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S. Alfonso Maria de Liguori
L'amore delle anime

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CAPITOLO I - Dell'amore di Gesù Cristo in voler egli soddisfare la divina giustizia per li peccati nostri.

 

 1. Narrasi nelle istorie un caso d'un amoreprodigioso che sarà l'ammirazione di tutti i secoli. Eravi un re, signore di molti regni, il quale aveva un unico figlio, sì bello, sì santo e sì amabile, ch'era l'amor del padre, il quale l'amava quanto se stesso. Or questo principino portava un grande affetto ad un suo schiavo talmente che avendo questo schiavo commesso un delitto, per cui già era stato condannato a morte, il principe si offerì esso a morire per lo schiavo: e 'l padre, perché era geloso della giustizia, si contentò di condannare l'amato figlio alla morte, affinché restasse libero lo schiavo dal meritato


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castigo. E così fu fatto: il figlio morì giustiziato, e restò liberato lo schiavo.1

2. Or questo caso, che simile non è avvenuto mai né mai avverrà nel mondo, sta registrato negli Evangeli, dove si legge che il Figliuolo di Dio, il Signore dell'universo, essendo stato l'uomo per lo peccato condannato alla morte eterna, egli volle prendere carne umana e così pagare colla sua morte la pena dovuta all'uomo: Oblatus est quia ipse voluit (Is. LIII, 7). E l'Eterno Padre lo fece morire in croce per salvare noi miseri peccatori: Proprio Filio suo non pepercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum (Rom. VIII, 32). Che vi pare, anima divota, di quest'amore del Figlio e del Padre?

3. Dunque, amato mio Redentore, voi colla vostra morte avete voluto sacrificarvi, per ottenere a me il perdono? E che mai vi renderò per gratitudine? Voi troppo m'avete obbligato ad amarvi; troppo vi sarei ingrato s'io non v'amassi con tutto il mio cuore. Voi m'avete data la vostra vita divina; io misero peccatore qual sono vi do la vita mia. Sì, quella vita almeno che mi resta la voglio spendere solo in amarvi, ubbidirvi e darvi gusto.

4. Uomini, uomini, amiamo questo Redentore, ch'essendo Dio non ha sdegnato di caricarsi de' nostri peccati per soddisfare esso colle sue pene i castighi da noi meritati: Vere languores nostros ipse tulit, et dolores nostros ipse portavit (Is. LIII, 4). - Dice S. Agostino che il Signore nel crearci ci ha formati per virtù della sua potenza, ma in redimerci ci ha salvati dalla morte per mezzo de' suoi dolori: Condidit nos fortitudine sua, quaesivit nos infirmitate sua.2 Quanto vi debbo, o Gesù mio Salvatore! S'io dessi mille volte il sangue per voi, se spendessi mille vite, pure sarebbe poco. Oh chi pensasse spesso all'amore che voi ci avete dimostrato nella vostra Passione, come potrebbe amare altro che voi? Deh per


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quell'amore con cui ci amaste sulla croce, datemi la grazia d'amarvi con tutto il cuore. V'amo, bontà infinita, v'amo sopra ogni bene, ed altro non vi domando che 'l vostro santo amore.

5. Ma come va questo? ripiglia a dir lo stesso S. Agostino. Come l'amor vostro, o Salvator del mondo, ha potuto giungere a tal segno ch'io abbia commesso il delitto e voi ne abbiate avuto a pagar la pena? Quo tuus attigit amor? Ego inique egi, tu poena multaris?3 E che mai importava a voi, soggiunge S. Bernardo, che noi ci perdessimo e fossimo castigati come già meritavamo, che abbiate voluto voi sopra le vostre carni innocenti soddisfare i nostri peccati? e per liberare noi dalla morte, voi, Signore, abbiate voluto morire? O bone Iesu, quid tibi est? mori nos debuimus, et tu solvis? nos peccavimus, et tu luis? Opus sine exemplo, gratia sine merito, caritas sine modo (Quod. l. 5).4 O opera che non ha avuto né avrà mai simile! O grazia che noi non potevamo mai meritarla! O amore che non potrà mai comprendersi!5

