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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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OSSEQUIO V. - Del visitar le immagini di Maria.

Dice il P. Segneri che 'l demonio non ha saputo meglio consolare le perdite che ha fatte nel distruggimento degl'idolatri,1 che col perseguitare le sacre immagini per mezzo degli eretici.2 Ma la S. Chiesa le ha difese sino


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col sangue de' martiri; e la divina Madre ha dimostrato anche co' prodigi quanto ella gradisca il culto e le visite alle immagini sue. A S. Gio. Damasceno fu troncata la mano per aver difese colla penna le immagini di Maria: ma la sua Signora miracolosamente ce la restituì.3 Narra il P. Spinelli che in Costantinopoli ogni venerdì dopo li vesperi si apriva da sé un velo che stava avanti l'immagine di Maria, e detti li vesperi del sabbato, da sé anche si chiudeva.4 A. S. Giovanni di Dio similmente una volta si aprì da sé un velo d'un'immagine della Vergine, tantoché il sagrestano credendo che il santo fosse un ladro, gli diede un calcio, ma gli restò il piede inaridito.5


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Tutti i divoti di Maria perciò sogliono con grande affetto visitare spesso le immagini e le chiese dedicate ad onor di lei. Queste sono appunto, al dire del Damasceno, le città di rifugio dove noi troviamo scampo dalle tentazioni e da' castighi meritati per le colpe commesse.6 S. Errico imperatore, entrando in qualche città, la prima cosa visitava alcuna chiesa della Madonna.7 Il P. Tommaso Sanchez non solea tornare in casa, se prima non visitava qualche chiesa di Maria.8 Non ci rincresca dunque ogni giorno di visitare la nostra Regina in qualche chiesa o cappella o nella propria casa, dove sarebbe


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bene a tal fine farvi nel luogo più solitario un picciolo oratorio colla di lei immagine, che si tenga adornata con panni, fiori, candele, o lampade; ed avanti di essa si dicano anche le litanie, il rosario, ecc. - A questo intento io ho fatto un libretto - che già si è ristampato venti volte - della Visita così al SS. Sagramento, come alla B. Vergine per tutti i giorni del mese.9 Potrebbe ancora alcun divoto della Madonna far celebrare in qualche chiesa o cappella alcuna delle sue feste con solennità, e facendovi preceder la novena colla esposizione del Venerabile, ed anche co' sermoni.

Ma giova qui avvertire il fatto che narra il P. Spinelli ne' Miracoli della Madonna al n. 65. Nell'anno 1611 nel celebre santuario di Maria in Montevergine accadde che nella vigilia di Pentecoste, avendo la gente ivi concorsa profanata quella festa con balli, crapule ed immodestie, si vide in un subito attaccato un incendio alla casa di tavole dove stavano, in modo che in meno di un'ora e mezza l'incenerì, e vi rimasero morte più di 1500 persone. Cinque persone rimaste vive deposero con giuramento d'aver veduta la stessa Madre di Dio, che con due torce accese andava mettendo fuoco all'ospizio.10 Con ciò


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prego i divoti di Maria, quanto posso, ad astenersi ed a procurare che ancora gli altri s'astengano di andare a simili santuari della Madonna in tempo delle feste; poiché allora molto maggior frutto ne ricava l'inferno, che onore la divina Madre. Chi ha questa divozione, ci vadi a visitarli in tempo in cui non vi sia concorso.




1 Le ediz. precedenti il 1776: dell'idolatria.

2 «Non ha saputo il demonio consolar meglio le perdite ch'egli ha fatte nella rovina della idolatria, che con perseguitar le sacre immagini, e principalmente quelle di Cristo e della sua Madre. Contro di queste, qual tigre insana a cui sia stato depredato il covile, volgendo tutta la rabbia, le ha maledette con la lingua di tanti eretici, le ha lacerate con lo stile di tanti eresiarchi, le ha oppugnate con la persecuzione di cinque potenti Cesari.» SEGNERI, Il divoto di Maria, parte 2, cap. 3, secondo ossequio. Opere, IV, Venezia, 1757, p. 485, 486.

3 Vita S. P. N. Ioannis Damasceni, a IOANNE Patriarcha Hierosolymitano conscripta, n. 15-18. MG 94, col. 454-458. Questo Giovanni sembra che sia Giovanni VI, il quale fu bruciato vivo dai Saraceni negli ultimi tempi del'l imperatore Niceforo II Foca (+ 969). Fu dunque Giovanni posteriore di due secoli al Damasceno. Egli stesso però attesta (Vita, n. 3, col. 434) aver avuto nelle mani una Vita più antica, scritta in lingua e caratteri arabi, «rusticano more», non però per questo «contemptim negligenda.»

