratiarum dona affluentissime haurite (Serm. 2, de dorm. B.V.).37


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È vero che a molti avviene quel che conobbe la Ven. Suor Maria Villani in una visione celeste: vide questa serva di Dio una volta la Madre di Dio in sembianza d'una gran fonte a cui molti andavano e ne prendevano molt'acqua di grazie; ma che poi avveniva? Quelli che portavano i vasi sani conservavano in appresso le grazie ricevute; ma quelli che portavano i vasi rotti, cioè l'anima aggravata da' peccati, ricevevano le grazie, ma presto ritornavano a perderle.38 Del resto è certo che per mezzo di Maria ottengono grazie innumerabili tutto giorno gli uomini, anche gl'ingrati, i peccatori, i più miserabili. Dice S. Agostino, parlando colla Vergine: Per te hereditamus misericordiam miseri, ingrati gratiam, veniam peccatores, sublimia infirmi, caelestia terreni, mortales vitam, et patriam peregrini (Serm. de Ass. B.V.).39


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Ravviviamo dunque sempre più la nostra confidenza, o divoti di Maria, sempreché a lei ricorriamo per grazie. E per ravvivare questa confidenza, ricordiamoci sempre de' due gran pregi che ha questa buona madre, cioè del desiderio che ha ella di far bene a noi, e della potenza che ha col Figlio d'ottener quanto cerca. - Per conoscere il desiderio che ha Maria di giovare a tutti, basterebbe solamente considerare il mistero della presente festività, cioè la visita che fa Maria a Elisabetta. Il viaggio da Nazaret, dove abitava la SS. Vergine, sino alla città di Ebron - chiamata da S. Luca città di Giuda - come portano il Baronio ed altri autori, dove abitava Elisabetta, era ben lungo di 69 miglia in circa, secondo riferisce l'autor della Vita di Maria, fra Giuseppe di Gesù e Maria carmelitano scalzo (Lib. 3, cap. 22), da Beda e Brocardo;40 ma ciò non ostante, non si trattenne la


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B. Vergine, tenera e delicata donzella qual era allora e non avvezza a simili fatiche, di mettersi subito in cammino, spinta da che? spinta da quella gran carità di cui è stato sempre pieno il suo tenerissimo cuore, per andare e cominciar sin d'allora ad esercitare41 il suo grande officio di dispensiera delle grazie. Così appunto ne parla S. Ambrogio di questo suo viaggio: Non abiit quasi incredula de oraculo, sed quasi laeta pro voto, festina prae gaudio, religiosa pro officio (In c. 1 Luc.).42 Non già Maria, dice S. Ambrogio, andò per chiarirsi se era vero ciò che l'avea detto l'angelo della gravidanza di Elisabetta; ma ella giubilando per lo desiderio di giovare a quella casa, dandosi fretta per la gioia che sentiva di far bene agli altri, e tutta intenta a quell'impiego di carità, exsurgens abiit cum festinatione. Notisi qui: il Vangelista, quando parlò dell'andata di Maria alla casa di Elisabetta, disse che andò in fretta, abiit cum festinatione; ma parlando poi del suo ritorno da quella casa, non fa menzione più di fretta, ma dice semplicemente: Mansit autem Maria cum illa quasi mensibus tribus, et reversa est in domum suam (Luc. I, 56). Qual altro fine dunque, dice S. Bonaventura, forzava la Madre di Dio a darsi fretta nell'andare a visitare la casa del Battista, se non il desiderio di far bene a quella famiglia? Quid eam ad officium caritatis festinare cogebat, nisi caritas quae in corde fervebat? (Spec., c. 4).43

Non già è mancato in Maria coll'andare in cielo questo affetto di carità verso degli uomini, anzi ivi è cresciuto, perché


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ivi ella maggiormente conosce i nostri bisogni e più compatisce le nostre miserie. Scrisse Bernardino da Bustis che più Maria anela di far bene a noi, che noi non lo desideriamo da lei: Plus vult illa bonum tibi facere et largiri gratiam, quam tu accipere concupiscas (Mar., p. 1, serm. 5).44 A segno tale che dice S. Bonaventura ch'ella si chiama offesa da coloro che non le cercano grazie: In te, Domina, peccant non solum qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant (S. Bon., in Spec. Virg.).45 Poiché questo è il genio di Maria, di arricchire tutti di grazie, come già, secondo asserisce l'Idiota, ella soprabbondantemente ne arricchisce i suoi servi: Maria thesaurus Domini est et thesauraria gratiarum ipsius. Donis specialibus ditat copiosissime servientes sibi (In prol. Cont. B.V., c. 1).46

Onde dice lo stesso autore che chi trova Maria, trova ogni bene: Inventa Maria, invenitur omne bonum. E soggiunge che ognuno la può trovare, benché fosse il peccatore più misero del mondo; mentr'ella è così benigna, che non discaccia niuno che a lei ricorre: Tanta est eius benignitas; quod nulli formidandum est ad eam accedere; tantaque misericordia, quod ab ea nemo repellitur.47 Io tutti invito a ricorrere


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a me - così la fa parlare Tommaso da Kempis - tutti aspetto, tutti desidero; né mai disprezzo alcun peccatore, indegno quanto sia, che viene a cercarmi aiuto: Omnes invito, omnes exspecto, omnes desidero, nullum peccatorem despicio.48 Ciascuno che va a dimandar le grazie, inveniet semper paratam auxiliari, dice Riccardo:49 la troverà sempre pronta e sempre inclinata a soccorrerlo ed ottenergli ogni grazia di salute eterna colle sue potenti preghiere.

Dissi colle sue potenti preghiere, perché questo è l'altro riflesso, che deve accrescere la nostra confidenza, il sapere ch'ella ottiene da Dio quanto dimanda a favore de' suoi divoti. Osservate, dice S. Bonaventura, appunto in questa visita che fece Maria a Elisabetta, la gran virtù che ebbero le parole di Maria; poiché alla sua voce fu conferita la grazia dello Spirito Santo così a Elisabetta, come a Giovanni suo figlio, secondo notò il Vangelista: Et factum est, ut audivit salutationem Mariae Elisabeth, exsultavit infans in utero eius, et repleta est Spiritu Sancto (Luc. I, [41]). Dove soggiunge S. Bonaventura: Vide quanta virtus sit verbis Dominae, quia ad eorum pronuntiationem confertur Spiritus Sanctus (Trac. de Vi. Chr.).50 - Dice Teofilo Alessandrino che Gesù molto si compiace allorché Maria lo prega per noi; perché allora tutte le grazie ch'egli ci fa per le suppliche di Maria, non tanto stima di farle a noi, quanto alla stessa sua Madre: Gaudet Filius, orante Matre, quia omnia quae nobis precibus suae Genitricis


