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S. Alfonso Maria de Liguori
Del sacrificio di Gesù Cristo

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PARTE II -Dell'introito sino al Credo.

I. Nell'introito la Chiesa propone ordinariamente il soggetto della festa che corre, con cui si fa memoria o di qualche mistero di Gesù Cristo o della SS. Vergine o di altro santo che la Chiesa vuol che si onori in quel giorno; sicché al santo si presta semplicemente quell'onore, poiché il sacrificio, come si è detto, si offerisce solamente a Dio. Vogliono che S. Gregorio M. fosse stato l'autore dell'introito, (vedi Lamb., cap. VIII, de sacrif. Missae).8

II. Kyrie eleison, Christe eleison, etc. replicandosi sei volte Kyrie eleison, [tre] Christe eleison. Kyrie eleison son parole greche, che significano Domine, miserere. Scrive Durando che dopo gli Apostoli i Greci cominciarono a dir la Messa a tempo di Adriano I, nell'anno 140.9 Le parole poi Kyrie eleison etc. il


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Papa Silvestro volle che secondo l'esempio de' Greci si dicessero anche da' Latini;10 e scrive il card. Bellarmino che tali voci furono usate in Italia per 150 anni prima di S. Gregorio;11 e ciò si praticò per dinotare l'unione che vi è fra la Chiesa greca e latina.

III. Gloria in excelsis Deo, etc. Questa lode o sia preghiera è presa dalle parole che cantò l'angelo, allorché annunziò a' pastori la venuta del Salvatore, dicendo: Ecce enim evangelizo vobis gaudium magnum..., quia natus est vobis hodie Salvator (Luc. II, 10 et 11). Le altre parole poi sono state aggiunte dalla Chiesa. -Si dice: Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam. Si ringrazia Dio della sua gloria, perché Dio ha fatto oggetto della sua gloria la nostra salute, salvandoci per mezzo di Gesù Cristo, il quale con sagrificarsi al Padre ha meritata agli uomini la salute, ed insieme ha data a Dio una gloria infinita. -Indi la Chiesa si rivolge a Gesù Cristo, e lo prega che per lo merito del suo sacrificio abbia di noi pietà: Agnus Dei qui tollis etc. E termina: Quoniam tu solus sanctus, tu solus Dominus, tu solus altissimus, Iesu Christe, cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris, amen. Si dice tu solus sanctus etc., perché Gesù Cristo che si offerisce in sacrificio come vittima, è anche Dio, ed eguale a Colui al quale il sacrificio si offerisce; e perciò si termina colle parole cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris.

IV. Seguono le orazioni o sieno Collette: si dicono Collette, perché il sacerdote quasi mediatore fra Dio e gli uomini raccoglie le preghiere di tutti, e le rappresenta a Dio. Tutte queste Collette si dicono colle mani stese in alto in atto supplichevole. In esse si dimanda a Dio la grazia che concerne al mistero, come nella Resurrezione di risorgere insieme con Gesù Cristo, nell'Ascensione di abitare con esso in cielo col nostro spirito,


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o pure di ottenere le grazie per l'intercessione del santo di cui si fa memoria; ma tutte le orazioni si terminano, per Dominum nostrum Iesum Christum etc., mentre tutte le grazie principalmente da Dio si dispensano per li meriti di Gesù Cristo. È affatto falso poi quel che ci oppongono i novatori, che noi offeriamo il sacrificio dell'altare ai santi: è falso, perché ben sappiamo che il sacrificio essendo un culto che si deve al supremo Signore, solo a Dio può offerirsi; e nella Messa si fa memoria de' santi solo per ragion de' doni ch'essi han ricevuti da Dio; ma tutta la gloria riferiamo a Dio, dal quale i santi riconoscono tutto il bene che loro è stato donato.

V. Siegue l'Epistola e poi il Vangelo. In ascoltar l'Epistola bisogna ascoltarla come se Dio stesso ci parlasse in quella per mezzo de' suoi Profeti ed Apostoli. E nell'udire il Vangelo, bisogna udirlo come se lo stesso Salvatore c'istruisse, chiedendogli in quel tempo l'aiuto per adempire tutto quello che c'insegna.

VI. Dopo l'Epistola siegue il Graduale, che si cantava prima, come dice il Bellarmino, mentre il diacono saliva i gradini per dire Vangelo nell'ambone.12 Indi si dice l'Alleluia, che significa lodate il Signore; ma nella Quaresima in vece dell'Alleluia si dice il Tratto che si chiama da Ruperto abate Poenitentium lamentum.13 Indi il sacerdote dalla sinistra, che significa gli ebrei, passa alla destra del Vangelo, che significa le Genti che accettarono il vangelo rifiutato dagli ebrei. È antico l'uso di stare in piedi leggendosi il Vangelo, per dimostrar la prontezza ad eseguire i suoi precetti e consigli.




8 “Missae introitum S. Coelestino I tribuunt... Sed haec opinio omni caret fundamento. Honorius lib. I in Gemma animae cap. 87 auctorem introitus fuisse putat S. Gregorium: quod verosimilius est”. Prosperus LAMBERTINUS, Opera Omnia, t. VIII, De Sacrosancto Missae Sacrificio, lib. II, cap. IV, n. 2, Prati, 1843.



9 “In primitiva ecclesia divina mysteria haebraice celebrantur, sed tempore Adriani primi imperatoris graece in orientali ecclesia Christianorum primo celebrare caeperunt”. DURANDUS, Rationale Divinorum officiorum, lib. IV. cap. 1, n. 10, columna 1, Venetiis, 1599, fol. 59.



10 “Beatus Gregorius instituit Kyrie novies et a clero tantum publice in Missa cantari. Silvester vero Papa illud de Graecis assumpsit” DURANDUS, Rationale Divinorum Officiorum, lib. IV, cap. 12, in fine.



11 “Esse autem verissimum quod S. Gregorius dicit non a se introductam in latinam Ecclesiam, hanc supplicandi formam, intelligi potest ex Concilio Vasensi quod annis centum et quinquaginta ante Gregorii aetatem celebratum est. Nam in eo Concilio can. 3, iubentur Sacerdotes in Galliis ad Missam dicere Kyrie-eleison et ratio redditur, quod in Sede Apostolica et per omnem Italiam supplicatio illa ad Missam diceretur.” S. Robertus BELLARMINUS, Opera, Venetiis, 1721, tom. III, De Missa, lib. VI, cap. 16, De Kyrie -eleison, pag. 444.



12 “Cur autem Graduale dicatur non eodem modo ab omnibus traditur: Vera ratio esse videtur quam tradit B. Rhenanus... quod scilicet dicatur Graduale quia canebatur dum Diaconus gradus ascenderet ad Evangelium decantandum”. S. BELLARMINUS, Opera, tom. III, De Missa, liB. VI, cap. 16, De Graduali, Venetiis, 1721, p. 446.



13 “Graduale ad poenitentium respicit lamentum, cantus asper, et gravis adeo ut illus excellentibus efferre vocibus nec usus nec decus sit” RUPERTUS ABBAS, De divinis officiis, lib. I, cap. 34, ML 170-29.






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