6. Predisse già Isaia che 'l nostro Redentore doveva esser condannato alla morte e come un agnello innocente portato al sagrificio: Sicut ovis ad occisionem ducetur (Is. LIII, 7). Qual maraviglia, oh Dio, doveva fare agli angioli il vedere il loro innocente Signore esser condotto come vittima per essere sagrificato sull'altar della croce per amore dell'uomo! E quale spavento dovette recare al cielo ed all'inferno, mirare un Dio giustiziato come un ribaldo in un patibolo d'obbrobrio per li peccati delle sue creature!

7. Christus nos redemit de maledicto legis, factus pro nobis maledictum (quia scriptum est: maledictus omnis qui pendet in ligno) ut in gentibus benedictio Abrahae fieret in Christo Iesu (Gal. III, 13, 14). Qui dice S. Ambrogio: Ille maledictum in cruce factus, ut tu benedictus esses in regno Dei.


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(Ep. 47).6 Dunque, mio caro Salvatore, voi per ottenere a me la divina benedizione vi contentaste di abbracciarvi il disonore di comparire sulla croce maledetto al cospetto del mondo ed abbandonato al patire anche dal vostro Eterno Padre, pena che vi fe' gridare a gran voce: Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me? (Matth. XXVII, 46). Sì, commenta Simone da Cassia, a tal fine fu Gesù abbandonato nella sua Passione, acciò noi non restassimo abbandonati nei peccati da noi commessi: Ideo Christus derelictus est in poenis, ne nos derelinquamur in culpis.7 O prodigio di pietà! o eccesso d'amore d'un Dio verso degli uomini! E come può trovarsi, o Gesù mio, anima che creda ciò, e non v'ami?

8. Dilexit nos, et lavit nos a peccatis nostris in sanguine suo (Apoc. I, 5). Ecco dov'è giunto, o uomini, l'amore di Gesù verso di noi per lavarci dalle sozzure de' nostri peccati. Egli svenandosi ha voluto apprestarci un bagno di salute nel suo medesimo sangue. Offert sanguinem, dice un dotto autore (Contens. theol. to. 2. l. 10. dis. 4), melius clamantem, quam Abel; quia iste iustitiam, sanguis Christi misericordiam interpellabat.8 Ma qui esclama S. Bonaventura: O bone Iesu, quid fecisti? O mio Salvatore, che avete fatto? dove v'ha trasportato l'amore? che cosa avete in me veduto, che tanto di me v'ha innamorato? Quid me tantum amasti? quare, Domine, quare? quid sum ego?9 Perché avete voluto tanto patire per me? Chi son io che a tanto caro prezzo abbiate voluto guadagnarvi l'amor mio? Ah che tutta è stata opera del vostro amore infinito! che ne siate sempre lodato e benedetto.

9. O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte, si est dolor sicut dolor meus (Thren. I, 12). Considerando lo stesso Serafico Dottore queste parole di Geremia, come dette dal nostro Redentore mentre stava in croce morendo per


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nostro amore, dice: Imo, Domine, attendam et videbo, si est amor sicut amor tuus.10 E vuol dire: già vedo ed intendo, o mio appassionato Signore, quanto patite su questo legno infame; ma ciò che più mi stringe ad amarvi è l'intendere l'affetto che voi mi dimostrate con tanto patire, affine d'essere amato da me.