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evictus donat, ipsi Matri se donasse putat (Ap. Baldi, Giard. di Mar., in praef.).51 E notinsi quelle parole, precibus suae Genitricis evictus donat. Sì, perché Gesù, come attesta S. Germano, non può non esaudire Maria in tutto quello che gli dimanda, volendola in ciò quasi ubbidirla come vera Madre; onde dice il santo che le preghiere di questa Madre hanno una certa autorità con Gesù Cristo, sicch'ella ottiene il perdono anche a' peccatori più grandi, che a lei si raccomandano: Tu autem materna in Deum auctoritate pollens, etiam iis qui enormiter peccant eximiam remissionis gratiam concilias. Non enim potes non exaudiri, cum Deus tibi ut verae et intemeratae Matri in omnibus morem gerat (Or., de dorm. V.).52 - Il che ben si conferma, come avverte S. Gio. Grisostomo, dal fatto accaduto nelle nozze di Cana, dove Maria chiedendo al Figlio il vino che mancava: Vinum non habent: Gesù rispose: Quid mihi et tibi [est], mulier? nondum venit hora mea (Io. II, 4). Ma contuttoché allora non fosse giunto per anche il tempo destinato a' miracoli, come spiegano il Grisostomo e Teofilatto; pure, dice lo stesso Grisostomo, il Salvatore, per ubbidire alla Madre, fece il miracolo da lei richiesto convertendo l'acqua in vino: Et licet ita responderit, maternis tamen precibus obtemperavit (S. Io. Chrys., ap. Corn. a Lap., in Io., c. 2, v. 5).53


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Adeamus ergo, ci esorta l'Apostolo, cum fiducia ad thronum gratiae, ut misericordiam consequamur et gratiam inveniamus in auxilio opportuno, (Hebr. IV, 16). Thronus gratiae est B. Virgo Maria, dice il B. Alberto Magno (Serm. de ded. eccl.).54 Se vogliamo dunque grazie, andiamo al trono della grazia ch'è Maria; ed andiamo con isperanza d'esser certamente esauditi; poiché abbiamo l'intercessione di Maria che tutto ottiene quanto cerca al Figlio. Quaeramus gratiam, ripeto con S. Bernardo, et per Mariam quaeramus;55 aderendo a quel che la stessa Vergine Madre disse a S. Metilde che lo Spirito Santo riempiendola di tutta la sua dolcezza l'avea renduta così cara a Dio, che ognuno il quale per mezzo suo avesse richieste le grazie, certamente l'avrebbe ottenute: Spiritus Sanctus tota sua dulcedine me penetrando, tam gratiosam effecit, ut omnis qui per me gratiam quaerit, ipsam inveniat (Ap. Canis., lib. 1, c. 13).56

E se diam credito a quella rinomata sentenza di S. Anselmo: Velocior est nonnumquam salus nostra, invocato nomine Mariae, quam invocato nomine Iesu


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(De exc. Virg., c. 6),57 troveremo - come dice questo santo - qualche volta più presto le grazie ricorrendo a Maria, che ricorrendo allo stesso nostro Salvatore Gesù: non perché egli non sia la fonte e il signore di tutte le grazie, ma perché ricorrendo noi alla Madre, e pregando allor ella per noi, avranno più forza le preghiere sue, come preghiere di madre, che le nostre. Non ci partiamo dunque mai da' piedi di questa tesoriera di grazie, dicendole sempre con S. Giovan Damasceno: Misericordiae ianuam aperi nobis, benedicta Deipara; tu enim es salus generis humani:58 O Madre di Dio, deh aprite a noi la porta della vostra pietà, con pregare sempre per noi, giacché le vostre preghiere sono la salute di tutti gli uomini.

E ricorrendo a Maria, il meglio sarà pregarla che ella dimandi per noi e ci ottenga quelle grazie, che conosce più espedienti alla nostra salute; come appunto fece fra Reginaldo domenicano, siccome si narra nelle Croniche dell'Ordine (Lib. 1, p. 1, c. 5). Stava infermo questo servo di Maria e le dimandava la grazia della salute corporale: gli apparve la sua Signora accompagnata da S. Cecilia e S. Caterina e poi gli disse con somma dolcezza: Figlio, che vuoi ch'io faccia per te? Il religioso, a questa sì cortese offerta di Maria, si confuse e non sapea che rispondere. Allora una di queste sante gli diè questo consiglio: Reginaldo, sai che devi fare? non chiedere tu cosa alcuna, rimettiti totalmente nelle sue mani, perché Maria saprà farti una grazia migliore di quella che


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tu sai cercare. Così fece l'infermo, e la divina Madre gli ottenne la grazia di guarirsi.59

Ma se noi desideriamo ancora le visite felici di questa regina del cielo, gioverà molto che noi ancora spesso la visitiamo in qualche sua immagine o in qualche chiesa a lei dedicata. - Leggasi il seguente esempio e s'intenda con quali favori speciali ella rimunera le visite divote de' suoi servi.

Esempio.

Narrasi nelle Croniche Francescane che andando due religiosi dell'Ordine a visitare un santuario della Vergine, occorse loro che ritrovandosi in un gran bosco lor si fece notte;


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onde confusi ed afflitti non sapeano che farsi. Ma camminando un poco più innanzi, parve loro, così all'oscuro come stavano, di vedere una casa. Vanno colle mani e tastano già le mura, cercano la porta, bussano e sentono subito di dentro dimandare chi fossero. Risposero ch'erano due poveri religiosi sperduti a caso, in quella notte per quel bosco, e che cercavano un poco di ricetto, almeno per non esser mangiati da' lupi. Ma ecco subito sentono aprir la porta, e veggono due paggi riccamente vestiti, che li ricevettero con gran cortesia. I religiosi dimandarono loro chi abitasse in quel palazzo. Risposero i paggi che vi abitava una signora molto pia. Vogliamo riverirla, dissero quelli, e ringraziarla della carità. E questi: Appunto a lei vi portiamo, perché ella vuol parlarvi. Salgono le scale, trovano le camere tutte illuminate e addobbate, e con un odore che pareva odore di paradiso; entrano finalmente dove stava la padrona, e trovano una signora maestosa e bellissima, che con somma benignità gli accolse e poi lor dimandò per dove fossero di viaggio. Risposero che andavano a visitar una certa chiesa della B. Vergine. Or s'è questo, allora disse la signora, quando partirete voglio darvi una lettera mia che molto vi gioverà. E mentre lor parlava quella signora, si sentivano tutti infiammare all'amore di Dio, godendo una gioia non ancor provata.

Andarono poi a dormire, se pure poterono prender sonno in mezzo a tanto gaudio; e la mattina furono di nuovo a licenziarsi dalla padrona e ringraziarla e insieme a ricever la lettera, che in effetto già ebbero, e si partirono. Ma essendosi poco allontanati dalla casa, s'accorgono che alla lettera non v'era soprascritta; onde ritornano indietro per farvi fare la soprascritta: ma girano, rigirano e non vedono più la casa. Finalmente aprono la lettera per vedere a chi andava e che diceva: e trovano che quella lettera era di Maria SS., che scriveva ad essi medesimi, e lor faceva intendere com'ella era stata la signora veduta in quella notte, e che per la divozione che verso di lei nutrivano, ella gli avea in quel bosco provveduti di casa e di ristoro: che seguitassero pure a servirla ed amarla, ch'ella ben avrebbe sempre rimunerati i loro ossequi, e l'avrebbe soccorsi in vita ed in morte. Ed in piedi della lettera lessero la firma che diceva, Io Maria Vergine.


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Qui ciascuno consideri i ringraziamenti che poterono fare allora quei buoni religiosi alla divina Madre, e quanto rimasero più accesi nel desiderio di amarla e servirla per tutta la lor vita.60

Preghiera.

Vergine immacolata e benedetta, giacché voi siete la dispensiera universale di tutte le divine grazie, voi siete dunque la speranza di tutti e la speranza mia. Ringrazio sempre il mio Signore che mi vi ha dato a conoscere, e che mi ha fatto intendere il mezzo ch'io ho da prendere per ottenere le grazie e per salvarmi: il mezzo siete voi, o gran Madre


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di Dio; mentre già intendo che principalmente per li meriti di Gesù Cristo e poi per la vostra intercessione io mi ho da salvare.

