SCENA II
Bonifacio solo
L'arte
supplisce al difetto della natura, Bonifacio. Or poi ch'a la mal'ora non posso
far che questa traditora m'ame, o che al meno mi remiri con un simulato
amorevole sguardo d'occhio, chi sa? forse quella che non han mossa le paroli di
Bonifacio, l'amor di Bonifacio, il veder spasmare Bonifacio, potrà esser
forzata con questa occolta filosofia. Si dice che l'arte magica è di tanta
importanza che contra natura fa ritornar gli fiumi a dietro, fissar il mare,
muggire i monti, intonar l'abisso, proibir il sole, despiccar la luna, sveller
le stelle, toglier il giorno e far fermar la notte; però l'Academico di nulla
Academia, in quell'odioso titolo e poema smarrito, disse:
Don'a' rapidi fiumi in su ritorno,
smuove de l'alto ciel l'aurate stelle,
fa sii giorno la notte, e nott'il giorno.
E la luna da l'orbe proprio svelle
e gli cangia in sinistro il destro corno,
e del mar l'onde ingonfia e fissa quelle.
Terr', acqua, fuoco et aria despiuma,
et al voler uman fa cangiar piuma.
Di tutto si potrebbe dubitare: ma circa quel ch'ultimamente dice quanto
all'affetto d'amore, ne veggiamo l'esperienza d'ogni giorno. Lascio che del
magistero di questo Scaramuré sento dir cose maravigliose a fatto. Ecco: vedo
un di quei che rubbano la vacca e poi donano le corna per l'amor di Dio;
veggiamo che porta di bel novo.
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