10. Quello che più accendea S. Paolo ad amare Gesù era il pensare ch'egli non solo per tutti, ma per esso in particolare volle morire: Dilexit me, et tradidit semetipsum pro me (Gal. II, 20): Egli m'ha amato, diceva, e per me si è dato alla morte. E così dee dire ciascuno di noi; poiché asserisce S. Giovan Grisostomo che Dio tanto ama ciascun uomo, quanto ama tutto il mondo: Adeo singulum quemque hominum pari caritatis modo diligit, quo diligit universum orbem.11 Sicché ciascun di noi non è men obbligato a Gesù Cristo per aver egli patito per tutti, che se avesse patito per lui solamente.12 Or se Gesù, fratel mio, fosse morto solo per salvare voi, lasciando gli altri nella loro original ruina, quale obbligo dovreste conservargli? Ma dovete di più intendere che maggiore obbligazione gli avete in esser morto per salvar tutti. S'egli per voi solo fosse morto, qual pena sarebbe la vostra in pensare che i vostri prossimi, genitori, fratelli ed amici, si avessero a dannare e che da essi aveste ad esserne dopo questa vita per sempre diviso? Se voi foste stato schiavo con tutta la vostra famiglia e venisse alcuno a riscattar voi solo, quanto lo preghereste che insieme con voi riscattasse ancora i vostri genitori e fratelli? E quanto lo ringraziereste, s'egli ciò facesse per contentarvi? Dite dunque


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a Gesù: Ah mio dolce Redentore, questo avete fatto voi per me senza esserne da me pregato, non solo avete riscattato me dalla morte col prezzo del vostro sangue, ma ancora i miei parenti ed amici, sicché ben poss'io sperare che unitamente con essi vi goderemo per sempre in paradiso. Signore, io vi ringrazio ed amo, e spero di ringraziarvene ed amarvi eternamente in quella patria beata.

11. E chi mai, dice S. Lorenzo Giustiniani, potrà spiegare l'amore che porta il Verbo divino ad ognuno di noi, mentre egli avanza l'amore d'ogni figlio alla sua madre e d'ogni madre a' suoi figli? Praecellit omnem maternum ac filialem affectum Verbi Dei intensa caritas; neque humano valet explicari eloquio, quo circa unumquemque moveatur amore.13 In modo che rivelò il Signore a S. Geltrude, ch'egli sarebbe pronto a morire tante volte quante sono l'anime dannate, se fossero ancor capaci di redenzione: Toties morerer quot sunt animae in inferno.14 O Gesù, o bene amabile più d'ogni altro bene,15 perché gli uomini tanto poco v'amano? Deh fate conoscere quel che avete patito per ciascun di loro, l'amore che loro


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portate, il desiderio che avete d'esser da loro amato, le belle parti che per essere amato voi avete. Fatevi conoscere, o Gesù mio, e fatevi amare.

12. Ego sum pastor bonus, disse il Redentore, bonus pastor animam suam dat pro ovibus suis (Io. X, 11). Ma, Signore, dove si trovano pastori nel mondo simili a voi? Gli altri pastori danno la morte alle lor pecorelle per conservarsi la vita: voi, pastore troppo amoroso, avete voluto dar la vostra vita divina per ottenere la vita alle vostre amate pecorelle. E di queste pecorelle, o mio amabilissimo pastore, una per mia sorte son io. Qual obbligo dunque è il mio d'amarvi e di spendere la mia vita per voi, giacché voi per amor mio in particolare siete morto? E qual confidenza io debbo avere nel vostro sangue, sapendo ch'è stato sparso per pagare i peccati miei? Et dices in die illa: Confitebor tibi, Domine. Ecce Deus salvator meus, fiducialiter agam et non timebo (Is. XII, 1, 2). E come posso più diffidare della vostra misericordia, o mio Signore, guardando le vostre piaghe? -Andiamo, o peccatori, e ricorriamo a Gesù che sta su quella croce come in trono di misericordia. Egli ha placata la divina giustizia da noi sdegnata. Se noi abbiamo offeso Dio, egli per noi ha fatta la penitenza: basta che noi ne abbiamo pentimento.

13. Ah mio carissimo Salvatore, a che v'ha ridotto la pietà e l'amore che avete verso di me! Pecca lo schiavo, e voi, Signore, ne pagate la pena? Se penso dunque a' peccati miei debbo tremare per lo castigo che merito: ma pensando alla vostra morte ho più ragione di sperare che di temere. Ah sangue di Gesù, tu sei tutta la mia speranza.