Ah regina mia, voi già vi deste tanta fretta per visitare e santificare colla vostra visita la casa di Elisabetta; deh visitate, e visitate presto la povera casa dell'anima mia. Datevi fretta; voi già sapete meglio di me quant'ella è povera e sta inferma di molti mali: di affetti sregolati, d'abiti cattivi e di peccati fatti, tutti mali pestiferi che son per condurla alla morte eterna. Voi la potete far ricca, o tesoriera di Dio; e voi la potete guarire da tutte le sue infermità. Visitatemi dunque in vita e visitatemi poi specialmente nel punto di morte, perché allora mi sarà più necessaria la vostra assistenza. Io non pretendo già, né son degno, che voi in questa terra mi abbiate a visitare colla vostra presenza visibile, come avete fatto con tanti vostri servi, ma servi non indegni ed ingrati come sono io; mi contento di avervi poi a vedere nel vostro regno del cielo per ivi maggiormente amarvi e ringraziarvi di quanto bene mi avete fatto. Al presente mi contento che mi visitate colla vostra misericordia: mi basta che preghiate per me.

Pregate dunque, o Maria, e raccomandatemi al vostro Figlio. Voi meglio di me conoscete le mie miserie ed i bisogni miei. Che voglio dirvi più? Abbiate pietà di me. Io sono così misero ed ignorante, che neppure so conoscere e cercare le grazie che più mi bisognano. Regina e madre mia dolcissima, cercate voi per me ed impetratemi dal vostro Figlio quelle grazie, che voi intendete essere più espedienti e necessarie per l'anima mia. In mano vostra io tutto m'abbandono, e prego solamente la divina Maestà che per li meriti del mio Salvatore Gesù mi faccia quelle grazie che voi gli domandate per me. Cercate, cercate dunque per me, o Vergine SS., ciocché meglio stimate. Le vostre preghiere non hanno ripulsa; son preghiere di madre appresso ad un figlio che tanto v'ama e gode di far quanto voi gli cercate, per così maggiormente onorarvi e dimostrarvi insieme il grande amor che vi porta. Signora, così restiamo. Io vivo fidato in voi. Voi ci avete a pensare di salvarmi. Amen.




1 ENGELGRAVE, S. I., Lux evangelica, pars 3: Caeleste Pantheon, pars posterior: Festum Visitationis B. Virginis, Coloniae, 1659, pag. 11: § 2, Felix domus quam Maria cum Christo visitat: «O ter quaterque beatam domum illam, quam Christus cum Matre visitat: tota caelestium benedictionum affluentia locupletatur.»

2 Le edizioni precedenti al 1776 hanno qui ed altrove Lisabetta. - Qui S. Alfonso dice S. Elisabetta cognata della Madonna, più sotto la chiama cugina: nell'uno e nell'altro caso nel senso generale di parente.

3 I Cor. XIII, 7.

4 «Ubi audivit hoc Maria (cioè «senioris feminae sterilisque conceptum»), non quasi incredula de oraculo, nec quasi incerta de nuntio, nec quasi dubitans de exemplo: sed quasi laeta pro voto, religiosa pro officio, festina pro gaudio, in montana perrexit. Quo enim iam Deo plena, nisi ad superiora cum festinatione contenderet? Nescit tarda molimina Sancti Spiritus gratia». S. AMBROSIUS, Expositio Evangelii secundum Lucam, lib. 2, n. 19. ML 15-1560.

5 Luc. I, 40.

6 «Didicistis, virgines, pudorem, Mariae: discite humilitatem. Venit propinqua ad proximam, iunior ad seniorem: nec solum venit, sed etiam prior salutavit; decet enim ut quanto castior virgo, tanto humilior sit. Noverit honorem deferre senioribus. Sit magistra humilitatis, in qua est professio castitatis.» S. AMBROSIUS, l. c., n. 22. ML 15-1560.

7 Le ediz. prima del '76: prosciolto.

8 Luc. I, 44.

9 «Ideo Christus fecit Mariam salutare Elisabeth, ut sermo procedens de utero matris ubi habitabat Dominus, per aures Elisabeth ingressus, descenderet ad Ioannem, ut illic eum ungeret in prophetam.» Ven. BERNARDINUS DE BUSTIS, Sermones, III, Mariale, pars 6, sermo 1, De Visitatione Mariae, pars 3, Brixiae, 1588, pag. 564, col. 2. - Il Ven. Bernardino attribuisce queste parole a S. Gio. Grisostomo: non crediamo che siano di lui.

10 «Advertistis iam, ni fallor, quem velim dicere aquaeductum, qui plenitudinem fontis ipsius de corde Patris excipiens, nobis edidit illu, si non prout est, saltem prout capere poteramus. Nostis enim cui dictum est: Ave gratia plena... Nimirum propterea tanto tempore humano generi fluenta gratiae defluerunt, quod nondum intercederet is, de quo loquimur, aquaeductus... Redempturus humanum genus, pretium universum contulit in Mariam... Totius boni plenitudinem posuit in Maria... Totum nos habere voluit per Mariam.» S. BERNARDUS, In Nativ. B. V. M., sermo de aquaeductu, n. 4, 6, 7. ML 183-440, 441.

11 RAYMUNDUS IORDANUS, Abbas Cellensium, sapiens Idiota, Contemplationes de B. V., Prooemium (Migne-Bourassé, Summa aurea, IV, col. 851, 852): «Thesaurus Domini est, et Thesauraria gratiarum ipsius.»

12 «Thronus Dei, solium divinitatis, palatium regis aeterni, gazophylacium thesauri quo sumus de cruenti praedonis servitio comparati...» S. PETRUS DAMIANI, Sermo 45, In Nativitate B. V. M. ML 144-746.

13 «Quicumque ergo indiget aliqua virtute, postulet instanter a Beata Virgine, et dabitur ei. Ipsa nempe est thesauraria Iesu Christi.» S. ALBERTUS MAGNUS, Sermones de Sanctis, sermo 37, In Nativitate B. Mariae, sermo 2. Opera, Lugduni, 1651, XII, p. 218, col. 1; Paris., XIII, 559.

14 «Sic igitur tota Trinitas uniformi et voluntate concordi hanc inaestimabilem Virginem ostendit esse suam sponsam incommunicabilis caritatis, caeli Reginam inattingibilis dignitatis, mundi Dominam imparticipabilis potestatis, electorum omnium genitricem piam inexsiccabilis pietatis: omnium Dei hostium conculcatricem triumphalissimam insuperabilis strenuitatis, omnium caelestium thesaurorum dispensatricem largifluam pro suae complacentia volutantis.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Pro festivit. B. M. V. sermo 12, De Assumptione gloriosae V. M. art. 2, cap. 3. Opera, Venetiis, 1745, IV, pag. 122, col. 1. - Ed. Veneta 1591, Tractatus de B. V., sermo 11 (in Assumptione B. V.), art. 2, cap. 3: III, 129, col. 1, 2.

