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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve trattato della necessità della preghiera

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Introduzione

Titolo completo dell’opuscolo Breve trattato della necessità della preghiera, della sua efficacia, e delle condizioni con cui deve essere fatta. Comparve per la prima volta nell’opera del ven. G. Sarnelli, Il cristiano santificato... Con una aggiunta della necessità della Preghiera, del R. P. D. Alfonso de Liguori. In Napoli MDCCLVII. A spese di Cristoforo Migliaccio: p. 216-234 + 1) Orazione per ottenere la Perseveranza finale; 2) Orazione per ottenere le sante virtù; 3) Regola per ben vivere; 4) Atti da farsi nella giornata da ogni cristiano; 5) Modo pratico di far l’Orazione mentale, p. 234-240.

Le edizioni successive dell’opera del Sarnelli riproducono questa prima redazione.

Ai primi dell’anno seguente, S. Alfonso rivede il testo e aggiunge il Breve trattato alla XI edizione delle Operette spirituali, Napoli 1758. Presso Giuseppe Di Domenico: è la seconda redazione, ultima, prima della pubblicazione del Gran mezzo della preghiera che la segue e ne realizza il piano e l’idea generale ivi enunciata brevemente. La variante principale, difatti, che si riscontra nell’edizione Di Domenico riguarda l’annunzio della prossima pubblicazione del Gran mezzo: "Io spero tra breve di dare alla luce un libro a parte di questa materia della preghiera. Per ora ho voluto dar fuori questo picciolo Trattato" (ed. Di Domenico, p. 224-225).

L’idea di riunire in un corpo unico il breve Trattato e le Operette spirituali risale ai primi mesi del 1757, e ciò tanto per le edizioni di Napoli che si susseguivano rapidamente quanto per Venezia, dove S. Alfonso aveva stabilito da poco i suoi rapporti col Remondini. Il 14 marzo manda a quest’ultimo la IX edizione delle Operette, con il Breve Trattato, forse manoscritto o in bozze, ma nella redazione comparsa a Napoli uno o due mesi dopo nell’opera ricordata del Sarnelli (Lettere, III, 34, 53. Il Remondini ritarda la stampa e S. Alfonso ne approfitta (5 giugno 1758) per pregarlo di continuare ad attendere l’undicesima edizione delle Operette (1758) già sotto stampa: "Le voglio rimandare l’ultima che ora si sta ristampando, dove vi ho aggiustate meglio molte altre cose" (Lettere, III, 68). Nell’agosto dello stesso anno riceve il catalogo del Remondini con l’annunzio della nuova edizione veneziana (Ibid., 75, 77, 80), ma purtroppo il testo del Breve Trattato risultò quello della prima redazione. Il Remondini non si curò allora delle aggiunte dell’autore e non se ne curò più: le sue edizioni, otto tra il 1758 ed il 1784, ripetono il testo de Il cristiano santificato senza alcuna variante.

Abbiamo così due tradizioni testuali, quella del Remondini e quella di Napoli che ha per base l’edizione del Di Domenico (1758) con le correzioni e le aggiunte dell’autore. Quest’ultima rimane costante, salvo cambiamenti di parole non di mano di S. Alfonso, anche nelle ristampe del Gessari (1759), Paci XII ed. (1760), Raimondi XIV ed. (1763) e in altre, non meno di 20.

La base della (presente) nostra ricostruzione è il testo del Di Domenico, posto a confronto con la prima redazione, come all’edizione de Il cristiano santificato, 1757, e alle edizioni di Venezia del 1758 e Bassano 1763.

(Giuseppe Cacciatore in Opere Ascetiche, II, Roma 1962, pp. XXXIV-XXXV)

 

 




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