14. Ma questo sangue, siccome ci confidenza, così ancora ci obbliga ad esser tutti del nostro Redentore. Esclama l'Apostolo: An nescitis, quia non estis vestri? Empti enim estis pretio magno (I Cor. VI, 19 et 20). No che non posso, Gesù mio, senza ingiustizia, disporre più di me e delle cose mie, mentre son fatto vostro, avendomi voi ricomprato colla vostra morte. Il mio corpo, l'anima mia, la mia vita non è più mia, è vostra ed è tutta vostra. Voglio dunque solo in voi sperare, solo voi voglio amare, o mio Dio crocifisso e morto per me. Io non ho altro che offerirvi, se non quest'anima riscattata col vostro sangue; questa vi offerisco. Accettatemi ad amarvi ch'io non voglio altro che voi, mio Salvatore, mio


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Dio, mio amore, mio tutto. Per lo passato sono stato ben grato con gli uomini, solo con voi sono stato un ingrato. Al presente io v'amo; e non ho pena che più m'affligga che l'avervi disgustato. O Gesù mio, datemi confidenza nella vostra Passione, e togliete dal mio cuore ogni affetto che non è per voi. Io voglio amare solo voi, che meritate tutto il mio amore e troppo m'avete obbligato ad amarvi.

15. E chi mai potrà resistere a non amarvi vedendo voi, il quale siete il diletto dell'Eterno Padre, che avete voluto per noi finir la vita con una morteamara e spietata?

O Maria, o madre del bello amore, deh, per li meriti del vostro Cuore infiammato, otteneteci la grazia di vivere sol per amare il vostro Figlio, ch'essendo degno per sé d'un infinito amore, ha voluto a tanto costo acquistarsi l'amore di me misero peccatore.

O amore dell'anime, o Gesù mio, io v'amo, io v'amo, io v'amo. Ma v'amo troppo poco; datemi voi più amore, più fiamme che mi facciano vivere sempre ardendo del vostro amore. Io non lo merito, ma ben lo meritate voi, bontà infinita. Amen, così spero, così sia.




1 Nelle prime edizioni (Pellecchia, Paci 1751, De' Rossi 1755) è posto sotto il n. 1 quello che nelle edizioni posteriori, e anche nella nostra, è diviso fra i nn. 1 e 2. In esse manca l' ultimo periodo del nostro n. 2.



2 “Invenimus virtutem Iesum, et invenimus infirmum Iesum: fortem et infirmum Iesum... Vis videre quam iste Filius Dei fortis sit? Omnia per ipsum facta sunt... et sine labore facta sunt... Infirmum vis nosse? Verbum caro factum est et habitavit in nobis. Fortitudo Christi te creavit, infirmitas Christi te recreavit... Condidit nos fortitudine sua, quaesivit nos infirmitate sua.” S. AUGUSTINUS, In Ioannis Evangelium, tractatus 15, n. 6. ML 35-1512.

3 Liber Meditationum, cap. 7. Inter Opera S. Augustini, ML 40-906. Però, queste Meditazioni sono l' opera di un compilatore più recente, probabilmente di Alchero, monaco di Chiaravalle. - Il passo qui addotto è di S. Anselmo. “Quo tuus attigit amor?... Ego enim inique egi, tu poena multaris.” S. ANSELMUS, Orationes, Oratio 2. ML 158-861.



4 La stessa sentenza si ritrova presso Lohner, Bibliotheca  concionatoria, titulus 110, Passio Christi,  § 3, n. 1. colla stessa indicazione di fonte. - Vedi Appendice, 3, A.



5 Nelle ediz. del 1751 (Pellecchia, Paci) e in quella del De' Rossi (1755), l' ultima esclamazione è: “O amore senza misura!”

6 S. AMBROSIUS, Epistola 46, ad Sabinum, n. 13. ML 16-1149.



7 “Ideo Christus est derelictus in poenis, ne nos derelinqueremur in peccatis, ut ipsius derelictio sit nostra liberatio peccatorum.” SIMON DE CASSIA, De gestis Domini Salvatoris, lib. 13 (de Passione Domini), cap. 116.



8 Vincentius CONTENSON. O. P.,  Theologia mentis et cordis, lib. 10, dissertatio 4, cap. 1, speculatio 1 (quartus excessus).