15 Petavius, De Theologicis Dogmatibus, VI, Venetiis, 1745, De Incarnatione, II, lib. 14, cap. 9, n. 8, pag. 22, col. 2: «(CHRYSIPPUS, presbyter Hierosolymitanus, Mariam) inter varia encomia nuncupat: «fontem lucis quae illuminat omnem hominem: vitae promptuarium: radicem omnium bonorum: puteum aquae vivae.» - Maxima Bibliotheca veterum Patrum, tom. XI (continens scriptores ab ann. Christi 580 ad ann. 600), Lugduni, 1677, pag. 1044, col. 1, CHRYSIPPI Presbyteri Hierosolymitani, Sermo de S. Maria Deipara: «Ave, fons lucis omnem hominem illuminantis... Ave, armarium vitae... Ave, radix omnium bonorum... Ave, quae es puteus semper viventis aquae.» - Quel Chrysippus Hierosolymitanus aveva il suo posto nella MG 162, col. 755-777: ma questo volume venne bruciato, quando era già pronto per la stampa, anzi composto, nel grande incendio che consumò les Ateliers catholiques del Migne. Chi avesse la PGLT (Patrologia graeca, latine tantum edita, del Migne), troverà la traduzione latina degli opuscoli di Crisippo nel vol. 80, col. 741-758.

16 «Convenienter igitur angelus (al. archangelus) sanctae Mariae Virgini, primo omnium, illud: Ave, gratia plena, Dominus tecum, praesignificavit: quoniam cum ipsa totus gratiae thesaurus reconditus erat.» S. GREGORII THAUMATURGI Homiliae quatuor (dubiae): Hom. 1, In Annuntiatione S. Virginis Mariae. MG 10-1150.

17 «Thesaurus est ubi diversarum operum (leggi opum) divitiae quasi minutatim recluduntur, ut quasi simul in unum ibi cumulum reperiantur... Maria ergo thesaurus: quia in ea ut in gazophylacio reposuit Dominus omnia dona gratiarum, meritorum, virtutum et praerogativarum, donorum et charismatum; et de thesauro largitur ipse larga stipendia suis militibus et operariis.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 4, cap. 21, n. 1. Inter Opera S. Alberti Magni, Lugduni, 1651, XX, pag. 134, col. 2. Ed. Parisien., XXXVI, 232.



18 «Ecce odor filii mei, sicut odor agri pleni, cui benedixit Dominus (Gen. XXVII, 27). Ager iste est Maria, in qua thesaurus Angelorum, imo totius Dei Patris, absconditus est.» CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., Lectio 7, Septimo. Inter Opera S. Bonav., Lugduni, (iuxta ed. Vaticanam et Mogunt.), 1668, VI, p. 444, col. 2.

19 «Altius ergo intueamini quanto devotionis affectu a nobis eam voluerit honorari, qui totius boni plenitudinem posuit in Maria: ut proinde si quid spei in nobis est, si quid gratiae, si quid salutis, ab ea noverimus redundare, quae ascendit deliciis affluens.» S. BERNARDUS, In Nativ. B. V. M.: sermo de aquaeductu, n. 6. ML 183-441.

20 «In manibus tuis sunt thesauri miserationum Domini, et sola electa es, cui gratia tanta conceditur.» NICOLAUS monachus, notarius olim S. Bernardi, In Nativitate B. V. M.: inter Opera S. Petri Damiani, sermo 44. ML 144-740.

21 «Quis ut tu, Domina, animas steriles sic fecundat? quis sic impinguat corda arentia? quis sic pectora frigida calefacit? Omnia bona, quae illic summa maiestas decrevit facere, tuis manibus voluit commendare. Commissi quippe sunt tibi thesauri sapientiae et scientiae, iocalia charismatum, decoramenta virtutum, ornamenta gratiarum.» Libellus de corona Virginis, cap. 15: inter Opera S. Hildefonso supposita. ML 96-304.

22 «Nemo salvus nisi per te, o Deipara; nemo periculorum expers nisi per te, Virgo parens; nemo redemptus nisi per te, Dei Mater; nemo donum per misericordiam consecutus, nisi per te, o digna quae Deum caperes.» S. GERMANUS, Patriarcha CP., In Dormitionem B. Mariae, sermo 2. MG 98-350. - «Nullus munerum tuorum numerus est. Nullus enim, nisi per te, o sanctissima, salutem consequitur. Nullus nisi per te, o immaculatissima, qui a malis liberetur. Nullus, nisi per te, o castissima, cui donum indulgeatur. Nullus, nisi per te, o honoratissima, cui gratiae munus misericordia praestetur.» IDEM, Oratio in Encaenia aedis Deiparae, in fascias Domini et in zonam SS. Deiparae. MG 98-379.

23 «Ne timeas, inquam, quia invenisti (gratiam): non creasti, ut Deus; non semper habuisti, ut Filius tuus; non rapuisti, ut primus angelus; non perdidisti, ut primus parens; non emisti, ut Simon magus; sed invenisti, quia quaesivisti ubi fuit, ut Virgo prudentissima, ut doctrix fidelissima; sed reddidisti, ut Mater misericordissima. Invenisti, inquam, Dei miserantis caritate, promittentis veritate, hominis necessitate, cui (leggi: tui) ad hoc identitate (leggi: idoneitate). Invenisti, inquam, gratiam increatam, et in illa, et cum illa, omnem creaturam (meglio: creatam): Venerunt enim tibi omnia bona pariter cum illa (Sap. VII, 11).» S. ALBERTUS MAGNUS, Mariale, cap. 238. Bibliotheca Virginalis, I, pag. 453, 454. - Quaestiones super «Missus», qu. 204, Responsio ad quaestiones 200, 201, etc., Opera, Lugduni, 1651, pag. 142, col. 1: «Ne timeas, inquam, quia invenisti (gratiam): non creasti, ut Deus; non semper habuisti, ut Filius tuus; non rapuisti, ut primus angelus; non perdidisti, ut primus parens; non emisti, ut Simon magus; sed invenisti, quia quaesivisti, ut Virgo prudentissima; non abscondisti, ut doctrix fidelissima; sed reddidisti, ut Mater mundissima (meglio: misericordissima). Invenisti enim, inquam, Dei miserantis caritate, promittentis veritate, hominis necessitate, tui ad hoc idoneitate. Invenisti, inquam, gratiam increatam, et in illa, et cum illa, omnem creatam: Venerunt enim tibi omnia bona pariter cum illa (Sap. VII, 11).» - Vedi, pag. 95 la nota 40 del Discorso IV.

24 «Ave, gratia plena. Haec est gratia quae dedit caelis gloriam, terris Deum, fidem gentibus, finem vitiis, vitae ordinem, moribus disciplinam. Hanc gratiam detulit angelus, accepit Virgo, salutem saeculis redditura.» S. PETRUS CHRYSOLOGUS, Sermo 143, De Annuntiatione D. Mariae Virginis. ML 52-583.

25 «Invenisti gratiam. Quantam? quantam superius dixerat: plenam. Et vere plenam, quae largo imbre totam funderet et infunderet creaturam.» IDEM, De eadem, Sermo 142. ML 52-579, 580.

26 «Vel ideo dicitur electa ut sol, quia, sicut sol ad hoc factus est ut illuminet totum mundum, sicut dicit Genesis I, 16, sic Maria ad hoc facta est a Deo Trinitate, ut misericordiam, veniam, gratiam et gloriam, quasi lumen a Deo impetret toti mundo.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 7, cap. 3, n. 1. Inter Opera S. Alberti Magni, Parisiis, XXXVI, 1898, pag. 372, col. 1, 2. Ed. Lugdunen., XX, pag. 209, 210.

