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La Chiesa tra gli indigeni
7. Alcuni pionieri dell'evangelizzazione
hanno voluto vivere sin dal primo momento tra gli indigeni, per imparare la
loro lingua e adattarsi alle loro abitudini. Altri hanno promosso la formazione
di catechisti e collaboratori che facevano loro da interpreti, mentre nel
frattempo tentavano de capire la loro lingua, conoscere la loro storia e la
loro cultura, come testimoniano i primi storici dell'evangelizzazione, tra cui
Bernardino de Sahagún.
Grazie a questa loro convivenza con gli indigeni molti
missionari sono diventati falegnami, costruttori di case e templi, maestri di
scuola e apprendisti della cultura autoctona, oltre che promotori di un
artigianato originale che presto sarebbe stato messo al servizio della fede e
del culto cristiano. La chiesa rende grazie al Signore per aver suscitato tante
vocazioni missionarie negli Ordini e Istituti religiosi, che furono i portatori
della fede cristiana e di «un grande amore ai nativi».
Pur non assimilando molti degli aspetti della cultura che
veniva loro imposta, gli indigeni si aprivano sinceramente al messaggio
salvatore. Ciò si deve al fatto che tra le loro credenze e i loro costumi si
trovava quelli che i Padri della Chiesa chiamano «i semi del Verbo», cioè i
raggi della sua luce, presenti nella mente e nel cuore di quei popoli, in
attesa di essere fecondati ed arricchiti con la predicazione della parola e
l'effusione dello Spirito Santo.
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