9 “O bone Iesu, quid fecisti, quid me tantum amasti? Quare, Domine, quare? Quare, Domine Iesu? Quid sum ego?” Stimulus amoris, pars 1, cap. 13. Opera S. Bonaventurae, VII, p. 206, col. 2: Lugduni, 1668, post editiones Vaticanam et Germanicam. - Vedi Appendice, 2, 5°.

10 “Prae nimia doloris vehementia clamavit, dicens: O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus. Re vera, Domine Iesu Christe, numquam fuit dolor similis dolori tuo. Tanta enim fuit sanguinis tui effusio, ut totum corpus tuum aspergeretur... Scio, Domine, et vere scio, quia propter aliud hoc non fecisti, nisi ut ostenderes quanto affectu me diligeres.” S. BONAVENTURA, De perfectione vitae ad Sorores, cap. 6, n. 6. Opera, VIII, ad Claras Aquas, 1898.



11 “Declarat (Paulus) hoc quoque par esse, ut quisque nostrum non minus agat gratias Christo, quam si propter ipsum solum advenisset. Neque enim recusaturus erat vel ob unum tantam exhibere dispensationem: adeo unumquemque hominem pari caritatis modo diligit, quo diligit orbem universum.” S. IO. CHRYSOSTOMUS, In Epistolam ad Galatas, cap. 2, n. 8. MG 61-646.



12 Nelle ediz. del 1751 (Pellecchia, Paci) e in quella Romana (De' Rossi, 1755) - la quale è fatta su le precedenti - quest' ultimo periodo è: “Sicché, mio Redentore, se non altri che io fossi stato nel mondo, solo per me voi vi sareste fatt' uomo, e sareste morto in croce.” - Poi manca tutto il rimanente, fino al n. 11, che è stato aggiunto nelle ediz. posteriori.

13 S. LAURENTIUS IUSTINIANUS, De triumphali Christi agone, cap. 5 (principio).



14 “Hanc (Gertrudis) percepit instructionem, quod, cum homo dirigit se ad Crucifixum, aestimet in corde suo Dominum Iesum blanda voce sibi dicentem: “Ecce quomodo causa tui amoris pependi in cruce nudus et despectus, et toto corpore vulneratus necnon per singula membra distentus. Et iam tali dulcore caritatis afflicitur Cor meum erga te, quod, si saluti tuae expediret et aliter salvari non posses, iam pro te solo vellem omnia tolerare quae umquam aestimare posses me tolerasse pro toto mundo. Sed vere iam impossibile est quod corpus meum possit amplius mori seu aliquam poenam vel tribulationem pati. Et sic etiam impossibile est quod aliqua anima, quae post mortem meam est vel fuerit in infernum condemnata, inde umquam amplius liberetur... sed sentient infernales poenas in aeterna morte, quia noluerunt frui beneficio mortis et Passionis meae.” S. GERTRUDIS MAGNA, Legatus divinae pietatis, lib. 3, cap. 41 (edizione dei Benedettini di Solesmes, 1875), p. 205. - Questo presso S. Geltrude. Ma le stessissime parole qui riferite da S. Alfonso sono prese dalle Rivelazioni di S. BRIGIDA, Revelationum lib. 7, cap. 19: “Contigit uni personae vigilanti et orationi vacanti, quod... videbat se raptam esse in spiritu in unum palatium... Videbatur quoque sibi Iesus Christus sedere inter sanctos suos... qui suum benedictum os aperiens, proferebat haec verba: “Ego vere sum ipsa summa caritas... Caritas ita incomprehensibilis et intensa nunc in me est, sicut erat in tempore Passionis meae... Si adhuc possibile esset quod ego toties morerer quot sunt animae in inferno, ita quod pro qualibet earum talem mortem iterum sustinerem qualem tunc pro omnibus sustinui, adhuc corpus meum paratum esset subire haec omnia, cum libenti voluntate et perfectissima caritate.”



15 Pellecchia, Paci (Napoli 1751): “O Gesù, o uomo il più amabile e il più amante di tutti gli uomini....”




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