27 «A tempore enim a quo Virgo Mater concepit in utero Verbum Dei, quamdam - ut sic dicam - iurisdictionem seu auctoritatem obtinuit in omni Spiritus Sancti processione temporali: ita quod nulla creatura aliquam a Deo obtinuit gratiam vel virtutem, nisi secundum ipsius piae Matris dispensationem.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Sermones pro festivitatibus SS. V. M.: sermo 5, De Virginis Matris Dei Nativitate, et de eius superadmirabili gratia, articulus unicus, cap. 8. Opera, Venetiis, 1745, pag. 92, col. 2. - Ed. Veneta, 1591: Quadragesimale de christiana religione, sermo 61, De superadmirabili gratia et gloria B. Virginis Matris Dei, art. 1, cap. 8, I, pag. 515, col. 1.

28 «Et hoc est quod docet beatus Bernardus: Cupientes invenire gratiam, quaeramus inventricem gratiae Mariam: quae quia semper invenit, frustrare non poterit: exaudietur enim pro sua reverentia.» RICH. A S. LAUR., De laudibus B. M. V., lib. 2, cap. 5, n. 3. Inter Opera S. Alb. M., Lugduni, 1651, XX, 70, col. 1; Parisiis, 1898, XXXVI, pag. 108, col. 1, 2.

29 S. BERNARDUS, In Nat. B. V. M.: sermo de aquaeductu, n. 8. ML 183-441, 442.

30 IDEM, ibid., n. 7, col. 441.

31 «Nostra est Virgo, nostra sunt Virginis viscera, noster est Virginis partus, nostra sunt quae penes illam de caelestibus actitantur. Periculosum est ergo ad punctum ab illa discedere, apud quam nostrae suavitatis deliciae reponuntur; divitiae salutis, sapientia et scientia, penes Virginem nostris usibus reservantur. In partu nimirum Virginis thesauri sapientiae et scientiae ad locupletationem pauperum absconduntur (Coloss. II). «Propter miseriam inopum et gemitum pauperum (Ps. XI),» venit de corde Patris in cor Virginis, et in Virginis utero pauperum gazophylacium collocavit. Inde pauperes spiritu locupletati sunt, quos mundi superbia, vanitate et mendacio non ditavit.» ADAMUS, Abbas Perseniae (+ post annum 1200), Fragmenta Mariana, Fragmentum VII. ML 211-754.

32 «Maria aquaeductus longissimus excellentia meritorum... Vere longissimus aquarum quae super caelos sunt, fontem potuit attingere, ut hauriret super angelos, quam refunderet hominibus, aquam vivam. Beatus Bernardus: Ideo tanto tempore defuerunt hominibus fluenta gratiarum, quia nondum intercesserat aquaeductus. Ad hoc enim data est ipsa mundo quasi aquaeductus, ut per ipsam a Deo ad homines dona caelestia iugiter descenderent.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 9, cap. 15, n. 2. Inter Opera S. Alberti Magni, Parisiis, 1898, XXXVI, pag. 441, col. 1. Lugduni, XX, pag. 244. - S. BERNARDUS, Sermo in Nativ. B. M. V., de aquaeductu, n. 3, 4. ML 183-440: «Descendit per aquaeductum vena illa caelestis... Plenus equidem, ut accipiant ceteri de plenitudine. - Advertistis iam, ni fallor, quem velim dicere aquaeductum, qui plenitudinem fontis ipsius de corde Ptris excipiens, nobis edidit illum... Nimirum propterea tanto tempore humano generi fluenta gratiae defuerunt, quod necdum intercederet is, de quo loquimur, aquaeductus.»

33 «Felix, inquam, mulier (Maria), cuius domus Salvatore suscepto inventa est munda quidem, sed plane non vacua. Quis enim vacuam dixerit, quam salutat angelus gratia plenam? Neque hoc solum; sed adhuc quoque in eam superventurum asserit Spiritum Sanctum. Ad quid putas, nisi ut etiam suprimpleat eam? Ad quid, nisi ut adveniente iam Spiritu plena sibi, eodem superveniente nobis quoque superplena et supereffluens fiat?» S. BERNARDUS, In Assumptione B. M. V., sermo 2, n. 2. ML 183-417.

34 Questa sì, che fu fatta principalmente per essere compagna al Sole increato, in qualunque stato, e nella via, e nella patria, sicché piena anch'ella di lui, ma non mai piena solo per se medesima, comparisca a chi la considera un Sol minore, concora colla divina Misericordia alla rigenerazion di tutti i peccatori, alla perfezione di tutti i giusti, e lasci in dubbio, se con la luce di cui si truova arricchita, e colle influenze, più ella serva all'empireo di abbellimento, o al basso mondo di aiuto.» SEGNERI, Il divoto di Maria, parte 1, cap. 7, n. 4 (fine), Venezia, 1757, pag. 478.

35 Siamo fondati a credere che questa «anima santa» sia Mgr. Giovanni de Vita, vescovo di Rieti (1764), ivi morto il 1 aprile 1774. Nato in Benevento (1708), studiò il diritto in Napoli, e, nel 1735, lasciato il foro, ascese al sacerdozio. Conobbe ed ammirò S. Alfonso, e fu conosciuto e grandemente stimato da lui: vedi il nostro vol. XV, La Monaca Santa, II, pag. 316, n. 30. - Il suo biogrago, Gregorio PISTELLI, Vita, Rieti, 1831, pag. 214, scive: «Sì alto concetto avea della confidenza nella Vergine che «basta - diceva rivolto a Maria Santissima - basta confidare in voi per ottenere tutto da voi.»

36 «Nimirum propterea tanto tempore humano generi fluenta gratiae defuerunt, quod necdum intercederet is, de quo loquimur, tam desiderabilis aquaeductus.» S. BERNARDUS, In Nativ. B. M. V.: sermo de aquaeductu, n. 4. ML 183-440.

37 «Ego iis qui ad me confugiunt, civitas refugii. Accedite, populi cum fide, et gratiarum dona affluentissime haurite.» S. IO. DAMASCENUS, In Dormitionem B. V. M., hom. 2, n. 17. MG 96-746. (Il santo fa parlar così il sepolcro ove riposò, prima di esser trasportato al cielo, il santissimo corpo di Maria.)

38 Dom. M. MARCHESE, O. P., Vita della Serva di Dio Suor Maria Villani, O. P., Fondatrice del Monastero di S. Maria del Divino Amore di Napoli (+ 1670). Napoli, 1674. Lib. 3, cap. 6, pag. 454, 455: «Vide la Regina dei cieli, che come avesse un cuore vero orto di delizie del Sovrano Monarca, mandava dal petto una limpidissima fonte di fresche e pure acque, ed invitava i suoi divoti con quel liberalissimo invito: Omnes sitientes, venite ad aquas: et qui non habetis argentum... venite, bibite absque ulla commutatione vinum et lac (Is. LV, 1). O vino: esclamò ella allora, che di divino amore mi inebrii, o latte che con celeste santità mi purifichi, oh quando mi sarà lecito di attuffarmi nelle tue soavissime sorgenti, e non solo ubriacarmi, ma felicemente in esse naufragare e sommergermi? Così ella aspirando diceva, quando la Vergine avendola invitata a dissetarsi in quella limpidissima fonte, vide ella innumerabile moltitudine di uomini e donne, che, recando i loro vasi, venivano ad empirli di quelli limpide acque, pigliandone chi più e chi meno, secondo la capacità dei vasi; e vide alcuni, che quantunque si affatigassero per empire i lor vasi, come questi erano forati o rotti, era vano il loro travaglio... (Questi) erano i peccatori che... vengono (a Maria, canale delle grazie divine) con i vasi delle loro anime e cuori, rotti per i peccati, ad attinger le acque delle grazie celesti; ma quantunque loro siano concesse, non bastano a riceverle, che non si spargano per le rotture. Ma queste acque non si perdevano in terra, anzi erano raccolte dagli angeli e dispensate ad altre persone; perché gusta la Vergine che quei che stanno in grazia preghino per coloro che, stando in peccato, affettano la sua divozione, acciò risorgendo dalla colpa si salvino.» - La I ed. di Napoli e le altre edizioni Vente hanno: ma quelli che portavano i vasi rotti, cioè l'anime aggravate da' pecati, ricevevano le grazie, ma presto poi le ritornavano a perdere.