4 SPINELLUS, S. I., Maria Deipara thronus Dei, Neapoli, 1613, cap. 29, n. 17, pag. 389: «Cum ordo ille Missarum ab Alcuino editus aliquantulum immutatus esset, nihilominus tamen statutum est, ut... feria septima seu sabbato, de B. Virgine Missa diceretur: quod ex quodam miraculo Constantinopoli ortum habuisse Gulielmus Durandus docet his verbis...» - Gulielmus DURANDUS, Mimatensis episcopus (+ 1296), Rationale divinorum officiorum (Venetiis, 1581). Adiectum fuit... aliud Divinorum Officiorum Rationale, ab Ioanne BELETHO, Theologo Parisiensi, abhinc fere quadrigentis annis conscriptum... (Quindi, fol. 322, comincia:) Divinorum officiorum ac earumdem rationum brevis explicatio, D. Io. Beleth. Cap. 51, fol. 336, col. 3 et 4: «Porro autem sexta feria agitur de Cruce, et septima de Beata Maria Virgine, quod non temere ita constitutum accepimus. Miraculosum enim habet initium. Nam quum olim Constantinopoli in quadam ecclesia imago beatae Virginis habebatur, ante quam velum quoddam dependebat quo tota ea cooperiebaur, contingit ut sexta semper feria velum ab imagine, nullo movente, decideret, et divino miraculo quasi deferretur in caelum, ita ut iam plene ac perfecte ab omnibus conspici posset, ac deinde rursus in sabbato, vesperis absolutis, ad eamdem imaginem descenderet, ibique permaneret usque in proximum diem Veneris. Hoc ergo miraculo saepius viso, sancitum est ut semper illo die de beata Maria in ecclesia cantaretur. Potest tamen et aliam habere rationem, cur sabbato die officium cantetur de beata Maria...»

5 Acta SS. Bollandiana, die 8 martii, Vita altera B. Ioannis de Deo, auctore Antonio GOVEA, cap. 2, n. 13, 14 (Parisiis et Romae, 1865, tom. VII, martii I, p. 836, col. 2.) Arrivato, da peregrino povero, al Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, il Santo si prostra, con immenso giubilo, dinanzi alla santa Immagine e la saluta colla Salve Regina. «Venerat ad haec verba «Illos tuos misericordes oculos ad nos converte», cum ecce reducitur velum quo operiebatur imago, nemine manum admovente. Accurrit ad sonum motorum annulorum sacrista,» e non vedendo nessuno più vicino all'altare che quell'uomo vestito poveramente, lo prende senz'altro per un ladro, lo ingiuria, ed alza il piede per percuoterlo; ma il piede restò sospeso e come inaridito. Avvisato così efficacemente del suo errore, il sagrestano domandò perdono, e quando ebbe recitato una Salve Regina col pellegrino, gli venne restituito il piede sano. Diciamo pure che sinceramente pentito, avvisò dell'accaduto il Priore, il quale «benigne lauteque Ioannem habuit per dies viginti duos», e, colla sua prudenza e discrezione degli spiriti, riconobbe ed ammirò sempre più in lui l'operato della grazia.

6 Così parla, presso S. Giovanni Damasceno, il sepolcro di Maria: «Nunc in me divina gratia habitat. Ego officina medicinae aegrotantibus evasi. Ego fons sanitatum perennis. Ego daemonium profligatio. Ego iis qui ad me confugiunt, civitas refugii... Quisquis morborum sanationem sitit, vitiorum animi depulsionem, peccatorum abstersionem, quarumcumque calamitatum submotionem, regni caelestis requiem, ad me cum fide veniat, donumque gratiae efficacissimum atque utilissimum exhauriat.» Questo si può dire di ogni santuario di Maria, giacché neppure il suo sepolcro ha tanta virtù da se stesso: «Nec vero gratiam hanc a mea natura habeo... Verum pretiosum unguentum suscepi, ex quo suavis odor mihi impertitus est: hocque unguentum ea suavitate tantaque vi praeditum est, ut, vel leviter admotum, fructum eiusmodi afferat, quod auferri non possit.» S. IO. DAMASCENUS, Hom. 2 In dormitionem B. M. V., n. 17. ML 96-746.