39 Questo Sermo de Assumptione B. V. non si trova nei Sermoni di S. Agostino o attribuiti a lui; neppure nel tomo X dell'edizione di Parigi, Chevallo, 1531, la quale (o altra conforme) sembra essere stata usata da S. Alfonso. - Nota però il Marracci (Bibliotheca Mariana, Romae, 1648, I, v. Augustinus Hipponensis, pag. 161-165) che vi sono stati due Sermoni de Assumptione, di S. Agostino (o creduti di lui), i quali «in Augustini Codicibus hodie non reperiuntur.» Nota pure il Marracci, che varii autori (e questo l'abbiamo purtroppo sperimentato più volte), tra i quali S. Bernardino da Siena, Bernardino de Bustis, S. Antonino, «ex B. Augustino satis notabilia fragmenta in laudem B. Virginis adducunt, in eiusdem Augustini operibus desiderata;» donde conchiude, non senza qualche ardire: «ut liquido pateat Augustinum alia, praeter ea quae modo in eius voluminibus reperiuntur, de SS. Dei Genitricis laudibus elucubrasse.»

40 Combinando le osservazioni di Baronio, di S. Girolamo, di S. Beda con quelle di Brocardo, e supponendo che la famiglia del Precursore abitasse in Hebron, il P. Giuseppe di Gesù Maria (nella sua Istoria della Vita ed eccellenze della V. Maria, lib. 3, cap. 22, n. 2, Padova, 1658, pag. 333, 334) conchiude: «Poiché Nazareth distava da Gerusalemme 27 leghe verso tramontana, alle quali aggiungendo le cinque leghe e mezza ch'erano da Gerusalemme ad Hebron verso mezzogiorno, si vede che (la distanza da Nazaret sino alla casa di Zacaria) era trantadue (leghe) e mezza.» Dicendo S. Alfonso che la distanza è di 69 miglia, conterebbe poco più di due miglia alla lega. Crediamo che vi sia un errore di stampa, e che invece di 69, si debba leggere 96. Siamo confermati nella nostra opinione dal fatto che nel Discorso III (pag. 70, nota 11) egli stesso afferma che da Nazaret a Gerusalemme la distanza è di 80 miglia. - Brocardo, o meglio Burcardo, domenicano, detto del Monte Sion, dal lungo soggiorno - dieci anni in circa - che fece nel convento di quel nome in Gerusalemme; detto anche di Sassonia, dal luogo probabile di nascita; pubblicò, nella seconda metà del secolo XIII, una Descriptio dei Luoghi Santi, la quale, o distesa o ristretta, tradotta in varie lingue, fu come il «Baedeker» dei pellegrini di Palestina nel Medio Evo. - Quanto a S. Beda il Venerabile, le edizioni di COlonia del 1612 e del 1688, ed altre, hanno un suo Libellus de Loxis sanctis, citato da Baronio e da altri. Casimiro Oudin (ML 90-84) lo crede autentico, quantunque non compreso nell'Indice, steso dallo stesso Beda, delle sue Opere, forse, dice Oudin, perché composto dopo l'Indice. Nell'edizione «Smith et Giles», riprodotta dalla ML, non ha trovato posto, neppure tra le Opera dubia aut spuria. - Sulla città «di Giuda, in montanis Luc. I, 39» ove abitava Zaccaria, varie furono le opinioni. Ormai si escludono Gerusalemme, indicata da pochi antichi; Emmaus, che ebbe, un tempo, gran favore presso i pellegrini di Terra Santa; Iuta, o Iutta, oggi Iaththa, a 2 ore da Hebron, verso sud, i cui moderni fautori supposero doversi leggere, presso S. Luca, in vece di «in civitatem Iuda», «in civitatem Iuta»; e la stessa Hebron, città sacerdotale assai celebre, e situata tra i monti. L'opinione oggi più accreditata, e più probabile, è in favore di Ain Karim, o Karem (S. Ioannes in Montana). Questa opinione si appoggia sulla tradizione locale, antichissima, anteriore alle Crociate, come nota il Lagrange, Evangile de S. Luc (Luc. I, 39). - Maria SS. dovette passare per Gerusalemme, sia per la vicinanza delle feste di Pasqua, sia perché è la via diretta da Nazaret ai monti della Giudea. Da Nazaret a Gerusalemme si contano da 120 a 130 chilometri; da Gerusalemme a Hebron, 30 chilometri; da Gerusalemme a Ain Karim, 7 chilometri incirca.



41 Le Parole ad esercitare furono aggiunte nell'ediz. del 1776.

42 «Ubi audivit hoc Maria, non quasi incredula de oraculo, nec quasi incerta de nuntio, nec quasi dubitans de exemplo: sed qusai laeta pro voto, religiosa pro officio, festina pro gaudio, in montanta perrexit.» S. AMBROSIUS, Expositio Evangelii secundum Lucam, lib. 2, n. 19. ML 15-1560.

43 «Maria autem caritatem proximi habebat in corde, et propter hoc exsurgens Maria abiit in montana cum festinatione. Quid enim eam ad officium caritatis festinare cogebat, nisi caritas quae in corde eius fervebat?» CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., lectio 4. Inter Opera S. Bonaventurae, ed. Rom., Mogunt., Lugd. (1668), VI, 434, col. 2.

44 Ven. BERNARDINUS DE BUSTO, Ord. Min., Opera, Brixiae, 1588, III, Mariale, pars 2, De nativitate Mariae, sermo 5, De divinae sponsae conditionibus, pars 7, De sponsae caelestis dote ac dotatione, pag. 185, col. 1: «O igitur, peccator, bonum novum! o peccatrix, optimum novum! non diffidas, non desperes, etiam si commisisti omnia peccata enormia; sed confidenter et secure ad istam gloriosissimam dominam recurras: invenies enim eam in manibus plenam curialitate, pietate, misericordia, gratiositate et largitate: plus enim desiderat ipsa facere tibi bonum et largiri aliquam gratiam, quam tu accipere concupiscas.»

45 SALAZAR, In Prov., VIII, 36, n. 456: «Verba sunt Bonaventurae in Speculo: «Non solum in te peccant, o Domina, qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant.» - PACIUCHELLI, Excitationes dormitantis animae, Excitatio 4 in Ps. 86, n. 4, Venetiis, 1720, pag. 20,col. 1: «D. Bonaventura (nota marginale: in Spec. Virg.) cum B. Virgine loquens, affatur: «Non solum in te peccant... (come sopra presso il Salazar).» - PEPE, Discorsi in lode di Maria SS., Napoli, 1756, II, 280. - Qualche edizione dello Speculum B. Virginis (di CORRADO DI SASSONIA, non già di S. Bonaventura) doveva contenere questa sentenza.

46 «Thesaurus Domini est, et Thesauraria gratiarum ipsius; et donis spiritualibus ditat copiosissime servientes sibi.» RAYMUNDUS IORDANUS, Abbas Cellensium, sapiens Idiota, Contemplationes de B. V., Prooemium. Migne-Bourassé, Summa Aurea, IV, col. 851, 852.



47 «Per ipsam, et in ipsa, et cum ipsa habet mundus, habuit et habiturus est omne bonum, scilicet eius benedictum Filium Iesum Christum; qui est omne bonum, et summum bonum, et sine quo nihil bonum est, quia est solus bonus. Et inventa Virgine Maria, invenitur omne bonum.» IDEM, ibid., col. 851. - «Et tanta est eius benignitas, quod nulli formidandum est accedere ad eam: et tanta est eius misericordia, quod ab ea nullus repellitur.» IDEM, ibid., col. 851.

48 «Ego sum, inquit, Mater misericordiae, plena caritate et dulcedine... Venite omnes, iusti et peccatores... Omnes invito, omnes exspecto, omnes venire desidero. Nullum peccatorem despicio; sed super poenitente peccatore, etiam cum Angelis Dei in caelo, magna caritate congaudeo: quia non perit pretiosus sanguis Filii mei, effusus pro mundo.» THOMAS A KEMPIS, Soliloquium animae, cap. 24, n. 1. Opera, (ed. Sommalii, S. I.) Coloniae Agrippinae et Coloniae Allobrogum, II, 1759, pag. 51, col. 1. – Editio Pohle, I, 325.

49 «Sapient. VI, 15: Qui de luce vigilaverit ad illam, non laborabit diu, vel in vacuum: assidentem enim illam foribus suis invenient, scilicet semper paratam auxiliari et pulsantem ut intret.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 2, cap. 1, n. 7. Inter Opera S. Alberti Magni, Parisiis, XXXVI, 1898, pag. 61, col. 2. Ed. Lugd., XX, pag. 34, col. 1, 2.

50 «Et sicut illa (mater) Mariam, sic ille (filius) adventum Domini sensit. Et ideo exsultavit, et illa prophetice locuta est. Vide quanta virtus sit in verbis Dominae, quia ad eorum pronunciationem confertur Spiritus Sanctus.» Meditationes vitae Christi, cap. 5. Inter Opera S. Bonaventurae, ed. Rom., Mogunt., Lugdun. (1668), VI, pag. 338, col. 1.

51 «Decebat Dei Matrem, ut omnia et singula bona per ipsam perciperemus a Deo, ut Filius parenti suae deferret honorem... Ex THEOPILO ALEXANDRINO, in libro de Incarnatione Verbi, argumentum haud leve duci potest... «Gaudet, inquit Filius, orante Matre, quia omnia, quae nobis precibus suae Genitricis evictus donat, ipsi Matri se donare putat, et acceptae ab illa sine patre humanitatis vices rependere.» SALAZAR, Expositio in Proverbia Salomonis, in cap. VIII, 18, n. 187, 188. Parisiis, 1619, col. 614, 615. - Sembrava impossibile che questo testo fosse autentico, non conoscendosi di Teofilo alcuna opera de Incarnatione Verbi: ma il Cardinal Mai ritrovò un frammento di Teofilo su quell'argomento (tom. VII Scriptorum Veterum; cf. Ceillier, Histoire générale des auteurs sacrés et ecclésiastiques, nouv. édition, Paris, 1861, VII, 447, col. 2).

52 «Tu autem, quae materna in Deum auctoritate polleas, etiam iis qui enormiter peccant, eximiam remissionis gratiam concilias. Non enim potes non exaudiri, cum Deus, ut verae ac intemeratae Matri suae, quoad omnia, et per omnia, et in omnibus, morem gerat.» S. GERMANUS, Patr. CP., Orationes, VII, In Dormitionem B. Mariae, sermo 2. MG 98-351.



53 S. IO. CHRYSOSTOMUS, In Ioannem, hom. 22 (al. 21), n. 1, MG 59-134: «Et cur, inquies, postquam dixerat: Nondum venit hora mea, et recusaverat, id quod mater dixerat, effecit? Ut... demonstraretur ipsum non esse horae et tempori subditum...Ad haec, in matris honorem id fecit, ne omnino ipsi repugnare videretur, ne ex imbecillitate id facere videretur, ne tanto adstante coetu matrem pudore afficeret: nam ministros ipsi obtulerat.» - THEOPHYLACTUS, Bulgariae Archiepiscopus, Enarratio in Evang. Ioannis, cap. 2, vers. 1-4, MG 123-1190:«Vide autem, oro, quomodo non usque ad finem, neque per omnia resistit matri, sed cum eam parum perstrinxisset, iterum preces eius implet, honorans illam, et nobis dat formam reverentiae erga parentes.» - CORNELIUS A LAPIDE, in Io. II, 4, Parisiis, 1860, XVI, pag. 329, col. 2: «Nondum venit hora mea, qua scilicet opportune hoc miraculum edam: volo enim adhuc paulisper exspectare, donec vinum omnino deficiat... Qui enim necessitatem non praesensit, nec beneficium magnopere sentiet. Ita S. Chrysostomus. Aliter quoque idem S. Chrysostomus et Theophylactus, quasi dicat: Nondum venit hora mea, quia statui primum miraculum facere in Ierusalem, utpote metropoli Iudaeae; sed ad preces tuas, o mater, propositum mutabo faciamque illud hic in Cana Galilaeae.»

54 S. ALBERTUS MAGNUS, Sermones de Sanctis, sermo 53, In festo Dedicationis, sermo 2 (Opera, Lugduni, 1651, XII, 242, col. 2; Paris., XIII, 620): «Quadruplex est thronus. Thronus gratiae, misericordiae (crux), iustitiae, et gloriae. In quolibet Dominus sedens nova facit omnia. Thronus gratiae est beata Virgo Maria.»

55 S. BERNARDUS, In Nativ. B. M.V., Sermo de aquaeductu, n. 8. ML 183-441, 442.

56 «Spiritus etiam Sanctus tota sua divina dulcedine me penetrando, sua gratia tam gratiosam me effecit, ut omnis qui per me gratiam quaerit, ipsam inveniat.» Revelationes Gertrudianae ac Mechtildianae, Pictavii et Parisiis, H. Oudin, II, 1877: S. MECHTILDIS, Liber specialis gratiae, pars 1, cap. 42, pag. 126. Vedi sopra, Discorso IV, nota 69, pag. 103. - S. PETRUS CANISIUS, De verbi Dei corruptelis, II, De Maria Virgine incomparabili et Dei Genitrice sacrosancta, lib. 1, cap. 13, Lugduni, 1584, pag. 72: Non cita testualmente le parole di S. Metilde, ma riassume, come fece prima per S. Brigida, quanto a quella santa ed illustre vergine venne rivelato sulla fanciullezza di Maria: «ut (come disse per S. Brigida) sententiam potius quam eius verba sparsim scripta sequamur, lectoris nempe commodo consulentes.»