7 «De sancto Henrico II imperatore. Henricus imperator huius nominis II, aliis I, ex Bavariae ducibus, cui morum ipsa perfectio Sancti cognomen dedit (fu poi canonizzato da Papa Eugenio III), tantus B. Mariae Virginis cultor exstitit, ut, connubio sociatus cum Cunegunda, virginitatis florem integrum atque inviolatum Mariae Virginis ope conservaverit... In mediis itineribus, quae multa et longa confecit, si quando in urbem aliquam esset ingressus, noctem primam illa in aede precando consumebat, quam B. Virgini dicatam reperisset... «Fertur de hoc Henrico, inquit Nauclerus, quod semper primam noctem, ingrediens Urbem, solitus fuerit in Ecclesia S. Mariae Maioris manere,» ove una volta si narra che abbia avuto una meravigliosa visione di Cristo Nostro Signore e di Maria SS... «Ad superos profectus est anno 1024, 14 iulii, imperii 24.» MARRACCI, Familia Mariana, IV, Caesares Mariani, cap. 6, § 1. Summa aurea, X, col. 1447-1449. Cf. Ioannes NAUCLERUS, Chronica, volumen II, Generatio 34, an. 1010. Coloniae, 1579, pag. 752.

8 «P. Thomas Sanchez. «Cordubae ad aram Deiparae quae sancti fontis nomine admirabilis et benefica est, lacrimatus dixit se non prius ab ea discessurum, quam baldam suam linguam, ob quam a Societatis ingressu arceretur, Deipara expediret. Surrexit, lingua expedita; ac demum Societate impetrata, cum nonnisi tenue vitii iam correcti vestigium illi ad beneficii memoriam Deipara reliquisset, aiunt «Litterae» illum, quoties Cordubam deinde proficiscebatur, prius Virginem quam Collegium salutasse, ac proximum quemque diem in Mariano sancti fonctis sacello totum meditando transegisse.» IO. NADASI, Annus dierum memorabilium Societatis Iesu, Antverpiae, 1665, die 19 maii, I, p. 273, col. 1.

9 Il libretto delle Visite al SS. Sacramento fu pubblicato la prima volta nel 1745, col titolo Pensieri ed Affetti divoti nelle Visite al SS. Sacramento ed alla sempre Immacolata SS. Vergine Maria per ciascun giorno del mese. L'edizione del 1749, Napoli, Pellecchia, ha il titolo, conservato finora Visite al SS. Sacramento ed a Maria Santissima per ciascun giorno del mese. Attraverso le varie edizioni delle Glorie di Maria, si può assistere alla diffusione che ebbe il libretto delle Visite. Nella prima ediz., 1750, si legge: «Che già si è ristampato tre volte»; in quella del 1760: «che già si è ristampato otto volte»; in quella del '76: «Che già si è ristampato venti volte.» Naturalmente queste venti volte si riferiscono alle edizioni fatte a Napoli, poiché se si tiene conto anche di quelle fatte dal Remondini e da altri, nel 1776 già erano state pubblicate più di trenta volte. - Le Visite vengono pubblicate nel vol. IV della nostra edizione.

10 Petr. Ant. SPINELLUS, S. I., Maria Deipara thronus Dei (Neapoli, 1613),... Quadruplex item tractatus... Secundus (pag. 621-672), De exemplis ac variis Deiparae miraculis. N. 62-68: Conflagratio Hospitii Montis Virginis... anno 1611. N. 62: «Cum extremam huic de B. Virgine operi manum imponerem... in celebri monasterio... quod montis Virginis appellant, anno 1611... casus quidam propemodum prodigiosus contigit: nam excitato incendio, non tantum ea pars habitationis perampla... excipiendis hospitibus addicta... tota conflagravit, verum etiam ingens virorum ac mulierum multitudo exstincta est: qua in re si ex altera parte causam huius divinae ultionis - sic enim eam appellare possumus - ex altera vero beneficium, quo nonnulli Deiparae studiosi eius singulari ope sunt servati, attendamus; liquido apparebit ex Deipara tamquam ex divino throno fulgura simul, voces et tonitrua exstitisse. Huiusmodi... incendium nemini in his regionibus non notisimum...» Il così detto «Palazzo» dei pellegrini venne distrutto in brevissimo tempo, «intra sesquihorae spatium», restando solo le mura (n. 63); restanto pur illesa l'attigua chiesa (n. 64). In mezzo a tanta strage, vi furono non pochi esempi di prodigiosa protezione di Maria SS. verso i suoi divoti (n. 65). Espone l'autore le cause (n. 66, 67) e, «ex narratione huius incendii italico idiomate edita et typis excusa», i segni (n. 68, 69) della divina vendetta. Da quella narrazione avrà preso S. Alfonso quel che espressamente non viene notato dallo Spinelli, del numero delle vittime, e della testimonianza giurata di cinque persone superstiti. Non s'intenda però che quelle sole cinque persone siano state salvate dall'incendio: il numero dei pellegrini presenti in quella spaventosa notte a Monte Vergine, era incirca di otto mila (n. 63). Pochi perirono tra le fiamme; i più, dall'accalcarsi di tante persone alle porte, o gettandosi dalle finestre; molti, col castigo temporale, scamparono dall'eterno incendio, colla preghiera od anche colla confessione (n. 63).




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