57 « Saepe quippe vidimus et audivimus plurimos hominum in suis periculis recordari nominis istius bonae Mariae, et omnis periculi malum illico evasisse. Velociorque est nonnumquam salus memoratio nomine eius quam invocato nomine Domini Iesu unici Filii eius. Et id quidem non ideo fit quod ipsa maior aut potentior eo sit, nec enim ipse magnus aut potens per eam, sed illa per ipsum. Quare ergo promptior salus in recordatione eius quam Filii sui saepe percipitur? Dicam quid sentio. Filius eius Dominus est et iudex omnium, discernens merita singulorum; dum igitur ipse a quovis suo nomine invocatus non statim exaudit, profecto id iusto iudicio facit. Invocato autem nomine Matris suae, etsi merita invocantis non merentur, merita tamen Matris intercedunt ut exaudiatur. Hoc denique usus humanus quotidie probat, cum quis, proposito amici sui nomine, efficaciter ab illo aliquid impetrat, quod simpliciter sua prece nequaquam impetrare valebat.» EADMERUS, Cantuariensis monachus, Liber de excellentia Virginis Mariae, n. 6. ML 159-570.

58 S. IO. DAMASCENUS, Opera, interprete Billio, Parisiis, 1577, Sententiae in SS. Dei Genitricis Annuntiationem, fol. 404, B: «Ad Deiparam. Misericordiae ianuam aperi nobis, benedicta Deipara: sperantes igitur in te, ne aberremus: liberemur per te a calamitatibus: tu enim es salus generis hominum.»

59 Ferdinando DEL CASTIGLIO, Istoria generale di S. Domenico e dell'Ordine suo de' Predicatori, Palermo, 1626, parte 1, lib. 1, cap. 33, pag. 63-65. - Reginaldo, Decano della Cattedrale di Orléans, «famosissimo Dottore in legge, che leggeva nella Università di Parigi,» venne a Roma, accompagnando il suo vescovo, coll'intento di recarsi da Roma in Terra Santa. Era «desiderosissimo sempre di occuparsi totalmente nel santo servizio di Dio, dispregiando tutte le cose terrene. Confidò i suoi pensieri con un Cardinale, il quale gli fece conoscere S. Domenico e sua impresa. Reginaldo convenne col Santo «d'entrar nella compagnia e religione sua», adempiuto che avesse il voto di visitar Gerusalemme e la Terra Santa. «Tra pochi giorni s'ammalò Reginaldo d'una febbre continua, che dai medici fu giudicata mortale. Onde al beato S. Domenico fu molto a cuore la sua salute corporale... Tanto l'infermo quanto egli ricorrevano con gran divozione e spirito alla Vergine gloriosa... E il Signore... ordinò che, mentre stava S. Domenico occupato in questa dimanda, entrasse nella camera di Reginaldo l'istessa Regina del cielo... con splendore maraviglioso... accompagnata da due altre sante vergini, che parevano essere l'una S. Cecilia, l'altra S. Caterina martire, le quali insieme si accostarono al letto dell'infermo.» La Vergine disse a Reginaldo: «Che vuoi tu che io faccia per te?...» Consigliato da una delle vergini, Reginaldo rispose: «Vergine gloriosa, io non domando niente, né tengo altro volere che il vostro...» Allora la Madre di Dio, con olio portato da quelle vergini, «unse Reginaldo nella forma con cui suol darsi la estrema unzione.» Subito Reginaldo fu perfettamente guarito. Questa grazia si accompagnò con un'altra maggiore: da quell'ora in poi, Reginaldo «non sentì in se giammai movimento alcuno men che onesto.» Poi, mostrando al B. Reginaldo lo scapolare e l'abito bianco, Maria gli disse: «Questo è l'abito dell'Ordine che tu cerchi e che già ti è stato promesso.» «E nel medesimo momento disparve.» Tutto ciò, nello stesso tempo, fu mostrato a S. Domenico, «che stava in casa sua orando, per la cui orazione tutto era stato fatto.» Qualche giorno dopo, si rinnovò la visione, in presenza di S. Domenico, e d'un religioso dell'Ordine dell'Ospedale (poi Ordine di Malta) «che soleva poi spesso narrarlo.» Domandò ed ottenne Reginaldo di ricevere quanto prima l'abito dell'Ordine, che gli fu dato quale gli era stato mostrato; ed ordinò S. Domenico che tutti i suoi religiosi si vestissero in quella maniera, colle cappe nere, lasciato ormai il rocchetto dei Canonici Regolari. Reginaldo poi, quantunque prosciolto dal voto coll'ingresso in religione, fece, per comando di S. Domenico, il pellegrinaggio di Terra Santa; e tornato in Roma presso il Santo Patriarca che ancora vi si trovava, fu d'allora in poi uno dei grandi luminari dell'Ordine nascente.

60 MARCELLINUS DE PISIS, Matisconensis, Annales Minorum Capucinorum, III, Lugduni, 1676; anno 1630, n. 56, pag. 801: «Benedictus a Gazoldo... provinciae Venetae Laicus, vitam longaevam in omnium virtutum praxi transactam hoc anno feliciter ac fauste conclusit.» N. 69, pag. 804: «Deiparam Virginem singulari affectu prosequebatur, eiusque providam curam saepius expertus est, sed praesertim dum Romam versus iter haberet. Cum enim esset in itinere et nesciret ad quem locum diverteret, nocte opaca duo pueri honorarii occurrerunt ei, et nomine eorum Dominae illum invitavere, ut vicinum palatium una cum socio ingrederetur. Invitatu acceptato, secutus Benedictus duos illos adolescentulos, introductus est in palatii cubiculum secretius, ubi erat mulier speciosa supra omnem hominum elegantiam, ornata quidem modeste, sed quid caeleste ac divinum spirans, quae mensae assidebat, et ex libro aperto psalmos ad lumen candelae sedula recitabat. Excepit illa duos Capucinos urbane, iussitque ut illis omnia, quae ex via defatigatis ad vires instaurandas praestari solent, humaniter exhiberentur. Post coenam, et noctis quietem, quam Benedictus fere totam de more in fundendis precibus insumpsit, albescente iam die, iter inceptum prosequi volens, ductus fuit coram Matrona, quae ei sicut et socio fausa precans, epistolam dedit, perhumane rogans, ut de illius directione eam curam susciperent, quam ipsius dignitas merebatur. Confecto quasi stadio, cupiens Benedictus videre epistolae superscriptionem, et advertens praetermissam fuisse, suae partis esse credidit ad palatium redire, ut admonita loci Domina iuberet inscribi quod deerat: sed ut retrocessit, palatium, in quo pernoctaverat, invenire non potuit; ac tunc primum cognovit Angelos fuisse duos illos ephaebos, qui eum invitaverant, dominam vero Angelorum Imperatricem, quam ille votis omnibus excolebat. Quapropter aperta epistola, in ea verba haec vulgari idiomate, ac aureis characteribus conscripta, invenit: «Christus Dominus et Maria sint spes vestra, et nihil vobis deerit.» (Leggendario Francescano: «Non lasciate mai di confidare in Gesù Cristo e nella Vergine Maria, che mai non sarà per mancarvi di sovvenimento.») In tertia persona Fratribus hanc historiam saepius referebat, nec poterat fletus continere, cum humanitatem, qua illi duo Capucini a Beatissima Virgine excepti fuerant, enarrabat: unde fuit pro comperto tale ei quidpiam accidisse: siquidem SS. Virginis cultor erat fidelis, et ad illam die ac nocte preces fundebat.» - Cf. Benedetto MAZZARA, O. M., Leggendario Francescano, II, Venezia, 1721, Vita di Fra Benedetto da Gazoldo, Laico Cappuccino, pag. 437-438. - S. JEAN EUDES, Le cœur admirable de la très sacrée Mère de Dieu, liv. 4, chap. 7. Œuvres, Paris, 1908, VI, pag. 435 et suiv.




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